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MEMORIE STORICHE 



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RACCOLTE 



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FERRARESE 




TIPOGRAFIA DELL' ERIDANO 

1863 



Nescire quid antea quam natus sis deciderti, id est semper 

esse puerum. 

Cic. in Orai. Num. 120. 



Proprietà letteraria. 



ST3 3nn 



QUESTE MEMORIE STORICHE 

PER LA PRIMA VOLTA RACCOLTE COMPILATE 

ED IN BREVI CARTE CONDOTTE 

Q.UAL GRATA ED OSSEQUIOSA DIMOSTRALA 

PIETRO DE--STEFANI 

OFFERISCE 
AL DOTTORE CAVALIERE 

ANTONIO ANGELINI 

REGIO SINDACO 
A 

DOMENICO GULINELLI — ANTONIO CONTE AVENTI 
ERCOLE DOTT. SARACENI — GIOVANNI FRANCESCHETTI 

ASSESSORI 

ED 

AGLI ONOREVOLISSIMI 

CONSIGLIERI DEL MUNICIPIO DI PORTO! AGGIORE 

COME A PATRONI SUOI SINGOLARISSIMI 
E PROVVIDI FAUTORI DE' BUONI STUDI 



,, . . P anima gentil sempre poti mente 
99 Al buon cuor di chi dà, non al presente. 

FORTEGUERRI 




rama 



CAPO PRIMO 



I. investigare precisamente V origine vera di Portomaggiore , è cosa 
tanto difficile, che non si teme dirla pressoché impossibile : poiché gli 
storici per quanto accurati siano stati nel tramandarne alla posterità le 
migliori e più certe notizie, non è però che gran parte di queste non 
sia andata perduta e dimenticata nella lunghezza de' tempi ; onde av- 
volta nella tenebrosa notte de' secoli, credo quasi impossibile ad ogni di- 
ligente scrittore, lo strappare dal seno di cotesta remota antichità, 1' ori- 
gine vera di Portomaggiore. 

Nullameno fidenti nelle eruditissime investigazioni di onorevoli Sto- 
rici e di zelanti Cronisti , non temiamo, per quanto il consente le nostre 
povere forze, venire a recar luce intorno alla più certa origine di questo 
fertilissimo paese ; e così diffondere molte ed importanti notizie, le quali 
tutte concorrano a confermare come ne' secoli di mezzo, Portomaggiore e 
la sua Pieve, fossero tenuti in non picciol conto dagli Arcivescovi, dai 
Regi, dagl'Imperatori, e dai Papi stessi: argomento non fallibile della 
sua posizione commerciale a que' tempi , e della sua numerosa popola- 
zione. : . 

À certuni è parso che Portomaggiore abbia avuto nome da Porlo , 
( seno di mare ) e che quindi anticamente fosse posto sul mare ; ma deve 
aversi per erronea affatto cotesta opinione , giacché essendo il mare da 



— 6 — 

noi distante circa 40 miglia, non può supporsi che < di tanto siasi allori- 
t anato. 

È bensì vero che questi terreni , attualmente de* 5 più ubertosi della 
Provincia ferrarese, furono anticamente valli e paludi, ma di mare nes- 
suna indicazione trovasi né vegetabile né animale. E quando pure dal 
nome Porto si volesse derivarne la più certa etimologìa, ne sembra dover 
ritenere che questo fosse un Porto su la così detta Fossa Caprasia , anti- 
camente scavata dagli Etruschi , la quale sboccava direttamente in mare 
fra li due sbocchi del Santerno e della Fossa Sagi. 

E concorre a confermarci in questa opinione P esistenza di un vil- 
laggio denominato Porto Ferrara, ed un sobborgo detto Porto di Rotta 
distanti un miglio da Portomaggiore, il primo inferiormente nella dire- 
zione di Levante , il secondo superiormente verso Ponente, i quali for- 
mano una stessa linea con Portomaggiore, la quale non può mai essere 
stata bagnata dal mare, che allora avremmo dalla parte di Mezzodì , il 
che apertamente è manifesto essere al postutto impossibile! — E di que- 
sta opinione è pur anco il chiariss. storico Antonio Frizzi, il quale nelle 
sue eruditissime Memorie per la Storia di Ferrara ,, opino (dice) che Por- 
tomaggiore, Porto di Rotta, e Porto Ver rara costeggiassero i due tralci del 
Po anticamente conosciuti sotto il nome di Fossa Sagi e Fossa Caprasia» La 
qual Fossa Sagi era dodici miglia distante dalla Possa Augusta, e venti- 
auattro da Ravenna, e formava la quarta bocca del Po a Tramontana. La 
Fossa Caprasia formava la terza bocca parimente a Tramontana fra la 
Spinetica e la Sagi, e fu scavata anch' essa dagli Etruschi. Anzi lo stesso 
Frizzi seguendo il canale che da Porto di Rotta, Portomaggiore, e Porto 
Verrara, scarica le acque del Polesine di s. Giorgio nelle lagune di Go- 
macchio, crede trovare una direzione per fissare approssimativamente la 
terza foce del Po, denominata Caprasia. Fissando egli dunque ragionevol- 
mente T avanzamento del mare ai tempi di Plinio sino alP attuale argine 
circondario delle Valli di Comacchio, si combina benissimo la distanza di 
24 miglia da Ravenna a Magnavacca (1), senza ricorrere allo spedicnte di 
ricercarla nella minor lunghezza del miglio romano. 

Ed è ora tra questi due punti, o meglio tra la bocca Spinetica o Va- 
trenia che devesi cercare la Caprasia. 

IL II letto del fiume Sandalo, di cui tutf ora si vedono le non in- 
terrotte vestigia, partendo da Codrea e passando per Quartesana, e tra Yo- 
ffhenza e Voghiera sino a poco tratto sotto la Villa di Runco. serve al 
predente al condotto di Helriguardo ; ma subito al disotto di Runco vol- 
gendo il suo andamento a Mezzodì, passa pel Quartiere : e presso al ponte 
delle Lonze ripiegando il suo corso ira Levante e Scirocco, giunge sino 



(1) Frizzi. Voi. I. Gap. XVII. 



a Porto di Rotta, dove piegandosi a Mezzogiorno \ e passando per Ripa- 
persica e Molinellina giunge a Consandolo , ove si perde , e si confonde 

nel Primaro. 

Dal nome di Porto di Rotta facilmente e senza alcuno sforzo di mente 
si arguisce, che quivi il Sandolo alla sua sinistra squarciò V argine, ed im- 
petuosamente irrompendo, le acque, formaronsi quel canale, che bagnando 
Porloma^iore e Portoverrara sboccava nel mare, a un dipresso dove l'at- 
tuale Fossa di Portomaggiore ha il suo sbocco nelle Valli comacchiesi : e 
fors' anco due miglia più in su. La qual foce sarebbesi trovata distante 
dalla Spinetica circa sei o sette miglia, e dalla Sagi tredici. 

Un altro indizio che pare non debbasi sprezzare, e sorprende coirrei 
sia sfuggito air egregio Scrittore, si è quello di sentire appellare alcuni 
poderi^ tanto alla destra quanto alla sinisira di detta Caprasia , circa due 
miglia distanti dalla sua foce, col nome di Cavrea: e tale denominazione 
è antichissima ! — Ella è cosa tanto naturale nel variarsi dei dialetti tra 
le popolazioni, di sincopare, e talvolta di alterare i nomi delle persone e 
dei luoghi, da ingenerare grandissima incertezza; onde fa meraviglia come 
cotesto sia giunto sino a noi con si poca alterazione, da non potersi che 
facilmente derivare il nome di Cavrea da Caprasia. 

HI. Che prima della suddetta Rotta del Sandalo avessero ad esistere 
Portomaggiore e Portoverrara, non lo diremo, perchè ne mancano gli ar- 
gomenti per asserirlo. Ma non lascieremo però inosservato, che il suolo 
alla destra della Fossa su cui è fabbricato Portomaggiore. non presentando 
strali di sabbia viva come ne' suoi contorni, c'induca a stabilire che an- 
ticamente sia stato poi sempre un punto elevato in mezzo alle paludi, per 
cui non essendo andato soggetto alle alluvioni, e fors' anco per essere una 
di quelle isoleite natanti, dette volgarmente quóra (1), che galleggiando 
s' alzano o s' abbassano, come cresce o decresce V acqua, in modo che 
essendo delie più sicure dalle inondazioni , non venne giammai . o per 
qualche momento solo coperta dalle ac ]ue ; è quindi non maraviglia , ma 
naturai cosa non si rinvenga in essa che leggiero strato di minutissima 
sabbia, e per ciò doversi dunque considerare come un punto, anche per 
la sua prossimità al fiume Sandalo, da cui dista appena un miglio, se non 
dei primi non certo degli ultimi ad essere abitato. 

Rilevo pertanto dagli Annalisti Gioì Contrari, e Giacomo da Marano, 
che nell' anno di nostra Redenzione 334 per le continue ed abbondanti 
deposizioni del Po (2), e degli altri fiumi, si erano formate diverse iso- 



(1) Aggallato, praterìa che sta a galla, notante ne'paduli, che i francesi chiamano lerrain souple. 

(2) Tutti gli Scrittori antichi concordano nel descrivere il Po lento e grave di terra scorrere per 
mezzo a paludi: onde Plinio lo chiamò gravisterre, Marziale Yallreno Eridanoque pigriores, e terrigero fu 
detto da uno scolastico in questi versi : 

Instar agens cupidi quaerentis litore curvo 
Terrigeri Padi refluenlis fulva metalla. 



— 8 — 

lette, la prima delle quali fu quella del Ponte o Foro di Alieno, che di 
poi fu detto S. Giorgio, dove per la terza volta ebbe origine Ferrarola ; 
la seconda detta Capo di Eridano, poscia Codrea : la terza più bassa nomi- 
nata Viconovo: la quarta Contrapò , la quinta Medelana , e V ultima Mi- 
gliarino; al governo delle quali il Savio Aniceto Alberesani, capo del po- 
polo di Ferrariola , mandò a que' giorni uomini integerrimi e zelanti, 
perchè soprammodo cresceva la popolazione in que^ dintorni (1). 

E comecché tra le accennate isole non si trovi quella su cui è po- 
sto Portomaggiore, non ostante convien credere con qualche fondamento 
che già fin d' allora esistesse, e cominciasse per alcuni ad abitarsi quelle 
paludi e que' dossi che poi in progresso di tempo si resero tanto fecondi 
alla pescagione ed air agricoltura, e fecero grandemente rifiorire questa 
ubertosissiina Terra della Provincia Ferrarese. 

IV. Qual razza d' uomini sia stata la prima che abitò , e che primi 
squarciarono il seno di queste terre fertilizzandole, non temiamo asserire, 
anche per V autorità del laudatissimo Storico Frizzi, essere stati gli Etru- 
schi che alcuni ritengono siano gli stessi Pelasgi o Tirreni, o qualunque 
altra vagabonda truppa di que 9 tempi ; e sono quelli i quali nella più con- 
fusa antichità si danno a conoscere, con qualche certezza nostri autori, e 
quelli furono che (per testimonianza di Plinio ) contribuirono air industria, 
e colle braccia a render capace di coltura il nostro suolo (2). 

Chi poi fosse vago di più estese notizie sui primi abitatori d' Italia 
e dell' agro ferrarese, potrà consultare le dottissime Meditazioni Storiche 
del celebre Cesare Balbo, nonché le opere dei chiarissimi Romagnosi, Bos- 
si, Micali, ed altri molti, non eccetto la eruditissima Appendice al Voi. /. 
delle Memorie del Frizzi dettata dal chiarissimo Conte Avv. prof. Camillo 
Laderchi. 

V. Quantunque rispetto ai luoghi che la circondano la situazione di 
Portomaggiore sembri e sia bassiva, n' è dato a sostenere nullameno che 
tale non fosse in tempi remoti , quando la vasta palude appellata Sette- 
mari cuopriva questa nostra Provincia. Le antiche masse del nostro pole- 
sine, altro non erano che isolette sparse per la palude o ricetti di pe- 
scatori. Di mano in mano che le torbide del Po e degli altri fiumi, che 
in esso scaricavano, come di sopra è detto, incominciarono ad aumen- 
tare queste isole, e renderle più sicure, le popolazioni si accrebbero , e 
e vi stabilirono le loro dimore. GV industri Toscani molto si affaticarono 
per migliorarne la condizione, ed in parte vi riuscirono. L' invasione del- 
l' Italia, più tardi operata dai barbari, la rapina, le stragi, ed il terrore 
per essi incusso negli abitanti de' luoghi circonvicini alla nostra palude, 
gì' indusse, come i veneti, a cercare in mezzo di quelle acque un asilo , 



(1) Maresti. Famiglie illustri. 

(2) Frizzi. Voi. t. 



— 9 — 

contro il torrente devastatore. La pesca e la caccia loro somministrava il 
necessario sostentamento, e quindi trovando stanza quieta e sicura , die- 
dersi poi a coltivare que*' dossi, a premunirsi contro le inondazioni , spe- 
cialmente del Po, il quale disarginato scorreva per mezzo la palude, e con 
più bocche scaricavasi neir Adriatico (1). 

Dalle antiche mappe si conosce che il Po si divideva in due rami 
giunto ai Trigaboli, e precisamente nella Villa di Codrea tutt' ora esisten- 
te, appellata Caput Erìdanum. V attuale Po di Volano era il ramo sini- 
stro; del ramo destro, ne vediamo ancora le vestigia un miglio circa da 
noi distante. Questo appellato Sandalo partendosi da Codrea, bagnava Vo- 
ghenza, Voghiera, Runco, il Quartiere, Porlo di Rotta, Ripa di Persico ; 
e giunto a Consandolo, che da questo ramo del Po prese il nome di 
Caput Sandali, cambiato nome si chiamava, come anco presentemente, Pri- 
maro , e formava il famoso Porto Vatreno, perchè a questo fiume, ora chia- 
mato Santerno, si congiungeva. 

La vicinanza del fiume era propria ad invogliare gli abitatori delle 
isolette più distanti a concorrere ad accrescere la popolazione delle più 
vicine, una delle quali n' era quella su cui troviamo Portomaggiore , ap- 
pellata di poi Massa Costanziaca, epiteto dato non si sa da chi, né da qual 
remota cagione abbia avuto origine. 

VI. Dodici erano le Masse del Ferrarese : una maggiore , che era 
Ferrara, cognominata Massa Babilonica ( forse per la sua grandezza ) , (2) 
ed altre undici minori come si rileva dalla Bolla del Pontefice Pasquale II 
dell' anno 1106, ove dice — Ipsam Massam Babylonicam quae , vocalur 
Ferrarla cum duodecim fundis suis cui undecim alias 31assas nostras mino- 
rcs, cum omni obbedientia atque servitute subjugamus. — Nelle quali undici 
Masse era compresa la Costanziaca , la quale anzi vien ricordata in essa 
Bolla subito dopo quella di Polariolo, ( che esisteva nella Villa di Fuoco- 
morto ) onde sarebbe seconda fra le minori , e terza cominciando dalla 
maggiore, che era Ferrara. Dal che può francamente dedursi che anche 
ne' primitivi tempi fosse noverata fra le Masse di maggior conto. 

E che coleste isole o masse in ogni tempo credute fossero di anti- 
chissima origine, basti dire che Y antico Storico ferrarese Gaspare Sardi 
le vuole esistenti 88 anni avanti V èra volgare, e che acquistarono ( dice 



(1) Secondo alcuni gli argini del Po ebbero cominciamento solo nell' anno 70"9 : e fu allora divise 
in due rami, 1' uno de' quali andava al Volano, 1' altro verso Argenta. 

(2) Il Frizzi opina che si volesse alludere al concordo delle diverse nazioni a formare qnesta popo- 
lazione. Eù il Pigna al Lib. Ili delle sue Storie dei Principi d' Este, parlando della prima S^de episco- 
pale in Ferrara sotto Papa Vitaliano nell'anno 656 dice, che il primo Vescovo fu Marino Romano; o che 
per opera di detto Pontefice dodici villaggi di borghi ragunali insieme che avevano forma parte di ca- 
stelli, et parte di terre aperte, furono ridotti sotto la giurisdizione di Ferrara, i quali chiamò Masse per 
gli ammassamenti o degli uomini ridotti insieme, o dei terreni alzali , ovvero per li mansi che erano 
fondi et poderi: e ciascuno aveva il suo nome particolare con la determinazione dei confini. 

2 



— 10 — 

egli ) il nome di Masse, quando nelP anno di nostra Redenzione 454- no- 
tevole quantità di popolo emigrato dalle Marche e dalle Romagne venne 
qui a ricoverarsi, per isfuggire alle crudeltà del feroce Attila nel 440 in- 
circa : e che per tale aumento di popolazione in ciascun' isola, si eleggesse 
poi un uomo giusto, chiamato Massaio, il quale amministrasse gP interessi 
delle medesime, e che da questi fossero poscia dette Masse. E di questo 
Storico nulla hassi a dubitare, poiché Gaspare Sardi è uno dei tre Croni- 
chisli, de' quali il Pigna nella sua Storia dei Principi d' Este , disse esser 
eglino laboriosi e diligentissimi Scrittori delle cose patrie (1). 

VII. Né solo il fiume Sandolo poteva somministrare agli abitatori di 
Porto quella comodità che si riscontra in tutti i paesi portati alla naviga- 
zione ; onde P eruditissimo storico Frizzi nelle sue Memorie per la Storia 
di Ferrara, indagando accuratamente la situazione di Portomaggiore , Porto 
di Rotta, e Porto Verrara, inclina a credere sia quella della Fossa Sagi , 
la quale formava la seconda bocca del Po, come superiormente viene ac- 
cennato. xMa noi e per le ragioni esposte, e perchè ne appar troppo ma- 
nifesto, sosteniamo che la linea su cui è posto Portomaggiore , Porto di 
Rotta, e Porto Verrara, sia quella della Fossa Caprasia, e non altrimenti : 
la qual fossa traversando per questi luoghi metteva foce da sé. E che 
detta Caprasia passasse per di qui, certo indizio ne abbiamo ancora dai 
terreni situati alP una e alP altra parte della medesima, cognominati pre- 
sentemente Carnea : la qual cognominazione non può essere che sincope di 
Caprasia, e quindi Cavraia, come già senza sforzo d' ingegno abbiamo più 
sopra dimostrato. 

Posto dunque che mediante questa Fossa avesse Portomaggiore una 
libera comunicazione col mare e col Sandolo, viene a stabilirsi che era 
come un punto centrale del commercio degli abitanti delle altre Masse, e 
quindi più popolato delle medesime siccome luogo di maggior movimento. 

A smentire poi del tutto P opinione invalsa per alcuni che questi luo- 
ghi non contino una data molto antica di loro esistenza, si contrappongono 
le seguenti prove tratte dagli Archivi di Ravenna , e da molti reputati 
Scrittori, le quali in gran parte saranno materia del Capo seguente. 



(1) Pigna. Lib. IV. pag. 227. Ferrara appresso Rossi Stampatore Ducale 1570. 



11 — 



CAPO SECONDO 



conosciuta, nell' anno 955, 



Vili, ilei capo precedente si è accennato solamente, come Pisola 
su cui è posto Portomaggiore, fosse chiamata anticamente Massa Costanzia- 
ca ; ora però con saldi argomenti ci faremo a meglio consolidare il no- 
stro asserto. Che sotto una tale denominazione fosse conosciuta anche dalla 
Corte Romana, è certo, poiché nella Bolla del pontefice Pasquale II del- 
T anno 1106, per noi riportata, si legge che detto luogo era soggetto alla 
Chiesa Arcivescovile di Ravenna = ivi = et massam Costantiacus cum 
duodecimi fundis suis. (1) E dai monumenti estratti dal chiariss. Conte 
Marco Fantuzzi Ravignano, si rileva che, anche assai prima del 1106, era 
così chiamata V isola di Portomaggiore, poiché nelF anno 1038 , 23 Aur- 
gust. F. 31. 2046. Bened. VI Pp. Conradi Imp. XII. Ind. Vi Rav. D. Ge- 
beardus Arch. Rav. d. p. e. Bernoni inclito Corniti medietatem MASSE, CO- 
STANTIAC1. Territor. Ferrar. Gerardus Not. Rav. (2) E nel 1123 e 1124 
apertamente è dichiarato esser dessa e non altrimenti la Terra su cui è fab- 
bricato Portomaggiore, poscia che dagli stessi Monumenti estratti da un 
ristretto di pergamene dell'Archivio Portuense di Ravenna, si legge = Anno 
1123 Oclobris 12 Caps. E. M. 1223. Indizione I Regni Henrici IV ante 
susceptam Corani Imperli an. 5 et imperante an. 13 Ferrar. Wilielmus 9. 
Bulg. cum Adelasia Conjuge sua donavit D. Joanni Priori Portuensi TOTUM 
ET 1NTEGRUM CASTELLARE IN QUO SITA EST ECCLESIA S. MAR- 
GARITAE PLEBE S. M. IN PORTU FUNDO COSTANTIACO. Bonus Vici- 
nus Not. Testi s Fulco Marchio "(3). E nel 1124 Caps. F. Num. 1511 Indict. 
II. Gualterius servus servorum Dei Archi episcopus Rav. Donavit. D. Joanni 
Priori Port ECCLES1AM S. MARGARITAE CUM CIMITERIO IN MASSA 
COSTANTIACO. Item decem mansos integras in eadem Massa, et quilibet Man- 



(1) Frizzi, v. II. 

(2) Monumenti Rav. V. II. N. CXXXXVIII: pag. 869. 

(3) Idem. N. CXXXV1II. 



— 12 — 

sus constabat 40 tornaturius, constitutos Argente, Plebe S. M. in Portu cum 
pensione unius librae cerae Raimbertus Notarius. Ravennas (1). 

IX. Ma quantunque però dagli Storici Ferraresi e Ravennati, riguardo 
alle Chiese di Portomaggiore, non risulti memoria più antica delle citate, 
giacché il Bossi ne fa menzione solo nelP anno 1181, ed il Frizzi nel 
1106, tut(£volta è verità incontrastabile che la Pieve di Portomaggiore 
conta un antichità molto maggiore, di quello che sembri a prima vista. 
ÀI chiarissimo ed eruditissimo cavaliere Conte Marco Fantuzzi prelodato , 
siamo noi debitori di questa importante scoperta. Egli infatti nella sua 
grand^ Opera, che ha per titolo Monumenti Ravennati dei Secoli di mezzo, 
riporta due istromenti d' investitura e donazioni, il primo di Federico Ar- 
civescovo il quale nel 1002 dona al Monastero di s. Andrea e ad Ursone 
Abate varie chiese, fra cui = Costitutis territorio Ferranense PLEBE SAN- 
CITE MARIAE, QUAE VOCATUR IN PORTO. = E V altro di certi fondi 
concessi da Rangibaldo Abate di s. Maria in Palazzolo, situati ,, in fundo qui 
vocatur VETERARIA et incontra in VERGUNDINO et in sorte de Maura Ci- 
riacus quae omnia cum vineis, terris, campis pratis, pasquis, silvis, salectis sa- 
cionalibus una cum arbustis et arboribus et cum omnibus at eosdem pertinenti- 
bus constitutae Territorio Ravenne , Plebe Sanctae Mariae quae vocatur in Porto. 
(2) Il quale Istromento fu stipulato alli 17 Settembre dell' anno 955. = 
Ecco dunque la Chiesa di Portomaggiore più antica, relativamente al Frizzi 
di centocinquantun anno. — Ma non basta ancora. Se la Chiesa di Por- 
tomaggiore sino dal 955 era chiamata Pieve, godeva certamente il primato 
sulle Chiese del suo Plebato, e da questa supremazia non devesi argomen- 
tare una più remola origine ? Se da questo documento risulta che alla 
metà del Secolo Decimo esisteva la Chiesa di Portomaggiore, e che nei din- 
torni di essa si trovavano campi coltivati , arborati, vitati atti a produrre 
grano, vino e lino ; conviene ben persuadersi che almeno da più d' un 
secolo prima esistere doveva la Pieve di S. M. in Porto : e se alcun in- 
dizio valevole fosse a constatarlo, dair Architettura della vecchia facciata di 
detta Chiesa, demolita nel 1826, si avrebbe fissata la sua costruzione tra 
il VI e VII secolo. 

Il Conte cav. Alfonso Maresti nel suo Teatro Genealogico delle Fami- 
glie Illustri, dice, che i Ravegnani senza fondamento e fuori d' ogni ra- 
gione allarmavano delle pretese su V isola Ferrarola, anche dopo che Papa 
Vitaliano Tanno 659 aveva concesso al vescovado di detta isola 18 pievi, 
ed aveva separato sei giurisdizioni, cioè di Ferrarola, di Adria* di Comac- 
chio, di Ravenna, di Cervia, e di Nouan/ola (3). Laonde affidati air auto- 
rità degli Annalisti per esso lui citati , i quali sono Giacomo da Marano, 

(1) Monumenti Ravvennatt. Voi. II. N. CXXXVIU. 

(2) Idem. T. II. N. Vili. pag. 1». 
(.'{) Maresti Voi. I. 



— 13 — 

Cont)'an\ e Calza, incliniamo a credere che fin d'allora esistesse la Chiesa 
plebana di Portomaggiore, e si trovasse compresa nelle 18 pievi concesse 
al Vescovado di Ferrar ola : il che poi non deve parere tanto erroneo, po- 
scia che per saldissimi argomenti siamo costretti ritenere eh' essa Pieve 
esistesse almeno almeno nel secolo ottavo. 

Ed a questo proposito il celebre Muratori scrive che : Qualora la Sto- 
ria, e massimamente V italiana gingne al Secolo decimo dell 9 Era volgare, se- 
colo sì sprovveduto di Storici, secolo involto in tante tenebre, non può pre- 
tendersi di' ella passeggi con un luminoso doppiere davanti. Di ogni poca 
luce che allor si trovi, bisogna fare gran capitale : e quando in dibattere un 
punto, che per la penuria delle memorie, o per V indole sua, sta nascoso , 
RIESCA A NOI DI FORMARE UN BUON SISTEMA FIANCHEGGIATO DA 
RAGIONI NON AEREE, MA MOLTO VERISIMILI E BEN PROBABILI AL 
GUARDO CRITICO : COMANDA ALLORA IL RETTO GIUDIZIO , CHE SE 
GLI FACCIA ACCOGLIENZA AMOREVOLE, e si accetti con gusto dai lette- 
rati (1). Neppure deve recar sorpresa, se qualche secolo prima del 955 i 
terreni di queste valli erano messi a coltura, e producevano in copia gra- 
ni, biade, e vini ; giacché si ha dalle Storie e dai Codici che fino dal- 
l' anno 4-1*7 Onorio Imperatore, il quale risiedeva a Ravennane per non 
essersi poi di colà più rimosso, divenne quella città residenza stabile de' 
suoi successori; che in detto anno 417 promulgò una Legge in favore dei 
terreni incolti, perchè fossero ridotti a migliore stato , esonerandoli per- 
fino dalle pubbliche gravezze. La qual Legge fu poscia rinnovata da Teo- 
dosio II nel 440 : onde è molto probabile, come opina anche il Frizzi , 
che tal ordine risguardasse principalmente il miglioramento dei terreni in 
questi contorni, posti del continuo sotto V occhio del legislatore, e più che 
altri mai bisognevoli di tal provvedimento. 

Premesso tutto ciò conchiudiamo, che, da chi e quando precisamente 
fosse edificata la Chiesa di Portomaggiore s' ignora : ma il citato celebre 
Conte Fantuzzi fa riflettere in proposito , che le antiche Chiese plebane 
erano edificate in vicinanza di qualche vico, e dov' eravi notabile popola- 
zione ; e che le medesime furono generalmente erette co' materiali stessi 
di templi idolatri, dai cristiani distrutti (2). Laonde più sempre con fon- 
damento può sostenersi che la situazione di Portomaggiore, benché sembri, 
ed in parte sia bassi va, non lo sia già stata ne' secoli remoti, quando la vasta 
palude appellata Sette-mari inondava questa nostra Provincia. E con tali 
prove alla mano bisogna convincersi di fatto (3). 



(1) Anlich. Estens. ed Ital. Part. I, Cap, 11 pag. 205. 

(2) Tom. I. Prefaz. § XXXII. 

(3) „ Ed anticamente queste foci del Po si dicevano Sette-mari, intorno alle quali erano grandis- 
sime paludi, che si dicevano le paludi di Adria, per la gran copia di acque che spandeva il detto fiu- 
me , e per il flusso e riflusso delle acque all' insù per rispetto del mare impetuoso ,,. 

Descrizione Geografica dell' Italia di Antonio Magini a Bologna 1620. 



— u — 

X. Né vi sarà chi voglia veder equivoco nel monumento identica- 
mente trascritto, allegando doversi quivi intendere più presto la Chiesa di 
S. M. in Porto di Ravenna , di quello che la Plebana di Portomaggiore , 
poiché tutto concorre a dimostrare chiaramente che non si ha ad inten- 
dere altrimenti. E comecché la Chiesa Ravennate si trovi mai sempre con- 
traddistinta dagli appellativi di Canonica di S. M. in Porto, ovvero, Abba- 
dia di S. M. in Porto , oppure ; Ecclesia S. M. in Porto , è non mai 
Plebe di S. M. in Porto, col qual titolo si è sempre indicato solamente la 
Chiesa di Portomaggiore : non ostante vien rimosso ogni dubbio potesse 
insorgere, qualora si consideri, che i Fondi concessi a livello nel surrife- 
rito Istromento dell' anno 955, sono precisamente in vicinanza di Porto- 
maggiore ; il primo ( Portoverrara) distante un miglio, il secondo ( Ver- 
gundino ) situato a metà strada sulla stessa linea, il quale anticamente fu 
parrocchia, ed al presente ritiene la vetusta denominazione di Vergondino : 
e se per ultimo si vorrà por mente che il Tempio 

,, Di nostra Donna in sul lito Adriano (1) 
non esisteva ancora, giacché fu fatto fabbricare dal B. Pietro Peccatore 
della famiglia Onesti solamente circa T anno 1103, della qual Chiesa fu 
egli Rettore, e poscia Priore nel 1114; il qual titolo poi s'ebbero sem- 
pre i successori di lui fino al XV secolo (2). 

Laonde è chiaro come la luce del sole che V istromento sopra citato 
parla esclusivamente della Pieve di Portomaggiore, la quale ne' più remoti 
tempi godeva il primato su molte Chiese del suo Plebato ; delle quali lo 
Storico Fabbri nel suo libro delle Memorie Sacre di Ravenna (3) dice — 
E Portomaggiore con tutta la sua Pieve, cioè Comandolo, detto Caput Sari- 
doli, Riva di Persica; Vergundino, Gr assolo, Portoverrara, Sandolò, Maièro, 
Cavallo, Corte di Podio, S. Vito, e Dogato = . Quattro delle quali par- 
rocchie cioè : Vergundino, Cavallo, Corte di Podio, e Gràssolo non lasciano 
più traccia di loro esistenza. 

E di queste Chiese sottoposte alla Plebana di Portomaggiore ne fece 
espressa menzione il Pontefice Gregorio !X allorché nelP anno 1228 con- 
fermò moltissimi privilegi e possedimenti alla Nobile e Famosa Chiesa di 

Ravenna == Nobilem ac Famosam Rav. Eccl. dove dice ,, Vili ani Por- 

t/us et totum plebatum ejus, scilicet caput Sandalum , Gràsalum . ftipam- 
persici, Vergundinum Portum veterane Sandalum, Maferium . Cavallina et 
Curtem de Podio cum placito districlu et jurisdictione a principio Gotniiatm 
Ar gente usque Ravennam (//<). 

XI. Né piccola gloria, come dice il Rossi nelle Storie di Ravenna, ri- 



(1) Dante. Divina Commedia. 

(2) Fantuzzi. Pref. al Voi. II. 

(3) Parie III. 

(4) Fantuzzi. Vel. V. Monumento LX. 



— 15 — 

fulge su la Pieve di Portomaggiore , per avere la medesima presieduto a 
dieci e più Chiese, fra le quali quelle nobilissime e antichissime di S. Mar- 
tino in Maièro , e di S. Vito parimenti a quc' tempi di canonicati forniti 
e di Arcipreture. E quantunque il tempo e la negligenza degli uomini 
abbiano distrutto i fondamenti in origine e la nobiltà di queste Chiese , 
nullameno il Rossi stesso fece onorata ricordanza delle presidenze illustri 
della Chiesa di Porlomaggiore. E per addimostrare quanto fosse tenuta in 
venerazione, si ha che al governo di essa Chiesa venivano eletti uomini 
di specchiata probità e di molla dottrina. Ed egli medesimo al Libro VI 
delle storie suddette scrive, die nel 1236 Andrea Arciprete di Portomag- 
giore sostenne ( fulsit ) /' onorevolissimo incarico di internuncio di Federico 
Imperatore, e di Federico Arcivescovo di Ravenna al Senato di Bologna. 
Più oltre ci ricorda un Giovanni Arciprete il quale nel 1310 fu Vicario del 
Vescovo di Bologna, e da essolui mandato in sua vece ad un Concilio 
per udire le discolpe di un Templario accusato di enormi scelleratezze. 
E per non andar più oltre su questo argomento, riserbandoci di regi- 
strare in fine delle presenti memorie la serie degli uomini che in qua- 
lunque maniera recarono onore a questo paese, mi restringo ad indicare 
solamente, che non solo la dignità di Arciprete, ma quella di Canonico 
eziandio fu tenuta in grande considerazione ; mentre il Rossi sopracitato 
neir anno 1314 trova che un Uberto canonico di Portomaggiore fu chia- 
mato, qual riputatissimo giureconsulto, ad agire in qualità di Vicario del 
Vescovo di Bologna. 

Noi avremmo a caro che il paziente leggitore ne accompagni più 
colla mente che cogli occhi ne' monumenti, che tratto tratto verremo 
accennando, affinchè pe r susseguenti non abbiasi a dimenticare i prece- 
denti. Ed è perciò che richiamando i due documenti trascritti in princi- 
pio di questo Capo, sotto Tanno 1123 e 1124, vorremo ricordarci che si 
fa ivi menzione di un' altra Chiesa situata su quel di Portomaggiore col 
titolo di S. Margherita, la qual Chiesa era governata da un Sacerdote 
col grado di Rettore, come si rileva nel seguente documento estratto dal 
Tabulano Vaticano sulle Decime delle 'Chiese di Ravenna, raccolte dalla S. 
Secte nel Febbraio 1290, ove si legge : 

A D. Azzolino Archipresb. Plebis Portus Majoris - 5. lib. 7. den. Rav. 

A Pietro EccL Porti Vetraria 37 Voi. 4; den. 

A Canonicis Plebis Portus Majoris 10 Lib. 54. Voi. 21. den. Rav. 

A Presbiter Matheo Rectore EccL S. Michelis PRO D. ANTONIO RE- 
CTORE S. MALGARITE DE SALTU e più oltre 

A D. Antonio Rect. EccL S. Malgarite de Porto 7 sol. 3 den. Venet 
gross. et lì den. Rav. 
Dal quale documento pienamente resta dilucidato che non s* 5 in- 
tende d* altra Chiesa che della Portuese, la quale oggi più non esiste, ma 
il fondo dov' era fabbricata , conserva ancora il nome di S. Margarita , 



— 16 — 

il quale è di esclusiva proprietà del nobil uomo sig. cavaliere Eugenio 
Righini ; e dista circa un mezzo miglio dal centro di Portomaggiore. 
E molti vecchi del paese ricordano ancora gli avanzi di quella Chiesa 
antichissima, dove esisteva un altare ed alcune statue , una delle quali 
rappresentava la Santa titolare del luogo. E lo spettabile mio amico Don 
Luigi Cadini Rettore della Parrocchia di Portoverrara, più che settua- 
genario, afferma in sua giovinezza aver più volte celebrata la Messa in 
essa chiesa, ridotta a piccolo oratorio, di cui al presente non rimane 
vestigio. 

Dai suddetti documenti del 1123-1124 dov^ è così espresso = totum 
et integrum castellare in quo sita est Ecclesia S. Malgarite, ed = Eccle- 
siali S. Malgarite cum cimiterio = . Si deduce che anche dove esi- 
steva quella chiesa era luogo popolato e fabbricato per comodo dei varii 
abitatori di quel fondo : la qual cosa è chiaramente espressa in quel ca- 
stellare e cimiterio che presentano P idea di una nnmerosa frazione di 
popolo ivi stanzionato. 

XII. Né punto deve recar sospetto P epiteto Saltu espresso nel testé 
riportato documento, ove leggesi « S. Malgarite DE SALTU, perchè anche 
un decreto delP anno 1159 di certo Dominus Hermanus Verdensis Epi- 
scopio Legatus Domini Friderici Imp. ; riportato dal Frizzi, col qual decreto 
ad istanza della Chiesa di Ravenna annulla le investiture dei beni posti 
nella Villa di Porto, e nella sua Pieve e pertinenza » et de INSULA SAL- 
TI! sub nomine comitatus, che si pretendeva di ragione della Chiesa di 
Ravenna, dice che tale decreto fu pronunciato = Ante Ecclesiam SANCTE 
MARIE 'iN PORTU DE SALTU alli 28 di Gennaio. Ed il Fantuzzi in 
un estratto di pergamene risguardanli gli acquisti della Canonica Portuesc 
di Ravenna, ha questo documento = An. 1190 ... . item confirmat quod 
eidem donaverat Marchi sei la fi li a Gui li elmi Marchi selli in Insula SÀLTUS 
prope Padum (*). Onde si vede chiaro che non era nuovo P epiteto 
Saltu che si dava a quesP isola, poiché lo troviamo citato dal Frizzi e dal 
Fantuzzi negli anni 1159-1190, né si conosce da qual remota cagione 
abbia avuto origine : se però non si voglia credere che Saltus alPuso la- 
tino si debba intendere per bosco, o luogo adatto a pascoli, come italia- 
namente ne' secoli di mezzo usarono di questo vocabolo alcuni dei nostri 
migliori poeti volgari, e così Dante 

(*) « Esser non puote 

« Che per diversi Salti non si spanda (1). 

E più tardi Ariosto cantò : 

« Non sì vanno i leoni o i tori in Salto 
« A dar di petto, ad accozzai' si crudi ». (2) 



(1) Divina Commedia. 

(2) Orlando Furioso. Cant. I. 



— 17 — 

Onde si verrebbe a trarne la bella conseguenza, che cioè in antico 
quesf isola, come luogo più elevato, fosse ricca di molta arboratura , ov- 
vero si prestasse ad ubertosi pascoli, il che sembra molto più verisimile. 

Per le quali tutte cose fin qui discorse, ne consegue che nel Secolo 
X ed anche prima in Portomaggiore esisteva più d' una Chiesa, che fa- 
cilmente può ritenersi fossero di sussidio alla Plebana, il che senza timore 
di andare errati argomentiamo si facesse riguardo alla numerosa popola- 
zione. E questo viemeglio ci conferma che ne' secoli più remoti questi 
luoghi fossero dei primi ad essere abitati. 

1/ incontrare poi di quando in quando ne' monumenti per noi fe- 
delmente trascritti « Plebe S. Maria in Porto Territ. Ferrar, e Plebe S. Ma- 
ria in Porto Territ. Rav. , non deve cagionare alcun dubbio , quando si 
volga il pensiero air alternativo dominio che quelle due città hanno avuto 
su Portomaggiore in tempi turbolenti e di molte fazioni. 



— 18 



CAPO TERZO 



lira® all' awoo I33fl. 



XIII. Quantunque lo storico Rossi ne' suoi allegali privilegi ed ogni 
qualvolta gli accada far menzione di Portomaggiore lo chiami ordinariamente 
col nome di Villa, nonostante cohvien persuadersi che se così il chiama è per- 
chè non era a que' tempi neppure cinto di mura. È però certo che se POR- 
TOMAGGIORE crebbe da Vico a Villa o borgo, e da borgo a Castello e final- 
mente a terra (P uopo è concludere che desso non fosse nato di recente, ma si 
bene fosse antico ; poscia che i paesi non in pochi anni ma sì veramente nel corso 
di molti secoli doviziosi e popolati si rendono. (1). 

Aveva però un turrito castello, o rocca, che lo guardava, la di cui fonda- 
zione non è per la sua antichità conosciuta, e di cui vedonsi tutt' ora le ve- 
stigia, pochi passi dietro la Chiesa Collegiata, in sito eminente, il qual luogo 
ritiene pur anco il nome di castello *, ed è tuttavia circondato da larga e pro- 
fonda fossa. E di questo in appresso ci diffonderemo in più dettagliate notizie. 

Che poi sino dall'anno 1181 non fosse Portomaggiore tenuto a vile da 
Roma stessa, lo si può argomentare da quanto ne scrive il Rossi medesimo al 
lil). 6, cioè che furono in detto anno obbligati i suoi abitanti al giura- 
mento di fedeltà in mano dell'Arcivescovo di Ravenna, per comando di Lucio 
papa III succeduto ad Alessandro III, per lettera data in Velletri - VII Rafani. 
Jtmii - dedit ut sacramentum apud se dicere Plebis Sanctae Marine in Porta. 
Plebis S. Martini in Maiero, Incolas atque etiam aliis in ditione Ferrqrien: jn- 
beret quos jurata Archiepiscopi obbedienti^ Ferrariensium Consulum iussu Peri- 
cinus corani internuncius cremerai. Solennità insolila a riscontrarsi in luo- 
ghi di bassa sfera ! - 

Noi abbiamo veduto finora, còme per V alternativo dominio che vi eb- 
bero gli Arcivescovi di Ravenna, e la Città di Ferrara, questa Terra di Porto- 
maggiore ora agli uni ora all' altra andasse soggetta. Se non che nell'anno 



(\) Bertoldi. Storia di Argenta. Voi. I. p. 2G. Ann. N. S 



— 19 — 

1191 Arrigo VI imperatore con suo diploma dato a' Ferraresi fece giungere 
indistintamente il loro distretto sino alla Fossa di Sosio; ma conosciutosi poi 
dallo stesso imperatore Arrigo, di avere in certa guisa pregiudicato alle ra- 
gioni dell' Arcivescovo di Ravenna col far giungere il distretto di Ferrara fino 
alla detta Fossa, con altro diploma nel 1195 conceduto a Guglielmo Arcive- 
scovo di Ravenna , gli confermò le Terre di Porto, Comandolo - homines 



jilacilum districlum jurisdifionemque et non obstante privilegio, vel scripto Fer- 
rar i e nsiu in cantra jus Bavennalis Ecclesiae ab Imperiali Maj estale impetrato (I). 

La fossa di Sosio poi (o Bosone) V origine e il nome della quale sono in- 
certi (quando però non si voglia credere che fosse fatta scavare da Bosone 
marchese di Toscana, che al dire del Muratori sarebbe probabilmente zio della 
rinomata contessa Matilde, il quale fu coronato duca da Carlo Calvo imperatore 
e suo cognato nelP anno 87 6 ?) (2) incominciava dal Po antico a Medelana, e 
correva tra Consandolo e Boccaleone nella Padusa poi nel Po. E di questo 
avviso sono gli storici ferraresi Gaspare Sardi (3) e Pellegrino Prisciani, il 
quale così si espressene'' suoi annali manuscritti esistenti nella biblioteca pub- 
blica di Ferrara (&) - Fossam Bosonis qui prius fuere, et fossam Bosii\ qui post eos 
venerimi, illam dixere cujus alveum hoc tempore saiis etiam amplam, et exa- 
geratam, pluribus in locis conspicimus, descendentes et praelerita Consandali 
Villa supra Boccaleonem vicuni , ut ci arissime tandem deprchendimus - Ag- 
giunge poi che detta fossa aveva principio a — Bado antiquo Volanae , in 
Via Medelanae; ftnibus superioribus et in Gomitatimi nostrum, Portum et Ve- 
teraria inclusis in Padum (Primaro) deferebalur. - E sul merito e V epoca 
di questo storico ecco quanto ne dice il Muratori - Pellegrino Prisciani ferra- 
rese scrittor fedele e sincero, ed accuratissimo investigatore delle memorie 
spettanti alla città di Ferrara, ed alla Casa d'Este, delle quali si è salvato an- 
cora qualche tomo scritto a penna : visse intorno alP anno 1440 (5) - E l'eru- 
ditissimo Ughelli lo chiama - Peregrinus Priscianus Patriae illustrato! 1 . 

XIV. Portomaggiore proseguì pertanto ad essere soggetto agli Arcive- 
scovi di Ravenna fino alP anno 1200, nel qual tempo dopo quattro anni di 
continua discordia per cagioni di confini e giurisdizioni, i Ferraresi ed i Ra- 
vegnani vennero fra loro a decisa ostilità. Questi ultimi si spinsero fin dentro 
il Polesine di Codrea, ed incendiarono molte case ; onde i Ferraresi coir a- 
iuto di Salinguerra il quale ad essi inviò alcune squadre da Verona, e de' 
Modonesi che fecero altrettanto, diedero ima compiuta sconfìtta ai Ravignani, 
e distrussero Argenta. E dopo un lungo assedio di tre mesi i Ravignani per- 
denti stipularono una capitolazione li 25 Settembre di queir anno, dove per- 



(1) Rossi. Hist. Ravenn. Lib. 6. 

(2) Muratori. Anticli. Est. Gap. V. 

(3) Sardi Hist. Ferr. Lib. I. 

(4) Prisciani. Ann. Mss. Lib. 1. Cap. 27 

(5) Murat. Antich. Est. P. I. Cap. VI. 



— 20 — 

misero ai Ferraresi di ampliare il loro territorio fino alla Fossa di Bosio, come 
già fu prima decretato dall' imperatore Arrigo YI nel 1191. La quale capito- 
lazione fu così concepita - Comune Ferrariae, debet habuere plenam jurisdic- 
tionem a Fossa de Bosio sursum : quae fossa de Bosio est desuptus Caput-Bandoli 
ubi jam fuil Eospitale Vincinemico, habendo plenam jurisdictionem in omnibus 
illis perso?iis, quae habitant a praedicta Fossa de Bosio sursum in fodro et Ar- 
zene , hac hoste , et collecta , et omnibus servitiis sicut caeteri , qui habitant 
in districtu Ferrariensi fi). Ed ecco Portomaggiore definitivamente compreso 
nel 1200 nel distretto di Ferrara. 

Ci viene però il far osservare che P imperatore Federico riavuta che ebbe 
Ravenna nel 1240, fece prigioniero Tederico Arcivescovo con molti cittadini, 
e li mandò in Puglia: e che da una lettera del medesimo Arcivescovo a Papa 
Innocenzo IV, dove ricorda i mali trattamenti, le sciagure sofferte in quella 
cattività e la sua fuga fino a Bologna ; si fa pur anco ad implorare dalla Santa 
Sede Apostolica la necessaria protezione per ricuperare Argenta, Portomaggiore, 
Mai ero ed altri luoghi che nella sua prigionia avevangli, com' ei dice, invasi 
il Comune di Ferrara ed il Marchese Azzo Novello (2). In certa guisa e' par- 
rebbe che dopo la capitolazione del 1200 gli Arcivescovi di Ravenna ri- 
prendessero la podestà temporale su Portomaggiore e suoi dintorni, e che 
poi ne siano stati definitivamente spogliati nel 1240 dal Marchese Azzo 
Novello Estense, e che questi abbia poi in appresso esercitato sui medesimi 
un pieno ed assoluto dominio. Altre memorie non mi è dato trovare di 
que' giorni per esserne meglio chiarito; se non che nel 1277 il pre- 
detto Marchese unitamente a Tedisio da Sanvitale Podestà di Ferrara aveva 
ordinato alcune esazioni nel Plebato di Portomaggiore territorio ferrarese ; e 
che per levare ogni dubbio in avvenire sopra i confini , tra questo e il 
territorio di Argenta aveva fatto scavare una fossa dal Po alle paludi , la 
quale includeva nel Ferrarese Portomaggiore, Sandolo, Majero, Pipa di Per- 
sico, Comandolo, e Porto-Verrara : ed avevano alzata la sponda di essa fossa 
dalla parte di Ferrara a foggia di trinceramento (3), Laonde l'Arcivescovo di 
Ravenna Bonifazio il quale non ne andò contento, sendo egli padrone del 
contado di Argenta, a mezzo del suo Arcidiacono fulminò contro i Ferra- 
resi la scomunica. Ma colla interposizione del re Carlo di Sicilia , e dei 
deputati di Bologna e di Modena si venne a composizione , la quale fu 
stipulata per rogito di Bente Bcntivoglio. La medesima stipulazione esiste 
nell'archivio segreto del Pubi), di Ferrara al Libro I. N. 30, 31, e nel 
Sommario della succitata lite, pubblicalo nel 1787. 

XV. Ed in quest'anno 1277 che definitivamente Portomaggiore ap- 
partiene agli Estensi, verremo accennando alcuni particolari intorno al suo 



(1) Marat Antiq. Hai. Meri. J5v. T. IV. pag. 373. 

(2) Sommar. Coram. Azedo N. 13, 

(3) Frizzi. Mcm. Voi.. III. 



— 21 — 

castello, il quale era assai forte, e presentava ai posseditori tulli i mezzi 
di] difesa , che V arte e 1' architettura militare di que' tempi consentivano. 
Era sempre guardato da huona mano d'uomini d'armi, presieduti da un 
comandante col titolo di governatore agli stipendi del Marchese di Fer- 
rara. In quest' anno fu eletto a governatore Pietro Tosi di Portomaggiore, 
uomo di molta probità e di agiatissima famiglia , il quale meritò che il 
nome suo fosse raccomandato alla storia , come fece il Rossi in quella di 
Ravenna ove dice - Petrus Toxius illius Castri s Gubernalor Portus Majoris - 
Anche da ciò più sempre andiamo persuasi , che da secoli prima oltre il 
buon numero di popolazione, esistessero in Portomaggiore oneste ed agiate 
famiglie , i cui discendenti si dessero nobilmente agli studii , ed a tutti 
quegli esercizi che erano voluti a distinguere V uomo civile dall'operaio 
e dal plebeo ; specialmente poi in que' tempi dove si rara cosa era l'istru- 
zione , e dirò pur' anco dove a tutt' altre cure era vòlto il pensiero dei 
governanti e dei popoli. Se il Tosi meritò di essere eletto a carica tanto 
luminosa certo doveva possedere quelle eminenti virtù richieste al suo 
grado , e di qui è manifesto eh' ei appartenesse a ricca famiglia, perchè 
senza larghi mezzi non era facile a que' giorni dar opera agli studii. 

Né solo il Tosi ma alcuni altri assai prima del Tosi applicaronsi a' 
studii liberali, fra cui un Notaio residente a Ravenna nativo di Portover- 
rara, il quale viveva nell' anno 1183 — fìusticus de Portu Vetrarie Noi. 
Rav. An. 1183 — (1). Nel 1193 Perticone di Portomaggiore rogava pub- 
blicamente — Perticonus Plebis s. Mariae in Portu Tabellio Anno 1193 (2) 
E nel 1253 Girardus de Porto stipulava gli Atti pubblici del suo Comune 
(3). Ed in un placito tenuto nel dì 11 di Maggio dell'anno 921 in Mas- 
sa Fiscaglia coli' intervento di Onesto Arcivescovo di Ravenna, e di Odel- 
rico messo dell' Imp. Beren rapportato dal Muratori, si legge — Ego Petrus 
in Dei nomine Tabellio de Vico Maderio et e. (4). 

Oltre al castello possedevano gli Estensi un sontuosissimo palagio in 
Portomaggiore dove recavansi a villeggiare in diversi tempi dell' anno , 
come rilevasi dalle Storie, e da alcuni documenti di que' Signori segnati 
in Portomaggiore, 1' uno de' quali porta la data del 1438 , e fu scritto 
dallo Estense Nicolò HI al Giudice de' Savi Nicolò Ariosti in occasione che 
ritornato il Polesine di Rovigo sotto la denominazione degli Estensi, per 
cessione fatta dalla Repubblica di Venezia, come da istromento stipulato 
li 27 Agosto 1438, il marchese Nicolò volle che poi sempre Castelgu- 
glielmo appartenesse al distretto di Ferrara. — Nico/aus Marchio Estensis 
eie. Carissime noster. — Perchè nui siamo informati che Castel guglielmo è 



(t) Fanluzzi. Mon. Voi. II. pag. 257. 

(2) Idem. 

(3) Sommar. Coram Azedo. 

(4) Bert. Tom. II. pag. 109. 



— 22 — 

del distretto e terreno nostro de Ferrara , Nui. deliberiamo de tenerlo per 
cusi et spicharlo dal Polesene. Et pertanto essendo summamente irrepara lì 
coperti de la fortezza et delle case dentro de quella. Volano che subito uian- 
diati magislri ad fare dieta reparatione impero che cum più se sta pezo sera 
per che omni hora cressera la spesa per lo più guastarse. Si che non li dati 
indusia et già nui Inibiamo facto mettere in bulletta nra ad spesa de la cha- 
mera nra in Ferrara et castellana de di ciò castello. Porto primo Oltobr. 
1438. ludici nro XII Sapien. Ferrae (1). E nelP anno 1452 , Borso I. 
Duca di Ferrara segnò in Portomaggiore un Editto il 17 Luglio col quale 
proibisce a' suoi sudditi di far uso di panni che non siano fabbricati in 
Ferrara (2). 

XVI. Poiché i Ferraresi ebbero vinto i Ravegnani , ed ampliato il 
proprio territorio, vietarono pur anco- a* medesimi di pescare in alcune 
valli : ed accadde che nel 1295 la scola dei Pescatori di Ravenna, i quali 
per antico diritto esercitavano la pesca nelle valli appartenenti alla giuri- 
sdizione di Portomaggiore, fossero impediti dai Porluesi di poter più 
oltre proseguire a distendersi negli altrui confini, e con istrane guise vie- 
tarono loro P uso della pesca nelle valli circoscritte dai canali Carantighi 
e Spadcclo, e dentro i canali medesimi : onde dalla Comunità di Ravenna 
fu mandato a Portomaggiore Paolo Rigalo ambasciatore a Fuscardo Giudi- 
ce di essa Terra, perchè componesse co testa vertenza, riconfermando so- 
pratutto il privilegio delT antico diritto, come di giustizia, alla scuola Pi- 
scatoria di Ravenna. Ed in quesf emergenza Fuscardo udito saviamente il 
consiglio dei Seniores i quali affermarono' doversi, mantenere ed approvare 
un tale privilegio, già conceduto ai Ravignani da tempo antico, decretò 
a favore dei medesimi, permettendo loro di poter godere apertamente del 
primiero diritto. E questo documento riportato dal Fantuzzi porta la data 
del 1295 ai 7 Giugno, il quale identicamente qui trascriviamo. — Archi- 
vio portuense carte spettanti, alla Scola de' Pescatori in Ravenna Anno 1295 
Junii 7. Gaps. A. N. 122. « Cum Itomi nes Portus Majoris impedi reni ne 
scola Piscalorum Ravennae pisces caperei in suis vallibus missus est Paulus 
Rigatus ambasator Comunis et scole Ravennae ad I). Fuscardum Judicem in 
Viila Portimi Majoris ut ilem jus scholae con firmare!, qmod il li ennveniebat. 
Domin u* Fivrurdiis auditis Senioribus Ville affirmantibus scholum mississe. 
Pisc-ctòorum in canale duranti giù in Valle a dìcto enfiale usque ad spadeclum . 
et canale spadecli propierea illos in jus pristinum permanere debere decrecif . 
Ser Salvator, (pi. Jacobi (pi. Vi/fdis (pi. ser lucobi Salvatoris Notarius (;]). 

E chiaro anche per questo documento clic in quel tempo, e mollo 



(1) Frizzi. Voi. III. 

(2) Moni. Voi. IV. 

(3) Fantuzzi. Voi. III. Mon. IAV. 



— 23 — 

prima la (erra di Portomaggiore era governata colle opere e col Con- 
siglio di probe, ricche ed oneste persone, che avevano il titolo di Senio- 
res. (L) i quali per cerio esser dovevano di specchiata illibatezza e di colto 
ingegno; lo che (orna più sempre a confermarne, che fino da secoli re- 
moti Portomaggiore fosse tenuto in non picciol conto dai principi che reg- 
gevano queste Provincie. 

XVII. Ed a suggello del nostro asserto, notifichiamo che Portomag- 
giore lino dal 13 16 "godeva 11 onorevole privilegio di creare Notai, il quale 
fu conceduto al Podestà di questa terra da Roberto Re di Sicilia e Vicario 
di S. Chiesa. La qual cosa non sì di leggieri riscontrandosi in altri luo- 
ghi, ne fa credere ed affermare con certezza che nèf secoli di mezzo fosse 
questa una comunità di molto pregio. Il privilegio è così espresso. — Ro- 
bertus Dei Gratta Rex Jerusalem, et Sicilie, etc. et in Civitatis et Comitatus 
Ferrariae, Rector per Sanctam Romanam Ecclesiam ordinatus Vicario suo in 
Civitate et Comitatu Ferrariensi , gratiam mani scire te volumus, quod Com- 
mi ssio pridem per alias litteras nostras Matteo de Gumna Ripa de Lande, pro- 
fessori et fide/i nostro Potestariae offitio Portus Major is sibi per alias nostras 
litteras concessimus potestatem , quod in praedictis locis possit ordinare prò 
suo velie Notarios idoneos qui penes eam, vel substitum suum in eodem Po- 
testariae, ofjitio, de beneplacito nostro geret quo circa volumus quatenus hu- 
jusmodi Notarios, quod dictus Mattheus ordinandos duxerit, ut praefertur di- 
etimi Notariati^ offìcium poenes eum in praedictae officio, vel substitutum 
suum in ilio genere, sine aliqua contradictione permittas. 

Datimi Neapoli Anno Domini 1316 die A Novembris (2). 

E con altri documenti &' è dato meglio comprovare che Portomag- 
giore concorse al paro di molte grosse terre e città a procurarsi pub- 
bliche Scuole al necessario incivilimento de' suoi abitanti, fino da que' 
tempi poiché nel 1353 esisteva in questo luogo un edifizio già denomi- 
nato — Scho/e Sanctae Mariae de Porto — alle quali leggeva in quel- 
P epoca certo maestro Francescano figlio del maestro Fuldigerio Notaio , 
come si rileva dal documento che qui identicamente riportiamo. 

— In Christi Nomine. Anno 1353 in Porto Majori. — (3). 
— Nos Angelus Archipresbiter S. Catharinae, Dioecesis Raveannae Tibi Ma- 
gi stro Franceschi no quond. Magistri Fuldi gerii Notarii de- Porto Majori, re- 
cipienti prò te, tuisque filiis, et liberis, concedimus unum casale arativum 
posit in fundo Porti in loco dicto Tumbae , uno latere Antonius Macinus, alio 
Jura scholae Sancte Mariae de Porto, alio jura pcclesiae S. Mariae de Portu 



(1) Nelle Leggi latine i nobili erano distinti cogli appellativi di fideles, optimates, Seni0re$. E que- 

st' ultimo titolo concedevasi dai Romani per ricchezza soltanto. Canta Voi. IV. 

(2) Sommar. Corom. Azedo N. 15. 

(3) Somm. Coram. Azedo N. 17. 



— u — 

Majori, ad liabendum, et dare, et vedere debeatis, prò di do Casale nomine 
collecte in Festo S. Martini unam tertiam frumenti, et non liceat vobis dictam 
rem vendere , nec ulto ven. loco dare. Ego Franciscus de Lucenlis Not. 
scripsi. — 

XVIII. Gli Estensi che in parte s' erano inimicati colla Corte Ponti- 
fìcia, ed erano caduti nelle censure; nell'anno 1328 risorsero a belle 
speranze : poiché perduto eh' ebbe Lodovico il Bavaro la riputazione appo 
il popolo ed i Ghibellini , fu da questi ultimi prestamente abbandonato. 
La coronazione illegittima eh' ei volle come Imperatore , e sopra tutto il 
deporre eh' ei fece il legittimo Pontefice Giovanni XXII , e la elezione 
dell' Antipapa Nicolò V, furono cagione eh' ei perdesse affatto la stima e 
la fede, e fosse indi appresso condannato alla universale esecrazione. 

I Marchesi da Este in questo mentre entrarono in trattative col Pon- 
tefice per ottenere il Vicariato di Ferrara ; e quantunque continuassero a 
pubblicamente mostrarsi attaccati al Ghibellinismo come per lo dianzi , 
pure avevano iniziate molte pratiche per conseguire 1' investitura di cui 
sopra. Il Cardinale Beltrando del Poggetto, Legato Pontificio residente in 
Bologna, fecesi mediatore di cotesta vertenza, ed i negoziati s' incammi- 
narono rapidamente e prosperosamente. Intanto a mezzo di esso Cardinale 
Beltrando, fu conceduto agli Estensi di mandare in Avignone al pontefice 
Gasparino Stangi ed Albertino de' Buoi mandatari deputati con istromento 
del 23 Settembre per dare 1' ultima mano all' affare. 

Furono accolte benevolmente da Papa Benedetto XII le suppliche 
degli Estensi a mezzo dei suddetti Deputati, e con Bolla Pontificia del 5 
Decembre li dichiarò esenti dalle imputazioni date loro in materia di fe- 
de, onde ne tripudiò grandemente la città di Ferrara, e con cene e pran- 
zi pubblici fatti a spese del popolo nel mezzo la piazza , e sotto padi- 
glioni a tal uopo fatti innalzare dai Marchesi stessi , si abbandonarono ad 
ogni sorta di giuochi e di divertimenti. E quella gran gioia si accrebbe 
l' anno seguente, perchè fu promulgato, che appianate tutte le difficoltà 
insorte, erasi dal Papa conceduto il Vicariato di Ferrara e suo Contado 
ai Marchesi da Este per un decennio, con giurisdizione piena e tempo- 
rale sotto P annuo canone di 10,000 fiorini d' oro. Il Breve di procura 
del Papa segnato in Avignone l'ultimo giorno di Maggio deiranno 1329 
fu indiritto al Cardinale Beltrando per la formale stipulazione della Inve- 
stitura; la quale però non ebbe effetto se non due anni dopo. — Nel 
frattanto gli Estensi avevano acquistato il Finale, castello del" Modonesé il 
quale fu parimenti loro conceduto dal Pontefice per un decennio a titolo 
di feudo: e come si giunse a' primi del 18.SM già più nulla mancava, 
perchè i fratelli Estensi fossero investiti del Vicariato di Ferrara e suo 
territorio, quando V Arcivescovo di Ravenna allarmò delle pretese sopra il 
dominio temporale di Porlornaggiore, Dogato, Comandolo e Maih'o. Onde 
questa controversia fu cagione che si ritardasse la stipulazione dell* inve- 



— 25 — 

stitura in favore degli Estensi. Per cui si compromisero le parti nel Car- 
dinale del Poggetto, ( con approvazione del Papa ) il quale nel 1332 li 14 
Giugno pronunciò il laudo intorno detta questione, col quale dichiarò do- 
versi que* 5 luoghi considerare della giurisdizione temporale di Ferrara, sem- 
pre che i Ferraresi sborsassero air Arcivescovo di Ravenna 6,000 fiorini 
tV oro. E da queir anno la terra di Portomaggiore restò soggetta al do- 
minio dei Marchesi da Este (1). 



(1) Vedansi gli scritti stampati per la suacennata lite, e le osservazioni Storico-legali dell' Abate 
Zaccaria. 



4 



26 



CAPO QUARTO 



MimAtim's sto é^nièU M§U Ìf|#i»é1 



& 



fin© all' anno IJSOS, 



XIX. Appena i Marchesi da Este furono legittimamente padroni di 
Ferrara e del suo territorio, resero nelle mani del Legato la Terra di Ar- 
genta , giusta la promessa fatta al pontefice in Avignone dal loro procu- 
ratore P anno 1228, e diedersi con operosità a dominare i luoghi a loro 
soggetti. 

Intanto eransi stretti in lega con altri principi d' Italia , la quale poi 
si rinnovò nel Settembre dello stesso anno , e vi si aggiunsero Azzo Vi- 
sconte, il Re Roberto ed i Fiorentini; e nella partizione degli acquisti che 
i collegati eransi prefissi di fare, agli Estensi veniva accordata Modena. 
Laonde mosse prestamente Rinaldo di Este alla conquista della assegnata 
sua porzione, ma molto s' ebbe a sostenere prima di conseguire la vittoria. 
Conciossiacchè la città era ben guardata e fortificata, e pronti soccorsi le 
pervennero da Carlo figlio del re di Boemia, e dallo stesso cardinale del 
Poggetto a' danni dello Estense : ma tutto fu inutile, giacché dopo lungo 
ed ostinato combattimento i Ferraresi ottennero vittoria. I quali per essersi 
poscia incautamente abbandonati a far bottino, furono improvvisamente at- 
taccati e sconfitti dai vinti Modonesi, con gravi perdite d'uomini, d'arnesi 
e macchine da guerra. 

XX. A cagione di quesla controversia e per avere il Legato del Pog- 
getto prestato soccorso a' nemici del Marchese da Este, ruppesi la riconci- 
liazione già stabilita ed entrarono in aperta nimicizia. E già il Legato 
medesimo concepì P inonesto pensiero di ritogliere a tradimento e con le 
armi la città di Ferrara agli Estensi poc'anzi investiti legittimamente dal 
pontefice per un decennio. Molte vie tentò il cardinale per riuscire nel- 
I intento, e fece muovere infine alcune querele dal popolo Argentano 
contro i Ferraresi. Laonde venuti que' popolani a Consandolo, ruppero le 
catene colle (piali i Ferraresi chiudevano il Po. ed arsero la Stellata. Av- 



— 27 — 

visati di ciò gli Estensi adunarono il popolo a mezzo della campana a 
stormo. e spedirono subito buona mano d' uomini armati verso quella par- 
te, giù per il Po entro le navi : ma gli Argentani non attesero il nemi- 
co, e si ritirarono. 

Cotesto per mo 1 di dire fu il guanto della disfida, conciossiacchè l'an- 
no appresso il cardinale Beltrando mandò inaspettatamente nel territorio 
ferrarese le sue truppe , che invasero alcuni luoghi. Dopo varie scorrerie 
e dopo aver fatto prigioni alcuni del presidio ferrarese, le truppe del Le- 
gato & ? innoltrarono fin sotto le mura di Ferrara , dove con la scorta di 
alcuni traditori penetrarono anche nell' isola di S. Antonio, ne' quai luo- 
ghi con barricate ed altro si cinsero. Ma i valorosi ferraresi usciti dalla 
città attaccarono in tutte guise le truppe nemiche , e dopo lungo ed ac- 
canito assedio di circa due mesi, riportarono completa vittoria. Caddero 
prigioni nelle mani degli Estensi il Gen. Conte d' Armagnac comandante 
supremo dell' esercito del Legato, due nepoti del Legato medesimo , Ma- 
latesta e Galeotto di Rimini, Riccardo e Cecchino dei Manfredi di Faenza, 
Ostasio da Polenta di Ravenna, Francesco degli Ordelaffì di Forlì, i Conti 
di Cuneo e Bagnacavallo, e Lippo degli Alidosi d' Imola. 

XXI. Tutto questo abbiamo voluto fin qui discorrere per accennare 
come avesse principio la disunione degli Estensi col Legato pontifìcio, il 
quale pochi anni prima mostrossi loro aiutatore ed amico : ed anche per 
concatenare possibilmente i fatti susseguenti, che per ordine di epoche 
verranno per noi registrati. 

Intanto dopo pochi dì le truppe del Cardinale che presidiavano Ar- 
genta, unitamente a molti valorosi Argentani, attaccarono i ferraresi colà 
spediti da Rinaldo di Este ; ma questi furono vittoriosi facendo macello 
de' nemici e gran quantità di prigioni. Di là i vincenti ferraresi si spin- 
sero nelle Romagne, e dovunque prestarono validi soccorsi per rimettere 
nel pristino potere tutti quelli che a malincuore furono costretti servire 
alla smodata ambizione del cardinale Beltrando. Onde i Malatesti coli' a- 
iuto dei ferraresi tolsero Rimini al Legato, 1' Ordelaffì ricuperò Forlì, 
Ostasio riebbe Ravenna, Cervia e Bertinoro : in breve gli Estensi fecero 
tutto che loro fu dato per ischiacciare ed annichilare le forze dell' am- 
bizioso e fedifrago Cardinale. Ed in gran parte vi riuscirono, poiché dopo 
lunghi contrasti e combattimenti sanguinosi, sconfissero 1' esercito di lui, 
e la grossa Terra di Argenta cadde in loro potere ; la quale vittoriosa- 
mente entrarono 1' ottavo giorno di Marzo 1334. 

In tutto il periodo di tali turbolenze, ognuno può ben credere che 
Portomaggiore non si restasse dimentico ed inutile. Questa terra era una 
piazza di fortificazione a que' tempi, come avremo cagione di vedere non 
ha molto, e quindi posta sul confine dello stato di Ferrara veniva ad es- 
sere una frontiera di non poca importanza. Onde non è strano congettu- 
rare che forte numero di armati presidiassero 1' importante sua rocca , e 



— 28 — 

che anche la numerosa, popolazione devota alla Casa iV Este , s' immi- 
schiasse a^ medesimi a danno del nemico. In appresso avremo più forti 
argomenti per sostenere delle sue importanti fortificazioni da guerra. 

In seguito alla sconfìtta toccata dal Cardinale del Poggetto, gli Estensi 
cessarono dal pagamento deir annuo censo alla Chiesa, conforme era stato 
stabilito nella investitura di Ferrara ; ed a loro giustificazione allegavano 
ciò essere di giustizia, affine di reintegrarsi dei molti danni sofferti a ca- 
gione di quella guerra (1). 

XXII. Ma poscia che fu decaduto il Cardinale di dignità e potere , 
e mancarono ai vivi il Marchese Rinaldo maggiore dei fratelli e reggitore 
dello Stato, non che i due successivi pontefici Giovanni XXII e Benedet- 
to XII, ed ebbe tolte le redini del governo il Marchese Obizzo, le cose 
cambiarono d? aspetto. Già si era giunti al termine del decennio nel 1342, 
ed il Marchese suddetto il quale si trovava in buona relazione colla Corte 
di Avignone, aveva iniziata una riconciliazione offrendosi pronto a ripa- 
rare i torti del defunto fratello. Mandò procuratore al Papa Delfino de' 
Fiessi, perchè implorasse la rinvestitura del Vicariato di Ferrara per se e 
suoi, promettendo il pagamento del debito decorso. Onde alli 22 Febbraio 
1344 circa un anno dopo, il Papa concesse agli Estensi la rinvestitura allo 
stesso patto, salvo però la rifusione di 45,000 fiorini d 1 oro per debito 
arretrato. 

In quest' incontro si composero definitivamente le scissure fra gli Estensi 
e gli Arcivescovi di Ravenna risguardo ad Argenta, la quale dieci anni pri- 
ma, come vedemmo, erasi data al Marchese Rinaldo e quindi compresa nel 
territorio di Ferrara, quantunque Nicolò Arcivescovo più volte avesse recla- 
mato contro il preteso spoglio. A quesf effetto fu statuito da un' apposita 
commissione di cardinali , che la Terra di Argenta col suo castello ed ogni 
altra sua dipendenza e giurisdizione temporale, fosse data in locazione alla 
Casa d' Este per anni sei, sotto la pensione annua di 2000 fiorini d <> oro 
di Firenze, e collo sborso di 7200 fiorini uguali in compenso della occu- 
pazione trascorsa. Il papa approvò tuttoquanto con Breve dei 7 Aprile , e 
con esso dichiarò ancora che dovesse T Arcivescovo vendere al Comune di 
Ferrara Porlomtujgiore ed altre Ville al prezzo di 6000 fiorini , il che fu 
fatto. E da quesf epoca Argenta e Portomaggiore rimasero poi sempre sog- 
getti al dominio temporale degli Estensi. 

XXIII. Venuto a morte il Marchese Obizzo di Esle nel mese di Marzo 
del 1352 gli successe nel governo dello Stato Aldobrandino, figlio naturale 
che fu legittimato prima della morte di esso Marchese; e nuovo ordine di 
cose si vide nel dominio di Ferrara. 11 Marchese Francesco d 5 Este figlio di 
Bertoldo, ebbe ferma speranza anzi certezza di succedere alla Signoria di 
Ferrara, giacché Obizzo (Niellava di figliuoli legittimi. Ma poiché vide che 



(1) Frizzi. Voi. III. 



— 29 — 

il detto Marchese prima di morire legittimò i figli naturali , una violenta 
smania anzi una tremenda sete di regno V indusse a tentare tutte le arti 
per usurpare il governo di Ferrara al giovinetto principe, primogenito del 
defunto Marchese nella verde età d ? anni diciasctte. — Si unì dunque co- 
lui in lega con Maletesta signore di Rimini già suo zio , coir armata del 
quale il dì 26 Agosto 1353 assalì lo Stato di Ferrara. Ma trovando il ca- 
stello di Argenta ben fornito d'uomini e d'armi, forza gli fu piegare a Porlo- 
maggiore, E quivi giunto, non senza qualche cimento s'impadronì della rocca 
e vi potè agiatamente alloggiare le sue truppe e ristorarle , trattenendovisi 
per due giorni. Spirati i quali, e fu il 28 dello stesso mese, in numero di 
1000 corsero quelle terre fino a Voghenza, sperando il Marchese Francesco 
di levare a ribellione que' villici contro il legittimo loro Signore (1), Ma 
avenne il contrario ; e perchè il vecchio Malatesta era caduto malato a San 
Biagio, al quale forse grandemente rimordeva V animo d'aver fatto un passo 
cotanto ostile inverso 1' Estense ; richiamò le sue truppe e ricondussele su 
quel di Rimini, mettendo fine per allora a quella intempestiva spedizione (2). 
Dopo che fu sventala la meditata ribellione , mediante la chiaroveg- 
genza di Bonifacio Ariosti zio del giovine Marchese, il quale in modo pru- 
dentissimo seppe prevenire e mandare a vuoto le trame del Marchese Fran- 
cesco ; Aldobrandino corse di presente a Badìa di là del Po, per quivi 
parlamentare con Cangrande Scaligero , che erasi colà condotto con pode- 
rosa armata per opporsi a 9 disegni dei Conzaghi di Mantova e dei Carrara 
di Padova, i quali fecero mosse per entrare nel ferrarese a danno del gio- 
vinetto principe. Colà dunque Aldobrandino parlò lungamente , e come fu 
per dipartirsi Galasso Medici, Tebaldo Costabili e Filippo Pagani i quali l'a- 
vevano fin là accompagnato, ricusarono di ritornare con essolui a Ferrara 
per cagione dello Ariosti, e si condussero invece sul Veronese. Subitamente 
però apparve manifesto il motivo dei loro timori , conciossiachè 1' Ariosti 
li aveva in sospetto di ribelli. Difatti il Medici accrebbe poscia questo so- 
spetto , facendo fornire grandemente d' uomini e di vettovaglie il castello 
che possedeva nella Villa di Maiero, la qual cosa come giunse all'orecchio di 
Aldobrandino colà portossi con forte esercito, e circondò quel castello di ma- 
niera, che già stava per impadronirsene, allorché un messo mandato dallo 
stesso Cangrande, penetrato ne' recessi del castello assediato, tolse improvvi- 
samente le insegne del Medici, e vi sostituì quelle temute dello Scaligero: 
onde chiaramente si conobbe ehe il Medici aveva posto sotto la protezione 
dì questo invitto principe il suo castello di Modero. Per lo che si guardò 
1' Estense dal molestarli e partì, lasciandovi però molta soldatesca intorno; 
sino che previo congresso tenuto a Legnago con esso Cangrande, si ricon- 
ciliarono le parti nel perdono concesso al Medici ed al Pagani , e con la 
consegna del suddetto castello di Maiero all' Estense. 

(1) Frizzi. Voi. III. 

(2) Frizzi idem. — Amatesi, disertazione. 



— 30 — 

Giacche abbiamo testé più volte parlato di Maiero, non dispiacerà al 
lettore che si dica donde ricevesse un tal nome. Maiero è detto ne' docu- 
menti antichi Maderium da mador , cioè luogo umido e bagnato da paludi 
ed acque stagnanti. E certamente lo doveva essere poi ne' tempi antichis- 
simi, come già più sopra vedemmo. 

XXIV. Venuto a morte il Marchese Aldobrandino nel 13G1 gli suc- 
cesse il proprio figlio Nicolò detto il zoppo, divenuto tale per cagione della 
gotta ; e negli anni di suo governo nulla accadde di rimarchevole se non 
quanto noteremo relativamente al nostro assunto. — In quest'anno la peste 
pòrta dal Levante dai Genovesi e Veneziani, che mercanteggiavano da quelle 
parti , infierì grandemente in Toscana , Romagna e Bologna : e nel mese 
di Maggio cominciò la mortalità in Ferrara e suo distretto con grave danno 
degli abitanti di que' luoghi. E nel 1366 una inconcepibile quantità di lo- 
custe disgraziatamente invase questi piani del ferrarese a modo, che fu giu- 
dicata delle maggiori calamità: e si dovette proporre pubblicamente dei 
premii per gli uccisori delle medesime , le quali desolavano i paesi e le 
campagne. Erano in sì gran numero , che quando s' alzavano a volo per 
passare da un luogo air altro, formavano una densa nube, che oscurava il 
Sole ; e quando scendevano portavano guasto totale alla verzura delle cam- 
pagne (1).^ 

E parimenti in quest' anno 1366 sotto il governo di Nicolò fu con-*' 
ceduta P investitura delP intera Villa del Dogato, da Patrocino Arcivescovo 
di Ravenna, ai fratelli Obizzone e Becchino da Marano, cittadini rispetta- 
bilissimi di Ferrara. 

La denominazione volgare di Dogato deriva da Ducato, perchè detta 
Villa era cognonominata Corte del Ducato. Il nome di Corte poi signi- 
ficava ordinariamente quello che oggidì si appella villaggio o terra , cioè 
un complesso di molti poderi, molte volte con castella e con suo particoìar 
territorio e distretto (2). 

XXV. Eravamo giunti air anno 1375, allorché per gelosìe insórte nel- 
P animo dei Fiorentini, a cagione di timore che il Legato di Bologna car- 
dinale Guglielmo Novelletti volesse togliere loro la Terra di Prato, suscita- 
rono la ribellione in molti luoghi dello Stato della Chiesa, e fu tanto l'in- 
cendio che subito divampò, che 80 fra città e fortezze si sottrassero 
al papa. Né qui si restò, che più si diffuse e s'apprese a Bologna, Ravenna 
ed a (piasi tutta la Romagna. L' Arcivescovo di Ravenna Piieo da Praia non 
avendo forze per conlenere le castella soggette alla sua Chiesa, diede Lugò 
ai Marchesi Nicolò ed Alberto fratelli Estensi e ad Obizzo lor nipote. Se- 
condo I' opinione del Muratori si stipulò V istroraentò di loca/ione in ì>0() 
fiorini d'oro agli 8 di Aprile 137(>. K I* ArcÌVè9CQVÓ dichiarò che scese 



(1) Frizzi. 

(1) Muratori. Antich. Estensi Cnp. V. 



— 31 — 

a tale contratto perchè niun principe in queste parti era tanto potente , e 
ninno sì devoto di S. Chiesa quanto gli Estensi. 

Ed in quest' occasione andiamo lieti di ricordare ai lettori un Pietro 
Tornei di Portomaggiore, capitano riputatissimo il quale fu mandato da Ni- 
colò in compagnia di Andrea Fiorani cancellier Ducale, e di Ubertino Gui- 
doberti a presiedere al comando della rocca di Lugo, allorché quella grossa 
Terra venne per la prima volta in potere dei Marchesi di Ferrara (1) 

Trovo pur anco al servizio di Nicolò in detto anno un Antonio Mon- 
tanari, fattor generale che apparteneva alla famiglia di tal cognome, già 
ricca di possedimenti in Portomaggiore , e dove il più [del tempo usava 
abitare : ed un Benvenuti degli Azzi di Gambulagq, castaido del ridetto 
Marchese (2). 

In questo mezzo era venuto a morte quel Francesco di Bertoldo 
(V Este , nemico giurato dei Signori di Ferrara ai quali tentò usurpare lo 
Stato, e fors' anco la vita. Egli morì in Milano li 13 Decembre 1384 la- 
sciando erede de' suoi beni, del suo odio agli Estensi e delle vane spe- 
ranze di giungere al possedimento di Ferrara , il proprio figlio di lui Azzo 
in nulla degenere dal padre. 

Accaduta poscia la morte di Nicolò nel 1388 fu erede dello Stato 
il fratello Alberto, ehe governò 5 soli anni, lasciando una cara ed eterna 
ricordanza pel moltissimo bene, e pei tanti privilegi che ad essi procurò 
nel breve tempo del suo governo. 

Andremo contenti di riferire a finimento di questo Capitolo , come 
venuta quasi a perdersi in Ferrara il lanificio, che in addietro fioriva stu- 
pendamente a decoro ed utilità della popolazione e del commercio de' 
luoghi vicini : un Giovanni da Confandolo della Pieve di Porto Maggiore, 
col favore del Marchese Alberto fabbricò a sue spese un follo, e vi co- 
minciò a lavorare a' 19 Luglio 1392. E codesta fabbrica era situata ove 
presso a poco è oggidì la prospettiva della Giovecca in luogo denominato 
il Canton del Follo (3J. 



(1) Frizzi. Pigna. Storia dei Principi d' Este. -— Ferr. 1570. lib. 5. pag. 320. 

(2) Castaldo a que' dì era veramente qual porta il valore del vocabolo , cioè fattore e soprainten- 

denle a' poderi altrui. 

(3) Frizzi. 



«aera 



33 





CAPO QUINTO 






fino all' anno 1395. 



R 



XXVI. 11 ella ancor tenera età di anni 10 Nicolò III. ebbe il baston 
del comando, e successe al governo dello stato di Ferrara dopo la morte 
del marchese Alberto suo padre , avvenuta nel mese di Luglio delT anno 
1393. Egli fu acclamato da tutto il popolo, il quale giurò solennemente 
essergli mai sempre obbediente e fedele per la legittima conservazione de^ 
suoi diritti. 

Per questo avvenimento gravi turbolenze ebbero luogo nel ducato di 
Ferrara, giacché il marchese Azzo di Francesco di Este , a cagione della 
tenera età del giovinetto Nicolò, credè opportuno il momento per ispogliarlo 
dello Stato , e così rivendicare i pretesi diritti legatigli in testamento dal 
defunto genitore. A tale effetto si unì in lega con alcuni feudatari della 
casa d' Este nel Modonese e nel Reggiano, i quali subito si ribellarono ed 
occuparono violentemente varii castelli di que' luoghi. 

Appena ebbero novella di ciò , non 'istettero colle mani a cintola i 
componenti il consiglio pubblico di Ferrara , ma dieronsi colla maggiore 
alacrità a fortificare varii punti importanti della città per assicurarla viem- 
meglio da qualunque assalto. Eguale solerzia posero nel fornire d* uomini 



— u — 

e vettovaglie i castelli e le rocche posti sul confine e così garantire lo 
Stato dalle scorrerìe ed invasioni che potessero aver luogo. 

Nò il castello di Portomaggiore ebbe il minor pensiero , anzi fu au- 
mentato il presidio ordinario degli uomini d'armi ; e perchè esso era sito 
in luogo d'osservazione a que' dì molto interessante, al governo di detto 
castello fu immediatamente mandato Africano Calcagni nobile di corte del 
Marchese; uomo accorto prudente e di molto istrutto neir arte della guer- 
ra. (1). 

Molti furono i tentativi operati dal marchese Azzo e da' suoi aderenti 
per impadronirsi dello Stato di Ferrara, ma tutto fu invano. Di gravi som- 
me occorsero air erario pubblico ed al Comune della città per sostenere 
le ingenti spese di soldatesche, capitani venturieri, macchine da guerra ed 
altro, e nuove gravezze perciò s' imposero ai sudditi; e di qui com' è u- 
sanza in tutti i tempi, nacque del malcontento nelle popolazioni. 

Molti partigiani del marchese Azzo e in città e ne' paesi soggetti, vol- 
lero sollevare i sudditi all' Estense Nicolò , ma furono scoperti e condan- 
nati a morte ignominiosa. Dappertutto un rigore terribile , e si usava di 
tutto il potere a prevenire e sventare la meditata ribellione. Nulla valse 
però a rattenere 1' ambizione del marchese Azzo , il quale comparve se- 
guito da numerose schiere alla destra sponda del Primaro per invadere il 
piano ferrarese; e gli sarebbe riuscito , se il Consiglio di Ferrara a tempo 
avvertito, non avesse quivi spedito gran numero di navi armate con bai- 
liste e bombarde, e molta cavalleria la quale combattendo valorosamente ob- 
bligò detto marchese a retrocedere con molto suo danno. 

Di questo passo andarono le cose per alcuni mesi, lino a che parec- 
chi aderenti di Azzo, non ancora conosciuti, tentarono un nuovo colpo per 
togliere lo Stalo al giovinetto principe. Questi furono Tomaso Montanari 
bastardo di Bartolomeo uilìziale dei marchese Nicolò, Filippo di Antonio , 
e Cristoforo di Paolo Montanari, cittadini assai ricchi; Leonardo de' Santi, 
e Catone degli Spinelli notaio , tutti posseditori di molti poderi in Porto- 
maggiore <T onde traeveno 1' origine e donde dimoravano sfarzosamente la 
maggior parte dell' anno. Costoro sotto pretesto di giovare alla causa de 
legittimo principe denunziarono al Consiglio di Ferrara, che in Portomag- 
giore s' annidavano molti ribelli ; e simulando volerneli prendere o scac- 
ciare pregarono di essere autorizzati con sovrano rescritto , affine di met- 
tere in armi buona parte di que' villici ed intimar loro obbedienza nella 
difesa del loro assoluto Signore. Piacque un tanto zelo al Marchese ed agli 
Anziani, onde fu rilasciata loro in iscritto la sovrana adesione : e così au- 
torizzati mossero di conserva a Portomaggiore. 



(1) Marcsli. Famiglio illusili di Ferrara. 






— 35 — 

XXVII. Era il giorno 12 Aprile del 1395, che in queir anno era il 
di di Pasqua, quando i falsi propugnatori della causa di Nicolò sollevarono 
a ribellione gli abitanti di Portoinaggiore, ed in appresso tutti quelli del- 
le vicine ville di Consandolo \ Migliare , Massafiscaglia , Maiero , Gambu- 
laga, Boccaleone , Ripa di Persico ed altre ; e così in brevissimo tem- 
po armarono 8000 villani, a' quali fu facilissima cosa persuaderli ricono- 
scere per loro legittimo Signore il marchese Azzo, figlio del fu Francesco 
d' Este. Anche Argenta volle destarsi a tumulto, ma il numeroso presidio 
quivi spedito dal Consiglio di Ferrara, tenne soggetta quella grossa Terra, 
rendendo vani gli sforzi di essa. 

Giunta a Ferrara V innaspettata ed insiem dolorosa novella del tradi- 
mento di Portomaggiore, il Consiglio credè necessario implorare aiuto dalle 
città alleate poiché di molto era scemato il presidio della città , avendo 
già inviati molti soldati ad Astorgio Manfredi Signore di Faenza perchè , 
siccome prode eh' egli era, avesse sventati gli attacchi e le trame rivoluzio- 
narie del marchese Azzo. Fecero perciò appello a Bologna, Firenze, Man- 
tova, Padova, e Venezia inviando subitamente colà messaggi e lettere; ed 
armata intanto la cavalleria di Ferrara sotto il comando del cavaliere Ni- 
colò de' Roberti, giunse velocemente a Consandolo, ed assaltò que' villici 
rivoltosi ; i quali non potendo sostenere V urto di que' soldati agguerriti , 
lasciarono il campo, e si ritirarono in una palude. Non istette però dal 
non incalzarli il Roberti , il quale seguito da pochi de' suoi penetrò nel 
folto dei nemici difendendosi da prode ; ma sventuratamente uccisogli il 
cavallo, ed egli toccate due gravi ferite restò prigioniero , e fu mandato 
nella rocca di Portomaggiore , la quale era di già caduta in potere de' 
ribelli. 

In questo frattempo il marchese Azzo si tolse di Barbiano, ed in com- 
pagnia di Gabriele da Porto uomo d' armi ed aderente dei Montanari , a 
mezzo del quale fu di tutto ragguagliato, con la scorta di molti armati con- 
dotti da Conselice figlio naturale del conte di Barbiano, e seguito da buona 
mano di Ferraresi del suo partito cioè Francesco padre e Delfino e Bal- 
dissera de' Fiessi suoi figli, due figliuoli di Ariberto Costabili , Francesco 
Luccioli, Giacomo Pocaterra ed Antonio Magnani, \enne per un canale a 
Boccaleone indi a Consandolo : e non trovando ehi gli vietasse Tinnoltrarsi 
pervenne con tutta sicurtà a Portomaggiore. E quivi, inteso come procede- 
vano le cose, si accinse alla maggior resistenza possibile. 

Invano il Consiglio di Ferrara aveva chiamato al dovere i rivoltosi , 
ed invano parimenti fu il proclama di perdono che volle desso promulgato 
per desistere dalla guerra e dalla strage. Dopo ciò allestì una gagliarda 
flotta nel Po di Primaro composta di navi ferraresi e veneziane ; riunì 600 
cavalli e 1000 fanti, oltre 1220 soldati circa, parte a piedi e parte a ca- 
vallo mandati in soccorso dalle vicine città di Bologna, Mantova, Padova, 
e Firenze. Nel frattanto che tutto questo accadeva, il Signore di Faenza 



— 36 — 

Astorgio Manfredi amico di Nicolò Estense inteso il tumulto di Portomag- 
giore, e la subita scomparsa di Azzo da Barbiano, armò 600 cavalli ed ac- 
compagnato da 1 suoi capitani si pose in marcia per alla volta di Argenta 
e Consandolo. Giunto ivi scontrossi colle truppe ribelli comandate da Con- 
selice il quale aveva ingrossate le fila di oltre 500 Romagnoli. Azzuffaronsi 
di presente le truppe nemiche, e dopo qualche ora di accanito combatti- 
mento, il Conselice restò battuto , e fu obbligato salvarsi verso Portomag- 
ffiore. 

Cotesto fatto d' armi se valse ad accrescere le speranze e la gioia del 
Consiglio di Ferrara, non valse però a scemare minimamente Pardire de- 
gp insorti, che anzi più baldanzosi si accinsero a sostenere un assalto che 
doveva decidere di quella impresa. 

XXVIII. Intanto Astorgio Manfredi poiché fu raggiunto a San Nicolò 
dallo esercito ferrarese, del quale gli fu subito conferito il comando, non 
pretermise tempo e si dispose ad attaccare i nemici a Portomaggiore. Qui 
ebbe luogo un terribile combattimento , il quale può noverarsi fra i più 
sanguinosi nelle sedizioni popolari di que' tempi. Arditi, baldanzosi, ed a- 
nelanti a pugna, i ribelli sostennero con rara intrepidezza e valore V urto 
dell'esercito alleato. Gareggiavano d' ambe le parti le prove di coraggio e 
di ferocia. Il suolo correva di sangue, ed era ingombro di crudele carne- 
ficina. Il grido furioso degli assalitori, V ululato degli assaliti, il gemito dei 
feriti e moribondi, e Pimprecare dei più risoluti, assordavano di tetro con- 
fuso ed orribile suono d' ogni intorno. Il numero de'morti e feriti fu gran- 
de per amendue le parti, ma più pe' rivoltosi ; onde dopo aver fatto costar 
caro al nemico Ponore della vittoria, abbandonarono il terreno della strage, 
e si rifuggiarono nel castello (1). Quivi pure ricominciò un novello con- 
flitto, che però finì colla resa del castello suddetto ; rimanendo prigioni 
d 1 Astorgio, lo stesso marchese Azzo , il Rodiglia , Montecucoli, alcuni de' 
Montanari, i Costabili, i Fiessi e moltissimi altri. Poterono sottrarsi colla 
fuga gli autori principali della ribellione Tomaso Montanari, e lo Spinelli: 
ma inseguiti caddero poco dopo nelle mani del vincitore nella villa di 
S. Zagno. 

Da Ferrara intanto portossi a Portomaggiore la confraternita dei Bat- 
tuti neri, ovvero della Morte, affine di seppellire i numerosi cadaveri restati 
sul campo. Solo i ferraresi vi lasciarono presso a 500 morti ! Lo squallore 
e la desolazione regnavano dappertutto. (2). 



(1) Si attaccò una crudel battaglia, vi fu messo a GÌ di spada più di un migliaio di que' villani, 
sterminata copia s'ebbe di prigioni, e contossi fra loro il Marchese Azzo. — Muratori Ror. I. Tom. 
XVIII. 

Fu la battaglia non solo cruda ma ostinata, et combattutosi per gran pezzo del giorno , Azzo final- 
mente vista l'uccisione et fuga de' suoi si sal.'ò nel castello di Porto che con lutto che havesse buona 
fossa, fu cesi o^pugnam pertinacemente da Astorgio Manfredi, che Azzo si arrese. — Pigna Lib. V. 

(2) Sardi. Lib. 7. pag. 134. 






— 37 — 

Appena terminala la battaglia, i vincitori saccheggiarono Portomaggiore 
e le vicine ville ribellate dandosi alla più sfrenata licenza. Onde può cia- 
scuno di leggieri argomentare a" 5 quali lagrimevoli fatti andò allora soggetta 
questa Terra che da secoli era già ricca e feconda. Furono predati buoi 
e eavalli in quantità si grande, che dal Consiglio di Ferrara si determinò 
riscattarli a prezzo d^ oro dalle mani dei soldati, affinchè non mancassero 
alla coltura di queste nostre campagne! (1). 

Tutti i ribelli caduti in potere delP Estense Nicolò oltre alla confisca 
dei beni loro, furono orrendamente puniti di morte, colPessere attanagliati, 
decapitati, indi squartati ; ed i loro miseri avanzi ancora palpitanti appesi 
a pubblica vista ad esempio terribile della inorridita città. Fra le vittime 
del carnefice si noverano Tomaso e Filippo Montanari, Catone Spinelli no- 
taio, Michele de' Malusi e Leonardo Santi , tutti di Portomaggiore (2). Ol- 
tre Francesco De' Fiessi , Delfino e Baldissera suoi figli , Manfredino Pin- 
cerni , Neri notaio , due figli di Roberto Costabili , Francesco Lucidi , Gu- 
glielmo Pincerni, Frangipane, Guglielmo del Bondeno, Don Ventura San- 
dricollo, e Giacomo Pocaterra (3). 

A tutti quelli poi cui riuscì mettersi in salvo colla fuga, e furono in 
numero di centosette appartenenti a Portomaggiore ed alle vicine ville, fu 
dato bando perpetuo, con minaccia di morte se avessero osato entrare ne^ 
confini del territorio di Ferrara. 



(1) Sardi. I soldati vincitori rubarono tutte le ville vicine fino a Gaibana senza far diferenza tra a- 
mici o nemici. Lib. 7. pag. 134 — Frizzi Voi. III. 

Tale fu il numero degli uccisi, che restarono su quelle campagne, che il sotterrarli affinchè non si 
contaminasse l'aria durò per parecchi giorni. — Pigna Lib. V. 

(2) Frizzi. 

(3) Frizzi — Mario Equi co la. Annali di Ferrara. 



® ."rS^ V *- *. «, Vfd y 



38 



CAPO SESTO 



fino all' anno 15^0. 



XXIX "lire le chiese di che abbiamo fatto menzione ne' capi prece- 
denti , altre ancora n* esistevano in Portomaggiore da tempo remoto , e 
delle quali non si ha memoria precisa di loro origine. Una di queste si 
fu S. Maria Maddalena, della quale però rimase vestigio fino al tramontare 
dello scorso secolo. Dessa era fabbricata in fondo alla strada Dei Belli', in 
vicinanza al ponte che fu poi eretto a cagione dello Scolo: Demolita essa 
chiesa il proprietario che ne acquistò P area inalzò una casa, nella cui fac- 
ciata al Sud si conserva presentemente incastrata nel muro una immagi- 
netta a rilievo in marmo rappresentante S. Maria Maddalena , con la se- 
guente epigrafe ; il che certamente esisteva nella chiesetta surricordata. 



1420 

BAPTISTE ARGENTINUS 

, PHISIGUS MAGNO QUO Milli AFFICITUR 

ANIMI ARDORE PROMOì US HOC NOMINI MEO 

SAGELLUM POSUIT 

MAGDALENA 

È però certo che (lessa chiesa od oratorio aveva un sacerdote che la 






— 39 — 

teneva in custodia*, poiché nel 1049 il Sacerdote Domenico Vaccari era 
liei (ore di S. Maddalena (1). 

V anno 1419 fu calamitoso assai per gran parte del piano ferrarese, 
e specialmente per Porlomaggiore e tutto il suo territorio , giacché il Po 
ruppe ed inondò il Polesine di S. Giorgio, come viene riferto da Mario 
Equicola ne' suoi Annali di Ferrara. — Ruppe il Po air Ospitale delle 
Monagane et affondò il Poli ci no di S. Giorgio e tulio Porto , item ruppe a 
Santa Bianca et affondò il Policino di Marrani, et al Bondeno sino al Tra- 
ghetto et fa così gran vento che fece suonare le campane delle ore e ricino 
molti camini delle case $2). 

Gli Estensi come già dicemmo possedevano sontuosi palagi e molli 
poderi nel territorio di Portomaggiore, onde nell'anno 144-2 il marchese 
Lionello figlio del fu Nicolò III Signore di Ferrara alli 20 Marzo per ro- 
gito di x\gostino Villa donò a *Borso suo fratello Bastardo tutto il Polesine 
di Rovigo IL CASTELLO E PALAZZO DI VILLA IN PORTO (3). E più oltre 
e cioè nel 1446 lo stesso Lionello donò altre sei possessioni in Portomag- 
giore ad Amorotto Conclolmieri nipote del pontefice Eugenio IV, per lo che 
fin d' allora quella nobilissima famiglia si stabilì in Portomaggiore (4). Se 
non che col volgere del tempo cadde in basso stato, e l'ultimo di sì rag- 
guardevole stirpe, morì nella vicina villa di Fiscaglia Tanno 1769. Che poi 
in Portomaggiore tenessero stanza per lungo tempo è certissimo, poiché il 
conte Lodovico Condolmieri fu eletto Console di Porto nel 1649, ed Al- 
fonso quivi morì nel 1650. Laonde a tutta ragione questa rispettabile fa- 
miglia va noverata fra le molte altre di cui tanto si onora questa gentile 
Borgata. 

XXX. E giacché siamo in sul parlare di elargizioni dei Marchesi da 
Este, noteremo che nel 1450 Borso I. duca di Ferrara donò a Teofilo Cal- 
cagnai il palazzo di Benvignante con tutta quella grande castalderìa la quale 
ora è di proprietà del signor Conte Giovanni Gulinelli, e per opera di lui 
risorge allo splendore vetusto, poiché Tadorna di nuovi e grandi fabbri- 
cati specialmente per uso di scuderìe, taluna delle quali capace per 100 
cavalli ; e T interno del palagio restaurato, ornato, abbellito in tutte guise, 
talché a buon dritto cotesta può dirsi al presente una delle migliori Signorìe 
del contado ferrarese. Lode pertanto a sì nobile cavaliere che sapendo far 



(1) Archivio della Collegiata. 

(%) Polesine, in antico policinum e polixinium, vuoisi derivato dal greco- Sotto qnesto nome s'indi- 
cava ogni porzione di territorio dell'Agro ferrarese cinto all'intorno dal Po e dalle moltiplici sue dira- 
mazioni. Quindi quasi tutto il ferrarese restava in polesini diviso, quindi si riscontravano i polesini di 
Ficarolo, di Gurzone, di Casaglia, di Ferrara, di S. Giorgio, di Codrea, di Marrara, di Ariano, Pieve e 
Villa de Sette Polesini ec. Prisciani. Sardi. Frizzi. 

(3) Muratori. Anlich. Est. part. 2. Gap. 8 — Pigna Lib. 7. — Frizzi Voi. III. 

(4) Condulmieri nobili et antichi Venetiani. Ugo Calefino. Catalogo delle famiglie moderne. 



— 40 — 

uso di sue grandi ricchezze, viene riparando i gravi torti commessi da co- 
loro che ne precedettero di due secoli (1). 

Né qui hanno termine pur anco i donativi fatti dagli Estensi di alcuni 
dei vasti loro lenimenti su quel di Porto, giacché Ercole I nel 13 Ottobre 
1472 creò alcuni cavalieri, e donò loro di molte cose come si rileva dalla 
cronaca seguente. Domenica a dì 13 8bre, lo i limo. Don Ercole I fece gP in- 
frascritti cavalieri da speroni cT oro, e donogli le infrascritte cose. A messer 
Claveglia da Napoli suo caro compagno che mangia con se alla tavola el donò 
una colana d* oro , una giornea de brocato cT oro ed una spada e speroni. 
Poi el ghe donò LA ROVERSELLA , cioè IL PALAZZO APPRESSO PORTO 
CON LE POSSESSIONI PERTINENTI A QUELLO, lo qual palazzo fece fare 
già CRISTOFORO ROSSETTO cameriero segreto e tesauriero del quondam 
duca Borso. et per aver rubato al detto d. Borso 12675 lire de (m) el detto 
Ercole glie le aveva tolte , le quali possessioni furono già del spettabile cava- 
li ero messer llguccione della Abbadia segretario del d. Borso ; morto in ca- 
stello del 1460 per crimenlese majestatis , cioè che el duca Borso ghe fece 
taiar la testa al li 13 Giugno di detto anno 1460 , et confiscatoli roba per 
ducali 50 mila. (2). 

XXXI. Fra le molte cose utili al benessere della popolazione come 
pubbliche scuole, collegio di notai, pubblico consiglio, esisteva eziandio in 
Portomaggiore da tempo remoto un pubblico spedale eretto in paese de- 
nominato Ospedale di S. Salvatore. Noi lo troviamo mentovato solamente 
nel 1537, ma puossi argomentare per certo che desso esistesse molto tem- 
po prima ; ed oltre la fabbrica pei malati e per V ospizio , eravi annesso 
un Oratorio nel quale, come rilevasi da decreti di que' giorni, si ammi- 
nistravano i Sacramenti agP infermi, e si celebrava la Messa solenne nella 
festa di Natale, della Pasqua di Risurrezione (3). Nullameno è cosa che me- 
rita speciale considerazione trovar V erezione di pubblico Spedale in un 
castello, in tempi in cui molte grandi città n' eran prive. Nel secolo XI. 
ebbe origine V ordine religioso degli Spedalieri di S. Giovanni di Geru- 
salemme, quantunque però in Siena V Ospedale della Scala passi per uno 
de' più antichi stabilimenti di tal genere, che si vuole eretto nelP anno 
832. Nullameno colla molti pi icità dei pellegrinaggi le strade erano conti- 
nuamente frequentate dai divoti di tutte le parti, i quali porlavansi a Roma. 



(1) Non appena nel 1598 la corle pontificia ebbe violentemente oocupato il Ducato di Ferrara, che 
il' ordine del pontefice demento Vili, furono demolile le migliori fabbriche, distrutte lo più belle delizie 
con tanta cura e spesa fabbricate dagli Estensi, le quali erano noverate fra lo più morawgliose d'Italia, 
come 1' Isola di Belvedere, V Isola del Sole, Belriguwdo ; e tanti altri luoghi di delizie venduti ad ava- 
rissimi egoisti, i quali, interpreti fedelissimi del romano pontefice, diedersi a rovinare in ogni guisa, 
d aspettando che rimanesse vestigio della passala grandezza. 

(2) Ugo Cai efino. Cronache Mss. 
(8) Arch. della Collegiata. Tom. I. 



— 41 — 

od a Tcrrasanta od a S. Giacomo di Compostela; onde i ricchi otteneva- 
no ospitalità presso gli amici, e la carità cristiana fu sollecita nel provvede- 
re ai bisogni dei poveri. Fu questa 1' origine degli Spedali, e fu tale la 
rapidità con cui si moltiplicarono nelle campagne e nelle città, che parve 
bentosto essersi la società divisa in pellegrini, in ammalati ed in ispeda- 
lieri (1). Quindi convien ritenere che alcuni secoli prima del 1500 esistesse 
T Ospedale sotto il titolo di S. Salvatore in Porto, giacché anche sulla vec- 
chia facciata della Chiesa Collegiata ricordante V architettura del VII secolo 
(2) vedevansi fino al 1826 alcune scodelle di cotto simboleggiami ospitalità 
e ristoro ai pellegrini (3). 

XXXII. Molti restauri furono praticati con qualche sollecitudine nella 
Chiesa Collegiata Panno 1567 per ordine del Cardinal d'Urbino Arcive- 
scovo di Ravenna, il quale accennando a' varii restauri in detta Chiesa tanto 
riguardo a lavori murari, quanto alla rinnovazione degli altari e taberna- 
coli in essa contenuti, ne' suoi decreti per la Chiesa, Rettore, et huomini di 
Portomaggiore dell'anno suddetto ordina che le spese suddette come tutte al- 
tre che sono ordinate et or dinar ano prò tempore, die si facciano a beneficio di 
detta Chiesa, il Rettore di essa debba concorrere a uno terzo della spesa, et gli 
huomini per duoi terzi, eccettuando il campanile, nella rifetione del quale il 
Rettore ancora solo per uno quarto, et no più della spesa, per P altre gra- 
vezze che si li danno. (4). 

Innanzi alla Chiesa si apriva poi come un pratello, cinto all'intorno, 
nel quale si dava sepoltura, come già praticavasi in tutte le parrocchie, in 
que' tempi specialmente dove V uso dei cimiteri (5) in luogo lontano dal- 
l' abitato non era per anche universalmente introdotto : serbandosi le arche 
della Chiesa all' inumazione delle persone di stirpe elevata e di agiata for- 
tuna, poiché occorreva molto dispendio ad acquistarne il diritto. L' uso di 
seppellire i morti nelle chiese di pubblico culto s' introdusse appena ces- 



(1) Il vero fondatore dell'Ordine degli Spedalieri, stando a ciò che ne dicono Lombardelli ed Helgot, 
fu un cittadino di Siena per nome Soror , il quale Yivea verso la metà del Secolo IX, ed era molto 
ammirai» per la sua pietà. — Predari. Enciclopedia Univers. — Canlù Stor. Univ. 

(2) Vedi capo li di queste memorie a carte 12. 

(3) Ospedale, deriva dal latino hospitari (albergare) e ricevette nomi diversi s econdo le malattie che 
ivi si curarono. Così gli Ospedali in genere vennero detti nosocomii , gli Ospedali militari nosodochii, gli 
Ospedali dei trovatelli Orfanotrofii, quello dei SiQlilici Sifilicomii, quelli pei pazzi Manicomii, gli Ospe- 
dali pei leprosi leproserie, e quelli per gli appestati lazzaretti. Freschi Diz. d' igiene pubb. e prir. 

(i) Archivio della Collegiata. Voi. I. 

(o) Cimitero, nome greco che significa giacere-dormire (dormitorio) perchè secondo la credenza cri- 
stiana i morti vi dormono aspettando l'estremo giudizio. Nel diritto ecclesiastico, sotto la parola cìmice 
s' intende non solamente il sito ove si seppelliscono i morti, ma inoltre tutte le terre che circondavano 
le chiese parrocchiali, e che erano contigue ai cimiteri stessi. — Secondo il Millin l'antichità avrebbe 
avuto i suoi cimiteri : ed il più antico che si conosca , secondo lui , e forse il pia vasto di lutti , è 
quello di MenG. 

6 



— 42 — 

sata la persecuzione del gentilesimo contro i cristiani, giacche allora per 
natura cessò a questi il bisogno di nascondere i corpi dei loro defunti 
nelle catacombe, e ne' sotterranei. Nel Concilio di Bragua dell'anno 563 
si permise soltanto che si desse sepoltura a' defunti presso le mura delle 
Chiese nella parte esterna. 

Ncir interno della Chiesa di Portomaggiore si numerarono molti de- 
positi od archi, come manifestamente appariva per altrettante lapide dispo- 
ste sul pavimento e sui muri in diversi punti, le quali poi furono quasi 
tutte levate , allorché si è ampliata ed abbellita dessa Chiesa. Alcune di 
queste erano obliterate , alcune altre ricordavano che quivi ebbero sepol- 
tura discendenti di nobili e cospicue famiglie. Tali sono le seguenti 



». 



©• WLm 



NOBILIUM MANFREDQRUM FAMILIAE 

FRANCISCUS ALBERICUS ET MARCELLUS 

FRATRES DE MANFREDIS MONUMENTICI 

HOC EREXERE IN PERPETUUM 

ANNO INCARNATIONIS DNE MDCXXX1II 

QUINTA CALENDAS MAY 



D 



O. M. 



SEPULCRUM HOC CAESAR CONTARENUS 

ARCII. SIBI SUCCESSORIBUSQ. Tm. PARAVIT. 

ANNO DNI. MDCXXXXVI 



— 43 — 

MDCLXXIII 

JOSEPHI DE AVENTO 

HEREDUNQ. SUORUM. 



». O. M. 

HOSSA HIC DEMISSE POSITA 

COMITISSAE HYPPOLITAE MUZZARELLI 

MATRONAE PIISSIMAE FERRARIENSIS 

AC CLARISSIMAE UXORIS 

NICOLAI COMITIS 

ULTIMI DE FAVENTIAE FAMILIA 

PRINCIPILI MANFREDI 

IPSIUS NEPOS NON HAEROS 

SED AMANTISSIMI^ 

HYERONYMUS EX COMITIBUS CRLSPI 

FERRARIAE 

SACROSANCTAE RAYENNATIS 

ECCLESIAE METROPOLITANAE 

ARCHIEPISCOPUS ET PRINCEPS 

HAC EPIGRAPHAE VINDICAYIT. 

ANNO MDCCXXH. 



— u 



E la seguente, che leggevasi infissa nel pilastro a diritta della Cap- 
pella della Madonna del fulmine, ci avvisava che, per antica tradizione , fu 
quivi sepolto uno degli Estensi. 



I>. ©• M. 

QUOD FAMA PRINCIPEM SER. DOMUS ESTENSIS 

IN LOCULO NUPER TERRAE PORTI MAIORIS 

PRAESBITERIS ESTENSI MUNIFICENTE 

CONCESSO CONDITUM EVULGABAT 

II AC MARMOREIS ETIAM MONUMBNTIS 

INFENSA VETUSTAS ERUSIONIBUS PENE 

DELEVERAT INCONSULTA FESTINATIO 

PENITUS OBLITERAVERAT ANNO A XR 0, 

NATO MDCLXIX DIE XI MENSIS AUG. 

OBSEQUY REPARAT VIGILANTIA HUC 

IGITUR CADAVER ILLUD PROMISCUE 

TRANSLATUM SCITO HIC QUE ILLUD 

VENERARE VIATOR. 



XXXIII. Molte altre sarebbero degne d' esser qui trascritte, il che non 
facciamo per non allungarci di soverchio, riserbandoci, come già altrove si 
è detto, di far menzione in fine delle presenti memorie e delle famiglie, 
e di coloro tutti che in qualsivoglia maniera hanno arrecato lustro a questa 
Terra di Portomaggiorc. E giacche abbiamo accennato la Cappella della 
Madonna del fulmine, che si venera in questa Chiesa Collegiata, diremo in 
breve (V onde nacque tanta divozione verso tale immagine. Fin sullo 
scorcio del passato secolo air entrata della possessione S, Margherita , 
esistevano due grandi olmi secolari, appeso ad uno de'quali vedevasi una 



— 48 — 

miracolosa immagine della B V. del fulmine. Avvenne che un tale depose 
essergli apparso personalmente detta B. V. ed avergli manifestato come sa- 
rebbe stato suo desiderio che l'Immagine sua fosse trasportata e collocata nella 
Chiesa di Portomaggiore. Di tale apparizione fu fatta relazione air Arcivescovo 
di Ravenna, il quale ordinò che solennemente si trasportasse detta Immagine, 
il che si fece con gran festa e numerosissimo concorso di popolo. L'olmo, 
sul quale detta Santa Immagine stava appiccata , nel breve periodo d' un 
giorno, dal fanatismo religioso fu sbarbicato e ridotto in minute schegge 
per farne reliquie ed altro ad ,uso di divozione. 

Dal 11539 al 1560 ebbesi per ben quattro volte a provare in questi d'in- 
torni gli strani effetti della carestìa, ma quest' ultima fu veramente grande e 
lagrimevole assai, poiché eravi mancanza assoluta di pane, di vino, e di legne 
in tutto il piano ferrarese. (1). 



(1) Faustini. Aggiunte alle Istorie del Sardi. Lib. II. 



— 46 



CAPO SETTIMO 



ptàa 8 ^aitiiip^iBil^ M U* ilfò^wwj immite &M 



I5aH' anno 1562 all' anno 1599. 



XXXIV. ilei mese di Ottobre 1562 il duca di Ferrara fece dar prin- 
cipio al cavamento del letto del già fiume Sandolo, facendone una fossa, ove 
per la chiavica di Quadrea condusse V acqua del Po avanti il bel palazzo 
di Belriguardo, e fece porre un orologio alla torre nel primo ingresso di 
detto palazzo (1). 

La Camera ducale intanto trovavasi senza denari, onde il sale fu mes- 
so a tre quattrini la libbra, e fu ordinato che per ogni moggia di grano 
che dalla campagna si conducesse in città si pagassero soldi venti ; ed e- 
gual somma per ogni castellata di vino in grappe , un soldo per ogni 
mastello di vino colato, e soldi quattro per ogni carro di legna. Queste im- 
poste che durarono sino al 1568, fruttarono duecentomila scudi alla Ca- 
mera (2). 

Circa r anno 1580 li Rettori dello spedale di S. Salvatore in Porto- 
maggiore, fecero instanza unitamente alli Confratelli della B. V. della Con- 
cezione, pei' avere una casa di religiosi; e col mezzo del Padre Clemente 
Brescia figlio del convento di S. Franceso di Ferrara, fecero conven- 
zione con quella corporazione religiosa per pubblico strumento, con cui 
cedettero certa porzione di fabbrica per V abitazione dei frati, ed alcuni 
pezzi di terra coir assegnamento di grano, vino, legumi, legna, e canoni 
pel loro mantenimento. (3) 



(1) Fanalini. Lio. II. 
(•2) Lo stesso. 

(3) Memorie estratto dal repertorio delle scritture dei l'adii Conventuali di S. Francesco in Porto- 
maggiore già esistenti appo il fu Sig. Antonio Rignini. 



— 47 — 

Supplicato di poi il Santo Padre Gregorio XIII per la convalidazione 
di detta cessione, e per ottenere la fondazione del convento, questi esau- 
dì la dimanda, e con Breve dato V anno nono del suo pontificato, cioè 
nel 1580, approvò la fondazione di detto convento. 

Quivi ebbero stanza quieta i Francescani per circa due anni, e cioè 
fino al 1582 in cui furono rimossi cP ordine pontifìcio per alcune diffi- 
coltà ritrovate sopra il Breve da Monsignor Arcivescovo di Ravenna nella 
sua visita 23 Agosto 1582. Ad istanza però del Duca di Ferrara vennero 
rimessi li minori Conventuali; e quantunque P istromento d' introduzione 
e possesso di detti Padri in Portomaggiore, a rogiti di Pietro Beltramini, 
porti la data 23 Giugno 1584, pure sembra non siano stati assenti per 
tanto tempo da detto luogo, riscontrandosi un codicillo di certo Gio: Batt* 
DalVescovo religioso non ancor professo, fatto in detto convento di Porto, 
ricevuto a rogiti di Bernardo di Simone Codecà nel giorno 30 Novembre 
1583. Nella qual epoca doveva essere stato ripristinato il convento, e 
quindi P assenza dei frati pare non sia stata maggiore d' un anno; confer- 
mando V asserto il Breve dello stesso pontefice Gregorio XIII per P isti- 
tuzione del convento in P ortomaggi or e sotto la data primo Marzo 1583; non 
che un frammento delP atto di revisione del Breve spedito prima del 1581 
che porta la data delle colende di Marzo 1583, in cui dal prelato reviso- 
re si dichiara non trovarsi alcuna cosa ripugnante alla di lui validità. 

Pare che fino al 1704 abitassero i frati nella fabbrica loro ceduta, e 
che in tal periodo di tempo ampliassero il convento rifabbricandolo di 
nuovo , non riscontrandosi memoria delP incendio che parte poi ne di- 
strusse , né della sua riedificazione. Sebbene però da un attestato dei Con- 
soli portimi riguardante i luoghi sacri di Portomaggiore si rileva che detti 
frati esistevano in detto convento anche nel 1730, e che era sufficiente 
per otto frati Sacerdoti testamur itidem Gonventum Begidarium prò domicilio 
odo Fratrum Sacerdotum , nuncupatum Minorimi Gonmntualium S. Frana- 
sti. (1). 



(1) Una copia di questo documento ini fu dato unitamente a molte altre memorie storiche su Por- 
tomaggiore dal sig. Onoralo Altieri uomo versato ne' buoni studii, e cultore indefesso delle eose patrie. 
Questa dichiarazione la premetto per attestare un sentimento di vera gratitudine al detto sig. Altieri, e 
perchè si sappia una volta per sempre che da questo Archivista del Capitolo Sig. Canonico Mezzogori 
mi si tennero occulti i Volumi II. e III. di esso Archivio, ne'quali sta racchiuso tutto il meglio impor- 
tante su Portomaggiore. Egli sulle prime finse non sapere se mancassero, ovvero ignorava se avessero 
mai esistito, ed iscusavasi meco nel dire che avendo molt'anni addietro frugato in detto Archivio il ri- 
petuto Signor Altieri, ed il fu Sig. Carlo Imperiali uomo dotto e levato in fama di letterato, supponeva 
che per cotesti si fossero perduii od asportati i libri. Quando invece si sa che il prefato ed ingenuo Sig. 
Canonico si tiene custoditi in propria casa i due Volumi, o metà dell' Archivio per mire particolari. E 
questo furto sub condilionem, vale a dire con animo di restituire il mal tolto, ha poi servito , si crede, 



— 48 — 

XXXV. La Chiesa annessa a detto Convento, e che attualmente si 
vede, e di proprietà Comunale, fu certamente eretta molti anni prima che 
i frati prendessero stanza in Portomaggiore, poiché esteriormente ai lati 
della porta maggiore vòlta a Ponente, si leggono le seguenti memorie sculte 
nel mattone , col disegno identico al presente ; ed abbiamo più forte ra- 



J 



L 



\ 



BLASIUS 
ZOLA LAPICI 

DA FECIT 




gione di crederlo perchè in detta Chiesa trovasi tuttora una sacra imma- 
gine di cotto di grandezza al naturale rappresentante la Madonna delle grazie, 
la quale, come da relazione di Alberto Malmignati fu trasportata in Porto- 
maggiore il dì 25 Aprile 1497 dalla Chiesa di S. Andrea di Ferrara e col- 
locata nella Chiesa di S. Francesco. Le molte cose prodigiose che dicevansi 
operate da Dio per essa S. Immagine, la facevano chiamare la Madonna 
dei miracoli anche nelle scritture pubbliche. Fu sempre grande la divozione 
in passato verso cotesta B. V. dal popolo di Portomaggiore e dei paesi 
circonvicini. Ora però giace quasi del tutto ignorata in fondo al Coro , 
chiusa in apposita nicchia, tolta del continuo alla vista dei fedeli, ed alla 
pubblica venerazione. Nel muro laterale a destra di chi entra dalla porta 
maggiore, si vede in piccola nicchia un busto di Gesù Nazareno, ovvero 
Ecce Homo di cotto , il quale esisteva da tempo remotissimo sulla porta 
dell' Ospedale di S. Salvatore in Porto , e serviva ad indicare sotto quale 
invocazione desso Spedale ed Oratorio erano eretti. (1) 

In essa Chiesa di S. Francesco davasi pure sepoltura ai frati ed agli 
aggregati alle pie unioni quivi erette. La più antica di quelle sepolture è 
dell'anno 1592, su la cui pietra si legge 



a fornire i materiali al nipote di lui Dottore Clemente Mezzogori , per dottare alcuni appunti storici m 
Portomaggiore, dei quali avremo più volle occasione di parlarne in appresso. Ma lo faremo con urbanità, 
con giustizia e senza infingimenti, lasciando il vanto delle bugie al Decano del Capitolo Sig. Canonico 
Mezzogori. 

(1) Queste memorie furono e» tratte dal repertorio della scritture dei PP. Conventuali di S. Trance- 
rò in l'crlomaggioie, giù esistente presso il fu »ig. Antonio Kighini come di sopra si è detto. 



— 49 — 



I— 










SEPULCRUM 


GIROLIMO BURDAN 




PER 


LUI 


ET SUOI HEREDI 






ADÌ 


P. MARZO 
MDXCII. 



La famiglia Bugati antica ed onorevolissima in Portomaggiore quivi 
aveva il proprio tumulo. 



BERNARDINA BIMTUS 



MONUMENTUM HOC SIBI 



SUISQUE HEREDIBUS PONI MANDAVIT 



DIE DECIMA JANU. 1655 



XXXVI. Non è a nostra cognizione se in detto convento abbiano avuto 
stanza Religiosi che siansi resi meritevoli di stima per opere d' arte o di 
dottrina. Solo ci vien dato sapere che nel 1688 certo chierico Arrigo Vac- 
cari nativo, ed appartenente a spettabile famiglia di Portomaggiore , vestì 
T abito di S. Francesco in esso convento il dì 23 Aprile, e che in breve 
tempo salì in molta riputazione, giacché nel 1696 fu destinato Reggente 

7 



— 1)0 — 

in Parma , dove gradito da tutti, in particolar modo a Sua Altezza Sere- 
nissima Francesco Farnese , ebbe invito di quivi rimanersi con lettera di 
Piacenza 4 Maggio 1700. Indi passò a Roma prescielto dal Ministro Gene- 
rale dell' Ordine a sostenere conclusione per il Capitolo generale del 1701 
dedicala a Sua Maestà Cesarea Leopoldo I. Imperatore, il eli e adempì con 
tanta lode, che in quel Capitolo fu eletto Reggente di Ri mini. Neil' anno 
appresso fu destinato Reggente a Genova, e nel 1704 a dì 24 Maggio fu 
promosso a Reggente del Collegio di Rologna , ove stette fino al 1707 nel 
quaP anno si fece il Capitolo generale , ed in esso fu condecorato del de- 
finiloriato perpetuo nella Provincia, col peso di dover leggere per un anno 
in qualche studio a compimento del duodenario. Ma la sua deputazione in 
Segretario a Ponte Sisto lo esentò dalla lettura, e gli servì colla dispensa a 
compiere il suo corso ordinario. Nel 1711 a 19 Maggio in Forlì presente 
il P. Canicci Ministro Generale, fu eletto Ministro della Provincia , e della 
sua elezione si congratularono molti personaggi illustri fra cui 1' Emo Car- 
dinale Vali emani con lettera 27 Maggio stesso anno. Dopo il Provincialato 
sostenne in Ferrara lettura onoraria nella pubblica Università degli studi , 
indi passò a Roma, ove divenne Guardiano al Convento dei Ss. Apostoli. 
Ebbe impiego di teologo appo alcuni cardinali, anzi nel 1725 fu annove- 
rato fra i teologi del Concilio Romano. Fu egli di specchiata pietà , e di 
molta dottrina, e sopportò con santa rassegnazione la privazione della vista 
avvenutagli nell'anno 1752. Morì d'anni 83 (1). 

XXXVII. Nel tempo di loro dimora in Portomaggiore i Frati ebbero 
a commettere preziosi quadri di argomento sacro a' valenti dipintori ferra- 
resi, che a' que' tempi erano in meglio nominanza. Ed una di quelle opere 
artistiche, lavoro mirabilissimo del pennello di Dosso Dossi, si osserva tut- 
tora nelP Aula Municipale , la qual tavola divenne di esclusiva proprietà 
del Comune dopo la soppressione del convento. Questo insigne , stupendo 
lavoro, è di tanta peregrina bellezza che basterebbe ei solo a far testimo- 
nianza della somma valentìa di quel grande artista , il quale meritamente 
dagl' intelligenti antichi e moderni fu ed è dichiarato emulo valoroso di 
Tiziano e di Correggio. 

Altri due quadri di minor bellezza, ma bensì di buon pennello della 
antica scuola ferrarese trovavansi in detta chiesa di S. Francesco , i quali 
sono parimenti guardati nell'aula suddetta ed esposti del continuo alla cu- 
riosità ed al culto degli amatori delle arti. 

E giacche siamo in sul parlare di pittura, giova chiarire un punto im- 
portante di questa storia riguardo al quadro grande esistente in fondo al 
Coro di questa Collegiata. Nelle memorie da me possedute, le quali . co- 
me di sopra ho detto, furono cstraf/e dal Repertorio delle Scritture dei Mi- 



(1) Memorie cslralte dal repertorio delle Scritture dei PP. Conventuali di S. Francesco. 



— Di — 

novi Conventuali di S* Francesco in Portomaggiore, si legge che — Circa la 
metà del XVII. secolo fu fatto dipingere il quadro grande che tuttora si ve- 
de in fondo al Coro di questa Collegiata rappresentante V Assunzione di Ma- 
ria Vergine titolare della Chiesa , e nella parte inferiore di esso quadro le 
immagini del patriarca S. Giuseppe alla destra, e di S. Carlo Borromeo alla 
sinistra , ed in mezzo a queste P Arciprete Cesare Contarmi che in allora 
presiedeva alla Chiesa Collegiata, avente in mano una cartella in cui leggevasi : 



VOTO NONCUPATO 

D E B. V. M. ET S. JOSEPH 

TEMPORE TERREMOTUS 1624 

CAESAR CONTARENUS ARCHIPRESBITER 

ET POPOLUS PORTUENSIS VOTI COMPOTES 

COMUMBUS EXPENSIS POSUERUNT. 



Questa iscrizione non più esiste perchè nelP anno 1778 ad istanza di 
un divoto fu fatta levare V immagine del detto Arciprete Contarmi, ed in 
quello spazio fuvvi dipinto S. Gio. Nepomuceno martire. 

Avendo quindi consultato alcuni storici ferraresi per venir in chiaro 
a qual pittore fosse commesso un tal lavoro , mi è dato riscontrare nel 
tomo III. del Catalogo istorico dei pittori ferraresi scritto da Cesare Cit- 
tadella e pubblicato in Ferrara nel 1783, che il pittore Camillo Ricci pre- 
diletto discepolo dello Scarsellino, ed artista di merito distinto, ebbe com- 
missione di dipingere a Porto-maggiore per la Chiesa dei Conventuali di & 
Francesco la Beata Vergine, S. Giuseppe, e S. Carlo Borromeo, e vi dipinse 
parimenti il ritratto deW Arciprete Contarmi, allora vivente Parroco della Ter- 
ra suddetta. — Per le quali cose fin qui discorse ei parrebbe che il qua- 
dro esistente nella Collegiata fosse opera del Ricci, e non del Bononi come 
da taluni si crede, giacché tutto concorre a ritenerla opera del primo, sì 
per quanto ne assicura il Cittadella, come eziandio per V identica descri- 
zione del quadro : ma si avrà poi a conoscere che ciò è ben diverso, quan- 
do si consideri che il quadro fu dipinto pel voto fatto pel Terremoto del 
1624, e che il Ricci pittore era già morto 6 anni prima, cioè nel 1618. 
- E quindi fuori di dubbio che desso quadro sia lavoro dell'immortale Carlo 
Bononi, come dai meglio intelligenti si vuole, il quale visse fino al 1632. 
Ed è confermato anche dal chiarissimo avvocato conte Cammillo Laderchi, 



— 52 — 

il quale nelP ultima appendice alla Storia del Frizzi , ove si tratta della 
pittura ferrarese, e 1 dice che il Bononi ebbe commissione di lavoro anche 
da Portomaggiore. 

E da ritenersi pertanto che il quadro del Ricci riportato dal Cittadella 
non sia mera invenzione di esso Storico, ma che desso pittore abbia avuto 
tale commissione in tempo anteriore al 1624-, e può supporsi fossero an- 
che tanti quadri , quante sono le figure , e che poi siano stati trasportati 
dai frati stessi, ovvero involati nelle vicende politiche e guerresche da qual- 
che avaro chiesolastico avido di guadagno. 

XXXVIII. NelP anno 1574 Alfonso IL duca di Ferrara assunse il ti- 
tolo di Altezza invece de\V Eccellenza o dell' Illustrissimo di cui si conten- 
tava prima (1), e per V avvenuta morte di Carlo IX egli aspirava al trono 
di Polonia, e già aveva fatto buone pratiche. Non solo il cambiamento di 
duca in re , ovvero il cambio di un ducato in un regno poteva indurlo 
a rinunciare alla sua Ferrara , se non più presto la certezza che alla sua 
morte la corte pontifìcia sarebbesene impadronita , senza dare ascolto ad 
alcun giusto reclamo ! Questa è V opinione di alcuni, e che sia dessa er- 
ronea, o vera, si argomenta dai fatti che si succedettero nel periodo di 
pochi anni , ove appena estinto il duca , fu dal romano pontefice pubbli- 
cato il decadimento della Signoria degli Estensi sul ducato di Ferrara. 

Nel 1590 apparve la terribile carestìa che afflisse Italia tutta, e fu 
tanto crudele che in molte città e terre moltissimi morirono di fame, tal- 
ché verifìcossi restar vittime di quel tremendo castigo infinito numero di 
persone. E Ferrara pure ed il suo territorio avrebbe subito un'egual sorte, 
ove la pietà del duca non si fosse opposta a tanto fiero nemico , sovve- 
nendo la città, e lo Stato con lo sborso di dugentomila scudi de' suoi per 
comperar grani, che furono poi dispensati in tanto pane alla povertà. (2). 

Ma il duca frattanto era senza figli ed in età avanzata, quantunque a- 
vesse sperato averne dalla terza moglie, ma fu parimenti deluso, comechè 
il famoso Astrologo Nostradamus gli promettesse figli non appena avess'egli 
passati i 50 anni di sua età. Laonde pensando seriamente al successore , 
ondeggiava nel farne la scelta. Aveva già iniziate delle pratiche presso la 
Corte papale da tempo anteriore, ma o fu tradito da suoi aderenti, o si ri- 
masero sempre pendenti le questioni , di maniera che nulla s' ebbe a ri- 
solvere. 

XXXIX. Venuto a morte il pontefice Innocenzo IX. dopo due mesi 
di regno, fu eletto a governare la Chiesa il cardinale Ippolito Aldobran- 
dino il quale si fece chiamare Clemente Vili. Il duca Alfonso si rallegrò 
di questa elezione, ed ebbe speranza di ottenere dal nuovo pontefice tutto 
quello che dal collegio dei cardinali, vivendo il pontefice Gregorio, gli era 



(1) Faustini Lib. II. 

(2) Paustini. 



— 53 — 

stato negato. Né infondate erano le speranze di lui, poiché sapeva che il 
duca Ercole suo padre ed il cardinale Ippolito d' ; Este suo zio avevano a- 
iutato e favorito. Silvestro Aldobrandino padre di esso papa Clemente nelle 
sue maggiori calamità. Onde volle che Don Cesare d'Este andasse a Roma 
con nobilissima comitiva di persone, e con valenti oratori. Accolse uma- 
namente il papa la nobile comitiva, Don Cesare fu ben veduto e carezzato 
da lui. per la qualcosa si dipartì di Roma soddisfatto degli onori ricevuti. 

Alfonso che per la continuazione del dominio in Ferrara nella sua fa- 
miglia, aveva fatto quanto aveva potuto; e conoscendo che più poco gli rima- 
neva di vita, volle darsi a quiete tutta cristiana non d'altro curandosi che 
di musica, al quale effetto fece venire in Ferrara musici eccellentissimi da 
varie parti, che servivano specialmente per onore di Dio nella sua cap- 
pella di corte. 

Fece egli dunque testamento nel 1597 scritto di sua mano, ed es- 
sendo già caduto infermo il di 18 Ottobre, fu dai medici giudicato esser 
quella malattìa gravissima, anzi mortale. Quindi munito dei sacramenti spirò 
la notte 27 Ottobre, in mezzo al compianto di quanti V attorniavano. 



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— u — 



CAPO OTTAVO 



PAPA CLEMENTE AHI IN FERRARA 

anno 1598. 



XL. HI orto che fu Alfonso II. quinto ed ultimo duca di Ferrara, Don 
Cesare d' Este, come da testamento del cugino testé defunto, fu dalle Ma- 
gistrature e dal popolo proclamato duca di Ferrara con applauso universale 
di tutta la città. Assunto al potere, e prevedendo che ciò non sarebbe con- 
forme alla mente del pontefice, scriss' egli a' potentati della cristianità, ac- 
ciò prendessero, in caso, le sue difese. Né ommise di rivolgersi allo stesso 
pontefice, mandando ambasciatore il conte Girolamo Giglioli. Ma la notizia 
della morte d' Alfonso era giunta in Roma , e sapendosi da quella corte 
che la città di Ferrara, come feudo della Chiesa, era aperto, per la man- 
canza di figli dell' estinto duca , senza più nulla ascoltare, citò Don Cesare 
a produrre in Roma le sue ragioni nel breve termine di giorni 15, non 
volendo papa Clemente VII! per nulla osservare le convenzioni passate fra 
la casa d' y Este e gli altri pontefici. Il papa fu sordo ad ogni proposta , a 
qualsivoglia preghiera gli fosse fatta. E già tumultuavasi nelle Terre sog- 
gette agli Estensi , poiché il denaro papalino , sparso ad arte da persone 
confidenti del governo di Roma, alienava ognidì più V anima dei ferra- 
resi all'Estense. Onde i Comacchiesi sollevaronsi contro il loro governatore 
Lodovico l r icssi : a Cento furonvi dei torbidi e conati di rivolta , per cui 
purtroppo si prevedeva che la smania di eambiar padrone era di mollo 
prevalente. E già il pontefice fulminò la scomunica a Don Cesare, il (piale 
avendo notizia di ciò s 1 armò alla difesa della città. Roma allestì forte eser- 
cito, e fece battere gran (punitila di moneta. 



■)•) 



XL1. I Kecrhrési si accinsero volonterosamente ad intraprendere questa 
guerra per difesa non solo del nuovo duca, ma della loro patria, e sopra- 
tutto della libertà e indipendenza; protestando eglino di essere prontis- 
simi a spender per la difesa di Lui, et dello Stato, et per comermtione della 
comune libertà non pur la robta. ma la vita, et i figliuoli. (1). 

Il papa frattanto inviò il suo esercito alla volta di Faenza con inten- 
dimento che per quella via passasse sicuramente a Ferrara ; ma il nuovo 
duca a tempo reso consapevole delle mosse dei papalini , né volendo 
aspettar gP inimici entro i ripari, mandò loro incontro gran numero di 
fanteria, di cavalleria , con infinito numero di guastatori , acciocché tra i 
confini di Lugo e Faenza tagliassero alberi , facessero barricate , alzassero 
ripari , aprissero trincere, e stabilissero baluardi a cagion d" impedire le 
scorrerìe del nemico sul piano ferrarese. Tutta Ferrara e le vicine Terre 
e le Ville erano in gran tumulto e confusione per V imminente procella 
che stava per irrompere su quella infelice provincia. A rattenere il pe- 
ricolo, il duca si rivolse anco una volta al pontefice , ed inviogli il con- 
te Ercole Rondinelli per tentare con buone ragioni V animo di lui (2). 



(1) Fauslini. Lib. 3. 

(2) Quella scrittura fu del seguente tenore — -» Ancor che sia sparsa voce che Vostra Beatitudine 
habbia data la sentenza sopra jla divolutione dello Stato di Ferrara alla Sede Apostolica, nondimeno 
Don Cesare d' Este s* induce a crederlo difficilmente, poiché essendosi egli offerto con ogni humiltà , 
et riverenza di mostrare et dedurre le sue ragioni innanzi a Giudici confidenti da deputategli da Lei, 
non havendolo sin' hora ottenuto, troppo duro li parrebbe, che si fusse venuto a sentenza, et non aver 
voluto ascoltarlo, sapendo Vostra Beatitudine di che valore siano le sentenze, che si danno senza udir 
la parto : e tanto più che procedendo il Monitorio di Vostra beatitudine , ne Yeggendosi ad istanza di 
cui, né in quali Atti s'havesse ad agitare la causa, ragionevolmente credeva, che facendo ricorso a Lei 
si dovesse alla fine prendere deliberatione degna della molta bontà, et prudenza di Vostra Beatitu- 
dine , la quale in tutte le cose sue procede tanto maturamente. Et pure questa è di tale qualità, che 
ricerca un esatta , et mollo diligente cognitione. Che se pure la sentenza è data, non può far Don 
Cesare per giustificalione di se stesso, et per conservatane delle ragioni sue di non porre in conside- 
rinone a Vostra Beatitudine, se essendo stata da lui supplicata darli Giudici confidenti, com'è notorio 
et se avendo giudicato Ella stessa in causa propria, e riguardante 1' interesse temporale , possa forse 
dirsi la sentenza mancar di fondamento di Giurisditione. Di^più se dovendosi di ragion commune citar 
o personalmente , o al domicilio bastasse una semplice citatione attaccata dove si è fatto. Appresso se 
comprendendo la citatione una falsa causa, che Ferrara sia Feudo, et non vi è pur Bolla che il dica , 
et Paulo Terzo, che il conobbe procurasse d' obbligar Ercole li a quello, che sono obbligati i Vassalli; 
che non era necessario se fosse stato Feudo: patto che però non obbliga Don Cesare ; la sentenza , 
che ragionevolmente deve essere conforme alla citatione, venga ad essere fondata su una falsa causa. 
In oltre se il tempo di quindici giorni in negotio tanto grande, renda impossibile il comparire per la 
lontananza del viaggio, massimamente se si considera il numero dei giorni, che i Canoni et le leggi 
prescrivono; et che conveniva pur anco, che Don Cesare potesse prima, che mandar alcuno, porre in 
ordine le sue ragioni, et scritture per haver' ad informar Vostra Beatitudine, o chi da lei fosse stato pro- 
posto, et massimamente essendo morto il Duca Alfonso all'improvviso , et non havendo potuto haver 
egli mai vera cognitione se non dopo la morte sua dello stalo delle cose, come è notissimo: et se ciò 
tanto maggiormente proceda, stando le parole del Monitorio post executione praesenlium, poiché dalla re- 



— S6 — 

Ma il pontefice si sdegnò vieppiù alle suppliche del duca , e frattanto 
si era pubblicata formalmente la scomunica non solo in vari luoghi dello 
Stato ecclesiastico ma in alcuni altri ancora dello Stato Veneto, e di Tosca- 
na ; nella quale scomunica il papa dichiara il duca di Ferrara : „ duca 

., invasore: ocrupatore, usurpalor manifesto, et illecito detentore della Città 
et Ducato di Ferrara spettante ad esso pontefice et alla santa romana Chiesa , 
et perciò come ribello et inimico della santa Sede et Camera Apostolica sco- 
municato, et privato di tutte le grafie, favori, privilegi, indulti , tolleranze , 
remissioni, libertadi, immunitadi giuri 'sditoni ', locatimi , facoltà , titoli , pre- 
rogative, honori, dignità, et non solo di queste, ma delle Città, Terre, Ca- 
stella , Fortezze , luoghi , ragioni , giurisditioni et altri beni tanto allodiali 
quanto emphiteotici et Feudali da qualsivoglia chiesa o da quelle dipendenti 
ricevute et ottenute ,, Volendo che li beni di esso Don Cesare fossero di 
chiunque se li pigliasse od occupasse : assolvendo le Comunità et Università 
di esse Città, Terre et Castella. — Sciolse da ogni suggestione , obbedienza, 
et reverenza verso Don Cesare tutti i sudditi , con minaccia che entro il 
termine di giorni dodici chiunque non avesse riconosciuto il Pontefice et 
la Camera Apostolica per immediato et vero Signore et Superiore sarebbe in- 
corso nella sentenza di scomunica maggiore, P assoluti one di cui era riservata 
alla Sede Apostolica. 

XLII. Ma T incertezza dell' esito in guerra cotanto formidabile, (poi- 
ché sebbene il duca fosse amato , non ostante le armi spirituali avevano 
ferito grandemente l'anima delle soggette popolazioni), la nessuna speranza 
di pronto soccorso, le dissuasioni degli uni, le preghiere di altri, ed infine 
V abbandono in cui si vide Don Cesare , fece sì eh' egli spontaneamente 



latione fatta dalla citatione sino al principio di Decembre, che si dice essersi data la sentenza, non sono 
forse passati li quindici dì, et pure pendendo il termine, non si suole come Vostra Beatitudine sa venire 
a sentenza. Similmente, se quando anco fussero passati quindici dì, si dovessero assignar almeno poi 
termini competenti, perchè fusse luogo ad allegare, et provare le sue ragioni, che in brevissime dila- 
lioni non è permesso. Che se Vostra Beatitudine, lasciando forse da parie la disposilione della ragion 
comune; havesse eletto la via, che li prescrive nei patti fra Paolo Terzo, et Ercole Secondo, a quali 
pare che il Monitorio habbia riguardo , non può Don Cesare non rappresentarle con la medesima rive- 
renza, ch'oltre, ch'egli non ò legato (come si è detto, da essi) non essendo herede di Ercole, ma d'Al- 
fonso primo, fusse ragionevole, che innanzi che giudicare, si conoscesse almeno sommariamente, stan- 
do , che Don Cesare anco su questo punto, chiedea Giudici confidenti, s' eravamo nei casi, nei quali 
il ponteticc si fa Giudice in que' patti, et se pur si tralasciasse questo, si dovesso almeno procedere 
poi, secondo l'ordine giudiciario , come si dispone in essi, li quali, benché permettano le citalianc per 
contradette, ricercano però anco l'ordine giuditiario, che sia stato osservato, si può conoscere agevolmen- 
te. Tolte le predette cose, pone il sig. Don Cesare innanzi a Vostra Beatitudine, et con somma Immil- 
la et reverenza le supplica a considerarle, con la solita benignità, et a prenderò dcliberatione degna del- 
l'infinita pietà sua, et tale, ch'egli possa dedurre, et provar le suo ragioni, come s'olfre di fare pron- 
tamente, degnandosi Ella di deputar Giudici non sospetti, si come humilissimamcnto di nuovo la sap- 
plica. ,, 



— 157 — 

si piegasse a cedere. Fu quindi mandata la duchessa d' Urbino sua cugina 
a trattare il negozio, al Cardinale Aldobrandini nipote del papa, giovane 
di 20 anni, e comandante supremo T'esercito pontificio. Giunta a Faenza, 
stipulò i trattati, dai quali Don Cesare è nominato Duca di Modena e Reg- 
gio. Onde mandò egli colà il suo prezioso Archivio, e tutte le mobilie an- 
tichissime di gran pregio ; e raccolti gli ori e le gemme in gran nu- 
mero, e preceduto dalla moglie e dai figli, e dalla Corte in numerose car- 
rozze, egli solo in un'altra, scortala da 000 cavalleggieri, 200 archibusieri 
a cavallo , e 300 soldati di fanteria si dipartì per sempre dalla sua città, 
con gli occhi molli di pianto. 

Non appena fu partito Don Cesare, il cardinale Aldobrandini mosse 
da Bologna per Ferrara , ove giunto furongli dalle Magistrature solenne- 
mente consegnale le chiavi della città e delle prigioni. E con pompa stra- 
bocchevole, in mezzo all' entusiasmo della plebe percorse le vie della città 
adorne di archi trionfali fra il suono degli strumenti commisto al rimbom- 
bo delle artiglierie. Sulle quattro torri del castello sventolavano gli sten- 
dardi papalini. I soldati che scortavano il cardinale, truppa collettizia, avan- 
zume delle stalle di Roma (1) , non d' altro cupidi che di rapine e di 
sangue, diedersi a commettere insopportabili eccessi e nella città, e nelle 
campagne : onde il cardinale stesso dovette rinviarne gran numero nelle 
Romagne ; dove in premio de' loro sacrileghi misfatti, molti di cotesti prez- 
zolati briganti, furono uccisi dalia giusta indignazione del popolo. 

XLIII. Il papa agli 11 Febbraio annunziò in concistoro la sua deter- 
minazione d' intraprendere con gran seguito il viaggio di Ferrara : e quan- 
tunque ciò ripugnasse ad alcuni cardinali, nulladimeno il dì 1:2 Aprile egli 
si tolse di Roma. All'annunzio del prossimo arrivo del sommo pontefice si 
commosse grandemente il popolo di Ferrara; e da diverse parti compar- 
vero persone incaricate a prendere in affitto case e palazzi per ricchi signori, 
e grandi principi. Il Cardinale Aldobrandini andò ad incontrare il papa 
fino a Macerata con molti nobili Ferraresi, ai quali fece le migliori acco- 
glienze, e diede il titolo di cavaliere ad alcuni deputati della Romagna fer- 
rarese. Per questa via egli entrò sul territorio di Ferrara, e giunto a S. Ni- 
colò fu incontrato dal Vice-legato col quale la sera del 7 Maggio arrivò 
al Monastero di S. Giorgio fuori le mura ; ed ivi prese alloggio , e nel 
giorno seguente fece il suo maestosissimo ingresso in città nella maniera 
come ci lasciò descritto il Padre Angelo Rocca , il quale era al seguito 
del papa. (2). 



(1) Fauslini Lib. 4. 

(2) MONS. ROCCA De Sac. Euchar. Sacrarti. ,, Vennero prima di tutti li muli carichi delle robbe de! 
pontefice coperti con panni ricamali e' havevano l'armi della famiglia de gli Aldobrandini sopra. Seguirono 
appresso due Corrieri, et dopo questi vennero cinquecento soldati a cavali© sotto il comando di cinque 
lor capitani cioè Alessandro Mantica, Ottavio dal Buffalo, Paolo Monalde<chi, Prospero Jacobuzzi , et 



— 58 — 

XL1V. Mi piace di qui riportare quanto lasciò scritto il Canonico Ce- 
lare Vbaldini Ferrarese nella sua Storia di Ferrara daW anno 1597 a tutto 
il 1693 ( manuscritto originale posseduto dalli nobili signori Conti Aventi 
in Portomaggiore). « Dal Duomo adunque se ne andò al Castello (il papa) 
« et quivi col magior gusto , che si può immaginare , et provare chi aquista 
« nuovi stati , alloggiò et fece anco alloggiare alcuni Cardinali , et li altri 
(( furono compartiti per la Cita nelle case deli più nobili Citadini , et nelle 
« case de volgari Citadini furono divisi li cortigiani che oltre P agravio del 
« ospitio, fecero anche provare a miliori citadini UNA PERPETUA NOTORIA 
« INFAMIA, CON DISONESTÀ E DISONORE VERSO LE PROPRIE FIL1- 
« VOLE, E MOGLI DA CELARE COL SILENZIO DEL OSCURITÀ DI LETE, 
e PER NON RENDER MOSTRUOSA QUEL ETÀ, CHE A TUTTO IL MON- 



Francesco Ursini. Dopo questo comparvero ventisette huomini a cavallo con le valigie de' lor patroni 
Cardinali, .seguiti da altrettanti Mazzieri et caudatari. Dopo questi vennero cavalcando in truppa li gen- 
tiluomini corteggiani assai pomposamente vestiti. Seguirono il Barbiere, ei il Sarto del Pontefice , se- 
guitati pure a cavallo daili Scudieri, et da molti altri della Corte. A questi succederono li Cursori, dopo 
li quali venne una Cbinea, portando una scaletta di due gradini coperta di panno rosso che serviva al 
Pontefice per salire a cavallo. Dopo questa Chinea, vennero due Mule bianche, destinate per la persona 
d'esso Pontefice guernite di damasco bianco, con frangie d'oro, et erano condotte a mano da loro go- 
vernatori. Seguivano appresso dodeci Ginnetti di Spagna condotti parimenti da dodeci huomini, che li 
governavano, vestili tutti di rosso, dopo li quali, erano portate due lettiche foderale di seta cremesina, 
con broche d'oro. Fu dopo queste veduta una sedia, portata su le spalle da quattro palafrinieri, vestili 
pur dell' islesso colore rosso, succedendo a questo il Mastro di stalla a cavallo. Apparvero poscia gli 
aiutanti di Camera del Pontefice parimente a cavallo, due de' quali havevano due valigie di damasco cre- 
mesino, seguendoli que' Camerieri; che si dicono extra inauro». Dopo questi vennero gli Avvocati 
Concistoriali, li Cappellani, et li Camerieri d' honore, seguendo appresso quattro Camerieri segreti pur 
a cavallo, che quattro capelli in cima à quattro brevi haste coperte di panno rosso portavano, quali fu- 
rono Cornelio Fedeli coppiere del papa, Giambattista Sassatclli , Luca Masolti, et il Conte Alfonso Gi- 
glioli ferrarese. Dopo qaesli seguirono molti Nobili Titolali, venuti da più bande por vedere così solenne 
cn'iala, quali furono seguitati da Giovanni Bardi Luogotenente di Gio. Francesco Aldobrandini Capitan 
Generale dell' Armi di Santa Chiesa. Passati che furono questi, vennero gli Acoliti, gli Abbreviatari, li 
Chetici di Camera, gli Auditori di Ruota, et gli Suddiaconi del Pontefice , appresso a' quali apparvero 
quattro Ambasciatori, tra' quali quel di Bologna cavalcava avanti solo, e gli altri tre, cioè quel di Fran- 
cia , di Venetia , et di Savoia seguivano , havendo Francia alla desira V Ambasciator di Venclia, et 
alla sinistra quel di Savoia. Vennero dopo questi alquanti trombettieri seguili immediatamente dal 
Cle o di Ferrara, et dal Vescovo Gio. Fontana, seguitato da due Mazzieri, et dal Mastro delle ceri- 
monie del Papa, dopo il quale venne il Crocifero, et due Chierici della Capella di esso Pontefice , 
che portavano a cavallo lumi accesi, entro a certe lanterne d'argento poste in «ima a certe haste, per 
honore del Santissimo Sacramento, che venendo portalo dalla solita Ghinea, che diecsimo , era al pre- 
sente accompagnato dalli Monaci di S. Giorgio , e' havovano accese torci di cera bianca in mano. Dopo 
il Santissimo Sacramento, venne a cavallo il P. Frat' Angelo Bocca, seguilo dal Pontefice, ch'era in 
raezxo ci eli ì due Cardinali suoi assistenti, Sforza, et Montalto. Dopo il quale gli altri Cardinali vennero 
parimente a cavallo, loleonemente vestili , et dopo questi segui un numero grande di Prelati , et una 
quantità innumerabile di persone d'ogni qualità. ,, 



— 59 — 

e DO DOVEVA PORTARE DI TANTO BUON ESEMPIO. Veramente que tali, 
k che con tanta incontinenza spregiarono la fama de loro ospiti, si resero in- 
« degni del onore dela Virtù, la qual sola grati ssima , esalta, et rende im~ 
« mortale Pvomo. Ma insomma la corte è mostro di due cuori, e di due lin- 
« (jue , et non la conosce , chi non la esperimenta. DIVERSA É TROPPO 
ce QUESTA ROMANA DA QUELLA CHE VI FORMÒ L'ESTENSE, PERCHÈ 
ce DA QUESTA NON POTEVI ASPETTARE CHE GRATITUDINE, OSEQUIO, 
« E CORTESIA , EFFETI PROPRII DELLA NOSTRA CITA , E DE SUOI 
« CITADLM, MA DA QUELLA CHE È UNA RADUNANZA DI MOLTITUDINE, 
« INSOLENTI, PROSUNTUOSI, INDISCRETI, NON ANCOR NOTI A FER- 
« RARESI NON SI POTEVA ASPETTAR ALTRI FRUTTI, CHE IL DISPRE- 
« GIO ET L' INGRATITUDINE VERSO DI CHI LI ONORAVA, ET ACCA- 
« REZZAVA, CON CORE AMOROSISSIMO. 

Nel giorno 19 Agosto il pontefice Clemente Vili con numeroso seguito 
si fece condurre alla delizia di Belriguardo, tanto cara agli Estensi, ed ivi 
si trattenne sino al giorno 24, nel quale recossi a celebrare la Messa nella 
chiesa di Voghiera. — Nel successivo Settembre fece una gita alla Mesola, 
e di là passò a Comacchio , ove si trattenne parecchi giorni ; e col 1. di 
Ottobre per la via di Ostellato si ridusse a P ortomaggiore. Qui prese al- 
loggio , e la mattina seguente celebrò la Messa air altare della Madonna 
delle Grazie in S. Francesco, in suffragio delP anima di Filippo II. re delle 
Spagne (1) ; poscia si ricondusse air aquistata sua Ferrara , donde si di- 
partì per restituirsi alla capitale il giorno 27 Novembre 1598. 



(1) Repertorio delle scritture dei PP. Conventuali di S. Francesco in Pertomaggiore. 



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l»al «598 a! 1666. 



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XLV. 11 rande era lo sdegno dei Ferraresi per le spesse e conside- 
revoli mine che d' ordine pontificio si eseguivano nella città e nel suo 
territorio ; e ben presto si avvidero di quanto danno fu loro lo scam- 
bio di padrone! (1) Poiché, oltre che la città scadde dallo splendore di 
capitale, divenne eziandio un mucchio di rovine, e perdette quasi tutto 
che di grande e di prezioso essa racchiudeva. Le nuove leggi non erano 
al certo meglio provvidenti di quelle degli Estensi, onde il malcontento si 
fece molto sentire. E la città solo, che alla dipartita del pontefice Cle- 



(1) Come si è dello altrove tutte le più belle delizie degli Estensi furono atterrate, ed in quel- 
la guisa furono in parte demolite ed in parte vendute le altre fabbriche appartenenti a quella co- 
spicua famiglia erette in città o nel contado; cosi avvenne del magnifico palagio di Copparo, di Con- 
iandolo, di Portomaggiore, e della sua rocca. Mentre è manifesto che sebbene il governo papale af- 
fittasse tali fabbriche, nulla meno ne tollerava la distruzione: e prova sia che certo Giorgio Costagu- 
ti il quale aveva in affitto le valli di Comacchio nel 1626, fece minare il palazzo con l'altre fabbri- 
che, le quali il Duca Alfonso li. havea fatto fabbricare vicino a quelle valli, delle quali pietre furono 
fabbricati li Casoni per li pescatori in quelle valli di Comacchio. — Fau slini Lib. 6. — 



— 68 — 

niente Vili, contava circa cinquanta mila abitanti, due anni appresso 
se ne contavano 32860 appena, e di questi, 28956 fra secolari e pre- 
ti, 14-78 monache, 454 Regolari maschi, 442 zitelle e fanciulle di Con- 
servatori ed ospitali, e 1530 Ebrei. 

Nel 1600 fu aperto in Roma P Anno santo , e molto concorso di 
popolo vi fu da tutte parti dei mondo cristiano ; ed in mezzo a questo 
si pensò pure al piano ferrarese, conciossiachè avvisata la grande ne- 
cessità, il pontefice mandò deputazioni di valenti idrostatici, e loro com- 
mise si riscavasse il Po di Primaro, si levasse al Reno P ingresso supe- 
riore nei Po di Ferrara, e che guidato per le paludi di S. Martino s'in- 
troducesse inferiormente in Primato , ed altri lavori importantissimi, che 
avrebbero recato grandi vantaggi alP agro ferrarese. Se non che non 
appena ebbero posto mano alP opera, che il giorno 3 Marzo delP anno 
1605 venne a morte il Pontefice Clemente VISI e P incominciato la- 
voro restò sospeso. 

Nel conclave tenuto in Roma fu eletto papa il cardinale Alessandro 
de' Medici il quale nominossi Leone XI , e governò la Chiesa solo 27 
giorni e gli venne sostituito il cardinal Borghese che assunse il nome 
di Paolo V. 

Intanto il Cardinal Legato di Ferrara, Orazio Spinola, con apposita 
grida nel 1607 proibì i giuochi Ae\dadi (1) e delle carte (2) meno quel- 
li di ricreazione come Primiera, Picchetto, Tarocco e simili , (3) come 
pure nelP anno appresso nel mese di Maggio vietò di portare stiletti , 
spade e pugnali, salvo alcune modificazioni alP armi stesse. 

XLVI. SulP aprire del nuovo anno 1608 cadde dal cielo per più di 
quaranta giorni continui tanta e così grossa quantità di neve, che al di- 
re de! Faustini, furono impedite tutte le strade in guisa che non si po- 
teva uscir di casa, e né tampoco abitar in esse, perchè la neve caden- 
do disfatta, era d'impedimento aSP accensione del fuoco nei camini ; 
per modo che riuscì un'invernata soprammodo lunga e tormentosa, spe- 
cialmente poi per coloro i quali erano costretti condursi dalla campa- 
gna in città e viceversa. 



(1) 11 giuoco dei dadi ò antichissimo; Pausania vuole clic Palamede l'inventasse alla guerra di 
Troia, ed Erodoto narra che ne fossero inventori i Lidii. Comunque sia è però certo che i Greci 
mollo se ne dilettarono. 

(2) Quantunque l'invenzione delle carte da giuoco sia stata per luugo tempo attribuita a Jaquemin 
Crifjanneur pillare francese del secolo XIV sotto il Regno di Carlo VI, nullamcno due dotti letterali 
dello scors secolo, l'Abate De Lounguerne e l'Abate Riva, provarono che il giuoco dello carte era 
anteriore al Regno di quel principe. Si crede però che le carte da giuoco siano comparse per la 
prima volta in Italia verso il principio del 1300. 

Ili 11 HI. lilades sur les cartes à jouer. Paris. 

(3) Anche sotto gli Estensi esistevano molte leggi roppres>ivo sul giuoco. 



— 63 — 

Quantunque il palazzo Arcivescovile (ora Massari), che vediamo gigan- 
teggiare in Voghenza sia stato eretto solamente sullo scorcio del secolo 
XVII l , nonostante i vescovi e gli arcivescovi di Ferrara (1) si condu- 
cevano a villeggiare colà nella stagione estiva, e già nel 1610 ivi cadde 
infermo Monsignor Fontana, uomo di molta santità e dottrina, onde 
poco appresso morì. 

Voghenza, latinamente Vicohabentia, e Vicoventia (dal Vico Àbenti- 
no) eia città, secondo la testimonianza degli scrittori, posta tra i due 
rami dell' antico Po detto Primaro e Volano. Il primo vescovo di Vo- 
ghenza per nome Oltrando o Oltrado, vuoisi consacrato da S. Silvestro 
papa nel!' anno 330; ed ebbe poi successivamente detta città una serie 
di li' vescovi. V ultimo dei quali fu S. Mcmrelio che fiorì tra V anno 
634 e 6157 (%) : e per la sua santità, e pel sofferto martirio, meritò di 
essere venerato sugli altari, ed eletto a comprotettore della stessa città 
di Ferrara. Come e da chi fosse distrutta Voghenza non è ben noto, 
ma erettesi che per essersi detta città serbala fedele alla Sede Romana , 
ed alla purità della Cattolica Fede, tirasse sopra di sé e del santo suo Ve- 
scovo Maurelio P odio dei Monoteliti , (3) in allora più che mai sostenuti 
dai Greci dominanti nelP esarcato, in cui si comprendeva il Vicoaventino, 
ed in tale maniera, che condotti dai sacrilego Teodoro Calliopa , calassero 
su la fedele città, la mettessero a ferro e fuoco, e con macchinato sdegno e 
livore, vi uccidessero il santo Vescovo. 

É cerio però che in detta città esservi doveva un numero conside- 
revole di abitanti e di distinte famiglie sotto il dominio degli antichi 
Romani dalP anno 188 precedente al nascimento di G. C. sino al 476 
incirca dell' Era cristiana (4). È manifesto che neh' odierna Voghenza 



(1) La Chiesa di Ferrara fu eretta in Archidiocesi nel 1735 dal sommo pontefice Clemente XII 
Corsini di Firenze, creando primo Arcivescovo il vescovo temporaneo Cardinale Tomaso Rullo di 
Napoli. 

(2) Barditi- Manini. 

(3) Monetatili (da monos solo, e thelin, volere) Eretici, così chiamati perchè sostenevano non 
esservi che Una sola volontà in Gesù Ciislo. Facevan sostegno alla loro dottrina quella dei Monofisti 
che non riconoscevano ehe una sola fiatóni in Gesù Cristo, mentre la Chiesa gl'i riconosce due na- 
ture, ed in conseguenza due volontà. L'imperatore Eraclio pubblicò in favore dei Monoteliti il cele- 
bre Edilio chiamato E tesi. Vari Vescovi altresì sostennero le loro opinioni, altri le combatterono, ma 
papa Martino V. le condannò. Ne seguì scisma che per lungo tempo tenne divisa la Chiesa. Da ul- 
timo i Monoteliti si confuselo con gli Eutichiani. — 

Perrodil, Dictionnair des hèresies, des erreurs ecc. 
(4) Dopo la sua distruzione sembro che Voghenza da città assumesse i nomi quando di Finale, 
quando di Castello. Nel 896 si legge nella donazione d' Ingelrada figlia di Apaldo Conte del Palazzo: 
a Pietro Diacono della Chiesa Ravennate suo figlio — Comitatum Comiaclo et in Territorio et Daca- 
tu ejuc, et in Massa Fiscaglia, et in Cornacervina et FINALE VEL VICO ABENTINO. E nell' anno 
&66 da città era chiamata Castello — Anno 966. Ian. 20. Ioan P. p. I. Ottonis Imp. IV. Ind. [X. 
in Vicoventia D. Martinus Ep. Vicovensis seu Ferrarien d. p. Vidoni et Ingnocino fil. Unum casale in 
CASTELLO S. M. VICOVEN. Subscribunt Martinus Ep. Ferrar et ejus Praesbiteri. 



— u — 

da due o tre secoli addietro fino al cominciare del XIX, dissolteraronsi 
e sassi lavorati, e urne intatte, e sepolcri chiusi ed eretti nella conveniente 
lor positura, e monete , e iscrizioni, e lucerne, e idioletti (1). 

Di tali marmi antichi non pochi furono scavati qua e colà ne 1 con- 
torni di Voghenza stessa, come in Voghiera , Gambulaga, Mai ero, Castel- 
lalo, S. Vito ed altri luoghi, i quali appartengono tutti al Mandamento 
di P ortomaggior e. (2). 

XLV1I. Nel 1618 apparve una maravigliosa cometa, cui secondo la 
superstizione di que' tempi, successe la caduta di una montagna in Sviz- 
zera, la morte dell' Imperatore in Germania, e tre anni dopo il trapas- 
so del pontefice, cui successe il Cardinale Alessandro Ludovisi Bolognese, 
(9 Febbrajo) che si nominò Gregorio XV, e governò la Chiesa due an- 
ni e sei mesi, mentre morì nel 9 Luglio 1623, e fu creato papa il 
cardinale Maffeo Barberini, che fecesi chiamar Urbano Vili : In questo 
morì in Roma il Legato di Ferrara cardinal Serra, e neir anno appres- 
so giunse da Roma a coprire tal carica il cardinale Cennini, pel cui 
arrivo Ferrara e tutte le comunità soggette, fecero dimostrazioni di al- 
legrezza. 

Ed in quest 1 anno 1624 ai 4 8 del mese di Marzo sulle ore 4 po- 
meridiane fecesi sentire il terremoto in Ferrara specialmente e nelle ville 
vicine, quantunque con lievissimi danni : ma non così fu nel giorno ap- 
presso , alle ore due della notte , giacché scosse la terra con tale vio- 
lenza nel territorio ferrarese, ma più che altrove in Argenta, dove al 
dire degli Storici, trentasette scosse terribili non lasciarono edilìzio il- 
leso. Rumarono censessanta case , e gran parte delle antiche mura che 
cingevano quel luogo. Delle ventiquattro torri che la fortificavano alPin- 



(1) Frizzi. 

(2) VOGHIERA, VOGHENZA, GAMBULAGA, e MAIERO sono soggetti al Comune di Porlomag- 
giore e sono antichissimi. S. VITO ed OSTELLATO parimenti sono antichi , ed anzi quest' ultima 
aveva Chiesa plebana fino dal 985 come si rileva dai seguente documento. — Anno 985 Aprii 13. 
E. N. 1811. D. Bonifatii P. p. an. I. Ini. XIU IN PLEBE DE USTULADO. Io servus servontm Dei 
Arch. Rav. d. p. I. Dorninico aliisque porciones Terrae in fundo CORNO ecc. E nel 1031. aveva già 
l'appellativo di CORTE. (*) Anno 1031 Maii 29 Indiai XIV in loco q. v. Tamara. Ioannis P. VII. 
Chonradi Imp. V. Gebeardus Arch. lìaven. donat. Monast. S. Marie q. v. Pomposia, ECCLESI S. PE- 
TR1 CUM CURIE Q. V. USTULATUS. Fantuzzi — Monumenti Ravennati. 

VOGHIERA (Vicoveria) molto antica ed illustre, poiché gli Estensi vi stabilirono amenissime vil- 
leggiature e delizie, fra le quali primeggiava Belriguardo, fabbricata dal Marchese Nicolò nel 1135 
e tenuta per una delle più splendide e ricche delizie d'Italia. Vi è Chiesa arciprelale, ed hanno vi 
pubbliche scuole maschili e femminili. — 

GAMBULAGA patimenti ò mollo antica, e ne fanno ampia testimonianza i marmi lavorali e le 
iscrizioni in essa dissepollc. Anche in passato ebbe nobili e ricche famiglio corno i Ganganelli nomi- 
nati in un rogito dell'anno 1397. Ganganelli ser Philippus {il. q. Nascimleni. et ser lacobus ejus filius. 



(*) Vedi il significato di Corte a pag. 30 di quctte Memorie 



— m — 

ionio, poche e malconcie ne rimasero in piedi (1). Gravissimi danni sof- 
frirono pure le vicine ville di Boccaleone, S. Biagio, Filo e Bando (2). 
A Portomaggiore s'intese il crollo, quantunque leggerissimo; ma lo spa- 
vento fu si grande che il popolo fece Voto pubblico alla B. V. Assunta 
titolare della chiesa Collegiata, sendo allora Arciprete Cesare Coniarmi, 
uomo di specchiata probità e di rari costumi, il quale a memoria del 
Voto, fece allora dipingere il quadro grande esistente nella pala dell'al- 
iar maggiore di essa chiesa, come più sopra è dello. E questa chiesa, 
la quale aveva sfidato il corso di dodici e forse più secoli, poiché nes- 
suna memoria si ha della sua erezione , quantunque V antica facciata 
ricordasse V architettura del VI o VII Secolo (3), era minacciante rui- 
na. Nel 1633 si prese a ripararne i gravi danni cagionati dal tempo, 
come appariva da iscrizione interna sopra la porta maggiore; e nel 1652 
fu poi solennemente riconsacrata dall' Arcivescovo di Ravenna Torre- 
giani — Attestamur item laesum edaci tate t empori s de anno 1633 rcstitu- 
tum fuisse , et saper magnum ostium interna inscriplio declarat , e 1662 
solemniter ab illustrissimo et Reverendissimo Domino Luca Tor regi ani di- 
catum ecct. (4). 

de Gambulaga (*). Nel 1376 un Benvenuto degli Azzi di Gambulaga era castaido del Marchese Nicolò 
detto il zoppo (**). Al presente è una villa assai piacente e per la fertilità delle sue terre, e per 
l'amenità del luogo. Vi hanno pure scuole pubbliche pei fanciulli d'ambo i sessi. 

MAIERO da MADOR, antichissimo. Ebbe Chiesa plebaoa e canonici. Vedemmo già che nel cen- 
tro di esso eravi un turrito castello appartenente alla famiglia Medici (***) e che avea pubblici no- 
tai del luogo tino dal 921 (****). Nel secolo XI. denominavasi ancora Massa di Pino. MASSA inte- 
grarti PINI quae vocatur MADERIO. 

5. Vito, Chiesa plebana, la quale anticamente era fornita di canonicali e di arcipretura (*****). 

I MASI DEL TORELLO e di S. GIACOMO appartengono pure ai Comune di Portomaggiore, e 
sono antichissimi, ed hanno derivato il nome di Mansi dalla parola Manso y ovvero dalla maggiore 
misura, corrispondente a quaranta tornature, o pertiche quadrate quattromila. Ivi pure sonovi souole 
elementari del Comune per ambo i sessi. 

(1) Frizzi Bertoldi. 

(2) Bando, parrocchia e villaggio sotto Argenta. Ivi anticamente eravi un fortilizio detto Torre di 
Bando. Questa era noverala fra le fortezze dell'Argentano, e fu essa risarcita nel 1393, e riedifica- 
ta poi nel 1424. S'ignora da chi e quando fosse distrutta. Pare che la denominazione di Bando, sia 
derivata da quel corpo di milizia da cui era difesa: cioè dal vocabolo Bandum, militare, nel sno pri- 
mo significalo. Da circa 12 anui le possessioni Trava, Magnana, Crispa e poche altre case, già sog- 
gette alle parrocchie di Portomaggiore, e di Portoverrara, passarono in ispirituale sotto la parrocchia 
di Bando, ma restano comprese nel Comune di Portomaggiore, e formano la frazione di Bando. 

(3) Vedi Parte I. di queste memorie pag. 12. 

(ì) Attestato dei Consoli di Porto. Vedi pag. 47. di queste memorie. 

(*) Luigi Napoleone Cittadella — Notizie relative a Ferrara. Tipografia Taddei 1864. — 

(**) Vedi Capo IV. pag. 31. di queste memorie. 

(***) Vedi pag. 29. come sopra. 

(****) Vedi pag. 21. come sopra. 

(*****) Vedi Parte L pag. 15. come sopra. 



— QQ — 

E nel 1649 per cura dell'ottimo Arciprete Cesare Contari ni fu eretta 
in Portomaggiore la Confraternita dei 50 Fratelli del suffragio , sotto la 
prolettione della Beatissima Vergine, et il gloriosissimo S. Gioseffo suo sposo. 
la quale aveva il nobilissimo uffìzio di soccorrere spiritualmente e cor- 
poralmente tutti quelli che in essa erano ascritti. Libéralissima a dir vero 
si fu tale istituzione, e gli statuti di essa furono stampati in detto anno 
pei tipi di Gioseffo Gironi. I primi inscritti, come fondatori di essa Con- 
fraternita, furono venti sacerdoti, i cui nomi sono i seguenti : 



1. Cesare Contarmi Arciprete di Portomaggiore 

2. Lodovico Prandi Rettore di Ripa di Persico 

3. Francesco Zoli Rettore 

4. Domenico Gamberoni Rettore di Sandolo 

5. Giambattista Conlarini Canonico di Porto 

6. Antonio Tubbi Canonico 

7. Francesco Pongetti Canonico 

8. Giacomo Mazzi Rettore del Dogato 

9. Giovanni Verelli Rettore di Comandolo 
10. Giulio Perri Rettore di S. Giacinto 
il, Giulio Scacerni Prete Sacerdote 

12. Giuseppe Pongetti Rettore delV Annunziata 

13. L^omenico Vaccari Sacerdote Rettore di S. Maddalena 

14. Matteo Bottoni Organista Rettore di S. Pietro 

15. Apollonio Boari Rettore di S. Gioseffo 
10. Giacinto Val eri ani Chierico 

17. Federico Rivani Rettore di Portoverrara 

18. Marco Fabbri Sacerdote 

19. Doli. Andrea Zanzi Arciprete di Modero 

20. Doti. Lodovico Trabanelli Sacerdote. 



Poco appresso fu riformata (lessa Confraternita , poiché non solo di 
molto si aumentò il numero prestabilito, ma nel 1688 anche le donne 



— 67 — 

vi furono aggregate col nome di Sorelle, ed aveva Prefetti ed Infermiere, 
ai quali correva obbligo di esser diligenti in visitare i fratelli infermi con 
procurargli aiuti tanto spirituali, quanto corporali ; et il simile dovranno 
fare le infermiere per le Sorelle del toro quartiere. 

XLVI1I. Nel 1660 un benaugurato avvenimento commosse altamente 
T animo dei Portuosi, e questo si fu la rivelazione fatta ad un pio Sa- 
cerdote o ad una castissima fanciulla, da un' > immaginetta in bassorilievo 
di gesso rappresentante M. V. la quale giaceva appesa ad un grosso olmo 
all' est del paese, ai piedi della quale immagine veggonsi scolpite le ini- 
ziali |IA. MDFLCRED. Fu tale e tanto il giubilo onde furon prese que- 
ste genti per sì grande ed inaspettato prodigio, come dalla leggenda esi- 
stente e dalla popolare tradizione si racconta ; che anche dalle vicine 
castella e città del Bolognese e delle Homagne, accorrevano a venerare 
e ad offerire ricchi doni alla prodigiosa immagine (1). 

Né guari andò che ingente somma di denaro si ebbe raccolta, onde 
per volontà della intera popolazione oblatrice, si determinò di fabbri- 
care un tempio per indi collocarvi detta Immagine, ed a suo onore 
consacrarlo. Per la qnal cosa quattro anni dopo, nel dì 9 Giugno, ebbe 
luogo nella Chiesa Collegiata di Portomaggiore, e precisamente nel coro, 
la memorabile congregazione degli abitanti alio scopo di assegnare i! fon- 
do di detta Chiesa alla Madonna di Porto. Quindi si pose mano alla 



(1) Leggenda manoscritta sulla apparizione della Madonna dell'Olmo, estratta dall'archivio di det- 
ta Chiesa in Portomaggiore. La trascriviamo identicamente credendo di far cosa grata a chi legge. 
,, Verso quella parte di Portomaggiore che guarda ad Oriente, ove quattro vie incontrandosi insieme 
,, foimano un quadrangolo poco distante dallo abitato, ergevasi bellissimo per mole e vaghezza di 
,, rami un olmo, da cui pendeva una piccola sì e semplice ma divota Immagine di Maria a bassorilie- 
,, vo in gesso, che da quell'albero trasse il nome della Madonna dell'Olmo in quale tempo vi fosse 
,, appesa e quali fossero gli ossequi ivi praticatili , sarebbe sola ventura l'indovinarlo. Avvenne cir- 
, , ca il 1660 che il popolo di Portomaggiore scarmiglialo e piangente pe* l'orrida carestia ond' era 
,, cinto, ed accorato al vedere le provvigioni quasi del tutto venute al niente, si consumava per do- 
,, glia, meltea le più alte querele e assordava il Cielo coi preghi, e coi clamori. Ma e chi non sa 
,, che Dio su quei che lo temono fa nascere più brillante e giocondo il sole, quanto appari van più 
,, tetre e dense le nubi, ond'era involto? Accadde in allora, come veggiam sovente, per la tribola- 
,, zione, credula affetto dell'ira divina fu lo stromenlo più acconcio di cui Dio si valse per la vora 
,, felicità in Cielo e in terra dei Portuesi. La consolatrice dei tribolati voltò loro lo sguardo e iu 
., ameno sembiante apparve da quell'olmo, altri dicono ad un pio sacerdote Apollonio Boari (*) assi- 
,, duo da Ripa di Persico ad ivi condursi per visitarla, o pure come altri sostengono, ad una divo- 
,., la Verginella, stante in guardia de' suoi bestiami che pascevansi li d' appresso ove più fresche 
,, e più lieto verdeggiavano le erbe, e cornandogli di rincorare in suo nome quel travagliato popolo 
,, con promessa di ubertoso provvedimento. Non è a dirsi di quale santa letizia e conforto rimanes- 
,, ser colmi gli animi allo sapersi, e spargersi di sì Interessante e fortunato annunzio, e più ancora 
,, all'osservarsi, che come Maria aveva detto, così intervenne. Nò ben saprebbesi esprimere la viva 



{*) Vedi famiglia Boari in appendice alle presenti memorie. 



— 68 — 

erezione della nuova chiesa, la quale ebbe termine verso il 1666 sotto 
la direzione del capo mastro muratore Bernardino Belli, sopra un fondo 
donato dalla Famiglia Fioravanti, come dalP istromento riportato in fine 
del presente Capitolo si farà noto. 

Nelle poche carte componenti V archivio di essa chiesa, si ha da 
rozza scrittura che ai 5 Maggio 1666 Monsignor Arcivescovo Torregiani 
celebrò la messa a detta Immagine con apposito altare avanti all' Olmo 
su cui era dessa collocata, e che venne poi di là rimossa nel dì 4 Set- 
tembre, giorno a lei consacrato, e trasportata processionalmente nella 
nuova sua Chieda accompagnata dal Clero, dalle confraternite di Porto- 
maggiore e di Baricella con molta pompa e divozione, la quale funzio- 
ne terminò a notte inoltrata. 



,, fiducia, e calcalo concorso onde ceminciossi a venerare la divota Immagine a pie di cui oggidì 
,, pure allusivamente al già menzionato soccorso sta scritto a caratteri d'oro quel de' Proverbi - Fa- 
,, età est quasi navis inslitoris de longe porlans panem. — Anche su lontani popoli fece strepito la 
,, fama della miracolosa Immagine, il perchè da loro paesi e dal Bolognese e dalla Romagna segnata- 
,, mente calarono in folla a venerarli!, nò vuote tornarono le loro speranze, e desiderii. Rimangono 
,, superstiti oltre cinquanta di que v trofei, che la cristiana pietà lasciò all'intorno della Vergine in 
,, presente memoria dei ricevuti favori. Chi caduto dai carri, o sedie, chi precipitato giù da fabbri- 
,, che, altri languenti per duri malori, altri prossimi ad affogar nelle acque a Maria dell'Olmo ricor- 
,, sero, e furori proteti e liberali. Piacemi rapportare le precise parole segnale in una di quelle ta- 
,, volelte Antonio Costa da Lugo essendo cieco affatto, fece voto di visitare questa sacra Immagine e 
,, fu risanato nel 1664. — Quindi seguinne ciò che era a seguirne naturale. Assaissime, rilevanti li- 
,, mosine ragunaronsi offerte dalla divozione de' fedeli concorrenti, talché quel Signor Arciprete del- 
,, la Collegiata unito in Consiglio col signor Pubblico Rappresentante, e coi più ragguardevoli del Pae- 
,, se vennero io deliberazione d'ergere un vago Tempio ove collocare la venerata Immagine; e fu- 
,, rono si concordi, e caldi i comuni affelii, che tosto nel 1664 si venne all'opera, per cui con ani- 
,, mo generoso e divolo fe'dono d'un fondo poco distante dall' Olmo menzionato, ove alzar la mole 
,. il signor Capitano Fioravante Fioravanti Cittadino Comacchiese. (*) 



(*) Credendo soddisfare al desiderio dei lettori riportiamo, come sopra è detto, tutto per intero l'alto 
che si conserva nell' Archivio della Chiesa dell' Olmo. Pochissimi sono i documenti che ci vien dato con- 
sultare , quindi que' pochissimi almeno non passino sconosciuti , od ignorali dai nostri lettori. Onde ci 
faremo un dovere di passare in rassegna tutti que' documenti che ci parranno meritevoli di esser letti , 
quantunque rozzamente scritti, o troppo prolissi. 

,, In nome del Signor Nostro Gesù Cristo Padre, Figliuolo e Spirito Santo. Amen. L' anno della 
,, sua Natività Milleseicento sessanlaquatlro. Indizione II il dì nove del mese di Giugno, nella terra di 
,, Portomaggiore, Distretto di Ferrara, enei Choro della Chiesa Colleggiata, presenti gl'infrascritti testi- 
,, moni. Il sig. Dolt. Antonio Fiorani Canonico , et il sig. Fioravante Fioravanti figliuolo del sig. Ca- 
,, valier Ercole, radunati gì' infrascritti signori in forma di Consesso nella Chiesa Parrocchiale di detta 
,, Terra con partecipazione di Monsignor liev. Vicario Generale di Ravenna, con l'assistenza del Molto 
,, liev. Sig. I). Alessandro Castagna Arciprete di detta Terra, agendo con le facoltà di dello Rev. co- 
,, me per lettere appo il detto Sig. Arciprete, quale desiderando operare e comandare respcttivamente per 
,, quello le spetta giusta al giusto genio delti qui signori sottoscritti radunati nel suddetto Inoro per fare 
,, /' infrascritte cose, premesso il suono della campana conforme al solilo, rappresentanti l'università di 
,, questo popolo nel proposito di fabbricare un Oratorio in honore della Beata Vergine delta dall' Olmo 



— 69 — 

Primo custode di essa Chiesa della Madonna dell' Olmo fu il sacer- 
dote Apollonio Boari, il quale indefessamente e con zelo straordinario si 
occupò al decoro di essa ad onore della miracolosa Immagine, come 
da sua lettera air arcivescovo indiritta si verifica (l). Laonde alla sua 
morte avvenuta più tardi del 1698, (2) venne sepolto nel picciol coro 
di quella stessa chiesa, alla cui erezione erasi tanto adoperalo, e che 
per alcuni anni se V ebbe in custodia. La tomba di lui anco al presen- 
te è onorata come quella che racchiude le ossa di un pio sacerdote 
amantissimo della gloria della chiesa cristiana, ed esemplare per santità 
di costumi, e ardente carità del prossimo. 



della quale si tratta. Quindi è, che concorrendo, et approvando ancor Lui il sito proposto dalli me- 
demi sig. con le determinatali, che seguiranno, si ha procurato la pres. aulhentica , nella quale sono 
intervenuti gì' infrascritti cioè 1. Il Sig. D. Gio. Balt. Contaiino Canonico, 2. D. Francesco Pungetti 
Canonico, 3. D. Gio. Balletta Canonico, 4. D. Gio. Mazzucchi Canonico, 5. D. Carlo Sigicelli Sacer- 
dote, 6. D. Paulo Schiatti Sacerdote, 7. D. Ludovico Pasti Chierico, 8. Sig. Giustiniano Gioia Console, 
9. D. Domenico Pungetti, 10. Sig. Girolamo Argenta, 11. Sig. Angelo Bonsi, 12. Sig. Luigi Perri, 
13. et sig. Carlo Curina Consiglieri, li Sig. D. Gioseffo Vaccari , 15 Sig. Annibale Silvestri, 
10 Sig. Gaspare Fiorani , 17. Sig. Francesco Bovari , 18. Messer Leonello Pasti, 19. M esser 
Gio. Batt. Pocaterra, 20 Messer Anton Maria Viviani , 21. Messer Gio. Batt. Sigicelli, 22. Messer 
Fortunato Curini , 23. Messer Giorgio Callegarini , 24. Messer Silvestro Romani™ , 25. et il Signor 
Cari' Antonio Mazzucchi. — Si pone a partito il luoco cioè se l'oratorio sopranominato deve fab- 
bricarsi nel prato, o pure nella campagna del Giberti verso li signori Aventi; però chi la vorrà nella 
campagna metterà la palla nel sì, e chi la vorrà nel prato la metterà nel nò; si che dispensate le 
palle e raccolte, si è ritrovato nel sì esservi ventitré palle, e nel nò esservene due, come al margine 
si vede. Si che per maggior numero de' voti è passato il partito; e si deve fabbricare V Oratorio 
suddetto verso li signori Aventi nella campagna del Giberti, sito veramente eminente, e di decoro — 
Inoltre nella medema congregatone unitamente, et a viva voce nuovamente s'è dichiarato sopr' inten- 
dente per fabbricare V Oratorio suddetto %l sig. D. Apollonio Bovari spendendo come li sarà tratto 
mandato e tenendo conto dell' elemosina assistendo anco nel fabbricare. Sono poi stati proposti per fab- 
bricieri del sudd. Oratorio il Sig. Francesco Pungetti Canonico , ed il sig. Girolamo Argenta, quali 
votati, si è ritrovato nel sì palle 22, e nel nò una sola, come nel margine si vede. — in tale con- 
gregazione furono eletti ad unanimità a provveditori per la fabbrica sudd. il Canonico Giambattista 
Contarino et il Sig. Giustiniano Gioia: ad elemosiniere il Canonico Gio. Balletta, et il Sig. Gaspare 
Fiorani per V interno di Portomaggiore, e pel Territorio D. Carlo Sigicelli , et il M. Antonio Ma- 
, ria Viviani. ,, 



(1) In una lettera autografa di D. Apollonio Boari, portante la data 6 %re 1668, fra le molte co- 
se si legge : ,, Io applico intensamente per il mantenim. di questa chiesa a laude di Dio, et col di lui 
,, aiuto seguitare insino piacerà Dio darmi vita, sì per fruto dell' anime come per V aggrandim. del 
,, honore di questa miracolosa Immagine e sua chiesa. ,, 

(2) Apollonio Boari era vivo certamente nell'Ottobre 1698. poiché per morte avvenuta al Ret- 
tore di Ripa di Persico, fu egli dall' Arciprete Cesare Contarmi proposto alla reggenza di quella par- 
rocchia , com' appare manifestamente dalla seguente lettera scritta da Ravenna al Contarini suddetto 
da certo Forti Francesco, forse vicario arcivescovile — ,, Con la presente di V. S. del p. del cor- 
, , renle ricevo V avviso del mal stato di salute del Rettore di Ripa di Persico da uno del Sig. Pro- 
,, Yic.° d'Argenta delli due senio la morte con mio particolar dispiacere, e perché più presto gionga questa 



— 70 — 

mia a V. S. le mando al medesimo Sig. Pro-Vic.° acciò l'invij subito a V. S. che a mandarla per Fer- 
rara tarda e corre pericolo di smarrirsi. (*) Mentre D. Apollonio Boari al parere di V. S. sia buo- 
no per sostenere quest'interim., la Cura di Ripa di Persico, mi contento che egli col titolo di Econo- 
mo l'amministri %n spirituale e corporale et a questo effetto ne do con la presente a Y. S. facultà di 
deputarlo come tale acciò quelle anime, nen patiscono. Ravenna 5 Ottobre 1698. 

AFFEZIONATISSIMO 

FRANCESCO FORTI 



(*) Da questo è chiaro che fin da quell'anno e forse prima eravi servizio di Posta in Portomaggio- 
re. La Posta delle lettere ebbe principio nel 1660 in Parigi per opera di certo Charaousset consigliere 
al Parlamento. 



— 71 



CAPO DECIMO 



t&0ftft$fos spirato* ($U& ^mmmì*M%^mmm<> 

IcH'anno I1M. 



XLIX. ilei 1676 fu eletto pontefice il Cardinale Odesealchi , il 
quale fu già Legato di Ferrara , ed assunse il nome di Innocenzo XI ; 
e cotesta elezione di letizia e di speranze ricolmò V animo dei ferra- 
resi. Se nonché tristissimi avvenimenti afflissero la città , e tuttoquanto 
il territorio di Ferrara , poiché per tre anni continui si ebbero a pro- 
vare i lagrimevoli effetti delle innondazioni , massimamente del Reno ; 
della fame, per terribile carestia ; e della mortalità d' uomini e di buoi. 
Ma cosa al postutto meravigliosa, se non quasi incredibile, accadde poi 
nove anni appresso, e cioè nel 1688, mentre le ubertosissime terre del 
piano ferrarese furono così strabocchevolmente feconde di grano, che il 
raccolto superò di molto V abbondanza di qualunque anno anteriore , 
onde il più alto prezzo cui si vendette fu di scudi tre il moggio (1). 

L. Circa 8 anni prima, pel Sinodo diocesano tenutosi in Ravenna , 
nacque il primo germe della famosa lite di precedenza fra il clero di 
Portomaggiore e quello di Argenta : onde sviluppossi grandemente nel 
1724 e degenerò in aperta ostilità, mentre si commise al Sacro tribu- 
nale di Roma il pronunciare sentenza definitiva, su quale delle due 
Chiese Collegiate, cioè quella di M. V. Assunta di Portomaggiore, e l'altra 
di S. Nicolò cV Argenta , riconoscesse maggiore antichità e diritto. 

Se Argenta si adoperò a trar fuori da" polverosi scaffali antiche scrit- 
ture e privilegi , Portomaggiore non si restò pure neghittoso ; e messo 
mano air archivio dalP incaricato canonico Paolo Fiorani si estrarrono 



(1) Ettolitri 6, 21 per L. 15. 96. 



— 72 — 

molti pregevolissimi documenti, a segno che il tribunale di Roma pro- 
nunciò sentenza favorevole a Portomaggiore. Il quale faustissimo avve- 
nimento si volle perpetuare dal Capitolo con marmorea iscrizione , che 
attualmente si legge nella sagristia. Ma poiché, 00111' ebbi a dire , non 
mi fu dato esaminare i documenti che si riferiscono alla suddetta lite 
stando i medesimi racchiusi ne' volumi II. e III dell' Archivio della 
Collegiata ; così non entrerò per nulla a parlare dei particolari di essa, 
tanto più che molte stampe allora si fecero, e che al presente se ne leg- 
ge una storia bastantemente estesa e con documenti nell'opuscolo pub- 
blicato dal Dott. Clemente Mezzogori (1) A me basti V accennare che 
Argenta ebbe poi sentenza favorevole e definitiva , perchè Roma 
stessa esaminati i nuovi documenti da essa prodotti, trovò la bolla col- 
la quale la chiesa di S. Nicolò fu eretta in Collegiata nel 1126, lad- 
dove di Portomaggiore non si ha memoria. Però fu quasi un bene 
quella lite per cagione della quale apparvero molte preziose scritture 
intorno a Portomaggiore ed alla sua Pieve ; onde non è vano 1' affer- 
mare che la storia locale di questo Paese riconosce fin da quella epo- 
ca il suo cominciamento. (2) 

LI. Intanto in Italia ferveva la guerra fra le armi di Francia, Spa- 
gna ed Austria per la successione alla corona iberica , e varie scorre- 
rìe nemiche ebbero luogo nel territorio di Ferrara. Ma il papa stanco 
delle tante violazioni de' suoi confini , e penetrato delle depredazioni 
sofferte da' suoi sudditi, alzò la voce in modo che i generali degli e- 
serciti nemici promisero rispettare il territorio pontifìcio, e la vita e le 
sostanze degli abitanti. 

Alla morte dell' imperatore Leopoldo si ruppe ogni amichevole ac- 
cordo tra Roma e Vienna. Giuseppe I d' Austria successore al trono ri- 
tirò da Roma il suo ambasciatore , ed altrettanto fece il pontefice del 
suo Nunzio appo la corte di Vienna. Per cagion della guerra i popoli 
vicini al Po erano costernati, esausto l'erario pubblico della città, di- 
stratti i villici e le bestie ne' continui servigi delle armate , e quindi 



(1) Appunti storici su Portomaggiore. Ferrara Tip. Bresciani 1864. 

(2) Il Dolt. Clemente Mezzogori nei preliminari dell'opuscolo suddetto, alla pag. 7. dice che 
,, Una gran parte delle Terre del Ferrarese ebbe qualcheduno che cercò nei monumenti le loro antiche 
memorie; PER MALA VENTURA PORTOMAGGIORE NON CONTA NESSUNO CHE A QUESTA PA- 
,, TRIA CURA SIASI DEDICATO ,, Un tale asserto è in perfetta contraddizione col fatto; non sole 
perchè molti mesi prima della comparsa del suo opuscolo, era già uscito dai torchi il 1. Fascicolo del- 
le mie Memorie storiche di Portomaggiore; ma perchè a tutti è noto come il Sig. Onorato Altieri ed 
il fu Sig. Carlo Imperiali si adoperassero alla compilazione di memorie patrie fin dal 1824, le qua- 
li se non vennero a luce, fu solo per l'avvenuta morte del sullodato Imperiali. Non dica dunque il 
signor Dolt. Mezzogori che nessuno si cccupò dell'origino ed incremento di questa Terra, mentre 
anche dagli stessi documenti per esso lui citali, e già prodotti nello due liti tra il Capitolo di Por- 
tomaggiore e quello di Argenta, si ha che il Canonico Fiorani so n'era già occupato dal 1726 al 17 3 3. 



— 73 — 

trascurati e negletti i lavori pubblici, e specialmente i ristami agli ar- 
gini uV fiumi. Dalle Alpi e dall'Appennino irruppero grossissime acque 
a modo che i nostri fiumi rovesciarono gli argini ed allagarono le cam- 
pagne. Squarciatosi P argine sinistro del Panaro a Bondeno , s' inondò 
il polesine di Marrara, e le acque giunsero alle mura di Ferrara. Me- 
sola, Comacchio, e tutta 1? isola di Ariano rimasero coperti dalle acque 
del Po. Insomma a sinislra e a destra di questo fiume le acque apri- 
ronsi grandi varchi , onde addussero gravissimi., immensi danni. In 
mezzo a tanta sciagura, alP universale desolazione, Portomaggiore ri- 
mase incolume, mentre il territorio di Ferrara erasi convertito in un 
gran lago. 

LII. La guerra di nuovo suscitata dalle armi austriache contro i Gal- 
lispani sparse il terrore in gran parte d' Italia. Rinaldo di Este duca 
di Modena indusse P imperatore ad occupare Comacchio, cacciandone il 
presidio pontificio , e stabilirvi governo in nome di S. M. imperiale , 
cui prestarono giuramento di fedeltà i pubblici rappresentanti. Gli au- 
striaci fortificarono Magnavacca ed altri luoghi , indi occuparono Ostel- 
lato, Argenta, Vaccolino, Longastrino, Codigoro, S. Zagno, Massafiscaglia, 
Migliaro, Portomaggiore, Filo, S. Biagio, e S. Alberto distribuendovi 
2000 soldati. 

Scosso da tale prepotente violazione di territorio , il papa mosse gra- 
vi lamentanze, ed ordinò si allestisse un' armala di 20000 uomini. I 
pontificii ritolsero Ostellato agli austriaci, e questi indignati della per- 
dita mossero sotto il comando del generale Boneval verso quella Terra 
la quale ricadde tosto in loro potere, perchè la truppa del papa si die- 
de a fuggire. La vergognosa fuga dei papalini , cagionò tanto sdegno 
neir animo di que^ buoni abitanti, che presi da generoso ardire impu- 
gnarono le armi e si diedero a disperata difesa opponendosi al nemico, 
facendo vivo fuoco dai tetti, dalle finestre e dalle porte delle loro case. 
Molti di que' valorosi lasciaronvi la vita, dopo aver fatto costar gravi 
perdite al nemico, e ferito lo stesso Boneval. Onde irritato costui al- 
l' inopinata resistenza di que' terrazzani, mandò a fìl di spada molti di 
quegP infelici. Entrò perfino in chiesa dove uomini, donne e fanciulli 
avevano sperato di salvarsi e ne uccise 44. V arciprete Don Leandro Cin- 
ti, che stava air altare benedicendo il popolo colla sacra pisside, ed il cap- 
pellano che lo serviva, furono trapassati da parte a parte (1) Per due ore 
circa durò P orrida tragedia di Ostellato, la quale terminò con un sac- 
cheggio universale, e P incendio di tutte le abitazioni. 

DalP esempio funesto di Ostellato le altre Terre di Codigoro , Mas- 
safìscaglia, Portomaggiore, Migliaro ed Argenta, quasi affatto sgombre di 
soldati papalini, sborsarono ripartitamente fra loro la somma di Scu- 



(1) Frizzi. 

10 



— fi — 

di 3400 romani, pari a £ 18088 per acquistarsi la quiete e la sicurez- 
za delle persone e delle proprietà. 

Anche nel 1725 la campagna ferrarese ebbe maravigliosa abbon- 
danza di frumento. Il prezzo non oltrepassò gli Scudi sei per moggio 
e fu venduto anche a metà di tal somma. Per baiocchi quattro romani, 
equivalenti a £ 0, 21 si davano once 56 di pane corrispondenti ad 
Ettogrammi 6, 72 ! 

Il Cardinal Tomaso Ruffo arcivescovo di Ferrara nel 4 718 innalzò 
nella villa di Voghenza una grande e magnifica abitazione per sé e 
suoi successori , la quale attualmente è di proprietà del signor conte 
Francesco Massari di Ferrara. 

Intanto la Chiesa Collegiata di Portomaggiore per le ingiurie dei 
secoli era minacciante mina ; e prontamente e con largo dispendio si 
pensò al suo ripristinamento, per cui venne riedificata con più bella ar- 
chitettura. Anche l'antica torre delle campane, già cadente, fu demoli- 
ta affatto nel Settembre 1760 sendo Arciprete Cristoforo Tosi di Portomag- 
giore; e si pose la prima pietra della moderna eccelsa torre nel novembre di 
quell'anno, all'erezione della quale occorsero di grandi spese, e venne ri- 
dotta al suo compimento nel 1760 colle elargizioni del Capitolo, del Cle- 
ro, dei luoghi pii di Portomaggiore, coi sussidi! degli abitanti, dei li- 
mitrofi, e degli esteri. Essa torre, o campanile, terminava con guglia di 
forma cilindrica, se non che venne percossa da fulmine nel 1786 e 
rovinò a modo che si dovette rifabbricare detta cupola con altro dise- 
gno, come presentemente si vede, sotto la direzione del capo mastro 
muratore Uaniezzi\ quel medesimo, si crede, che in Portomaggiore ar- 
chitettò e condusse in quel torno la casa grande e veramente signorile, 
ora di proprietà del Signor conte cavaliere Giuseppe Fioravanti, e che 
fu già della famiglia Tebaldi. Nella base della torre medesima fu po- 
sta una lapide a memoria di sua erezione. (1) 



(1) La suddetta lapide porta la seguente iscrizione: 

D. €»• 98» 

VETERAE SANCTAE MARIAE IN COELOS ASSUMPTAE TERHAE PORTUS 
MAJORIS AEDE SACRA MELIORI ARCHITECTURA SUPERSTRUCTA AC 
ORNATA; TURRI SIGNORLM SENIO EXESA ( ANTICAE ORTOCIUPIIIE 
PARTEM AC DEXTERUM OSTIOLUM FERME OBSERANTE CHRISTOPHORO 
TOSI GENTIS SUAE NOVISSIMO CANONICO PRIMLM, POSTEA BENEDICITI 
XIV. PONT. 0. M. ORNACULO VETI STISSIMAE MATRIS SEVE ECCLE- 
SIAE COLLEGIATA!] ARGHI PRESBITERO ELECTO) RAVENNAE ARCHIEP. 
FERDINANDO ROMUALDO GOCCIOLI DECERNENTE XX KAL. SEPTEMB. 
MDCCLX FUNDITUS EVERSA: NOVA INGENTI PRAETIO TUTELAR! ANGELO 
AUSPICANTE POSTRIDIE KAL. OCTOB. AI) ORIENTALE»! PLAGAM POSITO 
PRIMO LAPIDE INCEPPA : CAPITILO, CLERO, AC PUS LOCIS SEPTEM 
LARGIENTIBUS, 1NDIGENIS, LIMITROPHIS, EXTERIS PIE JUVANTIBUS , 



— 78 — 

LUI. Nel Settembre 1766 e precisamente nei giorni 5 6 7 si cele- 
brò in Porlomaggioie il primo solenne centenario in memoria della tra- 
slazione della Madonna dell'Olmo. — Fin dall'undici Maggio di quel- 
Panno erasi tenuta congregazione nella Chiesa Collegiata dair Arciprete 
e dalla maggior parte dei capi di famiglia tanto ecclesiastici , quanto 
secolari per trattare gli affari concernenti alla Festa da farsi. Interven- 
nero all'assemblea 14 ecclesiastici, ( 1 ) 20 dei principali cittadini, (2) 



VIRGINE DEIPARA ET DIVO KAROLO BORROMEO PROTEGENTIBUS, ANNO 

MDCCLXV ABSOLUTA. CLEMENTE XIII PAP. 0. M. FELICÌTER REGNANTE, 

CARDIN. NICOLAO ODDI ARCHIEP. AMPLISSIMO, CLERUS POPULUS PORTUS 

MAJORIS HOC MONUMENTUM PONI CURARUNT ANNO MDCCLXVI. 

Nell'ultimo importante restauramento a detta Torre testé eseguito a spese del Municipio, nella 
base a settentrione fu posto la seguente epigrafe con sopravi lo stemma del Comune di Portomag- 
giore. 

RIDONATA AL PRISTINO DECORO 

COL DENARO PUBBLICO 

QUESTA TORRE 

CHE DA UN SECOLO LA PIETÀ DEI PORTUESI ERESSE 

OGGI I. OTTOBRE 1864 

IL CAPO DEL MUNICIPIO 

CAVALIERE DOTTORE ANTONIO ANGELINI 

REGIO SINDACO 

IN NOME DEL PATRIO CONSIGLIO 

A DUREVOLE RICORDO 

POSE 



(1) 1. Il Rev. sig. Dott. Don Crislofor Tosi Arciprete di Porlomaggiore, 2. Can. D. Francesco 
Grilli custode della Chiesa della B. V. dell' Olmo, 3. Can. D. Luigi Vaccari anziano della collegiata, 
4. Canonico D. Angelo Belvlsi, 5. Canonico D. Vincenzo Bottoni, 6. Can. D. Pietro Paolo Pasti, 
7. Can. D. Pietro Baglioni, 8. Can. D. Antonio Squarcini, 9. Can. Don Clemente Contarmi, 10 Can. 
D. Francesco Silvestri, 11. Can. Don Carlo Vaccari. 12. Canonico D. Pietro Bottoni, 13. Can. D. Do- 
menico Vaccari, 14 sig. D. Angelo Callegari. 

(2)l.Eccmo Sig. Dott. Antonio Altieri Podestà di Portomaggiore, 2. Sig. Giuseppe Contarini Console. 
3. Francesco Forti Console, 4. Francesco Consigliere. 5. Oliviero Forli Consigliere, 6. Felice Zanolli 
Consigliere artista, 7. Giuseppe Bugati, 8. Gio. Batt. Bugati, 9. Capitano Giuseppe Fabbri della parroc- 
cbia di Portoverrara, 10. Dott. Filippo Orsini, 11 Dott. Luigi Buldini, 12. Gio. Manzali 13. Alessan- 
dro Imperiali, 14. Carlo Tebaldi, 15'. Giacomo Bernardi, 16. Antonio Cavallini, 17. Giovanni Pasini, 
18. Sebastiano Federici, 19. Francesco Sturar!. 20. Giuseppe Buzzoni. 



— 76 — 

43 Artefici (1) e 42 contadini (2). Tale triduo solenne fu celebrato col- 
la maggior pompa possibile, e numerosissimo vi accorse il popolo da' luo- 
ghi limitrofi e lontani. La spesa fu ingente e per la ricchezza degli or- 
namenti, e per la scelta dei musici meglio in nominanza, e pel deco- 
ro e sfarzo delle processioni. Il Dottore Pietro Boari, allora vivente, la- 
sciò una prolissa narrazione del centenario suddetto, la quale non ci 
sembra inutile riportare per due motivi; primo per attestare gratitudine 
a chi ebbe pensiero di lasciare ai posteri una memoria, poi perchè non 
potrà riuscir discara al lettore (3). La suddetta narrazione verrà per noi 
trascritta identicamente e con le precise annotazioni. — In quest'anno 
reggeva la Chiesa universale Clemente papa XIII di casa Rezzonico; era 
Legato di Ferrara il cardinale Marcello Crescenzi; Arcivescovo di Raven- 
na era M. Nicolò Oddi da Perugia; Podestà di Portomaggiore era il dot- 
tore Paolo Filippo Orsini da Lugo, e Consoli erano li Signori France- 
sco Forti, e Leopoldo Mazzolani ambi di Portomaggiore. Sulla porta 
maggiore della Collegiata in occasione della Festa centenaria, leggevasi 
a grandi caratteri la seguente epigrafe: 



(1) 1. Giuseppe Forti. 2. Carlo Malmarelli. 3. Giov. Cadini. 4. Paolo Zananini. 5. Massimo Cal- 
legari. 6. Giosafalte Capozza. 7. Michele Vicari 8. Giuseppe Pasti. 9. Giambattista Praitoni. 10. Do- 
menico Rossetti 11. Vincenzo Zanoli , 12. Giovanni Bellati, 13. Valentino Baruffaldi , 14. Francesco 
Bianconi, 15. Antonio Bottoni, 16. Gaetano Paramucchio, 17. Giuseppe Mezzogori, 18. Nicola Valini, 
19. Giuseppe Romagnoli, 20. Gianandrea Valini, 21. Domenico Abà, 22. Giambattista Roi, 23. An- 
gelo Maranini, 24. Maurelio Antonini, 25. Giuseppe Zanoli, 26 Tomaso Pasti , 27. Giovanni Traba- 
nelli, 28. Carlo Maranini, 29. Antonio Zanoli, 30. Camillo Tenerelli, 31. Filippo Scabia, 32. Giovanni 
Riviera, 33. Giovanni Mirandola, 34. Settimo Voglia , 35. Gio. Balt. Vanti , 36. Giacinto Antonioli , 
37. Francesco Bagantoni, 38. Jafet Romanini, 39. Francesco Alberighi, 40. Andrea Rebecchi, 41. Bel- 
lino Bellini, 42. Francesco Braghini, 43. Antonio Viaggi. 

(2) 1. Domenico Conti. 2 Pietro Sqoarzina. 3 Pietro Mistroni. 4 Francesco Bonvicini. 5 Sante 
Vallieri. 6 Nicolò Fusi. 7 Andrea Mazzolani. 8 Giuseppe Tosi. 9 Francesco Romagnoli. 10 Giuseppe 
Carretti. 11 Angelo Celati. 12 Pietro Bongrani. 13 Domenico Mazzoni. 14 Giovanni Bernardi. 15 Gio- 
vanni Cassani. 16 Giovanni Bondandini. 17 Odoaido Ridolfi. 18 Clemente Tebaldi. 19 Antonio Bru- 
nelli. 20 Andrea Capozza. 21 Antonio Ferrucci. 22 Giorgio Mantuani. 23 Carlo Binni. 24 Giovanni 
Mella. 25 Giuseppe Suzzi. 26 Domenico Suzzi. 27 Domenico Righetti. 28 Antonio Canela. 29 Filip- 
po P.ati. 30 Giacomo Righetti. 31 Antonio Furclli. 32 Giuseppe Franceschini. 33 Andrea Veronesi. 
34 Giovanni Gallini. 35 Giacinto Minghini. 36 Francesco Fiorini. 37 Isidoro Mantuani. 38 Domenico 
Musacchi. 39 Giuseppe Bagnuoli. 40 Giacomo Pamini. 41. Andrea Carlantonio. 42 Antonio Neri. 

(3) ,, 11 primo solenne centenario celebratosi in Portomaggiore in memoria della traslazione di una 
,, divola Immagine di Maria, da un olmo, a cui stava appesa, ed ivi adorala, ad una chiesa (a) per 
,, essa eretta nel già andato secolo nell'anno 1666, fu onorevolmente santificalo così : 

,, Apparata con qualche mediocre decoro la suddetta chiesa, e da alcuni divoti (b) provveduta di 



,, (a) La Chiesa della B. V. dell'Olmo fu fabbricata da Bernardino Belli muratore sopra un fondo 
donato dalla famiglia Fioravanti, le di cui ragioni furono acquisiate da' mici antenati estinta la sud- 
detta famiglia. 

,, (b) Li generosi divoti sono stati il conte Dorso Bonacossa, il quale per grazia ricevuta ha ador- 



— 77 — 

B. MARIAE V. DEIPARAE 

CUJUS IMMAGINE»! CENTUM ABHINC AN.NIS 

IN ULMO REPERTAM 

IMPENSISSIME COLUERUNT 

RECURRENTE SAECULARI AUSPICATISS1MAE 

INVENTIONIS TEMPORE 

INCOLAE PORTUS MAJOR1S 

HAC PRIMA VICE 

JUSTA PERSOLUUNT 

Vili, VII, VI. IDUS SEPTEMBRIS 



M D C C L X V I 



più decorosi stabili abigliamenti, nel dopo pranzo delli 5* settembre di quesl' anno 1766 , toltasi 
ia Santa immagine dal suo Altare, e dalla sua custodia, ed assicurata su d'un portatile padiglio- 
ne, sotto Imperiale dorata corona, e sopra le spalle di quattro Sacerdoti di cotta e stola vestiti 
(e) veniva portandosi processionalmente alla Chiesa Collegiata, il di cui Capitolo (d) con diverso 
altre confraternite (e) del paese, con lumi accesi in mano, era prima venuto a riceverla magnifi- 
camente, accompagnato da numerosissimo popolo, e col seguito di musicali strumenti, col suono 
delle campane, e col rimbombo dei Mortaretti, e quando così disposta, e con beli' ordine incam- 
minata la divotissima processione, che in non pochi eccitò tenerezza e lagrime, slanciatisi contro 
di essa due cavalli fuggiti dalle mani di chi li reggeva, con tant'impeto, e senza freno correva- 
no, che in tale pericolo tutti pensavano alla loro salvezza, ma ecco che al primo incontro della 
processione rovesciatosi il legno a cui erano attaccati, e di qua e di là della via disporse le ruo- 



„ nata la cornice della Santa Immagine con lastre d' argento tutt' all' intorno. Il Sig. conte Stanislao 
,, Aventi ehe ha fatto ripulire li quadri grandi della chiesa, facendo mettere a vernice d'oro e pittura 
,, gialla le cornici, ed ha fatto fare dieci tende alle finestre, ed altrettanti sopra finestre a vernice d' oro 
,, con spesa non indifferente. Il signor Giacomo Balletti che ha sborsati due cento scudi contanti, oltre 
„ gran quanti th di cera, perchè solenne possa celebrarsi, e pomposo il centenario. Molli altri divoli poi 
,, sono concorsi con più e larghe elemosine, le quali per brevità si tralasciano. 

„ (e) Li quattro sacerdoti sono stati li RR. D. Odoardo Forti, D. Giovanni Calegari, D. Carlo 
,, Belvisi, D. Carlo Squarzina. 

,, (dj II Capitolo era composto delVIllmo: sig. Doti. Cristoforo Tosi Arciprete, e dei RR. Signort 
,, Canonici Luigi Vaccari - Angelo Belvisi - Vincenzo Bottoni - Pier Paolo Pasti - Francesco Grilli - 
,, Fortunato Zanzi - Clemente Malusardi - Antonio Squarzina - Pietro Baglioni - Clemente Conlarini 
,, - Francesco Silvestri - Carlo Vaccari - Pietro Bottoni e Domenico Vaccari sopranumerarii. 

,, {e) Confraternite del SS. Sagramento - Della Immacolata Concezione - Della SS. Vergine Ad- 
,, dolorata. 



— 78 — 

Nella Chiesa della Madonna dell'Olmo, a spesa di eerto Giacomo Bal- 
letti di Portomaggiore domiciliato a Trieste, e gran benefattore di detta 
Chiesa, (1) si pose una lapide a perenne memoria della solenne festivi- 
tà centenaria, la quale porta la seguente iscrizione. 

». O. 3K. 

BEATAE • MAR1AE • VIRGINI 
CU1US • SACRAM ■ IMAGINEM 

INGENTI • PRODIGIO 

CE1NTUM • ABHINC ■ ANNIS 

IN . ULMO . DETECTAM 

INCOLAE • PORTUS • MAIORIS 

IMPENSISSIME • COLUERUNT 

RECURRENTE • SECULARI 

AUSPICATISSIMAE • INVENTIONIS ■ ANNO 

AD . COLLEGIATAM • ECCLESIAM 

SOLLEMMTER • TRANSLATAM 

VETUS • CIVIS • I. B. 

AERE • PRIVATO 

PUBLICO • NOVO • SPLENDIDO • CULTI! 

ORNAVIT • AUXIT • CUMULAVIT 

Vili. VII. VI. ID. SEPTEMB. 

A. MDCCLXVI. 



te, uno dei eavalli precipitato a terra, e l'altro fermatosi immantinente; precedette senza confusio- 
ne o tumulto la processione della cara Immagine, la quale col precedente miracolo volle giungere 
al tempio destinatogli per la celebrazione del triduo solennissimo. 

,, Era già il tempio stalo prima da intelligente Ingegnere (f) vagamente disposto e di addobbi 
di varie tapezzerie di damaschi, di Zendadi divergi di seta, di ricami, di dipinture e di oro splen- 
didamente adorno per il ricevimento della desiderala Immagine, la quale introdotta e collocata in 
alto sotto magnifico trono, preparatogli nobilmente all'aliar maggiore, tutto rilucente per la quantità 
dei lumi, e delle cere che lo rendevano splendidissimo, dicdesi indi principio alla sacra funzione 
Apparato pertanto il Sig. Arciprete di Piviale, e da' suoi canonici parie inservienti, parie assisten- 
ti onorato, intuonò il primo vespcro, il quale fu poscia cantato dai primi musici che si fossero 
potuti scegliere (</) ed accompagnato da più valenti suonatori, che si fossero potuti far venire dal- 



,, ([) II Sig. Gio Battista Bonzi Ferrarese Apparatore. 

(g) Li musici sono — // Sig. Gasparo Porfirio Pacchiarotti primo soprano da Venezia. 

Il Sig. Sebastiano Folicaldi secondo soprano da Bologna. Sig. Giuseppe Cicognini primo Contral- 
to da Bologna. Sig. Abate Giacomo Giordani secondo Contralto da Bologna. Sig. Giuseppe Zanelli pri- 
mo Tenore detto il Mantovano. Sig. Antonio Beccali secondo Tenore da Ferrara. Sig FrtOoesC'l Bonac- 
corsi primo Basso da Fori). Sig. Giuseppe Solimnni secondo Basso da Ferrara. 



(1) Archivio della Chiesa — Madonna dell' Olmo 



— 79 — 

,, le città di Venezia, Bologna, Ferrara, Forlì, Rovigo e d'altre Terre, e diretti mai sempre da due 
,, celebri maestri di cappella (h), li quali alternativamente negli altri tre susseguenti giorni fecero 
,, cantare le loro rispettive Messe e vesperi con un organo di nuovo fabbricato in tale occasione da 
,, un valente artefice («')' di modo tale che la musica non poteva essere più bella, li musici più vir- 
,, tttjsi, né gì' {strumenti meglio concertati o più armoniosi. 

,, Corsa la fama della celebrità di giorni così festevoli, numerosissimo popolo videsi qui giun- 
,, gere d'ogni età, d'ogni sesso, e d'ogni condizione proveniente da varie città e paesi per vede- 
,, re la vaghezza degli apparali, per godere la sceltezza de' Musici, per ammirare l'eloquenza dei 
,, dottissimi Panegiristi (l) , ed in fine per adorare la gran Madre di Dio, che erasi scelto quest'an- 
,, no per nostra gran ventura, questi giorni e questo luogo per essere divotamente venerata. 

,, Questa Terra, a dir vero, in tempo così giocondo non poteva apparire né desiderarsi più 
,, vaga, mentre videsi allora capitare da più parti e mercanti con varie merci, con cui stabilirono 
,, sulla piazza numerose botteghe, e persone nobili di varie città, tra quali, oltre molti cavalieri e 
,, dame, si annoverarono di maggior conto Monsignor Vice Legato di Ferrara (m), Monsignor Yesco- 
,, vo di Comrcchio («), e finalmente tanto altro popolo, che Portomaggiore doI capiva in seno. Ciò 
,, conobbesi apertamente, quando, proseguendo già le divote funzioni, nella sera delli 6, turbatosi 
,, improvvisamente il cielo, e tutto minaccioso di fulmini e di tempeste per li gran tuoni e lampi 
,, che si udivano e rispettivamente vedevansi rumoreggiare, e splendere per l'aria, sfogatosi poscia 
,, in dirollissima pioggia, mise in prima tanta paura, d'indi tanta confusione in lutti, che alla fine 
,, non vi fu casa o più signorile o più villana, che non contasse in quella' notte ospiti abitatori, li 
,, quali elemosinavano più ricovero che alimento, ed altri molti solamente poterono ritrovare il loro 
,, refugio sotto gli alberi de Ha campagna. 

,, Eccitò forse Maria Santissima si gran procella, ma senza danno, per impedire ne'giorni a Lei 
,, consacrati altre feste che da alcuni erasi meditato di fare in quell'istessa notte con poco applauso. 
,, E questa fu la seconda grazia, che in mezzo alle sue glorie si compiacque la Vergine di conce- 
,, derci. Rasserenatasi l'aria, e succeduto tranquillo il nuovo giorno, capitarono nuove genti da va- 
,, rie parli in maggior copia per proseguire a godere la magnificienza e la pompa del Triduo solen- 
,, nissimo, il quale andava poi a finire nel dì consacrato alla nascita di Maria. 

,, In questo giorno si memorabile dovendosi trasferire la santa Immagine dalla Collegiata alla 
,, propria sua chiesa ed al suo altare, fu istituito dopo il Vespero, una mollo più nobile, più ma- 
,, gnifica, e più splendida processione, poiché oltre all'essere intervenuti ad essa il Sig. Arciprete 
,, con li quattordici Canonici del suo Capitolo, e con le tre Compagnie secolari del paese, vi si ag- 
,, giunsero e vi si unirono altre tre confraternite composte di circa 200 persone venute dalla Bari- 
,, gella (Baricella) col loro esemplarissimo Parroco dello stalo Bolognese, lungi di qui presso a 
,, ventimiglia, lutti con lumi accesi che poi infine tributarono a Maria SS. con altri ben grossi cerei 
,, per così rinnovare gli atti di quella pia generosità, che li loro antenati, cent' anni prima, avevano 
,, umiliati alla stessa Beatissima Vergine, in congiuntura della primitiva di Lei traslazione dall'olmo 
,, alla Chiesa, che a quel tempo gli fu fabbricata. Inviatasi perciò con maestà si pomposa la proces- 
,, sione, tolta in mezzo dalle Milizie, preceduta da concertati strumenti, seguita col suono delle cam- 



(h) Sig. Dottor Briccio Petrucci da Fusignano * — Sig. Pietro Marzola da Ferrara, 
(i) Il Sig. Domenico Fedeli , e li due suoi figliuoli Filippo ed Andrea Artefici ferraresi dell'organo. 
(I) Il padre Lorenzo Fusconi di Ravenna — V abate Nicolò Codecà — Dott. Domenico Delfini 
Ferraresi. 

(m) Mons. Illustrissimo e Reverendissimo Christoforo Laudi Piacentino Vice Legato di Ferrara, 
(n) Mons. Illustrissimo Reverendissimo Giovanni Rondinelli Ferrarese Vescovo di Comacchio. 



(*) Brizio Petrucci di Massalombarda, noverato fra gl'illustri Ferraresi, nato nel 1737 celeberrimo 
professore e scrittore, spedalmente di chiesa. 

Cav. Luigi Napoleone Cittadella. Notizie relative a Ferrara. (1864) 



— 80 — 

pane, e dal rumore delle Artiglierie, la compivano con onore non preveduto li due sopradetti Pre- 
luti, li quali con torcie accese vollero essere ammiratori amorevoli, e seguaci divoti di si bella 
funzione. 

,, Giunta con ordine regolatissimo U santa Immagine alla sua Chiesa, avanti che fosse in essa 
introdotta, dopo diverse preci, fu benedetto il gran popolo che l'aveva accompagnata, a cui di- 
spensate copiose e varie poetiche composizioni, libretti divoti, ed immagini in rame della stessa 
SS. Vergine, che il Rev. suo zelante Custode aveva fatto imprimere, ebbe fine il primo centena- 
rio ed il triduo solennissimo ad onore di Lei, a gloria di cui puranche nell' ultima sera furono 
veduti ad ardere sulla piazza diversi fuochi artificiali, che terminarono di rendere contentissimi 
gli spettatori. 

,, Io Pietro Doti. Boari ho scritto, e quanto ho segnato posso attestarlo con verità perchè di tutto 
testimonio di veduta ho ammirato la magnificienza, la pompa e la maestà della funzione, ed ho ve- 
nerate le grazie pietosamente dispensate da Maria SS. la quale non permise che in giorni si santi 
succedesse incontro alcuno di disgrazia, di risse, di furti, ma compia questi di donare a tutti la 
protezione sua, e la sua assistenza tanto mirabilmente che in tempo di concorso così copioso, di 
popolo sì diverso fino a quindici e più mila persone, mai udissi alcuna doglianza, mai dissidio alcu- 
no, ma tutto sempre passò con tanta quiete, e con tanta umanità, che ciò puote ascriversi a gra- 
zia particolare d'essa SS. Vergine. 

,, Quello che potevasi fare di più per rendere celebre maggiormente il centenario, era il chiama- 
re ed invitare li Reverendi Parrochi e li Preti delle Parrocchie circonvicine con le loro rispettive 
confraternite, e loro particolari gonfaloni, perchè intervenissero all'ultima processione, e renderla 
così più decorosa. Si potevano avvisare tutti li Patroni delle Case e pregarli, che al passaggio del- 
la suddetta processione adornassero le loro finestre; e potevasi nelle sere del Triduo illuminare 
ogni balcone delle fabbriche della piazza almeno, giacché in essa il concorso del popolo per molte 
ore trattenevasi più copioso. Ciò pertanto , che potevasi fare, e non si è fatto, si potrà eseguire 
nel venturo centenario da chi avrà la sorte di essere in vita, per rendere quel maggior culto di 
gloria, che sarà possibile alla SS. Verg ine, ad onore di cui ho io fatto questa memoria, acciocché 
si sappia da' successori, ciò che si è fatto nel primo centenario, e ciò che potevasi fare, e non si fece. 




81 — 



CAPO UNDECIMO 

Fino al 1815. 



LIV. ilei 2 Febbraio del 1769 morì papa Clemente XIII, e nel 19 
Maggio gli successe nel governo della Chiesa e dello Stato il cardinale 
Lorenzo Ganganelli dei Minori Conventuali, il quale assunse il nome di 
Clemente XIV. Sotto questo pontefice si soppressero alcuni monasteri ed 
alcune famiglie di religiosi , ma la soppressione che fece maggior eco 
nel mondo, e che riscosse V universale applauso, quella si fu dei Gesuiti 
bandita con Breve dei 21 Luglio, e che lo rese pontefice immortale nella 
storia del mondo. Governò la Chiesa cinque anni e quattro mesi. L' u- 
manità deve essergli riconoscente pel grande beneficio d^ aver condan- 
nato ed abolito il nefando costume della viricastrazione ! 

Il cardinale Angelo Braschi, da Cesena, fu eletto papa nel 15 Feb- 
braio 1775 e chiamossi Pio VI. Questo grande pontefice governò la 
Chiesa più lungamente di tutti i papi, tranne S. Pietro. Al governo del- 
la Legazione di Ferrara, tre anni appresso, fu mandato il cardinale Ca- 
raffa , il quale spiegò un rigore grandissimo perchè le farine che si 
smerciavano fossero di salubre qualità. E poiché in queir anno sentivasi 
difetto di biade, egli si adoperò inculcando ai Comuni della provincia 
di provvedersi di farine sufficienti al consumo della popolazione. Porto- 
maggiore intanto, rappresentato dal podestà Dott. Cavicchi , e dai Con- 
soli Imperiali Antonio e Boldini Venanzio, in pubblico Consiglio fece ap- 
pello ai bottegai di questa Terra nelle persone di Andrea Fiori, Antonio 
Paramucchi, Domenico Cavallari, Carlo Tebaldi. Giacomo Gulinelli se essi 

11 



— 82 — 

volevano assumere il peso di una pubblica Bastarla di farina di formentone 
fino alla raccolta dell 9 anno 1780. Venne deliberato in favore del Gu- 
linelli, come colui il quale non si rifiutò come fecero gli altri, ma avendo 
domandato gli fossero fatte alcune concessioni , ottenne , ed il paese fu 
provveduto. 

Lo stesso cardinale ordinò pure la riforma di tutti gli archivi delle 
Comunità ; emanò leggi e regolamenti pei Comuni della provincia , di 
maniera che si videro rinnovati la legislazione ed il sistema politico-eco- 
nomico di tutto il ferrarese. 

Nella castalderia Linarolo, già di ragione delle monache di santa 
Lucia di Ferrara, sotto la Parrocchia di Portomaggiore , nel dì io ot- 
tobre 1790 fu rinvenuto un olmo sotterra piedi ventuno; e nell'anno 
appresso in detto luogo ai 19 di Agosto si ritrovò un pioppo alla pro- 
fondità di piedi 25 nel farsi un pozzo nuovo, di cui ne fu estratto un 
pezzo di piedi tre e mezzo (i). 

LV. Nel frattanto l'Europa ricevette una grande scossa dalla rivolu- 
zione di Francia, la quale a guisa d' impetuoso torrente , rovesciato il 
potere dei re, distrusse leggi , proclamò dittatura assoluta, innalzò pati- 
boli, atterrò altari, mandò un milione d'uomini alle frontiere ; col go- 
verno del terrore inondò di sangue la Francia , e colla sterminata sua 
audacia ed energia, spaventò 1' Europa, ne ruppe gli eserciti, e conqui- 
stò i confini delle Alpi e del Reno 

Il cardinale Pignatelli era in questo mentre (1795) mandato dalla 
corte pontificia Legato della città e provincia di Ferrara ; e, uomo ac- 
corto e prudente qual era, si condusse lodevolmente nel periglioso go- 
verno ; poiché dovunque in Italia era risorto il nobile principio di Na- 
zionalità e Indipendenza, e si faceva plauso all' invasione francese. — 
Il giovine Napoleone Bonaparte che emulò e vinse quanti più valsero 
nella terribile scuola di Marte, era al comando dell'esercito di Francia: 
onde superate le alpi , vinti i piemontesi a Montenottc, avanzossi ra- 
pidamente all' acquisto di Lombardia, ed all' assedio di Mantova. Il pa- 
pa e il re di Napoli erano scesi ad accordi col Bonaparte , il quale 
traeva la vittoria incatenata al suo carro. Wurmser mandato dall'Austria 
con poderoso esercito a liberar Mantova assediata, fu sbaragliato dall'in- 
domabile guerriero, e dopo altre vittorie Austria fu vinta. Bonaparte al- 
lora mosse contro il pontefice Pio VI e debellato V esercito papalino al 
Sènio e ad Ancona, s' inoltrava minaccioso a Tolentino. Quivi il Papa 
fermollo con un trattato di pace col quale, oltre ad altre gravissime con- 
dizioni, cedeva in piena proprietà alla Francia Avignone col suo con- 
tado, e abbandonava le legazioni di Ferrara , di Bologna,, e la Romagna 



(1) B>;i Ioidi. Memorie per la Storia del Reno. 



— Sn- 
elle riunite a Modena e a Reggio venivano erette in repubblica, la qua- 
le poi ingrandita di altre provineie, prese il nome di Cisalpina, 

L' aquila di Francia spiccò più alto il volo, onde atterrito l'Impe- 
ratore d' Austria chiese la pace , che dopo i preliminari di Leoben fu 
conchiusa con V infame trattalo di Gampoformio. L' Austria in cambio 
del Belgio ceduto alla Francia, e della Lombardia e di Mantova , rice- 
veva le provincie di Terraferma della veneta repubblica ; onde caduta 
già in potere di Bonaparte la gloriosa città di S. Marco , che dal suo 
nascimento non aveva mai visto armi straniere , ebbe poi a sostenere 
mille depredazioni d* ogni genere che il soldato repubblicano di Fran- 
cia commetteva impunemente sul sacro terreno della tradita regina del- 
l'Adriatico ! Indi venne barbaramente abbandonata al dispotismo del- 
l' Austria. 

Intanto sul confine del ferrarese vidersi scorrere i soldati della re- 
pubblica, e lo spavento crebbe a più doppi. Il prudentissimo Legato di 
Ferrara ordinò a tutti i parrochi tenessero ben guardati i campanili , 
affinchè qualche sconsigliato non avesse dato nelle campane alla vista 
di truppa straniera, e non si avesse poi, per ignoranza o cattiveria di 
pochi, provocati gravissimi disordini e lagrimevoli casi. 

Ai 18 di Giugno i Francesi entrarono in Bologna, ed a tale an- 
nunzio i soldati papalini che formavano il presidio di Ferrara, della Cit- 
tadella di Gomacchio, e della Stellata, presero la fuga. Nel di 21 mes- 
saggi francesi giunsero a Ferrara a nome del gran generale, e nel gior- 
no appresso e nei seguenti le Magistrature municipali della città e del- 
la provincia, i Giudici, i Ministri, e V uno e 1' altro Clero presero giu- 
ramento di fedeltà e di obbedienza alla repubblica francese a mezzo 
dei loro rappresentanti. In seguito alla sottomissione dei Magistrati ed 
al giuramento di fedeltà alla Repubblica, salva la religione la vita e la 
proprietà dei cittadini, il di 25 dello stesso mese entrarono in Ferrara 
12 Dragoni e circa 500 fanti, i quali occuparono i soliti quartieri, po- 
sti di guardia, e la fortezza ; e contemporaneamente si levarono i stem- 
mi pontifici, sostituendo quelli della Repubblica di Francia, inalberando 
il vessillo di quella nazione. 

La smodata ambizione di conquista del Direttorio francese, si attirò 
T odio dei potentati , onde collegossi contro Francia la più gran par- 
te d'Europa : in seguito a che le falangi repubblicane vinte nel Belgio 
e in Baviera, toccarono gravissime perdite anche in Italia. Gli austriaci 
sconfissero sull'Adige il generale Scherer ; Moreau, che gli successe, fu 
vinto dagli Austro-Russi, Macdonald disfatto a Piacenza. Per cui V Italia 
strappata ai francesi, fu lasciata in preda all' Austria! 

A Ferrara intanto si organavano truppe austriache , si istituivano 
Guardie forensi o territoriali di fanteria e di cavalleria in tutta la pro- 
vincia: e la Cesarea Regia Provvisoria Reggenza nel 1799, instituì una 



— Si — 

Luogotenenza di Cavalleria in P ortomaggiore , e nominò con Brevetto il 
Tenente nella persona del S. Nicola Vaccari tuttora vivente nella grave 
età di 92 anni. 

LVI. Sul terminare di quest' anno (1799) un' orda di briganti in- 
vase Portomaggiore, i quali dopo forzose requisizioni di commestibili , 
vino e danaro, ubbricalisi ben bene, diedersi ad accatastare sulla piaz- 
za maggiore tutta la mobiliatura degli Ufficii Comunali e del Tribunale 
nonché tutti gli archivi ad essi appartenenti , ed appiccatovi il fuoco 
tutto ridussero in cenere. Capi di cotesla maledetta genìa; erano certi 
Valeri one e Tasso ambo di Massafìscaglia. ed un prete Giocoli da Ferrara. 

Grave sventura si fu quella veramente per Portomaggiore : poiché 
nelT incendio restarono distrutti i documenti antichi e moderni di que- 
sto nobile paese, i quali esser dovevano di grandissimo pregio, mentre 
si ha di positivo che V archivio del pubblico risaliva fino alla metà del 
secolo XII. (1) 

Nell'anno appresso il genio immensurabile di Napoleone diede im- 
perituro esempio d'invitto valor militare. Radunato prestamente un nuo- 
vo esercito in Francia, deliberò valicare gPinacessibili gioghi delle Alpi, 
ed attraverso quelle nevi eterne, ed alle sterminate ghiacciaie, su cui 
prima forse non fu stampato orma d'uomo, fece passare l'armata, che 
doveva ritogliere Italia dagli artigli dell'aquila tedesca. Superato il di- 
ficile cammino, discese fulminando sui campi di Marengo, e là sconfitto 
l'Austriaco, riunì le sparse membra della Cisalpina repubblica ed aggiun- 
tovi le altre provincie liberate, chiamolla Repubblica Italiana. 

In Portomaggiore grandemente si festeggiarono i trionfi delle armi 
napoleoniche. Primo pensiero della pubblica Rappresentanza fu quello 
della pubblica istruzione, cioè di ristabilire ed aumentare le scuole co- 
munali già neglette e quasi affatto soppresse. E già per cura di certo 
Francesco Grilli Sacerdote e Segretario municipale di Portomaggiore. 
uomo di lettere; e per volontà di altri onorevoli cittadini, s'insliluì una 
Accademia letteraria, la quale s 1 ebbe nome di = ACCADEMIA DEL 
GENIO DI PORTOMAGGIORE — L'inaugurazione della quale ebbe luo- 
go ai 19 Fruttidoro (2) (f> Settembre). Fondatori di essa furono: 

(1) Il Dottore Mezzo» ori alla pag. 7 del suo opuscolo — Appunti storici di Portomaggiore — 
dice : ,, Vero è che gli elementi dai quali si sarebbe composta la Storia Por mese, sono periti in massi- 
,, ma parte; l'Archivio Comunale a cagion d'esempio fu abbruciato interamente NEL 181 li ALL'EPOCA 
DELLA REPUBBLICA CISALPINA ,.. Noi baciamo al lettore il giudicare quanto il prelodato signor 
dottore sia approfondilo sulla storia patria da soli 68 anni addietro; mentre a tutto il mondo è nolo 
che dal Giugno 1 7 '.) G solamente, in seguilo all'invasione francese, si costituì in Italia la Jìepubblica 
Cisalpina, la quale ebbe vita fino al 17!)!) e non più! — Diremo solo che non nel 181") cèdeva Li 
Repubblica Cisalpina, mi nel 17!)!) dopo soli tre anni di vita; clic non nel 1815 ma nel 179!) fu- 
rono dai Briganti bruciali gli Archivi del Comune e del Tribunale in PorlOBHtggiore, o non altrimenti. 

(i) Il Duodecimo mese del Calendario repubblicano francese dal giorno 18 Agosto al 1G Set- 
tembre. 



— 85 — 

1. Don. Francesco Grilli di Portomaggiore. 

2. Doti. Flaminio Baratelli di Ferrara. 

3: Doti. Giuseppe Buzzoni di Portomaggiore. 

4. Gio. Battista Bernardi di Ferrara. 

5. Vincenzo Forecchi di Ferrara. 

6. Dott. Carlo Orsini di Migliavo,, 

7. Dott. Benedetto Gelli di Comacchio. 

8. Dott. Gaetano Sansoni parroco di Sandolo. 

9. Can. Alfonso Pasti di Portomaggiore. 

10. Antonio Imperiali di Portomaggiore. 

11. Dott. Luigi Mainardi Pretore di Portomaggiore. 

12. Dott. Piergrisolo Fogli di Comacchio. 

13. Antonio Righini di Portomaggiore. 

11. Dott. Andrea Brocatelli di Portomaggiore. 

lo. Carlo Tebaldi di Portomaggiore. 

16. Carlo Imperiali di Portomaggiore. 

17. Dott. Giuseppe Cavalieri parroco di Libolla. 

Questo benemerito sacerdote dettò, presso domanda fattagli , alcune 
norme e discipline sul nuovo sistema d' insegnamento che si voleva 
stabilire nelle scuole dalla Gramoli ca inferiore. Media , e Suprema , alle 
scuole di Umanità e fìettorica. Utili e saggi precetti si trovano in un li- 
bro per essolui stampato nella stessa Villa di Libolla, dal qual libro ab- 
biamo noi raccolte le suddette notizie. 

Nel Gennaio dell'anno 1803 il Municipio di Portomaggiore pel buon 
ordine ed avviamento della Guardia Nazionale (1), di cui era Capo-Le- 
gione, il cittadino Luigi Gulinelli determinò di formare un Consiglio 
amministrativo di tre membri, il quale sopraintendesse al Capo-Legione, 
allo Stato Maggiore, nonché a tutta la Guardia Nazionale , e nominò a 
presidente di tale Consiglio il cittadino Antonio Bargelesi , e a membri 
i cittadini Vaccari Nicola, e Mazzolarti Giovanili. 

Nel Maggio 1805 e precisamente nel dì 26, Napoleone incoronossi 
colla corona ferrea e, preso il nome di re d'Italia, mandò in sua ve- 
ce, col titolo di viceré, il suo figliastro Eugenio di Beauharnais. Onde 
anche in Portomaggiore in una sola notte furono atterrati tutti gli em- 
blemi repubblicani, e furori vi sostituite le regie insegne. 



(1) La Guardia Nazionale in qoe' giorni fu soggetta a molte variazioni, ma con la Legge 17 
Settembre 1802 ebbe slabile organamento. 



— so- 
li nuovo Regno (P Italia era diviso in 24 Dipartimenti, suddivisi in 
Distretti e Comuni. Il Dipartimento di Ferrara o del Basso Po , si divi- 
deva in tre Distretti, in dodici Cantoni, ed in centoquattro Comuni. Il 
primo Distretto, di cui era capoluogo Ferrara, era diviso in sei Cantoni, 
il primo dei quali era quello di Ferrara col suo circondario esterno for- 
mato dai Sobborghi di S. Giorgio, di S. Luca , Quacchio , Baura , Fuo- 
comorto e Cocomaro. Del secondo Cantone era capoluogo Bondeno , del 
terzo Trecento,, del quarto Fi esso , del quinto Copparo , e del sesto Por- 
tomaggiore, con una popolazione di N.° 18456 abitanti, il quale era 
così diviso : 

1. Portomaggiore con Porto di Rotta e Portoverrara popolaz. N. 2806 

2. S. Nicolò con Benvignante , Ospitai Monacale 

e Ripa di Persico » » 2669 

3. Voghiera con Belriguardo, Voghenza, Gualdo, 

e Montesanto » » 2229 

4. Masi del Torello, Masi S. Giacomo, e Ducentola » » 1382 



8. 



Gambulaga con Verginese, Runco con Quar- 



tiere, Sandolo, e Maiero » » 1510 

6. Medelana con Rovereto, S. Yito , Alberlungo, 

Dogato, e Libolla » » 2287 

8. Denore con Parasacco , Yillanova di Denore, 

Albarea e Yiconovo » » 2593 

9. Marrara, S. Egidio, e S. Bortolomeo in Bosco » » 1694 

10. Codifìume con Traghetto a sinistra di Primaro » » 1286 
I Comuni, secondo il R. Decreto 1805, si dividevano in tre Classi. 

Il Dipartimento del Basso Po aveva un Comune di prima Classe, uno 
di seconda, e novantasei di terza. 11 primo aveva un Podestà che du- 
rava in carica tre anni, e sei membri col nome di Savi. Il secondo 
un Podestà e quattro Savi; gli ultimi avevano un Sindaco e due Anzi a- 
ni. Portomaggiore era Comune di terza classe, ed il Sindaco era anche 
incaricato della Polizia. 

In ogni Cantone con Decreto 28 Giugno 1805 venne ordinata V am- 
ministrazione del Demanio e Diritti Uniti. Tale decreto stabilisce in o- 
gni Comune un Direttore, in ogni Distretto un sotto Direttore, e in 
ogni Cantone un Ricevitore. In Portomaggiore fu nominalo Ricevitore 
Giovanni GulineUi. Nell'anno seguente con altro Decreto 23 Marzo 1806 
fu disposto che, col 1. Aprile, incominciasse ad aver luogo in tutto il 
Regno l'obbligo del Registro, e ne furono quindi nominati i Conservato- 
ri, gli Aggiunti, e gli Ufficiali. A Portomaggiore con Decreto 25 Mar- 
zo fu nominato U (Tizia le Bonifacio Angelini. 

Per l'amministrazione della Giustizia civile e criminale nella giuri- 
sdizione di Portomaggiore, in virtù del Decreto 7 Marzo 1807. eravi 
un tribunale pei Comuni del proprio Cantone, presieduto da un Giudice 



— 87 — 

di Pace cui fu dato a supplente Righini Antonio di Portomaggiore, E cori 
altro Decreto 48 Ottobre detto anno, furono aggiunti al Giudice di Pa- 
ce Imperiali Antonio e Marzola Marco ambo di Portomaggiore. 

In essa giurisdizione per Regio decreto 9 Ottobre 1807 avevano re- 
sidenza cinque Notai pubblici, e cioè uno a Portomaggiore uno a S. Ni* 
colò, uno a Voghenza, uno a Medelana, ed uno al Traghetto. Vi era uf- 
ficiale di Posta, ed un pedone. L'ardivo delle lettere era fissato al Mar- 
tedì ed al Sabato, e la partenza al Lunedì ed al Venerdì d'ogni setti- 
mana. Per la sicurezza interna del paese e suoi dintorni , vi era una 
Brigata di Gendarmeria comandata da un Maresciallo d' Alloggio. 

Quantunque non si abbiano precise notizie, è però certo che dopo 
la caduta degli Estensi questo paese non ebbe più Castellano, né pre- 
sidio militare a guardia dell'importante sua rocca : nullameno si ha che 
sotto il governo del papa fu sempre guardato da' suoi soldati fino alla 
invasione francese; giacché negli ultimi tempi il Comune doveva prov- 
vedere alloggio stabile, ovvero accasermare un certo numero di birri \ 
al quale effetto poi essendo podestà di Portomaggiore nel 1789 Grego- 
rio Dalle Monete, ed il molto illustre sig. Capii. Giovanni Mazzolani uno 
dei moderni Consoli, la Comunità prese in affitto per nove anni dal 
sig. Giuseppe Contari ni una casa per alloggio dei Birri con stalla e fe- 
nile annesso di sua ragione* posta in questa Terra in luogo detto il Mo- 
ravo a scudi 20 annui da pagarsi in due rate. Dunque e' erano birri 
anche a cavallo. E si ha ancora che avevano stanza da tempo in Por- 
tomaggiore, poiché il Legato Spinelli rescrivendo alla relazione fatta dal 
Podestà pel suddetto contratto d'affìtto, dice: Ella invigili che lutto sia 
fatto a dovere, e che la casa sia in ordine pel prossimo venturo S. Mi- 
chele, onde potere a tal tempo lasciare P alt?*a in libertà. (ì). 

LVII. L' Austria che osò sperare buon successo alle sue armi per 
gì' impacci che recavano al Re d'Italia le vertenze di Spagna, volle 
tentare le ostilità , ma ben presto fu ridotta alla pace di Schònbrun. 
( 14 Ottobre 1809 ). E fu in quest'anno che il Viceré d'Italia respin- 
gendo gli Austriaci verso Vienna, una divisione di questi, eh' era stata 
tagliata fuori, si avanzò sino al Po grande , e vi suscitò il brigantaggio 
che bentosto si estese. Nel giorno 11 Luglio i briganti invasero Porto- 
maggiore con promessa di nulla molestare e solo esigere una contribu- 
zione. Pacificamente entrati , tutto procede con un certo qual ordine si- 
no ad un' ora pomeridiana circa : ma ubbriacatisi al solito, rinnovaro- 
no le scene del 1799 e diedero di nuovo alle fiamme gli Archivi dei 
dieci ultimi anni, unitamente a tutto quel poco che si era potulo sot- 
trarre al primo incendio. 



(1) Archivio del Comune. Unico libro di Atti pubblici dello scorso secolo sottratto alla distruzio- 
ne ed agli incendi operali dai briganti nel 1199 — e nel 1809. 



— 88 — 

Napoleone nel frattanto vinse le battaglie cT Àbensbergh, d' Eckmul , 
di Ratisbona; bombardò e prese Vienna, ottenne a Essling grandi van- 
taggi, riportò la vittoria di Wagram, ed obbligò l'imperatore d'Austria 
a dargli in moglie V arciduchessa Maria Luisa. Papa Pio VII. cui vole- 
va togliere gli stati , lo scomunicò ; e da Fontainebleau, dov' era confi- 
nato, gli suscitò gravissimi ostacoli. Finalmente il sistema continentale, me- 
nando a mina il commercio, produsse una miseria universale. (1809-1811) 
In mezzo a tanti pericoli Napoleone non temè impegnarsi in una guerra 
formidabile contro la Russia. Duce di 4-50,000 combattenti, il più bello 
e fiorente esercito che mai si vedesse , varca il Nieme?i , prende Vilna 
Vitepsk, Smolensko, ed entra in Mosca il li Settembre 1812. Ma i Rus- 
si nelP abbandonare la gran città V avevano incendiata. — Il freddo 
obblighilo a ritirata. Innumerevoli schiere nemiche molestavano in mil- 
le guise V esercito francese, il quale privato d'ogni cosa necessaria alla 
vita, rimane quasi tutto seppellito sotto i ghiacci , o perisce nelle acque 
della Ber esina l 

Ritornato in Francia quasi per incantesimo, il gran Capitano creòssi 
nuove e grandi risorse. Iniziò la guerra di Germania e vinse a Luì 'zen , 
a Bautzen, a Wurtchen. La Prussia s' era alleata alla Russia , la Svezia 
aveva chiamato a suo re il Bernadette, e l'Austria parteggiò contro Na- 
poleone, La disastrosa battaglia di Lipsia, detta la battaglia delle nazio- 
ni, ricacciò Napoleone sul territorio francese, che fu occupato da tutte 
parti. Dopo alcuni mesi di timori e di speranze, si annunziò in Parigi 
la ristaurazione dei Borboni sul trono di Francia (31 Marzo 181 4J. Na- 
poleone abdicò a Fontainebleau (li aprile), e ricevette V isola d' Elba 
per suo dominio. Ricomparve in Francia il 1.° Marzo 1815 e dal pic- 
colo porto di Cannes corse difilato a Parigi senza contrasto. Fiancheg- 
giato da' suoi commilitoni entusiasti, vinse i Prussiani a Ligny (1G Giu- 
gno). Finalmente fu vinto da Wellington e Blueher a Waterloo il giorno 
18. Abdicò in favore di suo figlio, che doveva prendere il nome di 
Napoleone II (22 Giugno 1815) indi sulla nave inglese il Bellerofonte. 
partì alla volta d' Inghilterra. Ma quel governo lo dichiarò prigioniero 
della Lega europea, e lo fece guardare rigorosamente nelP isola di S, 
Elena, dove finì infelicemente i gloriosi suoi giorni il 5 Maggio 4S2I. 






89 





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CAPO DECIMO SECONDO 



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Wall' anno 1815 air anno I8.2G 



LVHI. Caduto Napoleone i principi spodestali ritornarono alle lor 
sedi, e quindi Pio VII fece ritorno ne' suoi Stati il 24- Maggio, liberato 
dal suo carcere di Savona. Ricuperò lutto lo stato romano a riserva di 
una striscia del Ferrarese sulla riva sinistra del Po, che V Austria pre- 
potentemente ritenne per sé, insieme col diritto di presidio nelle For- 
tezze di Ferrara e di Comacchio. A tale prepotenza la romana corte fece 
di molte proteste, alle quali ogni orecchio fu sordo. 

In questo mentre si pose nuovamente in campo dai Bolognesi la 
questione sulla necessità di aprire un nuovo scolo fra Poatello e Reno, il 
che fu già anteriormente approvato dal Governo Italiano ai 5 Ottobre 
1813, ma per cagione delle politiche vicende restò sospesa l'esecuzione 
del R. Decreto. (1) 



(l) Lo stesso Decreto, che qui riportiamo, era opinione fosse stato carpito al Viceré d' Italia da 

12 



— '90 — 

Ora si fecero nuovamente a rappresentare a Sua Santità che i fer- 
tilissimi terreni situati nel comprensorio fra Poaletlo e Reno di 115 mila 
Tornature bolognesi avevano uno scolo difficile per il Po di Man-ara e 
per il Volano, e che quasi un terzo del totale era in parte perennemente 
ed in parte quasi sempre inondato. 

Già tino dal Pontificato di Benedetto XIV i proprie! ari dei fondi 
fra Poaiello e Reno, fecero dimanda di arginare il lìmo, nella persua- 
sione che le loro Valli fossero bastantemente bonificate. Ma le chiavi- 
che erette ad iscaricare le acque piovane col tempo non poterono più 
dar esito a dette acque, poiché il Reno per istabilire la sua cadente 
ebbe di molto alzato il suo fondo ; onde fin d' allora fu poi progettato 
aprire un nuovo scolo a traverso il Polesine di S. Giorgio per dar esito 
alle loro acque nella Valle Mezzano , recipiente al quale non avrebbero 
mai osato di aspirare, finché le Valli di Comacchio furono Camerali. 



persona che forse aveva molto ascendente sull'animo di lui; e tale allo fu riputato ingiusto da tulli gl'in- 
teressati nel Polesine di S. Giorgio. 

« Art. 1. È aperto un nuovo scolo a benefizio dei terreni situali nei Dipartimenti 
« del Basso Po e tM fieno, e compresi fra il Reno abbandonato , il Poaiello , il Po 
« di Carrara, ed il Reno attuale, secondo il progetto dell' ingegnere in capo Giusti, 
« e le modificazioni proposte dalla Direzione generale d'acque e strade. 

« Art. 2. Il nuovo scolo comincierà in vicinanza dello sbocco attuale del Canale 
« Cembalina nel Po di Marrani ; passerà sotto lo stesso Po di Marrara, mediante una 
« botte, e proseguirà mediante il canale da escavarsi fra il condotto Rivalilo e Sub- 
« biosa, ed il condotto di S. Antonino o fossa della Trava in una direzione paral- 
« lela alla detta fossa della Trava sino alle Valli di Comacchio, nelle quali scariehe- 
« rà le acque. 

« Art. 5. Alla botte potrà essere unito un sostegno pel passaggio della navigazio- 
« ne tra il Po di Marrara ed il nuovo canale di scolo, secondo il modello presentato 
« dal nominato ingegnere in capo Giusti , ed approvato dalla Direzione generale A- 
« eque e Strade, e potranno pure costruirsi dei Molini allo sbocco della bolle. 

« Art. 4. La galleria della botte sotto l'argine sinistro del Po di Marrara sarà mu- 
« nita di doppia paratoia, e sarà pure munito di doppia travata il sostegno nel pun- 
« lo in cui terseea l'argine sinistro dello stesso Po di Marrara. 

« Art. 5. Sarà preposto alla custodia ed al regolamento dei suddetti edifici] un cu- 
« stode nominato dai Possessori del Polesine di S. Giorgio, ed approvalo dal Pre- 
« fello del Basso Po. 

« Lo stipendio verrà slabililo dal Prefetto e pagato a carico dei possessori dei 
" terreni suaccennati a beneficio dei quali viene aperto il nuovo Scolo. 

« Art. 6. Nel punto in cui il nuovo canale di scolo attraverserà 1' argine circon- 
« dario dèlie Valli dì Comacchio, sarà costruita una chiavica secondo le buone rego- 
« le dell'arte, mimila di paratoia, e (piando occorra anche dei ripari convenienti per 
'• impedire che il pesce salirà lungo il canale. 

• Art. 7. Le spese della botte, del canale da escavarsi, e di tulli gli altri edilìzii e 



— 91 — 

Sorsero quindi gravi dubbi intorno al desideralo lavoro , special- 
mente dalla Congregazione degli Scoli di Ferrara, la quale anzi si oppo- 
neva recisamente, ed ebbe ricorso al Governatore austriaco in Bologna 
il quale fece sospendere rincomincialo lavoro. Ma poco ebbe a durarne 
la sospensione, poiché nel Maggio slesso lo sconvolgimento prodotto dal- 
V avvanzamento delie truppe napolitane, non poco contribuì a rendere 
più desolante la situazione di questa provincia, la cui popolazione tro- 
vavasi mollo afflitta dalla mancanza, e dal troppo caro prezzo dei vi- 
veri, nonché daiia privazione di lavoro a procurarseli. Specialmente nel- 
le campagne le genti trovavansi già abbattute ed estenuate dalia mise- 
ria : vi erano stali attruppamenti popolari per provvedersi sforza t amen te 
di vitto ne'luoghi ove sapevasi poterne rinvenire. A tutto questo si ag- 
giunse la licenza dei militari stranieri, che tutto permettendosi, accreb- 
be in eerto modo il coraggio allo quasi totale disperazione del povero 



«■ lavori relativi al nuovo scolo, come pure ie spese della successiva conservazione, so- 
ft no a carico dei terreni, a benefìcio dei quali viene accordato. 

« L'esazione del contribuito ha luogo nei modi stabiliti per la contribuzione fon- 
« diaria. 

« Art 8. Per 1' Amministrazione e direzione economica avranno luogo le disposi- 
le zioni dei veglianti Regolamenti, e quelle specialmente del nostro Decreto 20 Mag- 
« gio 1806 relativo gl'interessati negli scoli e nelle bonificazioni. 

« Art. 9. Un Ingegnere del corpo reale dirigerà i lavori in Aite sotto gli ordini 
« del Direttore generale d'Acque e Strade. 

« Art. 10. Sono ammessi a godere della facoltà concessa nell' Art. o del presente 
« Decreto i Possessori del Polesine di S. Giorgio , semprechè nel termine di giorni 
« 40 dopo che sarà loro data comunicazione del presente Decreto, dichiarino dinan- 
« zi al Prefetto del Basso Po di volerne profittare, e di sostenere le relative spese 
« a loro carico. 

« Trascorso il detto termine, il Governo stabilirà sulla esecuzione delle dette spe- 
« se, secondo troverà nel caso. 

« Art. 11. Tutte le questioni che potessero insorgere nella esecuzione dei summen- 
« tovati lavori, saranno conosciute e decise dal Consiglio di Prefettura , salvo il re- 
« clamo al Consiglio di Stato. 

« Quelle però, che si riferiscono all'importare delle indenizzazioni dovute ai dan- 
te neggiati, sono riservate ai Tribunali. 

« Art. 12. Il Ministro dell'Interno è incaricato dell' esecuzione del presente Decre- 
« to, che sarà pubblicalo nei Dipartimenti del Basso Po e del Pieno , ed inserito nel 
* Bollettino delle Leggi. 

Dato dal Campo oltre Gorizia li 5' Ottobre 1815. 

EUGENIO NAPOLEONE 

Pel Vice-Re 

Il Consigliere Segret. di Stato 

A, S T. r i G E L L i 



— 92 — 

mancante del necessario sostentamento. Onde i possidenti fra Poatello e 
Reno profittarono di questa luttuosa circostanza per far sottoscrivere ai 
parrochi ed Agenti dei Comuni situati nel loro comprensorio un* istanza 
in cui si esponevano le mormorazioni di que^ popoli per la sospensione del 
nuovo scolo che loro toglieva il mezzo di guadagno. 

La quale istanza inviata poscia al Governatore Austriaco residente in 
Bologna, ottenne per ordine del medesimo che fosse tolta indilatamen- 
le la sospensione, e quindi fu dato principio al lavoro con un esempio 
affatto nuovo , a guisa d' 'irruzione ; e ciò per la ragione che se lai lavori 
non venivano eseguiti quasi per sorpresa , e nello stato di confusione in 
eui erano le cose , non si avrebbe al certo potuto fare altrettanto sotto un 
governo stabile ed in tempo di quiete. 

Sotto la dominazione della Chiesa fu nuovamente sospesa Y esecu- 
zione del nuovo Scolo perchè dalla Congregazione di Ferrara fu fatto ri- 
corso al papa, e dal delegato apostolico della provincia Mons. Tomaso 
Bernetti, fu ordinato un congresso da tenersi avanti di lui per discutere 
le ragioni addotte dai possidenti superiori, e quelle degP interessati nel 
Polesine. Di già in Bologna d' ordine sovrano erasi istituita una com- 
missione pontificia presieduta da Monsignor Lante, la quale dichiarava 
che // Polesine di S. Giorgio non doveva avere alcun datino, ma che nello 
stesso tempo era d? uopo vedere se potevasi fare senza di lui pregiudizio 
un vantaggio al ripetuto comprensorio superiore. I dibattimenti furono molti 
e lunghi, ma finirono per lasciare la vittoria ai possidenti del compren- 
sorio fra Poatello e Reno, onde l'eminentissimo Cardinale Consalvi, se- 
gretario di Stato emanò Decreto al 10 Giugno 1816 per V attivazione 
dello scolo dalla fossa Trava a Portomaggiore e Marrara, come presente- 
mente si vede (1). Per cui in seguito al Decreto, un'apposita cornmis- 



(1) Ecco il Decreto pontificio. 

« Dalla Udienza di Nostro Signore — Benché la Santità di Nostro Signore sia in- 
formata, ed appieno conosca essere stala già tre volle decisa, prima sotto il Go- 
verno Italico , poscia sotlo il Provvisorio Governo Austriaco, e finalmente col De- 
creto di S. Em. il Sig. Cardinale Alessandro Lante del l) Novembre 1815 la Boni- 
ficazione del Comprensorio posto tra Reno abbandonato , Reno vivo , e il Po dì 
Mar rara, mediante un nuovo scolo che passando per il Polesine di S. Giorgio ter- 
mini alle Valli di Comacchio: benché similmente conosca, che specialmente dopo 
la visila eseguila nell'Ottobre scorso dall'E.mo Lante in concorso delle Parli, dopo 
la Relazione, e Volo dei Signori Ab. Professore Calandre Ili, Cavaliere Andrea Vici, 
e Girolamo Scaccia, e dopo le cautele e discipline prescritte nel citato Decreto di 
S. Eminenza il Sig. Cardinal Lante, si può con la più fondala sicurezza presumere 
l'insussistenza dei danni temuti dagl'Interessati nel Polesine di S. Giorgio, e nelle 
Valli di Comacchio : contuttociò volendo Sua Santità benignamente condiscendere 



— 93 — 

sione incaricata dalla Segreteria di Slato si condusse in Portomaggìorc 
il dì 30 Agosto di queir anno a visitare i terreni per il nuovo canale 
da eseguirsi lungo la fossa della Trava. In occasione di che vennero poi 
cretti i ponti che simmetricamente circondano il paese di Portomaggiore. 
LIX. iNellc agitazioni politiche, e nel mutamento di governi il capo 
del Municipio aveva cambiato suo titolo per ben due volte, giacché sot- 
to il provvisorio governo austriaco nel 1816 appellavasi Podestà, ed ora 
(1819) Gonfaloniere; e primo ad assumere questo titolo in Portomag- 
giore nel suddetto anno fu Giuseppe Imperiali, il quale fece ogni po- 
tere per diffondere la pubblica istruzione anche nelle piccole parrocchie 
del territorio, ed in parte vi riuscì col provvedere di 



« alle istanze dei suddetti Interessati per una nuova visita, senza però ritardare un' 
« opera già incominciala , ed inoltrala fin dall' anno scorso , dalla quale dipende il 
« redimere prontamente dai ristagni delle Acque un vasto Territorio con infinito van- 
« taggio e dei Particolari, e dello Stato, e senza privare gl'Interessati nella Bonifi- 
« cazione del possesso in cui si trovavano, allorché la Provincia di Ferrara ritornò sol- 

* lo il suo paterno dominio: 

Primo. 

« Col suo Sovrano Comando ordina e prescrive quanto segue siili' istanza pre- 
« sentata dalla Congregazione degli Scoli interni di Ferrara, e dal Commissario Ca- 
« merale delle Valli di Comacchio. Si deputerà una Commissione per eseguire una 

* nuova visita su la faccia del luogo a spese dei reclamanti, i quali per tale effetto, 
« depo sentiti in apposito convocato gl'Interessati nel Polesine di S. Giorgio e nelle 
« Valli di Comacchio dovranno formare un fondo, o deposito per ora di 3 mila scudi 
« che staranno alla disposizione della Segreteria di Stato, ed emetterne l'obbligazione 
« di supplire al di più delle spese nel caso che occorra. 

Secondo 

« La nomina e la visita della nuova Commissione non apporterà alcun ritardo ai 
« lavori dello scolo, i quali dovranno immediatamente ripigliarsi, e liberamente con- 
« tinuarsi in esecuzione del Decreto di S. Em. il Sig. Cardinale Lante del 5 Novem- 
« bre 1815. 

Terzo 

« L' esecuzione del lavoro si farà secondo il Progetto esibito alla Segreteria di 
« Stato dagl' Interessati nella Bonificazione colle modificazioni e discipline proposte 
« alla Segreteria di Stalo in data 16 Maggio 1816 da S. Em. il Sig. Cardinale Lante 
« dietro i rilievi e suggerimenti dell'apposita Commissione Idraulica. 

Quarto 
« Se dentro due mesi dalla data del presente Decreto i reclamanti non avranno 



_ 94 — 

maestri elementari Gualdo Masi S. Giacomo e Montesanto valendosi del- 
le persone ecclesiastiche addette alle parrocchie stesse. Il commercio ri- 
prendeva vigore, e già in Portomaggiore grossi mercati si facevano, ai 
quali concorreva di molta gente, ed apportava vantaggio grande alla in- 
tera popolazione. L' ordine, e la disciplina nella pubblica piazza era 
mantenuta dal cosi detto Cursore, (oggi Guardiano Comunale) :jl quale 
nel 21 Agosto il pubblico Consiglio decretò andasse vestito di color mi- 



« eseguilo il Deposito, ed emessa ia obbligazione, come all'Art. I. s'intenderanno aver, 
« rinunciato alla facoltà accordata loro col presente Decreto, 

Quinto.. 

« La nuova Commissione sarà nominata dalla Segreteria di Stato. Vi avrà luogo 
« qualcuno dei Componenti la Commissione Idraulica spedita al medesimo effetto ncl- 
« l'Ottobre del passato anno 1815, il quale componente non avrà voto. La Commis- 
« sione sentirà le parti in contraddittorio. 

Sesto. 

« La Commissione suddetta si limiterà ad esaminare il nuovo Scolo eseguito se- 
« condo il progetto, e però unicamente deciderà, se lo Scolo suddetto eseguito come 
«sopra possa impedire gli scoli del Polesine di S. Giorgio, e deteriorare la pesca 
« delle Valli di Comacchio. 

Settimo 

« Gli alti della visita , ed il volo della nuova Commissione saranno rimessi alla 
« Segreteria di Stato, la quale giudicherà definitivamente se , e con quali condizioni 
« dovrà lasciarsi sussistere il nuovo scolo. 

Ottavo 

« Nel caso che la decisione fosse favorevole ai Possidenti del Polesine di S. Gior- 
« gio, il lavoro fino allora eseguito sarà distrutto a tutte - spese degl' Interessali nella 
« Bonificazione, i quali saranno pure tenuti in tal caso a rifare i danni che saranno 
« derivati dai lavori, ed a rimettere le cose nello Slato in cui erano avanti l' inlra- 
« presa dai lavori. 

Nono 

« Non si ammetterà alcun reclamo dal presente Decreto ne per parie degl' Inle- 
« ressa ti nella Bonificazione; ne per parte degli opponenti. 

« Si dichiara ancora, che questo è Tuli imo esperimento, dopo del quale non sarà 
« ricevuta, anzi rimane sino ad ora interdetta ogni ulteriore querela, o rimostranza. 

Valla Segreteria di Slato questo dì 10 Giugno i S ! (5. 

E. Card. CONSALVI 



— 95 — 

sia con mostre bianche ed una placca di ottone al braccio od al petto col- 
r iscrizione CURSORE DELLA COMUNITÀ DI PORTOMAGGIORE (1) 
Insomma i! principio di quest'anno fu di somma lietezza poiché quasi 
d'improvviso cessò ogni qualsiasi minaccia di reo morbo. 11 Tifo, ma- 
lattia contagiosa , aveva visitale queste contrade nel 1818, ed anche 
Porlomaggiore ebbe a provarne i mortali effetti; conciosiachè esso e sue 
vicinanze furono soggetti alla malefica influenza del terribile morbo, il 
quale si diffuse in modo spaventevole, e condusse a morte molte per- 
sone. Il corso di questa malattia era di quattordici, ventuno, ed anche 
ventotto giorni. L'ammalalo, era preso da febbre continua , con calore 
urente alla pelle, svigorimento di forze, torpore delle facoltà intellet- 
tuali e dei sensi e delirio più o meno pronunziato. 11 miserando strazio 
cessò quasi improvvisamente sì che apparve opera di Cielo ! La popola- 
zione di Porto rese pubbliche e solenni azioni di grazie all'Onnipotente 
per tanto prodigio; e con divote pompe e pietosi canti, ( J 2) nella Chiesa 
della Madonna dell'Olmo, dove intervenne anche la Confraternita di Ba- 
ricella . volle con solenne Triduo ad onore di MARIA far manifesta la 
gratitudine onci' era compresa. 

In quest' anno con pubblico Decreto 23 Ottobre 1819 s'instituirono 



(1) Arch. Comunale Atti pubbl. 



(2) Don Sansoni Parroco di Sandolo, e l'avvocato Prof. Bernardo Gasparini da Bologna, Governato- 
re pontificio in Porto e terso verseggiatore, pubblicarono i seguenti sonetti nel Settembre 1818 in o- 
norc della Madonna dell'Olmo. 



« Portomaggiore, con asciutto ciglio, 
« Con animo tranquillo io non mirai, 
« Ghermir la Morte or questo or quel tao figlio, 
<c E volger tutti in dolorosi lai ! 

« Invano Arte, Natura, uman Consiglio 
« Si oppose al suo furor, Ella non mai 
« La man sospese, e disse al Tuo periglio : 
« Portomaggiore or sei, più non sarai. — 

« Ma buon per Te che a migliorar tua sorte, 
« Maria si mosse al sol Tuo bene intesa, 
« E corse, e vinse, e disarmò la Morte ! 

« Fu allor che al regno dell'eterno oblio, 
« Di furor, di rossor, di sdegno accesa, 
« Vinta e conquisa la Crudel fuggio. 



D. GAETANO SANSONI 



« So che a fugar la smunta Fame ognora 
« Fosti qual Nave * che da terra amica, 
« Volgesti a noi la sospirata prora, 
« Coi ricchi doni della bionda spica. 

« E so, Vergili Maria che fosti ancora 
« Usbergo a noi contro la gran Nemica, 
« Che testò ci voleva tutti in brev'ora, 
« Mieter qual erba con la falce antica. 

« Or, bella Luce dell'etereo chiostro, 
« Lingua saravvi, od opra d'uom mortale, 
« Che adegua in parte al grato affetto nostro ? 

« Per farvi un dono al beneficio uguale, 
« Noi vi daremo il cor, ch'egli è già' 1 vostro.... 
« Deh, cel serbate Voi, Donna immortale ! 

B. GASPARINI. 

(*) Allusivo al moto — Facta est quasi Navis 
institoris, de longe portans panem. 



— 96 — 

le Guardie campestri in Portomaggiore e suo territorio , le quali impor- 
tavano l 1 annua spesa di L. 2553, 60. fi). 

Anche alla pubblica igiene il Comune aveva rivolte le sue cure , 
onde dagli eredi Mazzolarli fece acquisto d' un pezzo di terreno in vici- 
nanza allo scolo sulla via di Portoverrara, lungi dall'abitato, allo scopo 
di stabilirvi il pubblico cimitero: e già da qualche mese si dava luogo 
in esso alla inumazione dei cadaveri senza che stabilmente fosse tutto 
chiuso air intorno ; per la qual cosa fu in quest' anno approvato ed ese- 
guito il muro di cinta al nuovo cimitero, il quale essendo prima provvi- 
sorio, fatto di semplici grisoloni (stuoie o tessuto di canne) restava il ci- 
mitero esposto alla introduzione dèi bestiami, contro i religiosi riguardi do- 
vuti alle spoglie degli estinti (2). Anche la parte del cornicione del cam- 
panile di questa Collegiata, che guarda a settentrione, trovavasi tutta rui- 
nosa a modo che riusciva pericoloso il soffermarvisi sotto ; per cui fu 
decretata una barricata di legno alla detta parte, fintanto che il Comune 
avesse disposto pel necessario ristauro (3). 

Nell'anno appresso e cioè nella quarta Domenica di Settembre si 
solennizzò con grande pompa in Portomaggiore la festa del Santo com- 
protettore Carlo Borromeo ; ed in tale occasione il Cardinale Tomaso A- 
rezzo Legato di Ferrara, si condusse in Porto a godere della festività , 
corteggiato dalle Autorità governative e comunali, non che dai più di- 
stinti personaggi del luogo : il Gonfaloniere Imperiali Giuseppe pubblicò 
in quel dì il seguente sonetto (4) alTEminentissimo Porporato. 



(1) Archivio Comunale Atti pubblici 23 Ottobre 1819. 

(2) Arch. Coni. 

(3) Arch. Com. 

(4) 
« Il vide, il sa la più lontana ctade, 
« Lo sa, lo vede ognor l'età presente, 
« Quanto il braccio di Carlo sia potente, 
« Quanto propizia a noi la sua pietadc. 

« Gli effetti è dolce udir di sua bontade 
« Dal padre ai figli ricordar sovente, 
« E questi l'opre di sua man clemente 
« Di poi mandar alla postcritade. 

« Tu pur dell'ostro adorno il destin reggi 
« Di Porto, oh qual felicità speriamo, 
« Dal tuo saver, dalle tue savie leggi ! 

« Di quanti mali il mondo chiude e serra, 
« L'urto, il furor, non temerem, se abbiamo. 
« Un Carlo in Cicl, ed un Tomaso in terra. 

( ¥ ) Allude al Card. Arezzo. 



— 97 — 

Neir Agosto 1823 venne a morte il pontefice sommo Pio VII , e 
nel successivo Settembre gli successe il cardinale Della Genga, il quale 
assunse il nome di Leone XII. Questo papa , avverso alla progrediente 
civiltà, fu sordo alle preghiere ed ai consigli dei sudditi. Amico, entu- 
siasta solo del passato, richiamò in vigore gli ordinamenti antichi. Gli 
studii vennero posti esclusivamente sotto la gerarchia ecclesiastica colla 
bolla Quod divina sapicntia. Ridusse i Municipii in soggezione del go- 
verno, e cambiò nome alle magistrature. Né pago di ciò mandò Legato 
a latere il cardinale Rivarola in Ravenna , il quale esercitò si orril3Ìle 
governo, che i Neroni ed i Caligola sono inferiori a lui per durezza di 
cuore, e per sete di sangue cittadino. 

In tanta asprezza di governo , i Municipii ignoravano perfino , o 
presuntivamente conoscevano appena il numero di popolazione loro sog- 
getta ; poiché, negletto affatto 1' ufficio di Statistica, i magistrati dove- 
vano far di cappello ai Parrochi ogni qualvolta loro occorreva attingerne 
qualche notizia. Infatti nel 18:24 tutti i parrochi del Comune di Porto- 
maggiore, per Decreto del Consiglio pubblico, furono esenti dalla tassa 
focatico per P incomodo da essi sofferto nella compilazione dell" annuo ruolo 
di popolazione ! 

Nello stesso anno a spese del pubblico si eresse il cimitero nella pa- 
rocchia di Portoverrara il quale consistette solamente nel muro di cin- 
ta, escludendo affatto la eelletta mortuaria per meno spendere. Esso ci- 
mitero al presente è quasi rovinoso, onde quella parocchia sente neces- 
sità d'averne uno nuovo , ma in luogo più adatto, fuori delPabitato, e 
non come Fattuale che dista appena quattro metri o cinque dalla chiesa. 
Il quale, oltre ad essere affatto in opposizione alle leggi sanitarie , oc- 
cupa il miglior pratello davanti della Chiesa e Canonica. 

LX. La terra di Portomaggiore frattanto verificava ogni anno no- 
tevole aumento di popolazione , per cui le abitazioni cominciarono a 
scarseggiare, e fecesi grandemente sentire anche il bisogno di miglio- 
rare il sistema igienico del luogo. Già in que' dì fango limaccioso e fe- 
tente copriva le vie e le piazze di Porto , onde specialmente nella sta- 
gione delle pioggie, e nell'inverno, gli abitanti erano costretti uscir di 
casa ben coturnati solo per traversare da un lato all'altro la piazza mag- 
giore, nel cui mezzo eranvi alquanti ciottoloni posti ad uguali distanze 
l'uno dopo l'altro, sui quali, come fosse un sentiero, camminavano per 
condursi a Chiesa. L'incanalamento delle acque era sconosciuto : le piog- 
gie diluviavano a torrenti giù dai tetti, ristagnavano sulla piazza e per 
le vie , onde esalavano rei vapori e miasmi nocivissimi alla salute. 
Quindi gli abitanti andavano soggetti a spesse epidemie, a febbri inter- 
mittenti, ostinatissime, e poco men che micidiali / 

Per le quali cose fin qui discorse il Gonfaloniere Giuseppe Impe- 
riali, che era cittadino di ottimo intendimento , nel pubblico Consiglio 

13 



— 98 — 

tenuto nelP Aprile del 1826 arringò con persuadenti parole allo scopo 
di disporre P animo dei Consiglieri ad approvare il progetto di sabbia- 
tura e selciato delia piazza e delle strade interne di P ortomaggior e sino ai 
ponti che con simmetria lo circondano, il quale progetto era doversi inter- 
rire dette strade con sabbia da introdursi con carri e bovi dai possidenti 
del Comune nel detto Aprile , indi per altrettanta quantità a tutto il 15 
Maggio; proseguendo poi ad introdurvene nelle seguenti primavere degli 
anni 1827 e 1828 fintanto che si fosse ottenuto il desiderato intento 
di togliere il fango limaccioso il quale stagnante in queste nostre strade , 
sin qui ne apportò non lieve nocumento alla salute ed incomodo nel pra- 
ticarle. (1) Il perchè il Gonfaloniere Imperiali è benemerito del loco 
natio. 



(1) Atti pubblici dell'Àreh. Com. 



^gg^ 



— 99 



CAPO DECIMO TERZO 

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XVI * IBsipjpift&fi)!^© «=» S«ftS8MiBft© $imu$®m* 

dall' anno £829 al f $4Lfc 



LXI, 



Mentre colla maggiore alacrità si procedeva alla sabbiatura e 
al selciato della piazza e delle vie di Porto, si pensò pure alla riedifica- 
zione della Chiesa Collegiata. E fu in quest'anno 1827 che si mise ma- 
no all'importante lavoro, che terminò V anno susseguente. Venne allora 
affatto demolita V antichissima facciata, sostituendone una nuova di tut- 
t'altro disegno sotto la direzione dell'esimio architetto ferrarese Giovan- 
ni Tosi. Sono però degni di tutta lode lo stile e la bella condotta di essa 
fabbrica, come è degna di tutto biasimo la noncuranza che si ebbe, at- 
terrando la vetusta facciata, di non conservarne il disegno : poiché come 
avemmo a dire , essa ci ricordava la semplice ed insiem venerevole 
architettura dei primi secoli del cristianesimo. — L'interno di detta chie- 
sa fu in qualche modo ampliato , giacché le cappelle laterali furono 
portate in isfondo. Gli altari vennero ornati ed abbelliti, in ispecie quel- 
li del Santissimo Sacramento, della Madonna del Carmine, e del compro- 
tettore S. Carlo Borromeo : di cui i primi due hanno rendite proprie, e 
quindi evvi un'apposita amministrazione specialmente riguardo all' altare 
del Santissimo; S. Carlo ha solo italiane L. 133 all'anno per elargizione 
spontanea del Municipio. Qualch' altro altare fu in appresso decorato a 



— 100 — 

spese di alcuna delle tante ricche famiglie di Porto, e fornito di ceri e 
lampane , quantunque però non vi si ammiri nessun 1 opera artistica di 
pregio. Tranne il quadro grande rappresentante 31. V. Assunta del cele- 
bre Carlo Bononi (ì), nessuna dipintura stimabile si trova. Se non che 
1' attuale arciprete Angelo Padovani da Ravenna ornò in questi ultimi 
anni le cappelle e gli altari tutti, e fece dipingere due quadri dal pro- 
fessore Girolamo Domenichini di Ferrara, artista di merito distinto, V uno 
rappresentante il Sagro cuore di Gesù, l'altro la Madonna delle Grazie ; 
le quali pitture non sono, è vero, di gran dimensioni, ma non di poco 
pregio. 

LX1I. Nell'anno seguente mori il pontefice Leone XII, e fu eletto 
a suo successore il cardinale Saverio Castiglioni da Cingoli il 31 Marzo, 
e si nomò Pio Vili. 

Nell'Agosto di quest'anno 1830 con approvazione dell' Arcivescovo 
cardinale di Ravenna Chiarissimo Falconieri (2) si richiamò in vita la con- 
fraternita del Santissimo Sagramento eretta già nella chiesa parrocchiale 
di S. Clemente in Portoverrara, la quale venne soppressa nel 1795 al- 
l'invasione francese, ed ora ripristinata per cura dell'ottimo Rettore Lui- 
gi Cadini attuale parroco fino dal 1827. 

Francia fece rivoluzione, cacciò dalla reggia re Carlo X, e diede 
una scossa terribile ai troni d'Europa. Ai 30 Novembre morì Pio Vili, 
e rimase sede vacante. Intanto i sudditi pontificii , specialmente delle 
quattro provincie di Romagna , stanchi del mal governo dei preti , si 
ammutinarono. E nel mentre che in Roma si eleggeva il papa nella 
persona del cardinale Mauro Cappellari da Belluno , il quale assunse il 
nome di Gregorio XVI, la rivoluzione scoppiò in Bologna, ed a guisa 
d'incendio divampò in Ferrara ed in tutta la provincia. Portomaggìore 
8 giorni appresso inaugurò le insegne di libertà in mezzo all'incessante 
tripudio del popolo accorso da tutti i luoghi circonvicini. Quando poi 
giunse novella che dal Governo provvisorio di Bologna si proclamò essere 
cessato per sempre di fatto e di diritto il dominio temporale del papa , le 
feste popolari in Portomaggìore furono grandi, e giorno e notte echeg- 
giavano le vie di suoni e canti, ed i cittadini menavano la vita con 
isfarzo di banchetti , di veglie e di solazzi in mezzo a splendidissime 
luminarie. Venne infrattanto istituita la guardia cittadina sotto il coman- 
do del conte Antonio Aventi capo Battaglione, e prestava servizio giorno 
e notte per la conservazione dell'ordine pubblico. 

Ma que' tripudi i furono pur troppo di breve durata ! Gli austriaci 
entrarono in Bologna il 21 di Marzo. La sede del Governo liberale fu 



(1) Vedi pag. 51 di qucsle memorie 

(1) Morto in Havonna il 22 Agosto 1859. dopo aver retta quella Àrchidiocesi per circa 10 anni. 



— iOl — 

trasportato in Ancona, e si ristabilì l'odiato governo del papa. E fu pre- 
cisamente nel dì 26 di questo mese, giorno di Domenica , che in Por- 
tomaggiore a sera alquanto inoltrata , mentre il quartiere di piazza era 
presidiato dall'ordinario picchetto di milizia cittadina, la sentinella udì 
a qualche distanza il trotto battuto di alcuui cavalli. Dato il segno d'al- 
larme, accorse l'intero presidio, e fatto l'intimo ai sopravvegnenti, con- 
forme alle prescrizioni militari , ebbesi in risposta — Truppa pontificia 
ed imperiale ; e in un baleno i cavalieri cinsero il quartiere, puntarono 
le armi loro contro i militi cittadini, pronti a far fuoco, ove questi non 
avessero immantinente sgombrato. Onde ciascun di loro s'apprese al sa- 
vio consiglio di smettere una dannosa ad inutile resistenza. 

Ai 5 Luglio il papa promulgò un motuproprio col quale, anzi che 
provvedere ai bisogni ed alle difficoltà dei tempi, ribadì gli anelli della 
catena ai sudditi ; dichiarando che al governo solamente apparteneva la 
nomina dei consiglieri municipali , che solo il governo avrebbe piena 
facoltà di approvare e disapprovare le magistrature , che i consigli muni- 
cipali nulla potrebbero discutere senza la preventiva governativa approva- 
zione degli argomenti , che da un ufficiale di governo si doveva assistere 
alle tornate dei consigli, ed altre cento siffatte vergognose ristrettezze. 

LXIII. In questo mezzo Ferrara era fatta centro di reclutamento , 
giacché ivi si arruolavano, e si organizzavano corpi militari di fanteria e di 
cavalleria, delti cacciatori, che dal nome del loro colonnello (Zamboni) 
appellati vennero Zamboniani. Anche Portomaggiore e sue ville vicine 
concorsero ad aumentare le Ola di tanta gioventù accorsa da tutti i luo- 
ghi della vasta provincia, per dedicarsi alla carriera delle armi. Poveri 
giovani, che nulla appresero, se non a passeggiare le maestose vie della 
gran Roma, a trascorrere oziosamente la vita nelle caserme, o nelle bet- 
tole : e quando dovettero lottare col nemico, e far mostra di valor mi- 
litare , trovaronsi a fronte dei loro concittadini , dei lor fratelli , e nel 
sangue di questi tinsero talora quelle armi , che dal Vicario di Cristo 
furono benedette ! 

Ed in quest' anno s' instituirono i volontari pontifìcii reclutati fra la 
più abbietta e facinorosa gente (i). Le perfidie, i mali trattamenti usati 
per cotestoro a tutti quanti erano in odore di liberali, troppo son noti. 
È giusto si dica però che nel territorio ferrarese, ove non sì di leggieri 
la gioventù si era data alle sette, agli immoderati partiti, onde tacevano 
gli odii di parte; 1' istituzione dei volontari non perturbò sì tanto l'a- 
nimo dei cittadini, come avvenne altrove , e più che mai nelle Roma- 
gne , e sopra tutto in Faenza. La maggioranza di coloro del ferrarese 



(1; Farini. Lo stato romano dal 1815 al 1850. — . 



— 102 — 

territorio, i quali vi aderirono , o furonvi spinti da malvagi consigli , 
ovvero adescati furono più dalP esenzione delle tasse , e dalla promessa 
di lucrare indulgenze, di quello sia per ispirilo di prevalere al partito 
liberale. E prova certa si è che nulla conseguenza si ebbe a deplorare, 
e che i volontari*, nel ferrasese , non diedero opera a persecuzione di 
partiti, né commisero in modo veruno gli atti barbari e disumani delle 
altre provincie. 

Il morbo-colèra che dalle regioni paludose del Gange, ove da secoli 
menava strage, si diffuse pochi anni prima in Russia, indi in Egitto, 
in Turchia, nella Polonia, nelP Ungheria nel 1831 , e più tardi in In- 
ghilterra e in Francia; in quesf anno 1835, visitò queste infelici con- 
trade, lasciando ovunque P impronta dei miserevoli effetti del tremendo 
castigo ! Il popolo di Portomaggiore ebbe fatto ricorso alla miracolosa 
Vergine dell 9 Olmo, e con pubbliche preghiere, dopo solenne Triduo, 
fu portata processionalmente la venerata Immagine con divota pompa , 
accompagnata da innumerevole moltitudine di persone. Alla pietosa fun- 
zione intervenne anche la Confraternita del Suffragio di S. Gabriele di 
Baricella, la quale per breve pontificio ha obbligo d? intervenire alle fun- 
zioni della B. V. dell 9 Olmo in Portomaggiore ogni centenario, ed in qua- 
lunque altro invito che da quel Vicariato di Portomaggiore le venga fatto 
in circostanza di epidemie, o d 9 altro (1). 

Nel mentre che tacevano i moti politici, la quiete parve ripristinata 
in tutto lo stato ; e la provincia ferrarese provò i salutevoli effetti della 
pace. I cittadini meglio agiati diedersi a migliorare il sistema agrario 
delle nostre ubertosissime terre , e quasi tutto il Polesine di S. Giorgio, 
segnatamente il territorio di Portomaggiore, fu grandemente bonificato. 
Oltre la livellazione dei terreni, e la simmetrica disposizione della spessa 
e robusta arboratura , le nostre campagne fecersi anche più belle per 
P erezione di alte e vaste fabbriche coloniche. E questa , direi quasi 
gara, prestò fomite specialmente ai ricchi possidenti di Portomaggiore 
di migliorare anche Pinterno del paese. E già come per incanto s' in- 
terrirono fossati, si raddrizzarono alcune viuzze quasi impraticabili, e si 
eressero case e fabbriche per diversi usi belle per architettura , e per 
ogni altro squisito gusto di ornamenti. Troppo avremmo a dire a favore 
di quelli , clic, primi gareggiarono nel nobile intendimento di prepa- 
rare ai futuri, una dimora gratissima ! 

E nell'anno 1838, mentre Roma mandava Legalo a Ferrara il car- 
dinal Ugolini , in Portomaggiore si solennizzò con magnifica pompa la 
festa di S. Carlo Borromeo, e di S. Antonio di Padova, nella insigne 
Collegiata, e per tv?, giorni furonvi messe e vespri appositamente scritti 



(1) Ardi della Compagnia del Suffragio eretta in S. Gabriele di Baricella. 



— 103 — 

da valentisssmi compositori di musica , ed eseguiti da suonatori e can- 
tanti rinomati. Direttore della musica fu il celebre Nicola Petrini Zam- 
boni capo dell'Orchestra di Ferrara. Illuminazioni e macchine di fuochi 
artificiali trattennero in ciascuna sera il numerosissimo popolo , dopo i 
quali, nell'aula municipale , convennero le signore ed i più distinti fo- 
restieri ed abitanti del luogo a godere di una grande accademia di mu- 
sica vocale e strumentale, nella quale il celeberrimo , e universalmente 
rimpianto, Nemesi o Manfredini, rapì l'animo degli ascoltanti col magico 
suono del suo flauto fi). 

LXIV. Dai cittadini in quel mentre si conobbe essere difetto in- 
tollerabile in Portomaggiore quello di non aver teatro degno del luogo. 
Vero è che ogni anno, e talvolta anche più volte in un anno, quivi si 
conducevano drammatiche compagnie a rappresentare corsi di comme- 
die ; ma per ciò fare, era mestieri erigere provvisoriamente una scena, 
dove meglio credevasi opportuno. La qual cosa essendo riconosciuta di- 
sdicevole in un paese, dove la civiltà progrediente aveva messe profon- 
de radici, si rivolse 1' animo all' erezione di un conveniente teatro. 

Già fino dal 1822 si vagheggiò questo pensiero; ma la mancanza 
di luogo opportuno presentava grandi difficoltà per V effettuazione. Ma 
poiché niente è arduo al volenteroso, così avvenne che gli operosi citta- 
dini Marco Maria Marzola, Onorato Altieri , e Ferdinando Vaccari acqui- 
stassero in quel!' anno dal Dott. Nepomuceno Tebaldi una superficie di 
terreno facente parte del suo orto e posta lungo la Via dei Belli di do- 
minio diretto della Mensa vescovile di Ravenna, (2) non minore di pie- 
di quadrati circa tremila e trecento, su cui eravi una casetta , e tutto 
pel prezzo di talleri trecento. Fatto questo, restò ancora soltanto un de- 
siderio l'erezione del teatro per ben sedici anni, allorché l'egregio Ar- 
chitettore Giovanni Tosi di Ferrara fornì disegno e perizia per detta fab- 
brica. In seguito a che i suddetti zelanti promotori misero fuori un 
programma per 1' innalzamento di un Teatro Sociale in Portomaggiore 
sotto il titolo e gli auspicii della Concordia. Esso conterrebbe 44 palchi 
in tre ordini divisi, per cui sarebbe fabbricato col concorso di quaranta 
azionisti. Il valore delle azioni sarebbe relativo all' ordine nel quale 
sarà situato il palco preseielto ; quindi venne così stabilito : 
Per ogni palco in 1.° Ordine scudi romani 180 
2.° „ „ 200 



3.° „ „ 160 



(1) Manfredini Nemesio nato a Ferrara nel 1809. Morto in Sirra di Grecia nel 1844. ■— 

(2) Dall'Emo Arcivesco Falconieri, cui la Società aveva fatta in stanza, ottenne favorevole rescritto, 
onde fu stipulato solenne Istromento d'Investitura e successiva affrancazione il giorno 8 Maggio 1840 
a rogiti del Notaio e Cancelliere Arcivescovi le in Argenta Vincenzo Mazzolane — 



— KM — 

da pagarsi in & rate nel termine non minore di anni 3 né maggiore 
di quattro. Una generale adunanza ebbe luogo per gli Azionisti il W 
Giugno 1839, nella quale fu creata fra i Soci stessi una Commissione 
nelle persone delli Signori Boti. Carlo Imperiali, Onoralo Altieri, Dottor 
Eugenio Righini , Marco Maria Marzola e Ferdinando Vaccari, cui ven- 
nero accordate le necessarie ed ampie facoltà, onde procedere a quanto fos- 
se duopo per incominciare, e condurre a termine Pedi fido. La costruzione 
della fabbrica fu eseguita per appalto, deliberato in favore del capo-ma- 
estro muratore Giuseppe Sivieri da Ferrara ; e nel giorno 7 Ottobre si 
pose la prima pietra fondamentale. — 11 Sivieri corrispose egregiamente 
air aspettazione comune, giacché i lavori murari furono maestrevolmente 
condotti. Gli artisti che vi ebbero mano nei lavori di meccanismo e di 
ornamento furono Pacifico Grati macchinista del Teatro Comunale di Bo- 
logna. Autore degli Stucchi lucidi Antonio Perini da Milano. Pittore delle 
scene Giuseppe Badiali scenografo del Teatro Comunale di Bologna, In- 
doratore e decoratore Pietro Colli da Bologna. L'elegante facciata, ornata 
di grande bassorilievo rappresentante la Concordia, opera di Gaetano Da- 
via egregio scultore ferrarese, fu scoperta al pubblico il 13 Agosto 1841. 
Ed in quel torno ebbero termine tutti gli altri lavori relativi ; così che 
il Teatro compiuto come lo si vede al presente importò la somma com- 
plessiva di scudi romani ?> 9650 = a L. 51338. (1). 

Altra fabbrica di non minore importanza erigevasi nel frattanto in 
Portomaggiore a spese del pubblico, e questa si fu il palagio comunale 
che si ammira al presente, opera delio stesso Architetto Giovanni Tosi. 
Venne allora, e cioè nel 1839, demolito V antichissimo palazzo preto- 
riale, del quale non si ha memoria alcuna di sua origine, e s' innalzò 
l'attuale, bello per ornati, e per disposizione dei numerosi ambienti. Le 
scale sono tutte di marmo e maestevoli, PAula Municipale vasta e no- 
bile. 11 loggiato esterno molto spazioso, se non che le colonne o pi- 
lastri sono assai massicci, e veramente gravi. Però in complesso è pa- 
lagio ricco, elegante e sontuoso di marmi. 

Tutta P intera fabbrica fu messa a disposizione degli uffìcii comu- 
nali, e governativi, i quali, dalla casa Mazzolani, dove provvisoriamen- 
te si trovavano, rientrarono il 5 Luglio 1842 nella nuova Residenza , 
nella quale tranne il Governatore pontificio e sua famiglia, ninna perso- 
na vi prendeva alloggio. La qual cosa non era certo così nelP antico 
palazzo, mentre si ha che anche le carceri pubbliche facevano parte di 
esso. » Far ritoccare il fronlespiccio sopra la strada dal voltone della Log- 
gia sino alla finestra detta prì girne (sic) (i) La nuova sala del Consiglio fu 



(1) Arch. del Teatro. Kub. A. numero Ili. 
(1) Archivio del Comune. Unico libro di alli pubblici dello scorso socolo sottrailo alla distruzione 
e dagl'incendi operali dai briganti nel 171M) — 1801) — 



— 105 — 

dipinta dall'ornatista Rubbiani di Ferrara nel cui soffitto, il pittore fi- 
gurista Gregorio Boari, parimenti di Ferrara, dipinse quattro quadri di 
forma circolare rappresentanti allegorìe. 

Nel dì 14 Ottobre 1841. S. E. il cardinale Ugolini arrivò in Por- 
tomaggiore proveniente da Ostellato, sulle ore 10 antimeridiane, e pre- 
se alloggio in casa i signori Fioravanti, E quasi contemporaneamente ar- 
rivò la Banda-musicale di Molinella allo scopo di onorare V eminentis- 
simo porporato. 

Il cardinale arcivescovo di Ravenna Chiarissimo Falconieri si con- 
dusse a Portomaggiore, ed in tale occasione ebbe luogo in Collegiata 
una solenne cerimonia, quale si fu il battesimo alle nuove campane per 
la chiesa parocchiale di Ripapersico nel dì 14 Maggio 1842. 

Sul terminare di quest'anno spesse ed abbondanti pioggie ingrossa- 
rono i fiumi talmente che fuvvi molto a temere, ed il giorno 27 No- 
vembre il Reno ruppe al Froldo Martelli, e la rotta dell'argine del Gom- 
bìo inondò Ripapemeo, tutte le campagne vicine, sicché l'acqua giunse 
fino alla chiesa della Madonna deWOlmo in Portomaggiore. La piazza di 
Consandolo era tutta coperta dalle acque, 



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u 



— 106 



CAPO DECIMO QUARTO 

» &ll$$tòlttJft M ^OJt»to0^ ^)to IX » <SaKSU?M<& 



Dal 1844 ■ al 185©, 



li, 



LXV. Un orrendo assassinio avvenuto in Portomaggiore la sera 
deirundici Febbraio 1844 profuse la tristezza e lo spavento nell'animo 
pacifico degli abitanti. Gli autori del sacrilego misfatto, i quali sfuggi- 
rono poi sempre alle ricerche della punitiva giustizia, entrarono l'abita- 
zione di certo Giuseppe Lotti, uomo reputato denaroso, e non vi trova- 
rono che la vecchia madre di lui, la quale, o perchè non volle, o che 
dal subito timore le si tolse di poter loro insegnare ove il denaro fosse 
riposto, venne per coloro brutalmente offesa in tutta la persona e per 
ultimo sgozzata barbaramente ! 

Nell'autunno di quest'anno, ai 15 di Ottobre, ebbe luogo 1' aper- 
tura del nuovo Teatro Sodate in Portomaggiore colla rinomatissima Com- 
pagnia drammatica diretta dal valente artista Domeniconi Luigi , compo- 
nentesi di Carotina Santoni, Carolina Polvaro-Pezzana, Luigi Pezzana , 
Amilcare Peloni , e Giuseppe Guagni, tutti attori di merito distintissimo, 
i cui nomi sono imperituri negli annali del Teatro. 11 celebre Paolo Gia- 
cometti da Genova, era il Poeta della Compagnia, e si rappresentò nella 
prima sera la tanta applaudita commedia di lui intitolata 11 poeta e la 
ballerina ; Onorando il teatro di sua presenza V Emo. Cardinale Ugolini 
Legato di Ferrara, il conte commendatore Ippolito Saracco Riminaldi 
Gonfaloniere di Ferrara, ed altri molti distinti forestieri accorsi e dalle 



— 107 — 

Romagne, e dal Bolognese. Si proseguì per 16 recite, come dallo sta- 
bilito ; e da una società di undici azionisti fu assicurata al Domeniconi 
la somma di romani scudi 480 netti ; cioè scudi 30 per sera netti da 
qualunque spesa. Né fallirono le speranze, giacché al termine delle se- 
dici rappresentazioni si verificò un incasso totale assai maggiore alle spe- 
se sostenute. (1) Ed in appresso anche i giornali pubblicamente loda- 
rono il Teatro di Portomaggiore (2) e venne poi successivamente aper- 
to ogni anno in autunno , ed anche più volte in un'anno, come pre- 
sentemente si pratica. 

Nel primo di Giugno 1846 , dopo sedici anni di regno , venne a 
morte il pontefice Gregorio XVI, e dopo 16 giorni di sede vacante, fu 
eletto a suo successore il cardinale Giovanni Maria dei tonti Mastai Fer- 
retti di Sinigaglia, Vescovo d'Imola, il quale nomossi Pio IX. 

Questo gran ponteficie inaugurò il suo governo con opere splen- 
dide e generose. Cessarono di presente le inquisizioni di Stato, e corse 
voce di generale perdono alle colpe politiche. Né guari andò che si av- 
verrò quanto non era ohe voce vaga , giacché un mese dopo V assun- 
zione di lui al pontificato, si promulgò il pontificio decreto di amnistia 
generale. 



(1) Arch. del Teatro. Rttb. A. N. 15. 

(2) Album di Roma. Anno II. Appendice separata [N. 19. Roma 7 Febbraio 1846. e Io vidi ed 
« ammirai il Teatro di Portomaggiore, nobilissima Terra del Ferrarese , quando nell' Ottobre 1844 la 
t prima volta si aperse al pubblico intrattenimento. Siccome però della vera e soda bellezza è proprio 
t il recare maggiore diletto quanto più si vede, e meglio si considera, e ciò principalmente la distin- 
e gue dalla falsa ed appariscente, cui tutto manca mancando novità, quindi io credo che la tarda lode 
« ebe gli vengo tributando ora soltanto dopo di averlo riveduto, sarà dal buon senno accolta come più 
« matura e verace. — La fama che il Sig. Giovanni Tosi per molte opere di architettura godeva nella 
« sua Ferrara, e in Italia, non aveva d'uopo certamente di prendere novello incremento da tale edificio 
« che egli disegna e al suo termine condusse. Pure in questo il valente professore si procacciò nuo- 
« vo titolo alla pubblica ammirazione colla elegante e casta lemplicità delle forme, colla leggiadria degli 
« ornamenti, colle ottiche proprietà della curva, (*) colla bene intesa distribuzione t solidità delle parti , 
t eolia perfetta corrispondenza ài tutta l'opera al!» leggi armoniche della vista e dell'udito, e crebbe un 
» pregio novello e duraturo alla ricca Terra che lo possiede, e fa che i presenti ed i venturi abbiano 
« giusto argomento di fare encomio all'architetto inventore ed esecutore, ed insieme a quei benemeriti 
« che amici del patrio decoro, della gioia innocente e della dilettosa istruzione, vollero, non perdonan- 
« do a spese e cure d'ogni genere, far dono ai proprii concittadini ed ai circostanti d'uno stabilimento, 
« che, eolla delizia delle armonie, colla forza delle commozioni, colla soavità del riso e delle lagrime, 
« può, ben diretto, contribuire quant'altri mai alla maggiore civiltà e gentilezza, sostituendo in alcune 
« stagioni alla vita individuale e domestica un vivere più aperto e sociate, e alle pensierose abitudini 
« del privato, la pubblica ilarità. 



07 La curva è precisamente del metodo di quella tanto pregevole del Teatro Comunali di Ferrara. 



— 108 — 

Dall'eterna città dei sette colli alla più umile e deserta borgata dello 
Stato romano si volle festeggiato un atto di generosità si grande, il quale 
ridonava la pace e la gioia ai cittadini, alle famiglie, alle infelici e tra- 
vagliate popolazioni ! Né la provincia di Ferrara restò inferiore a nes- 
sun' altra provincia dello Stato : e Portomaggìore festeggiò con solenne 
giubilo ed apparato la paterna concessione del pontefice liberatore , e 
con fuochi di allegrezza , splendidissime luminarie, e canti e suoni tra- 
scorse in gioia le intere notti. — Era Legato di Ferrara il cardinal 
Ciacchi, allorquando Tanno appresso, mentre si festeggiava in tutti i luo- 
ghi della Provincia f anniversario della Amnistia, gli austriaci, nostri 
mortali ed eterni nemici , mossero ad occupare la città di Ferrara , e 
già la mattina 17 Luglio entrarono 800 Croati e 60 Ungheresi sotto il 
comando del tenente-maresciallo conte Ausperg. Il cardinal Ciacchi pro- 
testò in seguilo contro le violenze tedesche, giacché vollero pattugliare 
per le vie, far di guardia ai quartieri ed altri posti della città, oltre la 
polizia. E mentre questi atti di prepotenza straniera adastiavano V ani- 
mo dei Ferraresi, il governo di Roma, che fino dal 30 Luglio aveva 
promulgato il Regolamento per la guardia Civica di Roma, fece intrave- 
dere che presto sarebbe messa in attività in tutto lo Stato. Altra ca- 
gione di contento si fu anche il decreto pontificio che ordinava lo scio- 
glimento dei volontarii gregoriani, onde nel mese d'Agoslo quelli di essi 
che abitavano su quel di Porto, furono licenziati dal militare servizio. 
Nel frattanto fu concessa la Milizia cittadina per tutto lo Stato , ed il 
Municipio di Portomaggìore pose ogni sua opera pel sollecito e regola- 
re organamento della medesima. A Tenente Colonnello fu nominato il 
conte Ignazio Aventi, a Maggiore Capo-Battaglione Eppi Carlo, Capitano 
Aiutante-Maggiore Marco Maria Marzola. Il Battaglione era composto di 
cinque compagnie, e cioè due a Portomaggiore comandate dai capitani 
Rertocchi Antonio, e Manzali Girolamo. Una compagnia a Gambulaga, Ca- 
pitano Maretiì Giorgio. Una a Yoghiera capitano Rolognesi Luigi, l'ultima 
ai Masi Torello, capitano Girelli Gaetano. Nel giorno 18 Settembre 1847 
fece il primo servizio. 

Ai nove Novembre il pittore ornatista Ruffìni Giuseppe da Ravenna 
dopo 38 giorni di lavoro terminò la cappella del Sagramento in questa 
Collegiata, nella quale lasciò lavori in ornato a chiaro-scuro diligente- 
mente condotti. La spesa per siffatta dipintura fu sostenuta col denaro 
ricavato da alquanti giovani signori del paese, condannati alla prigione 
indi ad una menda pecuniaria dall'Arcivescovo Falconieri, perchè fecero 
una cena di grasso in giorno vietato coli' intervento di una donna di 
mondo! 

LXVI Lietamente si giunse al nuovo anno 1848, il quale sarà d'e- 
lerna ricordanza , poiché Carlo Alberto nel dì 8 Febbraio concesse la 
costituzione al Piemonte, e il granduca di Toscana la promulgò in fa- 



— 109 — 

vore de'suoi popoli il giorno lo. Onde il pontefice Pio IX diede ai sud- 
diti dello Stato romano lo Statuto fondamentale il il Marzo. Umana 
lingua non sa narrare al vero quale e quanto fosse il tripudio, V entu- 
siasmo del popolo italiano. Portomaggiore al pari di qualunque luogo 
d'Italia festeggiò nel giorno 19 la pubblicazione della costituzione pon- 
tificia ; e con fuochi, luminarie, ed altre dimostrazioni di gioia, fece plau- 
so all'elezione di Gaetano (lecchi a Ministro di Stato, (i) 

Già per ogni dove si anelava alla cacciata dello straniero, e dapper- 
tutto suonavano voci di guerra. Milano insorge contro gli austriaci il 18 
Marzo, Parma e Piacenza insorgono il 20. Nei dì 21 Roma atterra lo 
stemma austriaco , e Venezia nel giorno 22 si costituisce in governo 
provvisorio. Ai 25 le truppe piemontesi entrano in Milano portando lo 
scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera tricolore italiana , ed ai 28 i 
Gesuiti sono sfrattati da Roma ; così che Italia quasi tutta è scompi- 
gliata e sorge in armi. Ma più che altrove in Ferrara e sua provincia 
ferveva l'indomabile desiderio di cacciare 1' abbonito Tedesco, il quale 
per tanli anni passeggiava orgoglioso ed insultante le sue città ; e Co- 
macchio ne diede bellissimo esempio , poiché arrivata colà una buona 
mano di Volontari Ravennati allo scopo di far prigione il presidio au- 
striaco, già rinchiuso nel fortilizio, tutto il popolo associossi alla nobile 
impresa. Di che giunta notizia in Portomaggiore, i cittadini si levarono 
come un sol uomo e guidati dall'impavido Tenente-Colonnello conte I- 
gnazio Aventi , volarono a Comacchio in soccorso di que' generosi fra- 
telli. Fuvvi molto a fare prima che il comandante austriaco smettesse 
il pensiero di resistere, ma quando conobbe aver nessuna speranza di 
soccorso, e correre, se più tardava, maggior pericolo per sé e suoi, di- 
scese a patti, e Comacchio fu libera. A Ferrara parimenti volevasi ten- 
tare la sorte dell'armi contro gli austriaci, ma fu mestieri abbandonare, 
quantunque a malincuore, il proposito di espugnare la Cittadella-, e la 
gioventù ivi accorsa, entrò nelle fila delle truppe giunte da Roma, sot- 
to gli ordini del generale Durando, le quali poi gittaronsi oltre Po sui 
primi d'Aprile. Il papa nel concistoro del 29 detto pronunciò la famo- 
sa allocuzione che tutti gli animi generosi prostrò, nel mentre che le 
nostre giovani truppe movevano alla Pieve ed all'Isonzo ! Portomaggio- 
re e suo territorio diede un numero eletto di onestissimi giovani i qua- 
li parteciparono alla gloria delle armi; e poiché scontraronsi le italiane 
Legioni col nemico il di 8 Maggio a Cornuda, sostennero quel dì e 
l'altro appresso l'urto dell'immondo Croato, ma sopraffatti e vinti dal nu- 
mero dovettero ritirarsi grandemente sconfortati e con gravi perdite. Fra 
le molte vittime cadute in quel micidiale combattimento, si ha a rim- 



(1) Gaetano Becchi cittadino ferrarese, ed illustre Economista. 



— 110 — 

piangere il eonte Carlo Aventi di Portomaggiore, vero soldato della li- 
bertà. Il cadavere di lui fu dal suo fratello conte Ignazio fatto traspor- 
tare alla Certosa di Ferrara, nel Febbraio 1849, e cioè circa dieci me- 
si dopo ch'ei cadde colParmi in pugno, e fosse pietosamente seppellito 
da un povero contadino ! 

Il cittadino Dottore Eugenio Righini di Portomaggiore, che provvi- 
soriamente era capo del Municipio di Ferrara a questi giorni, e che poi 
nel successivo Luglio fu da Roma nominato Gonfaloniere della città e 
crealo cavaliere, pubblicò un invilo ai ferraresi per incitarli a concorre- 
re con offerte ed altro alla grande causa dell'Indipendenza d'Italia. (1) 

Vicenza, difesa eroicamente in tre attacchi dalle truppe italiane, è 
costretta capitolare il 10 Giugno dopo aver fatto prodigi di abnegazione 
e di valore. Le truppe romane ritornano di qua del Po. 

Nel successivo mese di Luglio una divisione di Austriaci capitanata 
dal Liechtenstein giunse in Ferrara improvvisamente. Questo fatto arre- 
cò grave turbamento alla città e ai luoghi circonvicini. Impose militar- 
mente al conte Francesco Lovatelli da Ravenna, qual rappresentante su- 



(1) Ecco le nobili e generose parole che ci piace di riportare. 

« CONCITTADINI 

« Non è del momento che pressa, non è per Voi cui scalda il cuore e la mente 
« amore di Libertà e di Patria, cercar nelF arte del dire pensieri e parole per ecci- 
« tarvi a concorrere con donativi alla grande impresa della Indipendenza d'Italia. Già 
« ognuno di Voi conosce essere giunto 1' istante di mostrare col fatto i nobili, e ge- 

* nerosi sentimenti che vi animano per la Causa comune, e Noi già ne abbiamo rice- 
« vuto fin d'ora indubbie prove; che alcuni benemeriti, precorrendo con spontanee of- 
« ferie ogni nostro invito, ci hanno coadiuvato ad allestire con cavalli, ed ogni altro 
« occorrente accessorio, due cannoni per le Romane Legioni. A Voi pertanto basti il 
« sapere che per accorrere con pronti mezzi a quanto non può il Municipio provve- 
« dere colle ordinarie sue forze, viene aperto presso questa Comunale Magistratura una 

• spontanea sottoscrizione. Ivi ogni Cittadino potrà depositare la sua offerta che sarà 
« dippoi versala nella Cassa Comunale. 

« Dei nomi dei Contribuenti, e delle somme, o cose donale sarà tenuta esatta Nota, 
« che a nostra cura verrà pubblicata ; dell'impiego potrà ognuno prenderne contezza. 
« Quanto più generosa tanto più sarà la offerta gradita e meritoria pel nobile line 
« cui viene consacrala. 

* Dalla Residenza Comunitativa di Ferrara questo di i Maggio 1848. 

« Per La Magistuatuka 

« t7 F. F. dì Gonfaloniere 

« EUGENIO Doti. RIGHINI 

« Francesco Maria Dott. Cauletti Segr. Comunale » 



— Hi — 

periore del governo pontificio in Ferrara, di vittovagliare la fortezza, e 
le truppe a spese del pubblico. Roma protestò contro P invasione del 
principe Francesco di Liechtenstein, maggior generale austriaco, ma e- 
gli ripassato il Po, era giunto su quel di Mantova. Non paghi di que- 
sto, gli austriaci, cupidi di signoreggiare le nostre amene contrade, oc- 
cuparono violentemente Bologna a questi giorni, ma nel dì 8 Agosto 
furono battuti dal generoso popolo, per cui dovettero abbandonare la 
città e ritirarsi con gravi perdite di uomini e di armi. Per questi av- 
venimenti nuove proteste partivano dalla corte romana, ed i popoli dei- 
Io stato, specialmente della provincia di Ferrara erano in un fermento 
indescrivibile, e ingenti somme di denaro si profondevano nell'acquisto 
di armi, e munizioni. 

Ai primi di Ottobre, sendo ministro di Stato il celebre Pellegrino 
Rossi, fu decretata la linea telegrafica da Ferrara a Roma, e di presen- 
te fu posto mano all'opera. 

Sotto il ministero di quel grande uomo buone e savie leggi furono 
emanate, se non che troppo radicate erano le male passioni negli a* 
manti di novità e di tumulti, onde fu desso fatto segno al livore ed 
alla ferocia d'uomini turbolenti e rei. E la mattina del lo Novembre, 
mentre avviavasi all'apertura delle Camere, fu morto a colpi di pugnale. 
L'uccisione di tanto chiaro personaggio, cagionò sinistre impressioni ge- 
neralmente nell'animo di tutti, quantunque però non mancasse chi ne 
menasse tripudio e pazza gioia. 

In seguito a questa reazione una più forte ne avvenne, poiché sol- 
dati e popolo fecero uso delle armi contro il pontefice, e l'obbligarono 
con ogni sorta di violenza a nominare un ministero democratico. 

L'ordine pubblico era ovunque grandemente sconvolto, i governan- 
ti nella capitale ed i funzionari nelle provincie erano poco o nulla ob- 
bediti : i soldati col popolo, e colle guardie cittadine rotte ad ogni buo- 
na disciplina, e per ogni dove un tramestìo indescrivibile. Onde il so- 
vrano pontefice deliberò in cuor suo fuggirsi di Roma: e mise ad effet- 
to il suo progetto la sera 24 Novembre dirigendosi alla volta di Gaeta, 
dove arrivò il giorno appresso. 

Giunta novella dell'inaspettata dipartita del papa, tutte le provincie 
soggette diedersi a seriamente pensare sulle conseguenze possibili. Furo- 
no ordinati i comizii in tutto lo Stato, e da ciascun luogo si manda- 
vano deputati a Roma per la Costituente; e il giorno undici Decembre 
l'assemblea di Roma creò una Commissione di reggenza fino a che il pa- 
pa facesse ritorno. Nove giorni appresso Carlo Luigi Napoleone Bona- 
parte venne proclamato presidente della Repubblica francese, e nel gior- 
no 28 la Giunta Romana sciolse le Camere, e con decreto del giorno 
successivo, convocò 200 rappresentanti da riunirsi poi il 5 Febbraio del 
1849 per istabilire le basi della costituzione interna. 



— 112 — 

LXVÌI Arrivati al cinque Febbraio V Assemblea Costituente tenne la 
prima seduta, e nel giorno 8 fu solennemente proclamata la Repubblica 
Romana in Campidoglio. Tutte le provinole esultarono a siffatta notizia 
e Portomaggiore tripudiò grandemente, e nella sera del giorno 13 fé- 
cesi una splendidissima luminaria, con fuochi, musica, canti ed altri se- 
gni di generale entusiasmo. E. nel mattino appresso videsi nel mezzo 
la piazza un drittissimo pioppo, ivi piantato da una mano di giovani, a 
simbolo repubblicano; dal quale trassero felice augurio, giacché ben pre- 
sto allignò. In ogni angolo del paese innalzaronsi gli stemmi della Re- 
pubblica rappresentanti un'Aquila cinta da una corona d'alloro tenendosi 
ritta sul fascio dei Littori, col motto - Legge - Forza — . I beni ecclesia- 
stici furono dal governo della Repubblica dichiarati beni nazionali, nel 
mentre che anche Firenze aveva proclamato governo repubblicano. Ma 
queste, se pure apparivano, dolcezze furono ben tosto amareggiale dalle 
violenze usate dagli austriaci nella stessa Ferrara; giacché venuti i cit- 
tadini alle mani ed al sangue con coloro, vidersi istantemente minac- 
ciali di bombardamento. Né guari andò che l'empio generale LLaynau 
piombò improvvisamente su l'infelice città con 6000 fanti , con cavalli 
cannoni, ed intimò la resa, e comandò gli si consegnassero gli ucciso- 
ri dei soldati imperiali, o pure sei statichi tolti fra i meglio ragguar- 
devoli cittadini. Indisse che issofatto fossero levati gli asseragliamenti, ed 
ogni altro lavoro di difesa operato in città, e si rimettessero gli stem- 
mi del pontefice, si vittovagliassero soldati ed ufficiali sotto pena di 
mandare la città a ferro e fuoco ove non avesse prontamente obbedito, 
e volle duecento mila scudi romani contanti ! 

Nel frattanto l'Esercito sardo passò il Ticino, pronto a provarsi in 
nuovi cimenti. L'armata austriaca era forte di 60,000 uomini, ed ai 21 
di Marzo prese Mortara, ed ai 23 vinse la memorabile battaglia di No- 
vara ; in seguito a che il magnanimo Carlo Alberto abdicò la corona 
all'invitto suo figlio Vittorio Emanuele II. 

Il papa invoca frattanto il soccorso di Spagna, Austria, Francia, 
Napoli : e pronti all' invito i Francesi sbarcano a Civitavecchia il 
25 Aprile, ed assaltano Roma il giorno 30, ma ne sono eroicamente 
respinti, e fugati. Gli Austriaci avevano posto assedio a Bologna, e do- 
po averla lungamente offesa colle artiglierie, cadde in poter loro il 
16 Maggio. E fu in quei giorni, veramente funesti, che Portomag- 
giore ebbe a provare uno dei più gravi e lagrimevoli avvenimenti ! Il 
conte Ignazio Aventi comandante la Guardia Civica, mosse per Bologna 
il giorno 11 di conserva al Luogotenente Domenico Gulinelli a fine di 
conoscere più dappresso come volgessero le sorti del combattimento, 
giacché anche da Porto erano colà accorsi molli giovani generosi ; 
allorché giunto egli a breve distanza da Comandolo, a pie dell'argi- 
ne del Reno, cadde vilmente assassinato , mentre il suo compagno , 



— 113 — 

gravemente ferito, giaceva quasi esanime a lui dappresso. Questo fa- 
tale e doloroso avvenimento fini di porre la costernazione e il lutto 
nello intero paese, e non si ebbe che a rimpiangere amaramente il 
triste fine di quell'umanissimo Signore ! 

Gorzkowski , generale austriaco , Governatore civile e militare di 
Bologna con notificazione 23 Maggio ordina siano rimessi gli stemmi 
pontificii, proibisce le adunanze conosciute sotto il nome di circoli o 
casino, ed ogni altro modo di radunamento. Prescrive che nelle città 
alle ore 11 di sera chiudansi i pubblici esercizii, e gli abitanti si riti- 
rino alle case loro non più tardi della mezzanotte ; e nelle campagne 
il tempo della chiusura è fissato alle ore 10, e il ritiro degli abitanti 
alle ore 11 di sera. La stampa soggetta alla censura preventiva ; sciolti i 
Corpi-franchi, messa fuori di attività la Guardia Civica, e da quelli e da 
questa doversi consegnare le armi e le munizioni ; prescritto a chi di 
ragione, V uso della coccarda-ponti fìci a , e minaccia di fucilazione entro 
24- ore a chiunque pel solo possesso o detenzione d' armi o munizioni da 
guerra, mediante giudizio statario. (I) 

E con altro proclama del 27 firmato dal Gorzkoivski, e da Monsi- 
gnor Bedini, commissario del papa, il governo pontifìcio viene reinte- 
grato nelle Legazioni di Bologna, Ferrara, Forlì e Ravenna. Ai 30, lo stes- 
so governatore austriaco, assecondando il desiderio dei rappresentanti i va- 
vii Comuni delle quattro Legazioni, condiscende, con apposita grida a 
rilasciare un dato numero di fucili ed una proporzionata quantità di mu- 
nizione per ciascun Comune, allo scopo di armare, in caso di bisogno, 
abitanti di provata lealtà ed onestà. Ogni fucile porterebbe attaccata la 
propria licenza, ed un pacco di cartucce a palla gelosamente da custodirsi. 
Ed ai cessati ufficiali della Guardia Civica concede il permesso di con- 
servare la propria arma, cioè spada o sciabola. 

I fucili pertanto che vennero consegnati al governo di Portomag- 
giore furono cinquantadue così distribuiti : a Portomaggiore fucili 22, ai 
Masi del Torello 6, a Voghi era 11, a Ostellato 8. a Medelana 5. 

Ancona resisteva gloriosamente alle falangi austriache, e quantunque 
fossero interrotte tutte le comunicazioni e per terra e per mare , scar- 
seggiassero grandemente le vittovaglie, minassero in gran parte i mi- 
gliori edifìzii a cagione degl' incendii e dell' ostinato e terribile bom- 
bardamento ; nullameno non un lamento usciva da quei generosi abitanti! 
A nulla valsero però tanti sacrifizii, e tanto sangue versato, la forte città 
si rese il 18 Giugno! Anche Roma si battè con eroismo tale da inge- 
nerare meraviglia ai popoli meglio agguerriti, ma fu dessa occupata dai 
Francesi il 13 Luglio; così che dal Po al Tevere sparì ogni vestigio di 



(1) Questa consegna fa prorogata poi a tutto il 16 Giugno 1849. 



— 114 — 

libertà, e si raddoppiarono le catene ! Ai 5 Agosto il Gorzkowski pub- 
blica un bando nel quale si avverte che sarà assoggettato al Giudizio Sta- 
tario Militare chiunque scientemente avesse aiutato, o ricoverato, o favo- 
rito il profugo Garibaldi, o altro individuo della banda da lui condotta 
o comandata. 

La valorosa Venezia, dopo la più eroica delle difese, priva di tutto; 
decimata dal Colèra, capitola il 22 Agosto, e torna preda dell' Austria. 
E Pio IX intanto da Gaeta passa a Portici, e di là il 9 Decembre di- 
rige agli arcivescovi ed ai vescovi d' Italia un'enciclica per esortarli ad 
opporsi al progresso del Comunismo, del Socialismo, ed alla propaganda 
protestante, e dopo essersi condotto a Caserta, nel giorno 12 Aprile 1850 
fece ritorno in Roma. 



V 



— 1115 



CAPO DECIMO QUINTO 

Dall' Inno fl§5© al 1859 



e» 



LXVIII. xid affliggere vieppiù ipopoli d'Italia, si propagò dappertutto 
la crittogama nelle viti, di maniera che sensibilmente in quest'anno sen- 
tissi deficienza di vino. Mancanza di lavoro, caro prezzo di viveri, car- 
ta-moneta della Repubblica , scaduta quasi a metà del valor nominale , 
pianto e miseria , erano le sole risorse dello stato pontificio a questi 
giorni. Le provincia di Romagna erano in questo mezzo infestate da la- 
dri ed assassini che le mettevano a contribuzione e le maltrattavano e 
disanguavano ferocemente. Capo di codesta maledetta genìa era uno Ste- 
fano Pelloni di Boncellino (nelle Romagne) sopranomato il Passatore, uo- 
mo arditissimo, il quale sorprese nottetempo Forlimpopoli mettendovi 
una forte contribuzione, e poco dopo invase il paese di Consandalo, con- 
sumando ogni eccesso di scelleratezze. Onde il commissario pontificio re- 
sidente in Bologna, alti 11 Marzo pubblicò i nomi dei componenti quella 
banda, divisi in quattro categorie, con a ciascuno di essi la relativa taglia, 
e cioè scudi romani 3000 pel Passatore, a quattro de'suoi più facinorosi 
e che ebbero gran parte nelle invasioni e negli assassini, scudi 500, a 
dieci altri, quasi della stessa risma, scudi 100, ed agli ultimi tre, scudi 
50 ciascuno. Sul finire di quello stesso mese il temuto Passatore venne 
ucciso mentre combattteva disperatamente contro i soldati pontificii , e 



— 116 — 

questa notizia valse alquanto a rasserenare gli animi, quantunque spes- 
seggiassero ancora i furti e gli omicidii. 

Le scuole pubbliche in Porto erano due, una così detta normale , 
dove semplicemente s'insegnava a leggere scrivere e far di conto, e l'al- 
tra di Grammatica Itali 'ano- Latina , per cui in vista dell'aumento di po- 
polazione, il Municipio sul cadere del 1852 decretò che la scuola nor- 
male si dividesse in due, scuola supcriore e scuola inferiore, e si stipen- 
diasse un altro maestro. 

Molti arresti ebbero luogo in Ferrara, ove dalla polizia austro-pon- 
tificia si credeva fosse colà ordita una vasta congiura diretta a rovescia- 
re il governo, e che dodici dei già detenuti, ne fossero i capi, gli or- 
ganizzatori , i principali affigliati. Onde dopo aver fatto loro patire la 
fame nelle prigioni della cittadella, i più crudeli tormenti, e mille dolori 
fisici e morali, furono condannali in tre a morte e gli altri alle galere. 
Succi Giacomo, Malagutti Domenico, Parmeggiani Luigi nella mattina del 
16 Marzo alle ore 7 antimeridiane furono passati per le armi , e rice- 
vettero nel petto quei colpi che hanno consacrato i loro nomi alla storia 
contemporanea d? Italia e segnata col suggello della maledizione la memo- 
ria dei loro carnefici (1). Per questo funestissimo avvenimento fu lutto 
generale in tutta la provincia quantunque dalla tirannica polizia, auspice 
un Folicaldi di esecrata memoria , fosse interdetto il piangere, e V in- 
nalzare una preghiera a Dio per quelle anime nobilissime ! 

La penuria dei viveri facevasi ognor più sentire dolorosamente per 
ogni dove. Scarsissime le raccolte dell'uva, e dei grani : il frumento a scu- 
di 44 il moggio, (2) il vino, di men che mediocre qualità, a scudi romani 
sette, ed anche otto il mastello. In mezzo a tante privazioni una prodi- 
giosa quantità di pesce potè servire di alimento alla grama popolazione. 
La I^ossa di I y orto, e lo Scolo nuovo erano meravigliosamente stipate di 
Heine (volgarmente Gobbe) (3) di quattro cinque e più libbre Tuna ; ne 
caricavano battelli, birocce, carri da trasportare a vendere altrove, tanta 
quantità se ne rinvenne. E, cotte in su la brace, senza sale, senza con- 
dimento alcuno, o pure spezzate e bollite in mezzo alla polenta di gran- 
turco, servirono per molti giorni allo sfamo della povera gente ! 

Più frequenti divenivano di giorno in giorno i furti e le grassa- 
zioni sulle pubbliche strade, per cui crebbe la desolazione e lo squallo- 
re dappertutto. I grassatori avevano presa V usanza di togliere non solo 
i denari, ma eziandio i veicoli ai mal capitati ; su quelli poi s' invola- 



ti) / Martiri Ferraresi immolati dall'Austria nel 1853, per Carlo Bai boni. 

(2) Ettolitri 6, 21 per L. 234,08 -^ 11 Mastello corrisponde a Miri 56. 

(3) Sorta di pe>ce d' acqua dolce, noto anche col nome di Carpio, e di Ciprino , il qualo consi- 
derevolmente si moltiplica e cresce in pochissimo tempo. 



— 117 — 

vano velocemente alle ricerche ed agli inseguimenti, ovvero giungevano 
più prestamente a qualche altro nefando convegno. Onde dal Commissa- 
rio straordinario pontificio con notificazione del 5 Ottobre, e dalla Poli- 
zia di Ferrara, con avviso del giorno 11 Novembre si ordinò che ogni 
possessore di veicoli rotabili dovesse darne Passera allo scopo di poi nu- 
merarli, mediante una placca in lamina dettone, d'appicarsi ai rotabili 
stessi , corrispondente al numero della bolletta da tenersi costantemente 
presso il conduttore o proprietario. 

Addì 8 decembre si pubblicò in Roma la bolla con che Pio IX 
eresse a dogma la Immacolata Concezione di Maria Vergine , e si diffuse 
la letizia in tutto Porbe cattolico. 

LX1X. Nella sera del 29 detto mese Portomaggiore fu invaso da 
una truppa di malandrini vestiti con armi e budriere alla militare, per 
cui il gendarme pontifìcio di piantone alla caserma, andò loro incon- 
contro credendoli austriaci venuti a pattugliare, e venne fatto prigione. 
Per quesP incidente gli altri della stazione, furono accorti delP inganno 
e del pericolo, e chiusi in caserma si stettero poi chiotti chiotti ad at- 
tendere quel che fosse per avvenirne. Intanto gP invasori avviaronsi al- 
l' agitila nera, locanda dirimpetto allo spianato della chiesa comunale 
di S. Francesco, e colà giunti , scaricarono alcuni fucili contro il guar- 
diano del Comune, Mar està Giovanni , il quale, come seppe dell' inva- 
sione, correva allo caserma per armarsi e mettersi a disposizione di 
quel Brigadiere e riportò fratturato P osso della gamba destra da una 
palla; il perchè, dopo crudelissimo spasimo, dovette subire Pamputazione. 
Tutto Portomaggiore si versò nelle piazze e nelle vie, e quantunque i- 
nerme , pose in ['scompiglio le meditate scelleraggini degli assalitori , e 
dato a furia nelle campane a stormo, li costrinse a mettersi in fuga. Il 
giorno appresso una forte colonna di austriaci si condusse a Portomag- 
giore, e si acquartierò nella casa Mazzolani. Eranvi due ufficiali , uno 
comandante la colonna, Paltro disimpegnava P ufficio di uditor militare 
alla compilazione del processo degP invasori , i quali in pochi giorni , 
tutti, o quasi tutti, caddero poi nelle mani della gendarmerìa, e vennero 
sostenuti nelle carceri di S. Francesco. Ebbero a sopportare lunghi in- 
lerrogatorii, misti a fustigazione, finalmente, condannati a morte , salvo 
un Galletti impunista , e più colpevole di tutti, furono tradotti a Faen- 
za e là fucilati. Laonde a sventare e reprimere la risorta associazione 
di malfattori, il Degenfdd Sconburg Governatore civile e militare austria- 
co, richiamò in vigore la legge stataria del 1849. 

A suggello delle tristi vicende, il morbo-cholèra batteva le mortifere 
ali per la bella e straziata penisola : vane furono tutte le precauzioni 
per rattenere la diffusione del terribile morbo , che già in Aprile e in 
Maggio 1855, dilatossi per tutta la provincia di Ferrara, e Portomaggio- 
re ebbe a farne doloroso esperimento. Furono sospese le pubbliche scuo- 



— 118 — 

le, e nel locale stesso in S. Francesco, fu aperto l'ufficio pel coivamo dì 
Sanità costituito nelle persone dei signori Aventi conte Antonio, Righini 
Carlo, Marco Marzola. e Giovanni Forti. A spese del pubblico fu ampliato 
il cimitero, e stabilito un provvisorio lazzaretto a poca distanza dal me- 
desimo e in certe casipole già acquistate dal comune dagli eredi Mazzo- 
lai nel 1819 , a sollievo dei miserabili colti dal reo malore. (1) Spes- 
seggiavano le vittime di giorno in giorno, avvegnacchè neir interno di 
Porto non si avesse a deplorare che qualche caso, ma non sempre mor- 
tale. Ove mieteva con furore si fu a Itipa di Persico ! Quella infelice 
parrocchia fu ben bene decimata, a modo che la tristezza e lo spaven- 
to erano scolpili su d'ogni volto. Nel mese di Luglio ringagliardì pure 
neir interno del paese, per cui anche V avvocato Gianantonio Cavalletti 
da Faenza, Governatore pontificio, ne fu attaccalo gravemente. 

Torbido nullameno era sempre l'orizzonte politico in Italia, e fuori. 
Si attentò alla vita di Napoleone III a Parigi, e poco dopo a quella del 
cardinale Antonelli a Roma , ministro del papa. La guerra venne inti- 
mata alla Russia dalla Porta, dall'Inghilterra, dalla Francia e dalla Sar- 
degna loro alleata ; e da Genova salparono le valorose truppe piemon- 
tesi, le quali, dopo tanti secoli, portarono all'estrema Tauride il simbo- 
lo della Redenzione sovrapposto alla bandiera tricolore italiana. 

Ed in quest' anno, (1857) ebbe origine la Società dei Concordi in 
Portomaggiore , la quale dapprima si collocò in una stanza nella casa 
^lazzolani. Ivi per opera instancabile del Socio promotore sig. Chierici 
Luigi crebbe a forte numero, e tolse quindi ad occupare numerosi am- 
bienti. Le qualità dei componenti la medesima, e la malleverìa del Go- 
vernatore avvocato Cavalletti , valsero ad ottenere dallo esimio prelato 
Monsignor Pietro Gramicia, prolegato di Ferrara , che detta Società ri- 
manesse in vita. Il perchè caduto poi il governo pontificio , essa note- 
volmente sviluppossi, e fu sentito il bisogno di trasferire in luogo più 
adatto la sua residenza. E fu allora che il Chierici progettò si trasferis- 
se la Società nelle sale annesse al Teatro Sociale della Concordia , fa- 
cendo appello ai palchisti proprietarii per ottenerne l'approvazione. Riu- 
scì quindi mirabilmente ad incarnare il suo progetto , e la Società fu 
colà trasferita, ed assunse il nome di Società del Casino (1). 



(1) Ivi V anno appresso fnron» demolito le suddette case, od a spese comunali venne eretta una 
grandiosa fabbrica ad uso di ricovero o di spedale. 

(1) L' apertura del Casino si fece la sera 27 Novembre 1862, e la Gazzetta di Ferrara il 2 De- 
cembro N. 140 nelle sue colonne pubblicava il scguonto: 

« Portomaggiore 28 Novembre 18G2 
« Nella sera di Giovedì Ti andante ebbe luogo 1' apertura del Casino nelle Sale 
• di questo Teatro Sociale della Concordia, il quale riuscì iratissimo a tutti, sì per 



— 119 — 

LXX. Una lieta notizia e che aprì l'animo a dolce speranza, si fii 
quella che circolò per tulio lo Stato romano e cioè che Pio IX sarch- 
iasi condotto a visitare la Santa Casa di Loreto nel Mastio di questuali- 
no. Onde nacque vivissimo desiderio nei Ferraresi ch'Egli volesse ono- 
rare Ferrara colla sua augusta presenza. Mandaronsi quindi a Loreto 
Deputazioni Municipali e Provinciali di Ferrara, fra cui il conte Giovali- 
ni Gulinelli e il dott. Giuseppe Fioravanti (\) amendue ricchi di leni- 
menti in Porlomaggiore e di signorili abitazioni. Rapportarono che il 
papa benignamente li accolse e che « dove s'inoltrasse all'Emilia non {scor- 
derebbe la sua Ferrara, (il) Solo con questa speranza si pose mano ai 
grandi preparativi pel ricevimento dicevole a tanto augusto ospite. Tutti 
i Gonfalonieri e i Priori delle Comunità della provincia furono colà in- 
vitati, ed il giorno 10 Luglio, su palchi riccamente parati , air entrala 
solenne del Sommo gerarca rassegnarongli lor vassallaggio abbassando 
ciascuno sua comunale insegna (3) Priore di Porlomaggiore era il signor 
Carlo Eppi. 

Sul volgere di quesf anno , a spese del pubblico , fu istituita una 
Banda musicale in Porlomaggiore. Quantunque sianvi stati sempre in 
questo paese cultori di musica, ed abbiano in molti incontri recato di- 



la conveniente disposizione degli ambienti, quanto per la finezza di gusto ne' cor- 
tinaggi e ne' mobili in esso introdotti; di maniera che superò d' assai la aspetta- 
zione degli intervenuti. E qui, solo a debito di giustizia, vuoisi pubblicamente lo- 
dato il signor Luigi Chierici promotore zelante, operoso , islancabile di questa So- 
cietà, il quale progettò e condusse felicemente a compimento tanta nobile impresa. 
Nò parimente debbonsi passare sotto silenzio gli egregi Signori conte Luigi Guli- 
nelli, e conte Antonio Aventi, i quali di conserva al Chierici, si adoprarono e die- 
dersi ogni cura per recare a termine quanto erasi divisato, nulla risparmiando per- 
chè alla Società fosse indi apprestato un luogo di ritrovo , dove air eleganza , al- 
l'agiatezza ed allo sfarzo, gareggiasse del paro il miglior discernimento nella scelta 
di tutte cose. 

« Laonde l'elogio per noi tributato ai suddetti è tanto giusto e meritato, che sia- 
mo certi soddisfare al desiderio dell' intera Società colla pubblicazione del cenno 
presente. A suggello del quale indirizziamo una parola di lode al valente dipintore 
ferrarese Pavani Antonio che maestrevolmente condusse di belle, varie, e geniali 
pitture nelle Sale del Casino suddetto, e diede splendida prova del molto suo sa- 
pere nella scienza del bello, confermando anche in questa occasione l'onorevole fa- 
ma che ovunque si è meritamente acquistata. 



(1) In quel torno il slg. Dott. Fioravanti dalla munificenza del Pontefice fu creato Conte e Cavaliere. 

(2) Le feste di Ferrara a sua Santità Pio Nono. — Ferrara Tipi Bresciani 1857. 

(3) Idem. 



— 120 — 

letto al popolo coi loro suoni, nullameno una regolare istituzione non 
ebbe luogo giammai, ed era da tutti desideratissima, come V unico or- 
namento che qui mancasse. Quindi lodevolissima fu la deliberazione del 
Municipio , preside il Signor intorno Angelini, di far precorrere avviso 
di concorso alla scelta di valente Maestro. V elezione cadde sopra il 
Sig. Rabbonì Luigi, il quale meritossi l'amore, la stima, e l'ammirazio- 
ne degli allievi e d' ogni ceto di persone. La Banda con apposito Sta- 
tuto fu messa sotto la direzione del Signor Chierici Luigi, il quale dalla 
Magistratura Comunale fu nominato presidente della medesima. E mer- 
cè la solerte vigilanza di lui, e la fermezza e valentìa del maestro sud- 
detto, in breve tempo si giunse ad avere un lodevole complesso musi- 
cale (1). 



(1) ÀI presente è aggregata al Battaglione della Guardia Nazionale riccamente vestita, e divisa in 
tre categorie, cioè i componenti la I. categoria percepiscono dai Comune L. 100 annue, quelli della II 
L. 80, e quelli della III L. 60 ciascheduno. Ascende a più che trenta individui. Il maestro Rabbonì e- 
mise rinuncia e fa surrogato dall'altro esimio maestro Onorato André nel Settembre 1865. 



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121 — 



CAPO DECIMO SESTO 



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1859 



LXXI. Anno memorabile e di eterna ricordanza air Italia e al- 
l' Europa è questo del 1859 il quale dal principio al fine racchiude una 
serie interminabile di eventi strepitosi e presso che incredibili. Già fino 
dal 1 Gennaio P imperatore Napoleone neir udienza del capo d* anno 
rivolse alPambasciatore austriaco Hubncr parole che svegliarono una vi- 
va commozione in Italia. AlPapertura del Parlamento a Torino Re Vit- 
torio Emanuele dichiarò non essere pienamente sereno V orizzonte in 
mezzo a cui sorgeva il nuovo anno: che risoluto egli andava incontro 
alle eventualità delV avvenire; perchè P avvenire sarà felice riposando la no- 
stra politica nella giustizia, nelV amore della libertà e della patria. A que- 
ste franche e generose parole gl'Italiani furono commossi, entusiasmati. 
A meglio raffermare la gioia nei popoli, e P alleanza colla Francia si 
conchiuse matrimonio fra il principe Napoleone di Francia , e la prin- 
cipessa Clotilde di Sardegna figlia al Re Vittorio Emanuele II. La gio- 
ventù accorreva numerosissima nel libero Piemonte, da ogni parte d'Ita- 
lia, ardente di combattere le battaglie della patria. 
46 



— 122 — 

Gli austriaci nel frattanto si disponevano alla guerra , e numerosi 
scendevano i battaglioni alle fiorenti sponde del Po e del Ticino. Il 
Piemonte armava a tutta possa ed aveva allestito un forte esercito. L'Au- 
stria pretendeva eh' c'avesse posto Tarmata sul piede di pace, e licen- 
ziati ì volontarii italiani. Ma il Re era impavido alle paurose minaccio 
dell' Austriaco, e forte sotto V egida della giustizia e delP amor di pa- 
tria, pose in non cale il trono, la vita, i figli, stringendo V elsa della 
spada, che in breve doveva rompere e mettere in fuga gli oppressori 
della nostra Italia. 

Finalmente la guerra venne dichiarata il 26 Aprile, e Napoleone 
ordinava l'imbarco di 150,000 uomini divisi in cinque corpi d'armata. 
Pie Vittorio pubblica un proclama ai popoli tutti d' Italia, e viene pro- 
clamato Dittatore di Toscana. L'esercito austriaco passa il Ticino ed ag- 
gredisce il Piemonte, e Re Vittorio Emanuele si mette alla testa delle 
sue valorose truppe. 

Per ciascuno si presentiva imminente la rivolta negli slati romani 
e più che altrove nelle quattro legazioni : e già dalle vicine Romagne 
e dal Bolognese conducevansi a mercato in Porto numerosi venditori di 
merci, di commestibili, di chincaglie, erbivendoli; e per taluni di essi 
portavansi inalberate sul basto dei loro cavalli banderuole tricolori, o la 
coccarda italiana sul petto, o nel cappello : la qual cosa faceva mirabile 
contrasto colla tolleranza per parte della pubblica forza e degli agenti 
di polizia austro-papale. Le truppe franco-sarde s' incontrano frattanto 
col nemico a Casteggio e Montebello il dì 20 Maggio, e quivi ha luogo 
un brillantissimo combattimento di sei ore, nel quale gli austriaci vanno 
in piena rotta. Il 22 muore Ferdinando II re delle due Sicilie , e sale 
al trono Francesco II suo figlio. Gli austriaci sono respinti e fugati a 
Varese, a Como, a Palestro ; sono vinti a Magenta il 4 Giugno, a JMe- 
legnsrno il giorno 8, per cui evacuano Piacenza il dì seguente. Gli al- 
leati proseguono di vittoria in vittoria, e il duca di Modena abbando- 
na i suoi slati. Gli austriaci evacuano Bologna, e parte per Roma il car- 
dinale Ferretti Legato pontifìcio ; onde viene costituito un governo prov- 
visorio colla presidenza di Gioacchino Pepoli , e si proclama la dittatu- 
ra di Vittorio Emanuele IL Gli austriaci lasciano Ancona, e Modena a- 
bolisce la reggenza Ducale e proclama la dittatura di Vittorio Emanue- 
le. In questo mezzo il presidio austriaco della cittadella di Ferrara mi- 
se in vendita tutte le biade, i foraggile carni salate, i liquori, il vino 
ed ogni altro genere di vittovaglia di cui erano strabocchevolmente ri- 
pieni i vasti magazzini del forte, e da questo era manifesto che in bre- 
ve Ferrara sarebbe slata finalmente libera. Il perchè i cittadini provava- 
no in segreto la maggior consolazione. 

LXX1L Intanto il Prolegalo Monsig. Gramiccia, savio e benemerito 
Magistrato, conobbe le gravi difficoltà cui il governo del pontefice andava 



— 123 — 

incontro, e sua principal cura fu il tutelare nella miglior maniera pos- 
sibile Pordinc pubblico. Condiscese quindi che cittadini onesti prendes- 
sero le armi a difesa della pubblica tranquillità e sicurezza : per cui il 
Priore di Portomaggiore ; Doti. Antonio Angelini , ottenne che pur qui 
si organizzasse una Guardia Urbana ; comandante la quale fu eletto il 
conte Antonio Aventi. E la mattina 20 Giugno , dopo dieci lunghissimi 
anni di abbondila schiavitù il tamburo chiamò a raccolta sulla piazza 
maggiore i cittadini inscritti nella Guardia Urbana , parte armati coi 
fucili del comune, parte con archibugi da caccia, e senza pretermettere 
indugio, fattili schierare, il conte Aventi ivi li lasciò breve tempo sotto 
le armi, per condursi da solo alla caserma dei Gendarmi ponti fidi \ i quali 
stavano allestendo il loro fardello per girsene a Ferrara ; luogo già de- 
signato a ritrovo di tutti gli altri Gendarmi della provincia, e quindi in- 
sieme passare il Po per riunirsi, a quanto si diceva, alle truppe austria- 
che, od imbarcarsi per Roma. Dal Comitato di Ferrara erano giunte 
lettere pressanti affine venisse tolto ai Gendarmi di condursi alla città, e 
perchè si usasse ogni possibile resistenza per trattenerli. Il giovine conte 
Aventi animosamente si fece introdurre in caserma , e presentatosi al 
brigadiere , con voce ferma gli disse che tanto lui quanto i suoi gen- 
darmi smettessero i preparativi di viaggio, perchè non sarebbero altri- 
menti partiti : che sulla piazza eravi un buon numero d'uomini armati, 
e che solo colla forza avrebbero avuto libero il passo. Al franco ed ener- 
gico parlare del conte Aventi, stupito il brigadiere, fece appello alla volontà 
dei subalterni, i quali, veduta la mala parata, dissero, sarebbero rimasti, 
purché si avessero malleveria di non esser punto molestati. Rassicuratili 
di ciò, fece pur loro conoscere la necessità di cedere le armi. A tale 
proposizione come un sol uomo si levarono tutti affermando che mai 
no: ma per le ragioni convincenti del conte Aventi furono vinti, e con- 
segnarono di presente dodici fucili, ed altrettante pistole e sciabole. Per 
lo che da quelPistante un picchetto di cittadini montò di guardia alle 
carceri e conseguentemente alla caserma stessa , ed il restante di essi , 
fece quartiere sotto il loggiato del pubblieo palazzo. 

Nel giorno seguente (21 Giugno,) il Priore Comunale si dimise , e 
tolsero le redini della pubblica amministrazione i signori Gulinelli Do- 
menico, Vaccari Vincenzo, Saraceni doti. Ercole, Gulinelli Federico, i quali 
subito confermarono pubblicamente la nomina del conte Antonio Aventi 
a capo della Guardia Urbana. (1) E sul vespro di questesso giorno 

(1) Dopo alcuni giorni venne formata una Commissione Municipale nelle persone delli Signori 
Angelini Dott. Antonio, Gulinelli Domenico , Saraceni Dott. Ercole. E nel 3 Luglio il Conte Antonio A- 
venli pubblicò il seguente proclama. 

« GOVERNO PROVVISORIO DI FERRARA 

«COMANDO DELLA FORZA ARMATA IN PORTOMAGGIORE 

« Proclama 
« Chiamato per Superiore comandamento a provvisoriamente presiedere alla orga- 



*_ 124 — 

giunta notizia che gli austriaci avevano evacuata Ferrara, una mano 
di giovani ardenti presa una grande bandiera tricolore, mossero armati 
come a marcia trionfale per tutte le vie di Porto , mentre il popolo 
gridava con entusiasmo iterate viva alla libertà e alla indipendenza d^l- 
latia, A sera inoltrata furono abbattuti gli stemmi pontifìcii in tutti i 
luogi, salvo le chiese, e senza il minino sfregio furono lasciati sui gra- 
dini della Chiesa Collegiata. 

Intanto gli austriaci che avevano abbandonata Ancona, forti in nu- 
mero di 7000 con carri e cavalli erano giunti in Argenta e chiesero 
al Municipio vettovaglie, foraggi per le bestie, e carri e cavalli pel pro- 
seguimento della marcia fino al Po. E siccome una metà era disposta 
per Portomaggiore, all' intento di alleviare il dispendio al Comune di 
Argenta, il Municipio di Porto convenne piuttosto d^essere a parie delle 
spese tutte purché eglino rimanessero tutti colà , come fu indi stabilito 
alla presenza del dott. Giuseppe Vandini capo di quella Comunità , il 
quale si condusse in Porto con due Ufficiali Superiori austriaci, apparte- 
nenti a quella colonna. E così per la saviezza de' suoi reggitori. Por- 
tomaggiore fu libero dall' intervenuto di truppa straniera la quale , 
in qualunque emergente, può sempre risguardarsi come un gastigo del 
Cielo ! 

In mancanza di gendarmi il Comune di Porto saggiamente delibe- 
rò di assoldare un certo numero di cittadini che disimpegnassero il ser- 
vizio di pubblica sicurezza ; per cui adottata una tale deliberazione dal- 
la Commissione provvisoria di governo in Ferrara, dodici individui venne- 



« nizzazione e direzione della forza armata in questa Terra gentile, con tenero senti- 
« mento di gratitudine ho accettato il grave e difficile incarico, fidente più presto nella 
« fermezza, nel coraggio, e nella virtù degli onestissimi abitanti, che nella pochezza di 
« mie cognizioni nel mesiiero delle armi. 

« Portuosi ! 

« La procella che minacciosa si addensava sulle nostre contrade, si va allontanando 
« e porta altrove il fragore delle tempeste che agita in seno. Tranquillatevi. Sorgete 
« pronti all' invito della Patria, correndo ad inscrivervi nel novero di coloro che spon- 
« lanci vegliano alla pubblica sicurezza; siale non degeneri figli dell'illustre suolo delle 
" glorie antiche, e coroniamo coi voti, colle geste e coll'amore il più nobil vanto cui 
* 1' Italia da tanti secoli lungamente sospira, la Libertà, Y Indipendenza ! 

« \\ ITALIA W VITTORIO EMANUELE W NAPOLEONE HI. 

« Vox tornatj (fior e 3 Luglio 18S9. 
« Il Comandante 
« AVENTI Conte ANTONIO > 



— 425 — 

ro armati e vestiti militarmente, dipendenti dal Comando della Guardia 
Urbana, e chiamaronsi Veliti (1). 

IAX11I. Mentre tutto questo accadeva , gli alleati avevano rotto e 
quasi disperso V esercito austriaco a Solferino e a S. Martino , onde il 
giorno 7 Luglio furono aperti i negoziati per un armistizio, e nel gior- 
no 11 ebbe luogo il memorabile abboccamento di Napoleone III e l'im- 
peratore d'Austria in Yillafranca, dal quale risultarono i preliminari di 
pace, e la libertà e l'indipendenza della Lombardia sotto lo scettro di 
Vittorio Emanuele di Casa Savoia. Nel frattanto Favini è nominato dit- 
tatore di Modena ; in Toscana si convocano i collegi elettorali, e il go- 
verno delle Romagne, residente in Bologna, nomina a preside il Colon- 
nello Lionetto Cipriani. L'assemblea toscana vota all'unanimità la deca- 
denza della dinastia di Lorena , e il Dittatore Favini apre l'assemblea, 
depone i suoi poteri in mano dei rappresentanti del popolo, e gl'invita 
ad esprimere francamente i loro desideri intorno alla futura costituzione 
della con feder -azione italiana, mentre il governo delle Romagne ordina le 
elezioni per l'assemblea nazionale da tenersi in Bologna. Onde a Por- 
tomaggiore il dì 28 Agosto, giorno di Domenica , alle ore 8 antimeri- 
diane ebbe luogo la convocazione dei collegi e l et t ovali = Fovtomag giove 
— Ostellato = per la elezione dei due rappresentanti all'assemblea ge- 
nerale delle Romagne (2). Ad un'ora pomeridiana terminò la seduta , 
il perchè aperta l'urna, fatto lo spoglio delle schede , risultanti in Nu- 
mero di 299, fu eletto a maggioranza assoluta , pel collegio di Porto- 
maggiore , il Signor Dottore Antonio Angelini , con voti 275, e il ca- 
valiere Luigi Fovlani pel collegio di Ostellato ; i quali partirono tanto- 
sto per Bologna , dove il 1. Settembre ebbe luogo 1' apertura dell' as- 
semblea, la quale poi nel giorno 7 adottò ad unanimità l' indipendenza 
temporale delle Romagne dalla Santa Sede. Indi venne pubblicato a let- 
tere cubitali = Gli abitanti delle Romagne non vogliono più govevno tem- 
porale pontificio ! 

Ai 25 Settembre alle ore 8 antimeridiane nell'aula municipale fu- 
rono di nuovo convocati i comizii per la elezione della Rappresentanza 
Consigliare del Comune di Portomaggiore e suoi appodiati. Gli elettori 
presenti erano 317. 

11 papa aveva un bel che fare ad annullare in concistoro tutti gli 
atti dell'Assemblea delle Romagne, mentre già queste con Toscana, Mo- 
dena e Parma strette in lega avevano tolte tutte le barriere doganali fra 



(\) Furono sciolti per ordine Superiore il 12 Novembre 1859 dopo quattro mesi di attiro e inte- 
merato servizio. 

ft) Il Collegio elettorale di Portomaggiore era nella Sala del Consiglio, quello di Ostellato dall'al- 
tra parte del palazzo volta a mezzodì. 



— 126 — 

loro esistenti ; e Firenze aveva di già proclamato Vittorio Emanuele re 
eletto dalla Nazione. 

Un decreto deir Assemblea di Bologna nel 1.° Ottobre ordinava 
che gli atti pubblici fossero intestati della formola — sotto il Regno dì 
Sua Maestà Vittorio Emanuele II, e che venissero innalzati gli Stemmi 
di Gasa Savoia, e che i funzionari civili e militari prestassero giura- 
mento di fedeltà al Re ed allo Statuto. 

LXXIV. 11 Municipio di Portomaggiore organizzò con mirabile sol- 
lecitudine un battaglione di Guardia Nazionale diviso in cinque Com- 
pagnie , e cioè I. a e II. a in Portomaggiore comprese le parrocchie di 
Ripapersico , Portoverrara , Sandolo , Maiero , la HI. a in Gambulaga , 
la IV. a in Voghera, la V. a in Masi Torello. Già fino dagli ultimi giorni 
di Settembre il governo ne aveva nominati gli ufficiali di Stato Mag- 
giore, ed i Capitani, come si vede appresso. 

Maggiore Capo-Battaglione . Aventi Conte Antonio 

Aiutante Maggiore .... De-Stefani Pietro 

Ufficiale Sanitario .... Bertocchi Dott. Achille 

Sottotenente Porta-Bandiera . Cadini Antonio 

Capitano della I. a Compagnia Chierici Luigi 

Capitano della IL* ,, Vaccari Vincenzo 

Capitano della III.* ,, Maresti Giorgio 

Capitano della IV. „ Bernardi Luigi 

Capitano della V. a ,, Cirelli Gaetano 

I Luogotenenti ed i Sottotenenti venivano eletti a votazione segreta me- 
diante schede dai componenti V intera compagnia cui appartenevano , 
onde il dì 16 Ottobre fu convocata la I. a Compagnia nella sala comu- 
nale, ed ivi furono eletti 



Natali Giovanni 
Flori Giacomo 



/ i <• Bolognesi Luigi / C ,*##^# A «^#: 

( a Luogotenent, g^^ Federico {n Sotlolenem, 

Nel dì 23 si convocò la II. a Compagnia, ed elesse : 

Gulinelli Antonio / t t . Maranini Carlo /c^t^,,™*: 

A ^ ( Luogotenenti „ r ( Sottotenenti 

Angelini Domenico^ ° Bertelli Giorgio \ 

Col giorno 30 ebbe luogo la votazione per la 3 a Compagnia in 
Gambulaga, dove sortirono : 

Fabbri Paolo / . . Fabbri Domenico / c „i^i,„^t; 

e i i a Luogotenenti ^ ila Sottotenenti 

Stamani Cleto \^ Luwe Scandelari Luigi \ 



— 127 — 
Ai 20 Novembre seguì la convocazione del 4-. a Compagnia di Vo- 



ghiera e furono eletti 



Benedusi Francesco 
CupelliiM Giuseppe 



/ ¥ .--■*- Carrà Giuseppe / tt . 

( a Luogotenenti ^^ ^^^Sottotenent, 



Nel giorno 6 detto si radunò la S. a Compagnia in Masi Torello, e 
si elesse : 



(, t . Rescazzi Giovanni / t 

a Luogotenent. Perini Angelo (^Sottotenent, 



Spadoni Angelo / , _,... .. Rescazzi Giovanni 
Spadoni Enrico 



Oltre gli Ufficiali leste nominati ogni Compagnia nominava dal pro- 
prio seno 1 Sergente furiere, 6 Sergenti, 1 Caporale furiere, 12 Capo- 
rali. Ogni battaglione aveva 1. Furiere Maggiore , ed 1 Caporale Mag- 
giore, i quali venivano nominati esclusivamente dal Maggiore Coman- 
dante (1). 

LXXV. Con solenne cerimonia religiosa furono scoperti al pubblico 
gli Slemmi Sabaudi in Porto sul declinare di Ottobre, in giorno di Do- 
menica. Nella chiesa Comunale di S. Francesco, intervenne tutla r Uffi- 
cialità della Guardia Nazionale in abito di gala preceduta dalla Banda 
musicale del Comune, ed ivi, dopo la messa, da un prete di Bondeno, 
certo Don Pedoni, venne intonato Virino ambrosiano, e processionalmen- 
te condottosi sulla piazza maggiore, scoperto lo Stemma regio, il bene- 
disse colPaspersorio, nel mentre che la Banda suonava armoniose sinfo- 
nie, e la Guardia Nazionale, già chiamata sotto le armi, alternava ripe- 
tute salve tli rnoschetteria. 

l/assemblea delle Romagne nel 6 Novembre investe detieni poteri 
della reggenza il principe di Carignano , ed accettata la dimissione del 
Cipriani, conferisce al Dittatore di Modena e Parma i pieni poteri fino 
alla reggenza del suddetto principe, il quale poscia, per ragioni di conve- 
nienza politica, non accetta. Per questo avvenimento il 30 Novembre il 
Dittatore Favini pubblica un decreto pel quale i governi di Parma, Mo- 
dena , e Romagna vengono riuniti in un governo centrale ; in conse- 
guenza di che si dimisero le Commissioni amministrative comunali, e dal 
governo si nominarono i capi dei Municipii. A Portomaggiore fu nomi- 
nato Priore il Dott. Ercole Saraceni. 



(1) Con decreto 4 Gennaio 1860 del Governatore delle Regie Provincie dell'Emilia, al Battaglione 
di Portomaggiore fu incorporata la G. N. di Medelana come 6. a Compagnia. Venne poi la medesima 
riunita al Comune di Ostellato con altro decreto firmato da S. M. il Re nel Settembre 1861. 



— 428 — 



CAPO DECIMO SETTIMO 

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LXXVI. JLa Guardia Nazionale prestava servizio del continuo tan- 
to nel capo-luogo, quanto nelle frazioni del Comune , a modo che se 
ne risentirono vantaggiosi risultati. Oltre ai molti arresti di vagabondi, 
di ladri, ed alle tante repressioni di furti, specialmente nelle campagne, 
nella sera 5 Gennaio 1860 in Masi Torello avvenne che uno scellerato 
s' introducesse nottetempo in quella chiesa parrocchiale per derubare : 
volle caso passasse per di là il capitano di quella compagnia di G. N. 
e udito rumore nella chiesa, facesse ivi entrare alquanti militi per e- 
splorare, restando egli alPesterno a guardare la porta. Ma riuscito al la- 
dro di sfuggire ai soldati, mediante un pertugio anteriormente praticato 
nel muro, il capitano, il quale se n'avvide, gli scaricò sopra il suo fu- 
cile, e lo stese gravemente ferito. Posto quindi sur un carro, venne im- 
mantinente tradotto a Portomaggiore per la seguente procedura. Ma la 
ferita era mortale, per cui poco tempo dopo morì. Si ebbe da lui sles- 
so chiamarsi Seganti Angelo. Era uomo che dimostrava aver di già tra- 
scorso il cinquantcsim 1 anno. 

L'Ufficialità del battaglione della G. N. di Argenta, sotto gli ordi- 
ni del Sig. Doti. Giuseppe Vantimi , Maggiore Comandante , si l'accolse 



— 129 — 

a consiglio per offerire una prova non dubbia di simpatia e di concor- 
dia agli ufficiali del Battaglione di Porto ; e venne stabilito far loro in- 
vito ad un banchetto patriottico da tenersi in Argenta il dì 2 di Feb- 
braio. Tennero l'invito gentile gli Ufficiali di Portomaggiore, e ne anda- 
rono poi contentissimi dell'amorevole e festoso accoglimento. Ma volen- 
do questi in appresso rendere il ricambio a testimonianza di gratitudine e di 
affetto, fecero invito agli Ufficiali di là per un banchetto che si dareb- 
be in Portomaggiore il dì 20 dello stesso mese. Nella sala superiore del 
palazzo Gulinelli erano imbandite le mense. Per tutta la Via dei Belli sven- 
tolavano pennoncelli e bandiere tricolore, e la Banda musicale rallegrava i 
commensali, ed il numeroso popolo spettatore con isvariati concenti. Al- 
la sera il Teatro fu aperto ad uno splendidissimo veglione con masche- 
ra, il quale durò tutta la notte. Gli abitanti , e tutti coloro che v' in- 
tervennero, furono presi dalla gioia alle molte prove di simpatia e di 
reciproco affetto fra gli ufficiali d' ambo i Battaglioni; ed il Regio In- 
tendente della provincia, marchese Luigi Ternari, fatto consapevole della 
fratellevole concordia per essi dimostrata , ne scrisse bellissime parole 
di compiacimento. 

LXXVII. Nel giorno 2 Marzo fu pubblicato un Decìselo del Gover- 
natore Favini, che chiamava i popoli dell' Emilia pei giorni 11 e 12 
dello stesso mese a votare per suffragio universale a scrutinio per schede 
segrete le due seguenti proposizioni — - ANNESSIONE ALLA MONAR- 
CHIA COSTITUZIONALE DEL RE VITTORIO EMANUELE = REGNO 
SEPARATO. — Tutti i cittadini dai ventura anno in su , e che gode- 
vano dei diritti civili, furono ammessi alP urna. 

Alla vigilia della votazione tutta la gioventù di Porto portava nel cap- 
pello o nel berretto, un decimetro circa di nastro tricolore di seta, nel cui 
mezzo stava scritto a grandi caratteri — ANNESSIONE — Nel mattino se- 
guente, convocati i comizii, la gioia e V entusiasmo per Tatto solenne 
che si andava a compiere, animavano il volto di ciascun cittadino. Nu- 
meroso fu il concorso dei votanti, specialmente nel primo giorno , in 
cui se ne contarono fino a 1334. Ricchi e poveri, artieri ed operai, 
agricoltori e giornalieri, vecchi e giovani, a torme concorsero a deporre 
neir urna il loro voto. L' Aula municipale era stipata di popolo ! L'or- 
dine il più perfetto fu osservato fino al termine stabilito per la vota- 
zione del primo giorno che fu alle ore 5 pom. in cui a vista del pub- 
blico venne suggellata V urna con suggelli a cera-lacca rossa , impressi 
ne' quattro distinti luoghi dell' urna elettorale , debitamente cinta con 
nastro di color azzurro ; ed in questa forma fu guardata gelosamente 
tutta la notte, fino al giorno appresso, da un drappello di militi della 
Guardia Nazionale e dai Consiglieri delegali. 

Alle ore 5 pom. del giorno 12, termine prescritto alla votazione,, 

17 



— 130 — 

risultarono schede 14-72 ; fattone quindi lo spoglio fu all'unanimità eletta 
P Annessione alla Monarchia del Re Vittorio Emanuele II. 

Nel giorno 14 il Ministro di giustizia pubblicò il risultato del ple- 
biscito, e nel dì 18 il Governatore Favini si portò a Torino per deporre 
nelle mani del Re Galantuomo i documenti legali del suffragio univer- 
sale dei popoli dell' Emilia (1). 11 Re accettò il loro voto , e da quel- 
la istante essi fecero parte integrante della Monarchia Sabauda. 

LXXVI1I. I Capi dei municipii vennero eletti dal Re; a Porto- 
maggiore fu nominato con Regio decreto a Sindaco il Sig. Dottor An- 
tonio Angelini; il quale a solennizzare con isplendido apparalo il tanto 
sospirato avvenimento della fausta felice Annessione , deliberò in pieno 
consesso che il giorno 25 di Marzo fosse onninamente consacrato alla 
gioia, alla generale esultanza. Nominò quindi un' apposita Commissione 
ne Hi Signori Aventi conte Antonio, Chierici Luigi, Natali Giovanili e Leali 
Doti. Pietro, Ingegnere del Comune, e diedele incarico di disporre per 
la festività suddetta. Onde fu pubblicato analogo programma (2). Non 



Popolazione . 

Votanti 

Voti per P Annessione 

Voli pel regno separato 

Voti nulli o perduti 



Modena e Parma 

1,112,194. 

224,128. 

223,347. 

502. 

279. 



Romagna 
1,014.911 

203,384 

202,659 

254 

471 



(1) Riassunto generale della Votazione dell'Italia centrale. 

Toscana — 

1,806,940. 

386,445. 

366,571. 

14,925. 

4,949. 

Da queste cifre si deduce che sopra cento votanti s' ebbero : 

Toscana — Modena e Parma 
Per P Annessione ( . 95 99 1l2 

{ VOtl rr ,- 

Pel regno separato { 4 ljo di voto 

RISULTATO GENERALE 

Popolazione dell' Italia Centrale 

Numero dei voti raccolti 

Voti per P Annessione 

Voti pel regno separato . 

Voli nulli o perduti 

Sopra cento voti per P Annessione 

Sopra cento voti pel regno separato 

(2) Festa per l'annessione al Regno d'Italia. 

« PER LA FAUSTA FELICE ANNESSIONE (*) 

«DEL REGNO COSTITUZIONALE DI VITTORIO EMANUELE 

« IL MUNICIPIO DI PORTOMAGGIORE 

• Se la grande sapienza degli antichi propose a tulle le azioni umane quella che 
- meglio recasse utilità e splendore alla Patria, ben si apposero quei venerandi pa- 



Romagna 
99 3j5 

ljlO di voto 

3,934,045 

813,957 

792,577 

15,681 

5,699 

97 4il0 

2 



i i 



* Questo, e gli altri proclami che verranno in appresso trascritti, furono dettali dal eompilatorc, di 
queste memorie. 



— 131 — 

è a dirsi quanto popolo si ragunasse in quel dì in Porto ! piene, stipate 
erano le vie e le piazze, e non s'udivano che clamorose grida di gioia, 
di Viva, di benedizioni al conte di Cavour (*) air Italia, al Re, Nel 
frattanto a rendere vieppiù brillante la festevole giornata sulle 9 anti- 
meridiane air improvviso entrò in Porto, e sfilò in bella ordinanza una 



« dri di Grecia e di Roma, quando nelle trionfali mosse, decretarono monumenti eterni 
« agi' invilii Campioni, che colle armi e col senno assicurarono libertà e gloria alle 
« Nazioni. Fuvvi tempo é vero, pressoché inlerminabile tempo in cui l'Italia oppres- 
se sa dall' orgoglio straniero, quasi dimentica delle passate grandezze, prostesa ed in- 
« vilita, rammentasse appena i secoli trascorsi, disperando ornai di più ricingere quelle 
« corone, che si acquistano soltanto a prezzo di eroica fermezza , e di sangue ! — 
« Ma il germe fecondatore delle Italiane Glorie non era spento, esso era serbato solo 
« a questa età memorabile risorgere rigoglioso, e spandersi dalle Alpi al Mare. Un 
« forte e magnanimo figlio d' Italia, VITTORIO EMANUELE IL, comprese 1' alta mis- 
« sione che hanno i Re sulla terra, ed a fianco di Generoso Alleato discese fulmi- 
« nando sui campi di Magenta e S. Martino: e V Italia risorse a libertà. — Laudi e 
« corone si diano all' invitto Salvatore dei popoli , a Lui , che nostro glorioso 
« Sovrano, ne guiderà mai sempre a nobile meta, e pone l'Italia al paro delle gran- 
« di Nazioni. 

« Cittadini! 
« Il giorno di Domenica (25 corrente) è sacro al festeggiamento della tanto so- 
« spirala Annessione alla Monarchia Costituzionale del Re Galantuomo. — Mostria- 
« mo al mondo quanto impero abbia sull' animo nostro Colui che andiamo gloriosi 
« di chiamar nostro Sovrano; e come cittadini liberi e d' una sola famiglia, porgia- 
« mo luminosa prova di quanto per noi si apprezzi libertà, dopo lunghissimi anni di 
« abbonito servaggio. 



« PROGRAMMA 

« La sera precedente il giorno indicato numerosi spari di mortari di grosso 
« calibro, e V avvicendarsi a festa di tutte le campane , annunzieranno alle Ville e 
« terre circostanti la solenne festività nel Capo luogo del Mandamento. L' alba della 
« Domenica sarà salutata da fragoroso sparo di mortari, e dal festoso concerto delle 
« campane di tutte le chiese. 

« Sulle 9 ant. nella corte di proprietà del Sig. Dott. Cipriano Bertocchi si rac- 
« coglieranno i poverelli di questo Comune, ai quali tutti verrà elargita elemosina 
« senza distinzione di età e di sesso. In quel mentre sulla ringhiera del pubblico pa- 
« Iagio verranno eslratte a sorte cinque doti a benefìcio di altrettante zitelle povere 
« del Paese, le quali avranno meglio meritalo per onestà di costumi, e condotta mo- 
« rale e religiosa. Contemporaneamente sulla piazza maggiore sarà innalzato un glo- 
« bo aereoslalico. 

« La Banda musicale alternativamente, e lo sparo di mortari manterranno sempre 
« P allegria ed il tripudio nel popolo spettatore, durante la giornata. 



* II primo che al cospetto d'Europa, pose in campo la questione italiana ! 



— 132 — 

Compagnia della Guardia Nazionale di Argenta, sotto gli ordini del signor 
Capitano Manica, la quale qui si condusse a partecipare della patriottica 
festività, e suggellare con nuova dimostrazione il patto di alleanza e di 
fratellevole concordia stretto fra gli Argentarti e i Portimi. L'impensato 
arrivo di quella Milizia cittadina fu graditissimo, e, se fosse stato pos- 
sibile, avrebbe accresciuto V entusiasmo nel numeroso popolo. 

SulP incominciare di quest'anno, in virtù del diritto di associazione 
e l'operosità e lo zelo di tre giovani Minghinelli Luigi, Maìnarcli Angelo, 
Zaratini Luigi, venne instituita un' altra Società in Portomaggiore, la 
quale si chiamò degli Amici d? Italia. In breve diventò numerosa assai, 
e dalla casa Pancaldi, ov' ebbe origine, dovette trasferire in luogo me- 
glio adatto la sua residenza, (i) 

A gara i principi spodestati protestavano contro V annessione dei 
loro Stati alla Sardegna, e Francesco V di Modena protestò il 22 Mar- 
zo da Vienna, il granduca di Toscana il 24 in data di Dresda, l'Austria 



« ALLA SERA (*) 
« Una e brillante luminaria avrà luogo in ogni angolo del Paese, tanto ne'pub- 
« blici e privati edifìcii, che nelle vie meglio spaziose. — La facciata del pubblico Pala- 
te gio sarà messa tutta a bicchierini, seguenti in bell'ordine l'architettura e gli ornati della 
« medesima in ogni sua parte. Nel fondo la Piazza verrà collocata una grandiosa pro- 
« spettiva, dove nell'arco di mezzo della medesima, sovra elegante colonna, s'innalzerà, 
« di grandezza al naturale, il busto dell' invitto Vittorio Emanuele IL — Nella via 
« dei Belli fino al teatro, s' innalzeranno numerose ed alte colonne, simmetricamente 
« disposte, di forma quasi conica, a tre ordini di fiaccole , le cui cime saranno sor- 
« montate da pennoncelli tricolore. — Tutta la via S. Francesco sarà coperta di 
« spessissimi archi di stile moresco a bicchierini variopinti, in fondo alla quale si ele- 
« vera un leggiadro monumento allusivo alla memorabile vittoria di S. Martino. — 
« La via Corte sarà ornata d' ambo i Iati da lunghe e spesse aste vagamente illumi- 
« nate a palloncini tricolore. — Il tronco di Strada Ferrara; fino al Ponte Beccaria, 
« sarà illuminala da grandi e spessi obelischi, nel centro di cui, in mezzo a ghirlande 
« d' alloro, si leggeranno i nomi degli uomini più celebri, che a' nostri tempi hanno 
« tanto contribuito alla nostra Indipendenza. — Bombe, razzi, e variati fuochi d' ar- 
« lificio, nonché V innalzamento d' un globo trasparente, in mezzo a'suoni delle Ban- 
« de musicali di Porlo e di Voghenza, daranno termine alla memorabile giornata. » 



(1) Al presento risiede nella spaziosa casa eredi Lolli, e conta circa 80 Soci. 

Anche un'altra Società in questi ultimi anni fu istituita in Portomaggiore sotto il titolo di Industriosi. 
E dessa collocala nella casa di Francesco Pivati, nella via Ferrara, in vicinanza al Conte Beccaria , ed 
è molto numeroso di associati. 

{*) Nel dopo pranzo un venjo impetuoso, ed una pioqgia a dirotto , ebbe a rovinare in grandissima 
parte i preparativi per la brillantissima illuminazioni. La grande prospettiva, quantunque robustamente cen- 
tinaia, e puntellata da travi, tuttavia scompigliossi; fìaccossi il cippo di colonna portante il busto del Re, 
onde cadde e spezzassi. — Per questo fatto alcuni spigolistri rallegratami in segreto, e traevano buon augurioll 



— 133 — 

pure protestò il 25 contro l'annessione alla Sardegna dell'Emilia e della To- 
scana. Luigia Maria di Borbone, reggente di Parma, protestò da Zurìgo 
il 28, e nel 29 in Roma venne affissa la bolla di scomunica contro 
quelli che si resero colpevoli rf' invasione e (T usurpazione d' una parte 
dello Stato della chiesa. Sul principiar d' Aprile scoppia la rivoluzione 
in Sicilia ; al 25 le provinuie di Nizza e Savoja fanno annessione alla 
Francia, mediante plebiscito ; e il Re percorre le provinole annesse, e 
giunge quindi a Bologna ! 11 papa protesta di nuovo contro V annes- 
sione della Romagna, mentre in Sicilia continua la lotta contro i regi, e 
pochi giorni appresso ( 5 Maggio ) Garibaldi con 1500 uomini salpa 
dalla spiaggia di Nervi, e sbarca a Marsala con 1072 de' suoi prodi. E 
procedendo di vittoria in vittoria, al cospetto dell'attonita Europa, porta 
la bandiera su cui aveva scritto Italia e Vittorio Emanuele , da Marsala 
a Palermo, a Napoli, a Capua, al Garigliano ! 

LXXIV. Nel successivo Maggio s'inaugurò il 1.° Parlamento Italia- 
no. E già nel giorno 6 in Portomagglore ebbe luogo la l. a votazione 
per P elezione del Deputato al Parlamento, il quale venne eletto nella 
persona del signor Avvocato Luigi Borsari ; e nel giorno 10 furono con- 
vocati i comizii per la 2. a volta sulla elezione fra i due candidati che, 
nella precedente adunanza del Collegio di « Argenta-P ortomaggiore » ot- 
tennero maggior numero di suffragi, i quali furono gli avvocati Luigi 
Borsari e Carlo Mazzucchi. Chiusa la votazione, dall'ufficio della l. a Se- 
zione di Portomaggiore, si ebbe che presentaronsi Elettori 146, e che, 
tranne una scheda dichiarata nulla, 1' Àvv. Borsari restò eletto con vo- 
ti 14-5, mentre neppur uno riportonne 1' Àvv. Mazzucchi. 

Nel dì 13 Maggio festeggiossi in Portomaggiore 1' inaugurazione 
dello Statuto del Pegno costituzionale di VITTORIO EMANUELE II. La 
festa fu solenne, e 1' entusiasmo del numeroso popolo indescrivibile. (1) 



(1) Festa dello Statuto in Portomaggiore. 

« AVVISO 
« Nel Capoluogo del Mandamento di Portomaggiore Domenica 13 corr. si fesleggierà 
« con solenne pompa l'inaugurazione dello Statuto fondamentale del Regno costituzio- 
« naie del nostro glorioso ed invitto Re VITTORIO EMANUELE II. 

« Se per difetto di generose e savie leggi F Italia è stata lungamente dilacerata 
« da intestine discordie, e pressoché vittima d'indomabili passioni; ora coll'ineffabile 
« beneficio di provvidentissima Legislatura fondata sulla Civiltà, sul Progresso, e sul 
« Diritto dei Popoli, l'Italia sarà costituita in una sola e grande famiglia, ed acquisterà 
« quello splendore che per lunghezza di tempo le tolsero reggitori tiranni, e barbare 
« ed eslranie dominazioni. — Lo Statuto del Hegno Sardo fu quello che, quasi elettrica 
« scintilla, scosse gli animi, e chiamò a novella esistenza le soggiogate popolazioni 
« d'Italia: e questesso, come incrollabile Palladio della sicurezza dei Popoli, starà mai 
« sempre a difesa e gloria della Nazione. 



— 134 — 

Sulle ore 10 ant. tutte le finestre sulle pubbliche vie erano parate a 
festa, e le Autorità Civili e Militari precedute dalla Banda del Comune 
e dalla Bandiera della Nazione, accompagnate da scelto numero di Mi- 
liti della Guardia Nazionale, andarono alla Chiesa dì S. Francesco, ed 
ivi assistettero alla Messa solenne (2) intermediata da scelti pezzi di mu- 
sica eseguiti dalla Banda del Comune. La sacra cerimonia ebbe termine 
coir intonazione deiP Inno Ambrosiano in rendimento di grazie alP Al- 
tissimo, nel mentre che sulla Piazza maggiore la banda musicale di Vo- 
ghenza rallegrava l'affollato popolo con isvariate sinfonìe, e il batta- 
glione della Guardia Nazionale ripeteva salve di moschetterà. Sul 
pomeriggio si fece P estrazione di una Tombola assicurata in lire 
italiane 500 divisa in due premii, e poscia venne innalzalo un globo 
aereostatico. Una vaga e brillantissima luminaria ebbe luogo alla sera 
in tutte le case e lungo le vie. Con fuochi d' artificio, lavorati da va- 
lente pirotecnico, e con suoni alternati dalle bande musicali , si diede 
termine alla festevole giornata. 

Negli ultimi d' Agosto le truppe Sarde s' avanzano verso la Catto- 
lica, e nel dì 6 Settembre successivo principia l'insurrezione nelle Mar- 
che e nella Umbria a cagione del mal governo, cui quo' miseri popoli 
erano soggetti, e degli oltraggi e delle sevizie tante usate dalle truppe 
gregarie del papa ; triste accozzaglia d' uomini perduti , senza onore , 
senza patria, senza Dio ! — 11 conte di Cavour intimò alla Corte romana 
il pronto licenziamento delle soldatesche estere, ma il cardinal AnUmelli 
ministro pontificio, rispose negativamente all'ultimato del ministro Sardo 
per cui una deputazione delle Marche e dell' Umbria portossi a Torino 
a chiedere protezione al Re, il quale rispose affermativamente. E P 11 



« Cittadini ! 

« II subietto della celebrità di tale faustissimo giorno è di sì alta importanza, e 
tanto parla al cuore di tutti, che a noi basti solo averlo accennalo, tementi di atte- 
nuarne la grandezza con meschina pompa di parole. 

« LA COMMISSIONE 

« Aventi Conte Antonio 
« Chierici Luigi 
« Natali Giovanni 
« Leati Ing. Pietro 
« P ortomaggior e 9 Maggio 1860. 

« Ferrara, Tipografìa Bresciani » 



(2) La Messa fu celebrala dal canonico Brusi di Bologna. 



— 135 — 

Settembre venne pubblicato il memorabile proclama del Re (1) alle trup- 
pe destinate a liberare quelle due nobili provincie , sotto il comando 
dei generali d' armata Manfredo Fanti ed Enrico Gialdini. Questi nello 
stesso giorno il Settembre varcò la frontiera, impaziente di portar soc- 
corso agli oppressi, e dal suo quartier generale di Rimini, annunciò il 
passaggio del confine alle sue truppe con un ordine dì campo, che viene 
giudicalo la più bella produzione letteraria di questo genere (2) In di- 
ciotto giorni di guerra , che fruttarono 188 cannoni , 20,000 fucili , 
18,000 prigionieri, fu compiuta la redenzione delle Marcite e delPUmbria 
dal più infame dei governi possibili. 

Un orrendo assassinio fu consumato la sera 16 Ottobre in Macero 
nella casa di Bassi Luigi spacciatore di sali e tabacchi. In esso spaccio 



(1) Riportiamo il sumenzionato proclama del Re. 
« Soldati! 

« Voi entrate nelle Marche e neir Umbria per ristampare 1' ordine civile nelle de- 
« solate Città e per dare ai popoli la libertà di esprimere i proprii voti. Non avete 
« a combattere polenti eserciti, ma a liberare infelici Provincie Italiane dalle straniere 
« compagnie di ventura. Non andate a vendicare ingiurie fatte a Me ed all'Italia, ma 
« ad impedire che gli odii popolari rompano a vendetta della mala signoria. Voi in- 
« segnerete coìl'esempio il perdono delle offese e la tolleranza cristiana a chi stolta- 
« mente paragonò all' islamismo lo amore alla Patria Italiana. — In pace con tutte 
« le grandi Potenze, ed alieno da ogni provocazione, io intendo a togliere dal centro 
« d' Italia una cagione perenne di turbamento e di discordia. — Io voglio rispet- 
« tare la Sede del Capo della Chiesa, al quale son sempre pronto a dare, in accordo 
« colle Potenze alleate ed amiche, tutte quelle guarentigie di indipendenza e di sicu- 
« rezza, che i suoi ciechi consiglieri si sono indarno ripromessi dal fanatismo della 
« setta malvagia cospirante contro la mia autorità e la libertà della Nazione. 

« Soldati! 

« Mi accusano di ambizione. Si : ho una ambizione : ed è quella di ristaurare i 
« principii dell' ordine morale in Italia, e di preservare 1' Europa dai continui peri- 
« coli della rivoluzione e della guerra. 
« il Settembre 1860 

« VITTORIO EMANUELE 

» Cavour-Farim » 
(1) Identiche parole del generale Gialdini. 

« SOLDATI DEL L° CORPO D' ARMATA 

« Vi conduco contro una masnada di briaehi stranieri, che sete d'oro e vaghez- 
« za di saccheggio trasse nei nostri paesi. — Combattete, disperdete inesorabilmente 
« quei compri sicari, e per mano vostra sentano l'ira di un popolo che vuole la sua 
< nazionalità, e la sua indipendenza. 

« Soldati! U inulta Perugia domanda vendetta, e, benché tarda, Y avrà. 
« Il Gen. Comandante il 4° Corpo d' Armata 



— 136 — 

C0In , è (T usanza nelle ville, si vendevano commestibili, vino, liquori ed 
altro ; per la qual cosa nella piccola bottega sedevansi a desco Ercole 
Gibelli, sergente di Guardia Nazionale, e Gardi Luigi, allorché spalanca- 
tosi P uscio, entrarono alcuni armati di fucili a due canne , i quali , 
senz^ altro dire, fecero subitamente fuoco sui due testé nominali, che in 
brevissimo tempo furono cadaveri. Invasero quindi l'abitazione del Bassi 
ed afferratolo in cruda maniera, minacciaronlo della vita, ove non aves- 
se loro imm?ntinente consegnalo quanto si avesse in denaro : e nel frat- 
tanto il pestavano col calcio d' una pistola nel cranio , e colle pugna 
sul volto, e P avrebbero freddato, se quelle tigri sotto umane sembian- 
ze, non si fossero alcun poco impietosite alPaspetto ed alle grida d'una 
tenera fanciullina ch'ei tenevasi stretta al seno, come àncora di salvezza. 
Fu danneggiato crudelmente nella persona e nella roba ; ma il peggior 
danno fu lo spavento grandissimo che prese alla moglie di lui, Rosa 
Mainardi, la quale di poco sopravvisse al tremendo infortunio. (!) 

(1) Appena giunse novella dell'accaduto, da Portomaggiore accorsero Militi e cittadini in gran nu- 
mero. Si arrivò in tempo di rassicurare alquanto quella povera famiglia, ed alleviarne in parte l'acerbo 
dolore! — Il Comando della G. N. il giorno appresso, a raccomandare energicamente la maggiore at- 
tività e solerzia per la lulela e difesa di questo territorio, pubblicò il seguente 

« ORDINE DEL GIORNO 

« V instituzione della Guardia Nazionale è per difendere la Monarchia, le Leggi 
« e la conservazione della tranquillità pubblica ; gli è quindi che ogni buon cittadino 
« aggregato alla medesima deve usare d'ogni suo potere per raggiungere uno scopo di 
« tanta importanza. E quantunque io non abbia che a lodarmi della solerzia e pre- 
« mura di tutti i componenti questo Battaglione nel disimpegno dei servigi inerenti 
« alla provvida e magnanima instituzione ; nullameno a viemmeglio sollevare la pro- 
« strazione degli animi per un orrendo assassinio testé commesso nelle nostre viei- 
« nanze, e per maggiormente guarentire con alacrità e fermezza V ordine e la tutela 
« di questa popolazione mi è indispensabile ordinare quanto appresso : 

« I. Il Presidio quotidiano di guardia e pattuglie, dalla data d'oggi, sino a nuo- 
« vo ordine, sarà aumentato di numero in tutte le Compagnie di questo Battaglione. 

« La presente disposizione varrà a rendere più frequenti e numerose le squadri- 
« glie perlustranti il territorio soggetto a questo Comune, a prevenire le nefandezze 
« degli scellerati, e a tutelare la privata e pubblica sicurezza. 

« II. I signori Capitani, gli Ufficiali lutti, ed i Graduati sono responsabili della 
« predetta disposizione, la quale sarà affìssa e pubblicata allineile nessuno possa alle- 
« game ignoranza. 

« Ufficiali, Graduali e Militi! 
« Quando negli anni scorsi si deploravano rubamenli, devastazioni, omicidii, la 
« voce pubblica si alzava contro quel governo che toglieva ogni mezzo di guarenti- 
« già alle povere ed abbandonale popolazioni , ma ora clic siamo liberi e magnani- 
« me Leggi ci somministrano armi e difesa, non ad altri che su noi cadrebbe la col- 
« pa e 1' onta di non saperci difendere ! 

« Dato in Portomaggiore li 20 Ottobre 1800 

« Il Maggiore Capo-Battaglione 



— 137 — 

LXXX. Il Giovedì 8 Novembre in Portomaggiore fu giorno memo- 
rabile, in cui la gioventù dell' intero Mandamento tutta qui convenne 
alla estrazione per la prima Leva militare degl'inscritti nella classe 184-0 
nelle nuove Provincie annesse. Non è a dirsi la gaiezza, il tripudio di 
quella robusta gioventù chiamata per legge alle fatiche del soldato. Già 
lino dalla sera precedente erano qui arrivati da Ferrara, oltre il Com- 
missario di Leva, ed altri Ufficiali superiori, un buon centinaio di sol- 
dati di linea sotto il comando di un capitano affine di mantener V or- 
dine e V osservanza delle leggi in caso di ammutinamento od altro. Ma 
qual non fu la sorpresa, o dirò meglio , la meraviglia degli ufficiali e 
dei soldati allorché nel seguente mattino videro a schiere, militarmente 
ordinali, cantando inni e canzoni alla Patria ed al Re, accedere all'e- 
strazione neir Aula Municipale numerosa gioventù d' ogni condizione , 
specialmente coloni, e più eh 1 altri mai ardili e baldi , come gissero a 
festevole convegno? I padri, le madri, i fratelli, gli amici, accompa- 
gnavano i lor più cari ; e se qualche lagrima si sparse, furono cagione 
i moli del sangue per V imminente ed inopinato distacco, nò il penti- 
mento d' esser liberi, e di far dono di sì care vite alla Patria! 

LXXXI. La pubblica istruzione come per incanto si diffuse dalle 
fiorenti città alle più umili Borgate; e Portomaggiore aperse pubbliche 
scuole per ambo i sessi ai Masi Torello, Masi S. Giacomo, Voghiera, Gual- 
do, Montesanto, Gambulaga : e nel Capoluogo classificò le scuole tanto ma- 
schili quanto femminili fino alla terza Classe. Le. premiazioni agli allie- 
vi tutti delle scuole del Comune, nella chiesa di S. Francesco , solen- 
nizzate con lusinghiero apparato, non con mite dispendio, e con larghi 
premii d' incoraggiamento. 

La pubblica Beneficenza non venne certamente negletta : chi ebbe 
ricorso, fu consolato. Spese grandi, in vero, sostenne il Comune, ma 
tutte rivolte al comune vantaggio. Gareggiò con gli altri municipii del 
Regno nelle offerte alla Patria , e nel rendere omaggio di gratitudine 
alla memoria del più grande Italiano dei nostri giorni, (i) Fece acqui- 
sto della Casa Eppi per Lire ventisei mila e seicento, ed ivi al sud fab- 
bricò il locale per 4 scuole maschili, e nella casa attigua alla Canonica, 
già di proprietà comunale, innalzò un'altra fabbrica per le scuole fem- 
minili. 

L'igiene non fu punto trascurata; vennero raddrizzati, incanalati 
gli scoli, interriti i fossati, spurgate le fogne. Furono parimente in più 
riprese rimessi di nuovo i selci nelle piazze ed in tutte le vie; ed ai 



(l) Il conte Camillo ttenso di Cavour, morì il 6 Giugno 1861, e fu lutto universale per 
gl'Italiani. — A spese della Nazione, ovvero del Popolo d'Italia, si volle erigergli un dicevole monumento 
in Torino. Il Comune di Portomaggiore offerse Lire 1000, e su marmorea lapide, infissa al sommo del 
18 



— 138 — 

marciapiedi di mattone furono sostituiti spaziosi lastricati di marmo. Le 
grondaie delle case e delle fabbriche tutte che fronteggiano le vie dei 
Belli, e di S. Francesco condutlate a modo che per appositi canali o 
tubi di ghisa immettono le acque pluviali alle chiaviche sotterranee. Le 
strade di Ripapersico , di Voghera , di Consandolo , di S. Nicolò detta 
delle anime, ed altre minori, sistemate a selci con diuturna manuten- 
zione ; come pure rialzate e sabbiate quelle di Porto verrara, di Sandolo 
e di Maciro , e le altre tutte intermedie , e conducenti alle maggiori. 
Operosità, zelo, amore, in tutte guise si vennero impiegando a vantag- 
gio di questa gentile Borgata dal Patrio Consiglio , a Capo del quale , 
siede il sig. Dottore Cavaliere Antonio Angelini Regio Sindaco (1) 

Giunto al termine di questa mia povera fatica non mi rimane che 
volgere parole di ringraziamento e di gratitudine air inclito Municipio 
per averne accettata la dedicazione, e di far palese al lettore che non 
arroganza, nò cupidigia mi furono guida nella compilazione di queste 
memorie; ma più presto il desiderio di aprire la via ad altri, più atti 
eh' io non sono a ben fare : andando appieno contento se fìa umana- 
mente accolto questo, qualunque sia, non dubbio argomento di patrio 
amore. 



primo ramo di Scala del pubblico palagio, volle tramandare ai posteri la memoria di quel Grande! Visi legge: 

AL FORTE PROPUGNATORE NON VINTO 

DEL SUPREMO CONCETTO 

ITALICA UNITÀ E INDIPENDENZA 

CONTE CAMILLO BENSO DI CAVOUR 

CHE ARDITAMENTE PRIMO 

AL COSPETTO D' EUROPA CONSERVATRICE 

D' USURPAZIONI IMPRECATE 

PROCLAMO' ITALIA NAZIONE 

IL MUNICIPIO DI PORTO MAGGIORE 

IN SOLENNE CONSESSO DEL MDCCCLXI 

LIRE MILLE OFFERENDO PER L'ONORANZA MONUMENTALE 

CHE IL POPOLO ITALIANO SCONFORTATO RICONOSCENTE 

GIÀ MORTO QUEL SOMMO IN TORINO ERIGEVAGLI 

QUESTA LAPIDE 

ANCHE AI FUTURI GLORIOSO RICORDO 

DELL'OPERA DI LUI MAGNANIMA 

VOLLE DECRETATA 



(1) Il Sig. Dolt. Angelini fa dal Re confermato regio Sindaco noi 1863, in cui venne fregiato 
della Croce di Cavaliere dell'Ordine Mauriziano, e nel Gennaio del 1806. Nelle quali faustissime occa- 
sioni, pubbliche luminarie, inscrizioni, poesie, ed omaggi d'ogni celo di cittadini attcstarono al sapiente 
Magistrato, quanto siano apprezzate in Porlomuggiore le sue nobili cure a vantaggio di questa vera- 
mente civile o patriotica popolazione. 



— 139 — 



AFFÉ» 




ANTICHE FAMIGLIE DI PORTOMAGGIORE E UOMINI DISTINTI 
IN LETTERE, SCIENZE, ED ARTI. 

Famiglia Aventi 

Molto antica , della quale non si ha notizia dell' anno in cui da 
Ferrara passò in Portornaggiore. E certo ch'ebbe discendenti che molto 
si distinsero nelle arti del disegno , delP architettura e nelle lettere. 
Nel 1472 MICHiEL DELI AVENTI et fratelli per la spexa de le mura 
nove del Comun de Ferrari, che se fanno in citadella. Nel 1493 spexa 
de la fabricha che se fa suxo el polexeneto deli amorbati Lire doe m. per 
lej a S. BONIACOMO DÀ VENTO per nome del magg. mess. Jachomo de 
Trotti per altrettanti che sua mag. ha pagato in Milano per far fare uno 
dessigno de lo Lazareto de Milano ed mandato a questa Comunitade (Fer- 
rara ) Nei 1503. Lire 30, ricognizione a JACOMO DIVENTO NOTARO 
de' xy Savii.... — Nel 1320.... credi di M. GIOVANNI MARIA D' A VEN- 
TO pittore. Nel 1524 A M. Jacomo DE AVENTO Notaro de xy Savy de 
epso comune, ducati 20 a sol 67. Nel 1600 Lire otto m. a S. SIGISMON- 
DO DA VENTO per haver fatto il disegno del Campami ( di Ferrara ) 
per mandarlo a Roma a sua Santità ecc. (*) Sembra che venisse a sta- 
bilirsi in Porlo in principio del Secolo decimosettimo. Nessuna memoria 
si ha di essa prima del 1664, nel qual anno ebbe luogo la Congrega- 
zione per la fabbrica della Chiesa in honore della Beata Vergine detta 
daW Olmo, e si trova che fu messo a partito il luogo dove si doveva 



(*) Le suddette notizie si trovano nel pregiatissimo libro del chiarissimo Bibliotecario di Ferrara 
Cavaliere Luigi Napoleone Cittadella — Notizie relative a Ferrara — Molte altre ne riporteremo in ap- 
presso, e per evitare ulteriori notazioni a pia di pagina , avvertiamo il lettore che saranno desse con- 
traddistinte coli' Asterisco. 



— 140 — 

fabbricare, cioè se nel prato, o pure nella campagna del Giberti verso li 
SIGNORI AVENTI. (1) Il tumulo di questa famiglia portava la data 
del 1673 (2J. In questi ultimi anni due nomi carissimi ricordansi 
AVENTI conte CARLO, AVENTI conte IGNAZIO, il primo prese parte in 
tutti i moti politici dal 1831 al 1848, e, tolte le armi nella falange 
dei Bersaglieri del Po, sotto il comando dell' intrepido conte Tancredi 
Mosti, lasciò gloriosamente la vita sui celli di Cornuda il 9 Maggio 1848, 
pugnando contro Austria. (3) L'altro italianissimo e di foni propositi. 
Suonò libera e franca la sua parola, amò quant' altri mai il luogo natio, 
ove profuse conforti e beneficenze. Colonnello della Milizia cittadina 
in patria, alla testa di molti giovani valorosi marciò su Comacchio a 
difesa di quella popolazione , che fu libera dall' oppressione austriaca , 
mediante capitolazione, il 30 Marzo 1848. Fu proditoriamente ucciso 
appiè dell' argine del Reno poco lungi da Consandolo il dì 11 Mag- 
gio 1849. (4j Vivono i suoi due figli conte Antonio e conte Ippolito, 
il primo de' quali Maggiore Capo-Battaglione della Guardia Nazionale. 

La Famiglia Betti 

Questa parimenti è molto antica, oggi estinta in Portomaggiore. Vi 
ha presentemente la casa ov' ebbe dimora, passata in proprietà del si- 
gnor Dottore Marco Marzola. Un Francesco Betti nel 1482 sotto la gui- 
da del podestà di Portomaggiore, di quello del Migliaro, di Cabrin Ro- 
berti, e dei Manfredi, pugnò valorosamente a Comacchio caduta in po- 
tere dei Veneziani. 

La Famiglia IS^g&ri 

Da secoli tenne stanza in Portomaggiore, e sembra proveniente da 
quella (antichissima) di Marrara. Don Apollonio Bovari fu primo custode 
della chiesa della Madonna dell' Olmo nel 1666. Pare che V ultima di 
essa, in linea maschile, si fosse il Doti. Pietro Boari autore della descri- 
zione del primo centenario (5). Neil' archivio della suddetta chiesa vi 
hanno lettere autografe di certo Giacomo Balletti di Porto, ricco nego- 
ziante domiciliato a Trieste, dirette al canonico Francesco Grilli, le qua- 
li bastano a far conoscere essere stata questa una famiglia ricca, e di- 
stinta* Vi si legge: (e....... § miei complimenti alla signora Gi ava una Bo- 
vari — poi — spero die il degnissimo Dott, Boari abbia ricuperata la 



(1) Vedi pag. 69. (9) pag. 43. (3) pag. 110. 

(4) Vedi pag. 112. (5) Vedi pag. 76. 77. 78. 79. 80. 



_ 141 — 

minte » indi in altra «Oh Dio! Dunque fino li 18 di Luglio ( 17 67 ) 
morì il nostro amabilissimo Dott. Boari? Quanto m'abbia rammaricato la 
nuova di questa morte non so esprimerlo. Ma guai non sarà stato il do- 
lore e V' afflizione dell 9 amatissima signora Giovanna per la perdita di un 
figlio così amabile, e che ERA IL DECORO DEL NOSTRO PAESE ? po- 
vera SIGNORA ! ecc. » I tumuli di questa esistevano nella Collegiata , 
uno de quali portava la data del 1668. 

d: o. si. 

PETRUS BOARIUS 

PRO SE ET SUIS HAERED1BDS 

TUMULUM HOC 

PARARI CURAVIT 

ANNO 1668 

La Famiglia Ungati 

Questa per più secoli ebbe stanza in Portomaggiore, ora è estinta. 
All' Est del paese sulla strada di Portoverrara , in vicinanza al prà di 
Castello vi ha un ponte sull'antica fossa il quale porta scolpito — ponte 
Sugati — Da ciò panni si possa congetturare che le case di quella ric- 
ca famiglia fossero ivi poco distanti. Più d' un sepolcro possedeva, uno 
de' quali in S. Francesco (1) gli altri in Collegiata. 

La Famiglia Condolmieri 

Questa ragguardevole prosapia, che si pregia d'inserire nel suo al- 
bero genealogico Eugenio IV papa, è d' origine Veneziana , e sembra 
probabile che abbia fermata sua dimora in Portomaggiore , dappoi che 
Lionello di Este donò ivi sei possessioni ad Amorotto Condolmieri nel 
1446 , (2) e cioè un anno prima della morte di esso papa, avvenuta 
il 23 Febbraio 144-7. È certo che nel 1649 il conte Ludovico Condolmieri 
fu eletto Console di Porto, e che Alfonso quivi morì nel 1650. — Se 
nel 1673 un Ludovico Condolmieri era cancelliere ducale, (t) P ultima 
di essa famiglia estintasi nel 1769 portava il nome dell' avo illustre. 

La Famiglia Contarmi 

La famiglia di cui imprendiamo a parlare, quantunque dal Fiorarli 
la si voglia originata nel Piceno, o Marca d' Ancona, e dal Maresti si 



(1) Vedi pa^. 49. (!) Vedi pag. 39. 



— 142 — 

metta in dubbio la sua provenienza da quella di Ferrara; nullanieno ne 
parrà ben diverso allorquando si consideri che i superstiti di essa in 
Portomaggiore, trovansi in possesso di ritratti antichi, e di ORIGINALI 
DOCUMENTI, sufficienti, anzi bastevole a parer nostro, a comprovare es- 
ser d'essa dei Contarmi di Ferrara, quindi discendente della nobile fa- 
miglia di Venezia. Nel 1604- un Francesco Contarino abitante in Pesaro 
indirizzò al principe di là la supplica seguente : — « Francesco Conta- 
ti rino NATIVO DI FERRARA habitatore, e Cittadino di Pesaro humiliss. 
a servo di V. A. S. le narra che si trova in età di 71 anni, et senza fi- 
(( gli, et così fuor di speranza di haveme, et avendo acquistati alcuni sta- 
ti bili qui nello Stato delP A. V. p. ostarle il Statuto di questa Città sa 
« di quelli non poter testare a favore di un Fratello, e Nipoti suoi Fo- 
« rastieri, senza licenza di V. A. S. Perciò fa urnil ricorso a quella sup- 
« pliaandola a volersi degnare concederle buona licenza di poter testare di 
a tutti i suoi beni mobili, stabili, e semoventi, che si trovava haveve al fl- 
it ne della sua vita a favore di suo Fratello, e Nipoti ancorché siano Fo- 
ce rastieri, non ostante il Statuto, o qualsivoglia altra cosa che fosse in con- 
ti trario, che lo riceverà p. singolarissima gratta dall' A. V. S. 

« Aìtentis, narratis, concedimus ut Petilur Statuto non obsiante. » 
( L. S. ) F. M. D. ( Francesco Maria dalla Rovere Signore d' Urbino e 
Pesaro) 

In seguilo al quale rescritto V anno appresso il nipote del suppli- 
cante faceva ricorso allo stesso duca con la seguente : 

Scr.° Sig. Duca. 

a Cesare Contarmi humiliss. servo delV A. V. S. con ogni riverenza 
a gli espone come ad istanti a di Francesco Contarmi suo Zio carnale è 
a venuto per habitare in sua compagnia qui in Pesaro. Ma standosene V ora- 
ti tore come forestiero suplica air A. V. S. a compiacersi di accettarlo nel 
a numero de'' suoi cittadini; con concedergli gvatia particolare di poter 
tt succedere in eredità linealmente non solo le f acuità del suddetto suo zio 
« Francesco ma ancora delti suoi prossimi parenti dal canto della madre 
a succedendo il caso di morte ab intestato non ostante alcuna cosa in con- 
ti trario, come se fosse Hativo di Pesaro. Promettendo air A. V. S. di habi- 
a lare, et esserli sempre fìdeliss. et obedie?itis.° sudito, che di tal gratta 
a sarà sempre obli gaio pregare il Signore per il felice stato della A. V. S. 
a Quam Deus ecc. 

a Attenti s, narratis, concedimus ut peti tur. F. M. D. » 

(Sigillo; 

Dai suddetti documenti , checche si dica, è pur troppo manifesto 
che Francesco Contarmi di FERRARA prese dimora in Pesaro , e che 
poscia invitò quivi a slare con esso lui il proprio nipote Cesare ( di 
Ferrara o di Portomaggiore poco imporla, ) il (piale doveva succedergli 
nelP eredità E V credila fu devoluta certamente ai Contarmi di Porto, 



— 143 — 

poiché 1" esser dessi in possesso di siffatti importantissimi documenti 
originali, prova ad evidenza esser eglino di quella famiglia e non al- 
trimenti, si aggiunge che possedono anche una gran tela dipinta ad olio 
col ritratto al naturale del cavalere TOMASO CONTAMINI CONTE DEL 
ZAFFO e Degnissimo podestà di Padova, vestito in costume ; il qual ri- 
tratto allude un aureo libretto di numerose poesie e prose italiano-la- 
tine a lui dedicate dai Padovani pel sapientissimo suo governamento ; 
la qual raccolta è preziosa per que^tempi, tanto per bellezza tipografica, 
quanto per la qualità e quantità dei componenti. Fu stampata in Pado- 
va nelPanno 1609. — Di questa famiglia si ebbero Arcipreti, canonici, 
magistrati e cittadini onorevolissimi e non immeritevoli di elogi; fra 
cui r esimio Cesare Contarmi Arciprete, il quale fece dipingere il qua- 
dro grande rappresentante la B. V. Assunta (nel 1624); e fondò la 
Confraternita dei 50 fratelli del suffragio nel 1649. Fu sepolto nella 
Collegiata V anno 1652 (ì) 

La Famiglia Fiaschi 

Questa nobile famiglia, oggi esistente in Ferrara, sembra abbia avu- 
to stanza certamente in Portomaggiore, ne' secoli andati, poiché vedesi 
ancora la sua abitazione. Poco distante dalle Roverselle, in vicinanza alla 
Fossa tram vi ha un fondo che fino dal 1500 cognominavasi Fiasco, 
derivato senza dubbio dalla famiglia che lo possedeva. (2) Nella Colle- 
giata leggevasi la seguente lapide. 

D. 0. M. 

CAROLUS ET 

FRANCISCUS FLASCHY 

ARIDI FLOSCULI 

IN HOC VASE 

Là Famiglia Fiorali! 

Questa famiglia, che oggi più non esiste, ebbe origine da Andrea 
signore di un castello di tal nome. Portomaggiore ebbe da essa Arci- 
preti e Canonici distintissimi. In Collegiata, nella nave di mezzo, si leg- 
geva la lapide del sepolcro avito. 

DOMUS FIORANI 

D. 0. M. 

AMBROSINUS SIBI VIVENS 

SUISQUE HAEREDIBUS PARAVIT 

ANNO DOMINI 16....5 



(1) Vedi Lapide a pag. 42. 

<2) Italia di Giov. Anton. Magini, Bologna 1620, 



— ÌU — 

La Famiglia Forti 

Moltissime famiglie vi hanno in Portomaggiore e in Ripa Persico 
di questo cognome ; ma perchè non abbiamo nessun dato positivo , o 
almeno probabile, che sian desse provenienti da quella già antica e no- 
bile, di cui tanto parla il Maresli , tralasciamo ogni commento. Nella 
Collegiata vedevasi il seguente epitafìo. 

D. 0. M. 

FORTI TUDINIS EST 

PARARE TR1UNPHUM 

VIRTUTIS EST 

PARARE SEPULCRUM 

RINALDUS DUX FORTIS 

HIC SUO PRO SE SUISQUE 

DE FORTI PARAV1T 
ANNO M. D. C. C. XXIII. 

La Famiglia Manfredi 

In Portomaggiore ebbero stanza per lungo tempo i discendenti di 
cotesta spettabilissima prosapia, che signoreggiò in Faenza dal 1334 
al 1503; nel qual anno Francesco, figlio naturale di Galeotto, già pro- 
clamato dal popolo signore di Faenza, si arrese ai "Veneziani il 19 No- 
vembre : e da quel dì la casa Manfredi cessò di regnare (1) Non si ha 
Tanno preciso in cui venne qui a dimorare, solo si rileva che nel 1630 
Ludovico Manfredi trovavasi nei registri della Comunità compreso fra gli 
abitami di Portomaggiore, e che nel 1644- un Luigi Manfredi fu Con- 
sole, indi Sindaco della Venerabile Confraternita del Santissimo Sacra- 
mento. Dall' archivio della Collegiata si sa che una Lucia Manfredi 
lasciò per V anima sua un annuo officio da morto nel 1664. L'iscrizione 
sepolcrale di questa onorevolissima famiglia l'abbiamo già riportata nel- 
la parte II. di queste Memorie. (2) Ultimo di esso fu il conte Nicola Man- 
fredi sposo alla contessa Ippolita Muzzarelli. (3) 

La Famiglia Malmignati 

Pare che anticamente si chiamasse Ziotti, o come altri vogliono Riot- 
ti, indi Malmegnati per aver dato, come suona il grido, malamente a man- 



(1) Il Romagnolo, Diario Storico per l'anno 1838. Digione, Tipografìa e Fonderia Docillicr. 

(2) Vedi pag. 42. 

(3) Vedi lapido a pag. 43. 



x 



— 145 — 

giare alla famiglia Follcgati in congiuntura di privare i cittadini di Por- 
to dalla tirannide esercitata da quella famiglia. Vero è che nel 1497 un 
Alberto Malmignati viveva in Portomaggiore, e che di lui, nell'archivio 
della Collegiata, conservasi un brano autografo di cronaca relativa alla 
traslazione della grande Madonna di cotto, dalla chiesa di S. Andrea di 
Ferrara, a quella di S. Francesco in Porto (1). 

Molte altre famiglie ebbero dimora in Portoraaggiore ne' secoli 
trascorsi, le quali troppo lungo sarebbe qui tutte noverare : ci faremo 
a citarne alcune. 

Tossici — Famiglia della quale sortirono un Pietro che nel 1277 
trovossi compreso tra i Nanzii per la pace fra l'Arcivescovo di Raven- 
na e il Comune di Ferrara, e nel 1376 un altro Pietro Tossici ', per or- 
dine del Marchese di Ferrara Nicolò III, si trova Castellano della Rocca 
di Lugo, allorché venne per la prima volta in potere dei Marchesi d'E- 
ste. Nel 1462 Nicolò Tossico era camerario ducale e deputato alla custo- 
dia della libreria e deW archivio famigliare di Borso (*) 

Montanari — Famiglia numerosissima di cui Antonio era fat- 
tore generale del Marchese Nicolò, padre di Filippo compreso nella fa- 
tale ribellione del 1395; Bartolomeo, uffìziale del ripetuto Marchese, pa- 
dre di Tomaso uno dei capi della sedizione, ed altri della stessa fami- 
glia tutti colpiti dalla legge per la suddetta ribellione, le cui magnifi- 
che abitazioni poste sulla via dei Sabbioni in Ferrara furono confisca- 
te, e dal Marchese Nicolò donate a Giovanni Galeazzo Manfredi figlio 
di Àstorgio signore di Faenza. (2) 

Spinelli — Famiglia ricca e distinta in Porto, di cui il notaio 
Catone, compreso nella suddetta congiura del 1395 pagò colla morte il 
suo attentato. (3) 

Santi — Famiglia parimenti antica, della quale Lionardo, avvolto 
nella medesima ribellione, corse la sanguinosa sorte dello Spinelli e dei 
Montanari. (4) 

elusoli — Famiglia ricca e nobile di Portomaggiore nel secolo 
decimoquarto, giacché nel 1375 Checco de' Musoli da Porto del fu Àr- 
manno era famigliare del Marchese Nicolò. (*) 

BYutlienus de Porto — In un torneo per pubblico festeggiamento 
decretato dal Comunale Consiglio in Ferrara il 15 Gennaio 1397, fu 
eletto ferens pennonem (*) (Portabandiera ). 



(1) Vedi pag. 48. 

(2) Frizzi Voi. III. Vedi pag. 34. 35. 36. di queste Memorie. 

(3) Vedi pag. 34. 35. 36. 

(4) Vedi come sopra. 

19 



— 146 — 

igaitticri — Famiglia antichissima , e conosciuta fra le possi- 
denti nel 1247, poi che in quel tempo dall'arcivescovo Teorico fu data 
una pezza di terra alP arciprete e ai canonici di Porto in luogo qui 
dicitur Zugo la quale confinava ab uno latere con le ragioni di MENAZO 
DE RAINERIO DE BERARDO. Esiste tuttavia in Porto. 

Ulaslnl — Famiglia molto antica e che possedeva su quel di 
Porto nel 1353, nel qual anno Angelo Arciprete di Portomaggiore con- 
cesse ad un maestro di scuola, MAGISTRO Franceschint quondam Mk- 
GISTRI Fuldlgerll Notarli de Porlo Malori un Casale arativo posto in 
loco dlcto Tombe, il quale da un lato confinava colle ragioni di ANTO- 
N1US MAC1NUS. (1) 

Fabbri — Famiglia antica ed agiata in Portomaggiore. Nel suo 
tumulo in Collegiata si leggeva 

D. 0. M. 

FRANCISCUS FABER SIBI 

HAEREDIBUSQ. SIBI HOC 

MONUMENTI^ PARAVIT 

ANO. DONI. MDCXLVI 

Vaccari — Una delle antiche e meglio distinte famiglie di Por- 
tomaggiore, da cui sono sortiti uomini spettabilissimi nella pietà e nel- 
la dottrina. 1 sepolcri di essa erano in Collegiata, su le cui lapidi sta- 
va sculto : 

D. 0. M. 
CARNIS RESSURRECTIONEM EXPECTANT DOMINICUS VACARIUS 

BARTHOLOMAEUS YACCARI MONUMENTUM HOC SIBI ET 

SEPULCRUM HOC IIAERED.... HAEREDIBUS SUIS 

EXTRUI CURAV1T INSTAURARI CURAVIT 

Argenti — Checché si dica, questa onorevole famiglia ha pure 
avuto stanza per alcun tempo in Portomaggiore , mentre non solo tro- 
vavasi, nei registri della Comunità fra le famiglie distinte ed antiche , 
come ne attestarono i consoli di Porto con autentico loro documento 
nel 1730, esistente nell'Archivio del Capitolo al Voi. II. a pag. 16, 17 ec. 
ma perchè anche nel 1664- adi 9 Giugno, quando si fece la congrega- 
zione nel choro della Collegiata per assegnare il fondo alPerezione del- 
la Chiesa della Madonna daW Olmo , fra i notabili del paese che v' in- 
tervennero, si legge et il signor Girolamo Argenta, il quale poi in quel 
solenne consesso fu eletto , a maggioranza di voti , a Fabbricierc della 
chiesa suddetta. (2). 

Tornitesi — Pare famiglia antica e ragguardevole anzi che no. 



(1) Vedi pag. 23 di queste memorit. 

(2) Vedi pag. 69 id. 



— 147 — 

Da un manoscritto eh' io possedo rilevo che si estinse nel canonico Ip- 
polito in Portomaggiore, e che conta, oltre tanti uomini dC armi un Lui- 
gi Tombesi vescovo di Ravallo (\) E certo ch'essa ha qui avuto esistenza 
poiché anco al presente vi è un fertile tenimento , il quale porta an- 
cora il nome di quella famiglia. 

Saraceni — Questa famiglia già antichissima e nobilissima in 
Ferrara, da tempo quasi immemorabile ha ricchi possedimenti su quel 
di Porlo, in luogo detto Molineilina, ove trattenersi e trattengonsi gran 
parte delP anno i suoi discendenti. Nel 1819 Camillo Saraceni morì alla 
Badìa, ( Traspadana ) e lasciò in testamento che colle sue rendite prove- 
nienti da fondi stabili di sua ragione esistenti nel territorio ferrarese e più 
precisamente nella villa denominata RIPA DI PERSICO e S. Nicolò sia 
crealo un Ospitale in questa Comune (Portomaggiore^ sotto la direzione 
del sig. Avv. Luigi Maffei di Ferrara assistito dal Sig. Antonio Righini 
di P ortomaggior e, ed ha comandato ed ordinato che terminata questa fab- 
brica passi /' Amministrazione di detti fondi alla Deputazione Comunale 
di Portomaggiore. Il che però non ebbe effetto poiché nel dì stesso con 
atto privato scritto da mano confidente , ma sottoscritto dal testatore e da 
tre testimonii fu revoata la disposizione suddetta (il) 

Mazzolali! — Da lungo tempo questa famiglia tiene stanza in 
Porto, ed è proveniente da quella dello stesso cognome , luti' ora esi- 
stente ed antica in Argenta. L' esser dessa in possesso di documenti , 
dei quali si verificano acquisti, dotazioni, vendite, privilegi fin dal prin- 
cipio del decimosesto secolo, fa supporre sia poi sempre stata famiglia 
ricca e distinta. Francesco Mazzolani e Leopoldo Mazzolani, furono Con- 
soli di Porto, il primo nel 1730 V altro nel 1766. 

Ed altre molte, le quali si tralasciano per brevità. 

UOMINI DISTINTI 

Andrea Arciprete. — Nel 1236 fu mandato al Senato di Bolo- 
gna come internuncio di Federico Arcivescovo, e di Federico Imperatore. 

Angelini Dottor Antonio. — Nato a Ripapersico il 10 Gennaio 
1760, morto in Ferrara il 22 Decembre 1847 nella grave età d'an- 
ni 87 dopo aver esercitata V arte medica per quasi 70 anni. Fu nomi- 
nato Chirurgo fiscale e Medico ordinario nelP Arcispedale di S. Anna , 
e sotto il Regno di Napoleone il Grande, fu chiamato a professare Cli- 
nica Medica. Leone XII V invitò a presiedere al Collegio Medico-Chirur- 
gico della università ferrarese. Nel 1835 fece parte della Commissione 
straordinaria di Sanità istituita da M. Àsquini per tutelare la città dal- 



(1) Piccola città nella Sicilia citeriore. 

(2) Arch. Com. Temala Consigliare 31 Luglio 1819. 



— 148 — 

P invasione del Cholèra-Morbus : e fu, a titolo di onore , proclamato 
membro deir Accademia Medico-Chirurgica. Ebbe stretta amicizia con 
gli onorandi professori Vincenzo Borioni, Ferrarmi, Campana, Tommasini, 
e innanzi tutti con Antonio Testa , che fu primo vanto della Medicina 
ferrarese a que'tempi. L'elogio del Dott. Angelini, letto dal Dott. Carlo 
Grillenzoni nella 2. a Adunanza Straordiaaria dell' Accademia Medica di 
Ferrara il 29 Decembre 1850, fu pubblicato nel 1853. 

Boari Dottor Pietro — Fu legista di merito non comune. Morto 
nel 1767 fVedi famiglia Boari ) 

ISoari Apollonio — Sacerdote ammirato per la singolare sua pie- 
tà, la cui memoria vive tuttavia nèTortuesi. Fu primo custode della nuo- 
va chiesa della Madonna deWOlmo, alla cui fabbrica fu sopraintendente. 
Nel 1698 viveva ancora benché in età molto avanzata. ( Vedi famiglia 
Boari. ) 

li Olisi Padre Bonaventura — Profondo Teologo, e definitore Per- 
petuo della Religione dei M. Conv. di S. Francesco. Morto nel seco- 
lo XVIII. 

Contarmi Cesare. — Uomo distintissimo sì per la soavità dei 
costumi , sì per la pietà e dottrina. Fu arciprete in patria per oltre 
trent' anni, e fu lo splendore della chiesa Portuese a tempi suoi. Nel 
1624- pel violento terremoto che cagionò grandi rovine, specialmente 
in Argenta, fece un voto pubblico , e per ricordanza fece dipingere il 
grande quadro rappresentante V Assunta (ì). E nel 1649 fondò la Con- 
fraternita dei 50 Fratelli del Suffragio. Morì in mezzo al compianto di 
tutto il popolo nel 1652, ( Vedi famiglia Contarmi,). 

Fiorati! Giov. Battista. — Laureato nella Università di Ferrara 
indi Protonotario apostolico , canonico ed arciprete in Portomaggiore. 
Fu uomo spettabilissimo nelle scienze e nelle lettere. Venne elevato al- 
la dignità di Vicario generale in Imola per anni cinque, poscia in Ra- 
venna, e fu anche Giudice delegato nella sopraintendenza delle acque. Mo- 
rì in Patria il dì 19 Decembre 17 4 5 di settantun' anno. Nella Colle- 
giata si vede presentemente la seguente lapide sul muro a destra della 
grande porta <T ingresso 

D. 0. M. 

JOANNIS BABT1STA FIORANI 

FORI CORNELU AC RAVENNAE 

VICARIUS GENERALIS 

TANDEM PATRIAE 

AR C II I PR ESBITER 

OFFICIO SUO 

F U C T U S UIC DEVENIT 

VIATOR ORA UT QUIESCAT. 



(1) Vedi pflg. 51. 



- 149 — 

Fiorali! Paolo — Versatissimo nelle scienze e nelle lettere \ e 
che pose grande studio nelP estrarrc dagli archivi documenti antichi 
per la lite Portuese-Argentana. Fu canonico in Porto, indi arciprete di 
S. Nicolò in Argenta, ove morì. 

Giovanili Arciprete — Nel 1311 fu Vicario del Vescovo di Bo- 
logna, e da esso lui mandato in sua vece ad un concilio per udire le 
discolpe di un Templario accusato di enormi scelleratezze (i) 

3»liruii da Porlo. — Nel 14.... fu superior a la cecha del Comun 
de Ferrara (*) Che quella carica fosse onorevole è fuor di dubbio, dopo 
che nello stesso libro si legge che nel 1472 era superiore ad cpsa cecha 
il Xobìle homo Alessa?idro di Ariosti. (*) 

]tffagiiaiftiiii Francesco Maria — . Fu arciprete in Portomaggiore 
sulla metà del secolo XVI. Appartenne a ricca e nobile famiglia. Suo 
padre Girolamo, era segretario del Duca di Ferrara, e nel 1508 fece 
erigere il palazzo Roverella, ora Aventi, in Ferrara, dirimpetto alla chie- 
sa dei Teatini (*) 

Manfredi Luigi. — Discendente dalla nobile famiglia che un 
tempo signoreggiò Faenza. Fu eletto console della Comunità di Porto, 
indi Sindaco della Venerabile Confraternita del SS. Sacramento, nel 1G44. 
Taccari Arrigo. — Vestì P abito di S. Francesco nel convento 
di Portomaggiore Panno 1690 circa, nel 1693 entrò nel collegio di 
S. Bonaventura, conseguì il magistero nel 1696 e passò professore di 
Filosofia in Orvieto. Poi fu destinato Reggente in Parma, indi a Rimini 
poi a Genova nel 1702. Nello stesso anno venne eletto Reggente del 
Collegio di Bologna ove stette fino al 1707. Quattro anni appresso fu 
eletto Ministro provinciale della Provincia in Forlì, e trasferitosi per al- 
cun tempo in Ferrara , ove sostenne lettura onoraria nella Università, 
passò a Roma, ove divenne Guardiano al Convento dei Santi Apostoli. 
Finalmente nel 1725 fu annoverato fra i Teologi del Concilio Romano. 
Divenne cieco; morì nel 1752, nella grave età d' anni 83 (%) 

Umberto Canonico. — Dottissimo Giureconsulto, il quale nel 1314 
fu chiamato ad agire in qualità di Vicario del Vescovo di Bologna. 



(1) Templari, Ordine militare e religioso fondalo Terso il 1118 dai Crociati in GeruiaUmme. Face 
yano i tre voti di povertà, di castità, di obbedienza, e dovevano vivere di elemosina! In seguito arr^c 
chirono grandemente, e nel 1187 si sparsero per tolta Europa. E fu tale la propagazione loro che s 
coniarono in un tempo fino a 9000 case dell'Ordine. Portavano l'abito bianco ed una croce sul man- 
tello. Quest'ordine fu soppresso da papa Clemente V nel 1312. Chiamaronsi Templari perchè all'epoca 
della loro fondazione Baldovino li. re di Gerusalemme, donò loro una casa situata vicino alla chiesa 
di quella città, che era altre volte il tempio di Salomone. 

(2) Vedi pag. 49. 50. 



— ibO — 



MANIFATTURIERI 



Ijanzoni Antonio, — Nato in Gambulaga nel 1735 autore di 
molti orologi a soneria , e di quello dello Studio Pubblico di Ferrara, 
il quale fu da essolui eseguito in castello ai tempi del cardinale Caraffa, 
del quale si racconta che avendolo dimandato un dì quanto ritraesse 
dal Comune di Ferrara per detto lavoro , risposegli — uno scudo al 
giorno: il perchè il cardinale dissegli — tu sarai sempre povero — E 
suo lavoro V orologio di Montesanto, e molti altri ne fece per uso dei 
signori del Ferrarese. Il signor Carlo Mazzolani di Portomaggiore ne 
possiede uno, tutto in metallo, il quale porta scolpito il nome dell'auto- 
re. Morì neir anno 4811. 

Francesco ( da Porto ) Maestro. — Nel 1467 viveva in Bolo- 
gna un Maestro Francesco DA PORTO Maestro de sede tessute (*) 

M acanti Matteo — Nel 1527 esercitava in Ferrara Parte di va- 
saio — M. Matheus de Macantis de Porto vasaio (*).. 

Verrara fdaj Antonio. — Fabbro, il quale nel 1454 lavorava 
intorno alle statue di bronzo che vedonsi nella Metropolitana. (Ferrara) 
Antonio da VER RARA e Simon so cusino magnani che lavorarono al 
Cristo de Metallo. (*) 



^^^^^ 




— 151 — 



INDICE 

PARTE PRIMA 

Capo Primo 

Origine di Portomaggiore . . ." Pag. 5 10 

Capo fecondo 

Antichità di Portomaggiore e della sua Pieve conosciuta nell'anno 955 » 11 17 

Capo Teno 

Confini di Portomaggiore e sua Rocca fino air anno 1351 . . « 18 25 

Capo Quarto 

Investiture ed acquisti degli Estensi. — Avvenimenti politici fino 

air anno 1393 « 26 31 

PARTE SECONDA 

Capo Quinto 

Ribellione di Portomaggiore, e fatto d'armi avvenuto contro le trup- 
pe ausiliarie di Ferrara fino all' anno 1395 .... « 33 37 

Capo Sesto 

Oratorio di S. Maria Maddalena — Palazzi e lenimenti degli E- 

stensi — Ospedale di S. Salvatore, fino all'anno 1570 . . « 38 45 

Capo Settimo 

Chiesa e convento di S. Francesco — Morte dei Duca Alfonso IL 

Dall'anno 1362 all'anno 1597 « 46 53 

Capo (Hiavo 

Devoluzione dello Stato alla Chiesa — Papa Clemente Vili in Fer- 
rara, e suo passaggio da Portomaggiore — anno 1598 . « 54 59 



PARTE TERZA 



Capo Mono 

Avvenimenti diversi — Chiesa della Madonna dell' Olmo dal 1598 

al 1666 « . 61 70 

Capo Hecimo 

Notizie varie — Lite Portuese-Argentana — Primo solenne cente- 
nario della Madonna dell' Olmo nell' anno 1766 . . . « 71 SQ 



— 152 — 

Capo E&eciimo Primo 

Rivoluzione di Francia — Avvenimenti politici e guerreschi — In- 
vasione francese nel Ferrarese, e di briganti in Portomaggiore 
— Regno d'Italia, fino all'anno 1815 « 81 88 



PARTE QUARTA 



Capo Eìecieiio fecondo 

Origine dello Scolo — Epidemia — Sabbiatura e selciato delle vie 

e della Piazza di Portomaggiore, dall'anno 1815 al 1826 . » 89 98 

Capo IdeeiKBio Terzo 

Restauro e nuova facciata della Chiesa Collegiata — Rivoluzione 
del 1831 — Papa Gregorio XVI — Repubblica — Intervento 
Austriaco — Il Morbo-Cholèra — Erezione del nuovo palagio 
pubblico — Erezione del Teatro Sociale della Concordia, dal- 
l' anno 1827 al 1842 . . » 99 105 

Capo H$eefiiaao Quarto 

Apertura del Teatro — Elezione di Pio IX — Guardia Civica — 
Costituzione Pontifìcia — Guerra all'Austria — Repubblica Ro- 
mana — Invasione tedesca — Ritorno del pontefice — dal 

1844 al 1850 « 106 114 

Capo liecinao @bsheiìo 

Penuria — Bande di grassatori — Invasione dì Malandrini in Porto 

— Morbo-Colèra — Pio IX in Ferrara — Istituzione della So- 
cietà del Casino dei Concordi — Vicende politiche — Istitu- 
zione della Banda musicale del Comune dall'anno 1850 al 1858 « 115 120 

Capo Klecimo £§>e$éo 

Agitazioni politiche — Campagna d' Italia — Guardia Urbana in 
Portomaggiore — Bandiera Nazionale — Collegi in Porto per 
rielezione del Deputato all'assemblea delle Romagne — Caduta 
del Governo temporale del Papa — Organamento del Batta- 
glione di Guardia Nazionale — Innalzamento degli stemmi Sa- 
baudi in Porto, anno 1859 ........ 121 127 

Capo Edeeimo £$et4i]mo 

Concordia fra l'ufficialità della Guardia Nazionale di Argenta e di 
Portomaggiore — Annessione al Regno di Vittorio Emanuele II. 

— R. Sindaco di Portomaggiore — Società degli amici d'Italia 

— Pubblica Istruzione — igiene — Lavori Pubblici — Acquisti 

— Fabbriche — Prima Leva Militare 1860 — Primo Parla- 
mento Italiano « 128 158 



APPENDICE 



Antiche famiglie di Portomaggiore — Uomini distinti in lettere , 

Scienze ed Arti « 139 150 



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